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Juventus, corsa scudetto o Champions League? Ora Vlahovic…

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Juventus

La Juventus, dopo la debacle in Champions League, è tornata a sorridere per la vittoria contro il Cagliari, che ha portato i bianconeri a -8 dal primo posto.

Cara Juventus, ed ora? Si gioca per un piazzamento Champions o per lo scudetto?

Quarto posto conquistato e vittoria a Cagliari come trampolino per qualcosa di meglio. La truppa bianconera esce dalla trasferta sarda con tre punti dal grosso peso specifico per la corsa Champions League e che portano i bianconeri a -8 dalla nuova capolista Inter.

La prestazione in terra sarda può aver rappresentato a grandi linee quanto visto in questa fetta abbondante di stagione. Un primo tempo giocato molto bene sia tatticamente che fisicamente, mentre la seconda frazione ha visto una squadra meno lucida e con poche idee.

Thiago Motta si gode la gioia della quarta vittoria consecutiva in campionato, che serve per mitigare l’enorme delusione di Eindhoven.

L’allenatore ringrazia Vlahovic, ripescato dopo tanta panchina. L’attaccante serbo potrebbe essere un valore aggiunto per questo finale di stagione. L’arrivo di Kolo Muani sembrava aver oscurato la posizione del serbo in un primo momento, ma se ti chiami Juventus devi avere un parco attaccanti composto da più pedine. Sicuramente sarebbero potuti arrivare più punti nei vari pareggi, soprattutto quelli casalinghi. Ora Vlahovic può essere un valore aggiunto per questa squadra e chissà se porterà anche ad un rinnovo.

Proprio per questo motivo è arrivato il ritardo in classifica da Inter, Napoli e Atalanta che porta ora i bianconeri nel limbo delle due corse, campionato e Champions.

Un piccolo passo verso l’obiettivo minimo, ora bisognerà continuare così correndo bene lunedì prossimo contro il Verona che ha fatto una grande gara contro la Fiorentina.

Juventus, Vlahovic

DUSAN VLAHOVIC ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Juventus, corsa scudetto o Champions League?

Più due sulla Lazio, quinta in classifica, che ha rallentato a Venezia. Più sette sulla Fiorentina, che si è completamente fermata ed è reduce da tre sconfitte consecutive. Ma soprattutto più 8 sul Milan (sconfitto a Torino), che potrà accorciare tra pochi giorni nel recupero contro il Bologna (stessi punti in classifica), ma che in ogni caso rimarrà abbastanza distante dalla Juventus. In poco tempo si è ribaltato il panorama per Thiago Motta ma pensare che adesso il più sia stato fatto per l’obiettivo di qualificarsi alla prossima Champions sarebbe un errore imperdonabile. La classifica e il calendario non possono lasciare ancora troppo tranquilli la Juventus.

Mancano 12 partite al termine e teoricamente ci sarebbero 36 punti in palio. Fare tabelle scudetto in questo momento sarebbe deleterio, ed è pur vero che Motta e Gatti non hanno chiuso le porte trincerandosi dietro quel “partita a partita”, però alla Continassa in questo momento serve credere soltanto al prodotto del lavoro, a mettere in discesa la qualificazione all’Europa che conta. E conta più di ogni altra cosa, per questioni economiche e chiaramente di blasone.

Un piccolo passo verso l’obiettivo minimo, ora bisognerà continuare a macinare punti lunedì prossimo contro l’Hellas Verona, reduce da una grande gara contro la Fiorentina e affamato di punti salvezza, senza dimenticare l’impegno in Coppa Italia.

 

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Milan-Comvest, cambiare tutto per cambiare niente: l’editoriale di Mauro Vigna

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Milan

Milan-Comvest, assisto ormai da alcuni giorni a scene di giubilo dei vari tifosi rossoneri alla notizia di un nuovo finanziatore. Ma perché festeggiare?

Gerry Cardinale è pronto a mettersi un altro cappio al collo per diversi anni. Normale per chi i soldi non li ha, farsi finanziare un progetto. Fino a qui niente di nuovo, o di strano. Non è normale secondo me festeggiare come fosse la seconda festa della liberazione.

Sappiamo che con ogni probabilità sarà Comvest a finanziare Cardinale per una cifra intorno ai 600 milioni di euro grazie alla quale verrà totalmente estinto il vendor loan di Elliott sgravando quindi la famiglia Singer da ogni futuro impegno nell’AC Milan e liberando l’uomo dei conti Giorgio Furlani.

E fino a qui sto raccontando fatti che penso non siano più una novità, visto che noi di Calcio Style ne parliamo da 10 giorni. Ma in fondo cosa cambierà? La risposta è: nulla.

L’obiettivo dell’operazione è sostituire integralmente Elliott col quale c’erano evidenti ed insanabili dissapori nella gestione del club, fatta la doverosa premessa che il detentore del 100% delle quote è comunque Cardinale. Ma un conto è essere il proprietario libero da vincoli, un conto è esserlo con un cappio al collo di 489 milioni di debito residuo.

Sostanzialmente l’operazione che si terrà nel breve termine sarà quella di un passaggio da un venditore a un finanziatore terzo. Ma di fatto che differenza ci sara? Di cifre? No perché Cardinale chiederà di più. Di tassi? Certamente Comvest non regala soldi, così come non li regalava Elliott.

