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Perché sono (quasi) tutti contenti della retrocessione del Sassuolo?

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Sassuolo, Andrea Pinamonti

Raramente nella storia del calcio italiano si sono viste squadre in grado di catalizzare su sé stessi l’odio delle tifoserie come il Sassuolo.

Su sapiente consiglio di uno dei miei colleghi caporedattori, mi sono imbattuto in un articolo (ottimo, come sempre) di Rivista Undici a firma di Francesco Gerardi. Ottimo nella forma, un po’ meno (ma questo è soggettivo) nella sostanza. Il Sassuolo è un accentratore trasversale di odio calcistico (e su questo siamo tutti d’accordo) ma taluni sembrano quasi voler scaricare la colpa su chi ne rigetta il modello imprenditoriale.

Il Sassuolo non è solo l’emanazione calcistica del capitalismo finanziario (e quindi è inevitabile che non stia simpatico a molti, basti pensare a l’RB Leipzig in Germania) ma è altresì l’estremizzazione di quelli che sono i principali capi d’accusa degli anti-capitalisti. Ovvero, i clienti (perché di clienti si tratta) non sono tutti uguali. E i clienti, in questo caso, sono le squadre di calcio che fanno affari con il Sassuolo.

Affari molto redditizi per alcuni, molto meno per altri. Non si tratta semplicemente di “vendere tanto e bene” perché quello è legittimo: il tesserato è tuo e decidi tu società se e a quanto venderlo. Il discorso verte più che altro su i rapporti “sospetti” che intercorrono fra il Sassuolo e alcune società calcistiche. Sul modo in cui i neroverdi si mostrino intransigenti con taluni e sul loro atteggiamento quasi accondiscendente con talaltro.

Perché è impossibile non ricordarsi di come il Sassuolo (anche per la volontà del giocatore di vestire bianconero) rifiutò 40 milioni di sterline cash dall’Arsenal per Locatelli, salvo poi cederlo alla Juventus con una formula che sembra uscita direttamente da un film di Totò. Non è possibile dimenticarsi della formula cervellotica che ha permesso all’Inter, nonostante la sua situazione economica, di spendere oltre 30 milioni di euro per Frattesi.

Per non parlare dell’acquisto di Missori e Volpato. Arrivati letteralmente per “fare un favore alla Roma“, per stessa ammissione dell’amministratore delegato Giovanni Carnevali. Un “aiuto” da oltre dieci milioni di euro complessivi, con i due prodotti del vivaio giallorosso che in due hanno totalizzato 1085 minuti sin qui in stagione.

Massimo rispetto per i colleghi di Rivista Undici, ma se ieri sera molti tifosi italiani si sono detti contenti della retrocessione dei neroverdi non si può imputar loro nulla. Del resto dietro al calcio si annidano furtivi interessi economici che noi comuni mortali non possiamo nemmeno immaginare e i cui scheletri nell’armadio vengono disvelati soltanto molti anni dopo i fatti “incriminati”. Chiedere al Chievo per conferma.

Sassuolo

ANSA / SERENA CAMPANINI

 

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La Georgia si aggrappa a Mikautadze: è lui il vero “fenomeno”, non Kvara

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Napoli, Kvaratskhelia

Se la Georgia coltiva ancora qualche flebile chance di accedere alla fase a eliminazione diretta di Euro2024, lo deve a Georges Mikautadze.

Kvara parla, Mikautadze segna

Per sperare di accedere alla fase a eliminazione diretta di Euro2024, alla Georgia servirebbe un miracolo. Un punto dopo due partite (stante che, alla stesura di questo articolo, non si conosce ancora l’esito dell’altra gara del girone: ovvero Turchia-Portogallo) pone i caucasici con un piede e mezzo fuori dalla rassegna europea.

Un punto frutto, peraltro, dell’estro di Georges Mikautadze. Unico calciatore georgiano (sin qui) ad aver segnato in questa competizione, dato che ha timbrato il cartellino sia alla prima che alla seconda giornata. Poco per sperare di poter rientrare fra le sedici migliori selezioni del calcio europeo.

La Georgia, sin qui, si è poggiata quasi esclusivamente sul suo centravanti e sulle parate dell’altro grande nome dei caucasici: ovvero Giorgi Mamardashvili, portiere del Valencia. Assente ingiustificato sin qui Khvicha Kvaratskhelia: troppo impegnato a dare fiato alla bocca (tramiate il suo agente) e troppo poco a giocare.

Georges Mikautadze

Flop all’Ajax, ma con Farioli…

Mikautadze era stato vicino ad approdare in Serie A la scorsa estate, quando la Lazio fece un tentativo per portarlo via dalla Mosella. Sfortunatamente per i biancocelesti, l’Ajax si presentò in Lorena con 20 milioni e si assicurò il classe 2000. Il cui talento, però, non è mai riuscito a brillare nella terra di Van Gogh.

Tanto che, dopo appena sei mesi ad Amsterdam, ha deciso di tornare nella “sua” Metz. In Francia è come rinato, segnando 14 gol (più 4 assist) in 24 partite. Reti che però non sono bastate ai granata per evitare il ritorno in Ligue 2. Poco male, poiché (dopo l’Europeo) Mikautadze farà ritorno in Olanda: ma per restarci.

Il prossimo allenatore dei Lancieri sarà Francesco Farioli, che ha avuto la possibilità di ammirare da vicino il suo talento nella stagione di Ligue 1 appena conclusasi, che promette di “modernizzare” la scuola Ajax. Nella scorsa stagione non c’era stato posto per il georgiano, ma il nuovo corso targato Farioli potrebbe cambiare tutto.

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Euro2024, la TOP 11 degli esclusi eccellenti

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Europei 2024

Euro2024 accoglierà tanti campioni, ma non tutti. Ecco come potrebbe scendere in campo un ipotetico undici degli esclusi eccellenti.

Euro2024, gli esclusi eccellenti fra portieri e difensori

Nonostante il recupero in extremis dal doppio infortunio al legamento del ginocchio, che gli ha permesso di vincere da protagonista la finale di Champions League a Wembley contro il Borussia Dortmund, il commissario tecnico del Belgio (Domenico Tedesco) ha deciso di lasciare a casa Thibaut Courtois.

Lucas Hernandez non ha potuto raggiungere suo fratello Theo a causa della rottura del crociato: infortunio arrivato nella parte conclusiva della stagione. Problema analogo a quello occorso ad Alaba, che era in panchina per la finale di Champions ma che non ha recuperato uno stato fisico sufficiente per poter essere convocato.

Hummels è uno degli esclusi eccellenti della Germania, le cui caratteristiche fisiche non si sposano con il modo in cui Nagelsmann vuole impostare la linea difensiva. Reece James ha saltato (a causa dei soliti problemi fisici) gran parte della stagione del Chelsea e ha privato l’Inghilterra di un altro potenziale titolare in difesa.

Euro2024

Europei, gli esclusi eccellenti fra centrocampisti e attaccanti

Frenkie De Jong ha lasciato il ritiro dell’Olanda a causa di un infortunio: un problema che lo terrà fuori dalla rassegna. Per Leon Goretzka il discorso è simile a quello fatto in precedenza per Hummels. A Jadon Sancho non è bastato un finale di stagione da protagonista assoluto per meritarsi il “perdono” di Gareth Southgate.

Nkunku si è infortunato gravemente poco prima dei Mondiali in Qatar. Il francese ha quindi passato ai box i suoi ultimi mesi con la maglia dell’RB Leipzig: una situazione che ha inciso anche sull’inizio della sua avventura a Stanford Bridge. Prima il rientro e poi una ricaduta, che lo ha estromesso anche dai convocati della Francia.

Pablo Gavira non ha recuperato in tempo dall’infortunio al crociato occorso (proprio con la Spagna) lo scorso Novembre. Karim Benzema ha vissuto una stagione estremamente complicata all’Al-Ittihad. Prima un ambientamento difficile e poi la rottura con Gallardo, che lo hanno portato a finire addirittura fuori rosa.