Via Furlani liberi tutti? Si inizierà a spendere sul mercato come non ci fosse un domani? Dispiace dirlo, ma non sarà così. Comvest presterà soldi senza mettere nessuno a controllare? Anche qui la risposta è negativa. Calvelli sarà meglio di Furlani? No.

E allora cambierà qualcosa? L’ho già detto, assolutamente no.

Cappio al collo era, cappio al collo rimarrà. A meno che qualcuno venga a rilevare il 100% delle quote, ma questa è un’altra storia…di medio/lungo termine. Perché la certezza è che Cardinale venderà, i tempi non sono noti, ma sappiamo che l’obiettivo di un fondo è acquistare e poi vendere in guadagno. Il Milan non farà accezione.

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Milan, coi campioni si vince: lo capiranno? L’editoriale di Mauro Vigna

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Milan

Milan, nel day after la vittoria contro il Como in trasferta per 3-1, sono a interrogarmi se questa volta, per l’ennesima volta, la lezione sarà capita.

Il Milan vince a Como per 3-1 e cancella il record di imbaiitibilità degli uomini di Fabregas in casa. Una vittoria che non convince appieno, una quadra – il Milan – che lascia troppo campo agli avversari e che deve ringraziare Maignan se il risultato per i padroni di casa non è stato per niente tondo.

Deve anche ringraziare un altro francese – Adrien Rabiot – autore di una doppietta e di una prestazione gigantesca a metà campo, coprendo anche le zolle ieri sera lasciate un po’ vuote da uno spento Modric.

La dimostrazione, se mai ce ne fosse bisogno, è che coi campioni si vince. Sì, perché Maignan e Rabiot non sono solo giocatori di livello, ma veri e propri campioni. E i campioni vanno tenuti, senza se e senza ma.

Lo capirà la dirigenza? Mi auguro di sì e che il rinnovo di Maignan possa essere solo il primo di altre importanti conferme. Fare cassa coi campioni non paga, la cessione di Tonali grida ancora vendetta, soprattutto se poi ci metti anni a trovare un sostituto.

 

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Inter, il demone degli scontri diretti non se ne va

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Inter

Inter – Continua l’astinenza di vittorie contro le grandi, finali da incubo e fragilità mentale. Anche con il cambio in panchina, i nerazzurri non riescono ancora a fare il salto decisivo.

L’Inter spreca ancora una volta l’occasione di dare una spallata al campionato e, soprattutto, di sfatare un tabù che comincia a pesare come un macigno. Avanti due volte, raggiunta due volte, fino al crollo finale che ha gelato San Siro. Il 2-2 con il Napoli è l’ennesima fotografia di una squadra che, nei momenti chiave, continua a tremare.

A nove minuti dalla fine i nerazzurri erano davanti, pronti a staccare i rivali e a mandare un segnale forte. Invece, su un pallone apparentemente innocuo, la confusione di Bisseck e Barella ha spalancato la porta a Lang e poi a McTominay, falco nell’area interista. Doccia fredda, l’ennesima, arrivata quando una squadra di questo livello dovrebbe invece saper condurre la partita fino ai titoli di coda.

Inter

Rasmus Højlund e Lautaro Martinez ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Chivu, alla vigilia, aveva parlato di un’Inter diversa rispetto a quella smarrita tra polemiche e nervosismi di un mese fa. Ha ragione solo in parte. I progressi ci sono, la crescita è evidente, ma certi fantasmi mentali resistono. Il problema non è solo la forza di avversari organizzati come il Napoli, bensì la sensazione che basti un episodio, un uomo – ieri Hojlund – per far vacillare un’intera struttura difensiva. È lì che riaffiora il demone della paura, quello che rende incandescenti gli ultimi minuti e difficili da gestire.

I protagonisti nerazzurri, a fine gara, parlano di “bicchiere mezzo pieno”. Parole di circostanza. La verità emerge ancora una volta dalle parole dell’allenatore: il peso di ciò che è accaduto nel finale della scorsa stagione non è stato ancora del tutto smaltito. Da allora l’Inter ha evitato di sprofondare, ha ritrovato competitività, ma resta convalescente. E il dato sugli scontri diretti lo certifica.

Inter, da quanto non vinci contro una big?

Dal 24 aprile 2024, notte del 2-1 sul Milan che consegnò il ventesimo Scudetto, i nerazzurri non hanno più vinto contro le grandi rivali: né Milan, né Napoli, né Juventus. Quasi due anni senza successi nei big match. Una serie fatta di pareggi beffardi, sconfitte pesanti e partite folli, dal derby d’Italia al cardiopalma finito 4-3 fino alle cadute con i rossoneri e ai duelli irrisolti con i campani. Fa eccezione solo la Roma, battuta due volte di misura in trasferta, ma l’incrocio con i giallorossi non ha lo stesso peso specifico degli altri.

Il segnale è chiaro e non va ignorato: l’Inter ha sprecato una grande occasione perché, nei momenti decisivi, non è ancora guarita. Abituarsi a non vincere gli scontri diretti sarebbe l’errore più grave. Il rischio è che quel demone, già visto all’opera l’anno scorso, continui a presentarsi sul più bello. E allora sì, che l’allarme diventerebbe definitivo.

 

 

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