TOP 11 Esclusi Eccellenti Euro2024 (4-3-2-1): Courtois; Lucas Hernandez, Alaba, Hummels, Reece James; Frenkie De Jong, Leon Goretzka, Gavi; Sancho, Nkunku; Benzema.

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Lazio, la scelta di Baroni rappresenta la vera dimensione

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Lazio, Baroni

È ufficiale: Lotito sceglie Baroni come nuovo allenatore della S.S.Lazio. È la scelta giusta in un momento di contestazione come questo?

1 ANNO FA

Era poco più di un anno fa quando i tifosi della Lazio riempivano lo Stadio Olimpico. Era quel Lazio-Cremonese. La Lazio era qualificata in Champions League, era seconda in classifica. In panchina sedeva un maestro di calcio, un allenatore vincente come Sarri. C’era l’entusiasmo e la speranza di poter migliorare ancora di più attraverso il mercato, per alzare finalmente l’asticella.

Lazio, Lotito

OGGI

Oggi, 12 Giugno 2024, è cambiato tutto. La Lazio ha chiuso il suo campionato al settimo posto ed è tornata in Europa League. Sarri prima e Tudor poi si sono dimessi a distanza di pochi mesi. I giocatori più dotati tecnicamente hanno scelto di andare via: Felipe Anderson in Brasile, Kamada in Inghilterra e Luis Alberto in Qatar. Lotito e il ds Fabiani si sono quindi seduti al tavolo e hanno deciso che Marco Baroni fosse l’uomo giusto per iniziare un nuovo progetto. Nessuno mette in dubbio che Baroni abbia dimostrato negli ultimi anni di essere un buonissimo allenatore, ma è la scelta vincente in un momento come questo?

LA SCELTA DI BARONI

La Lazio ha scelto in pochi mesi di passare da Sarri a Baroni. Da un allenatore internazionale ad un allenatore che, in vent’anni di carriera, non ha mai neanche assaggiato una competizione internazionale. La scelta di Baroni non ricorda la scelta di Inzaghi, allenatore giovane e molto legato all’ambiente Lazio. Non ricorda la scelta di Pioli e neanche quelle di Petkovic e Reja. La scelta di Baroni ricorda quando, nel 2009, Lotito e Tare affidarono a Davide Ballardini una squadra che avrebbe giocato Supercoppa Italiana ed Europa League. Un salto indietro di 15 anni, un ritorno a quella dimensione che aveva fatto molto comodo.

RIDIMENSIONAMENTO

La sensazione è che la scelta di Baroni abbia scoperchiato il vaso di Pandora e abbia urlato ad alta voce “ridimensionamento”. Viene ridimensionata la squadra che vedrà Luis Alberto e Felipe Anderson essere sostituiti da Tchaouna e Noslin. Viene ridimensionata la società che passerà da allenatori esigenti e spigolosi come Sarri e Tudor ad un allenatore con poche pretese, economiche e tecniche, come Baroni. Vengono ridimensionate le ambizioni. Vengono ridimensionate le aspettative della tifoseria, insieme al suo entusiasmo.  A oggi non è utopico pensare che si passerà dai trenta mila abbonati della passata stagione ad averne molto meno della metà. La via che ha scelto la S.S.Lazio rappresenta, quindi, un vero e proprio ridimensionamento…ma verso il basso.

FUTURO

Marco Baroni non è un allenatore giovane, con idee innovative. Non è un allenatore che conosce l’ambiente o lo spogliatoio. Questo aumenta il rischio che possa essere “respinto” dallo stesso spogliatoio che ha rigettato figure come Sarri e Tudor. Non è un allenatore abituato ad allenare squadre che giocano ogni tre giorni.  L’unico aspetto coerente, e che giustifica la scelta della società, è la sua capacità di lavorare con i giovani calciatori. Il futuro della Lazio è quindi più incerto che mai. Non ci sono ambizioni né obbiettivi dichiarati. La contestazione programmata per venerdì sera, alle 18:30, dimostra il malcontento generale. Sotto sotto però rimane viva la speranza che Baroni possa essere la rivelazione del prossimo campionato, perché merita di essere valutato sul campo.

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