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Coppa d’Africa 2025

Coppa d’Africa 2025: quando il calcio brilla più dei diritti

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Coppa d'africa

La Coppa d’Africa 2025 è stata presentata come il grande salto definitivo del Marocco nel calcio globale, ma cosa viene trascurato dai media?

Come spesso accade con i grandi eventi sportivi, non tutto finisce sotto i riflettori. E infatti, anche nei primi giorni di AFCON, media indipendenti e organizzazioni internazionali hanno continuato a segnalare le ombre che accompagnano questo torneo.

Secondo l’Agenzia Nazionale per le Strutture Pubbliche, i cantieri degli stadi hanno lavorato senza sosta fino all’ultimo per rispettare le scadenze e permettere l’avvio della competizione, oggi seguita in tutto il mondo. Hespress e Morocco World News hanno raccontato turni di lavoro durissimi e cantieri sovraffollati, soprattutto a Rabat e Casablanca.

Lo stadio Prince Moulay Abdellah è diventato il simbolo di questa corsa contro il tempo. È un impianto imponente, un vero capolavoro architettonico. Ma Atalayar ha riportato che, per consegnarlo nei tempi promessi, sono state spostate risorse umane da altri progetti pubblici. Una scelta che, secondo osservatori locali, ha mostrato come il calcio sia diventato una priorità assoluta, anche rispetto a servizi essenziali.

Coppa d’Africa, cosa c’è dietro

Coppa d'Africa

Stadium in the costruction site, Rabat, Morocco

L’Organizzazione Internazionale del Lavoro continua a ricordare che l’edilizia è il settore più pericoloso del Marocco. Eppure, anche dopo l’inizio del torneo, il tema delle condizioni di lavoro è rimasto quasi assente nei comunicati ufficiali.

Human Rights Watch ha sottolineato che la pressione delle scadenze sportive ha aumentato il rischio di incidenti e ridotto i controlli sulla sicurezza. I salari, secondo Salary Expert, sono rimasti bassi e spesso non sufficienti a reggere il costo della vita.

Il torneo è cresciuto, lo spettacolo è iniziato, ma chi ha costruito gli stadi è rimasto fuori dal racconto principale.

Durante i preparativi, il Parlamento marocchino aveva approvato la Legge Organica 97.15 sul diritto di sciopero. Secondo la Confederazione Democratica del Lavoro e l’Unione Marocchina del Lavoro, questa legge ha limitato fortemente la possibilità di protesta proprio nei settori legati ai grandi eventi sportivi.

Il Global Rights Index 2025 ha collegato questa scelta a un clima di maggiore controllo sociale in vista di appuntamenti come l’AFCON. Il messaggio è stato chiaro: i cantieri non dovevano fermarsi, nemmeno per rivendicare diritti. Le proteste dei giovani, esplose nei mesi precedenti al torneo, sono nate proprio da qui.

Secondo Middle East Eye e Human Rights Watch, la domanda posta dai giovani è stata semplice e diretta: perché investire miliardi negli stadi mentre sanità e istruzione restano in difficoltà?

Il Ministero della Salute marocchino ha confermato che la spesa sanitaria è rimasta invariata. Le manifestazioni sono state represse con forza, con arresti e condanne documentati da diverse organizzazioni per i diritti umani.

Anche in questo caso, il calcio non è stato il vero problema. È stato ciò che il calcio ha rappresentato.

Amnesty International e il Comitato ONU sui Diritti Umani hanno segnalato che molti cantieri dell’AFCON hanno impiegato lavoratori migranti subsahariani in condizioni di forte vulnerabilità.

Subappalti informali, assenza di contratti, nessuna tutela reale. È stato il lato più silenzioso del torneo, quello che difficilmente trova spazio nei video promozionali o nelle conferenze stampa dei primi giorni.

Secondo Bloomberg e Morocco World News, il governo ha puntato su turismo e investimenti esteri per giustificare le spese legate alla Coppa d’Africa. Ma analisti citati da Atalayar hanno avvertito che il rischio è quello di trasformare il calcio in una vetrina costosa, lontana dai bisogni reali della popolazione.

Il debito pubblico è rimasto alto e le promesse di benefici futuri non sono bastate a spegnere il malcontento sociale.

Conclusione

La Coppa d’Africa 2025 non è stata solo una competizione di calcio. È stata uno specchio. Ha mostrato un Marocco moderno, ambizioso e organizzato. Ma ha mostrato anche un paese dove diritti del lavoro, dissenso e priorità sociali sono stati spesso messi in secondo piano.

Come ha osservato Human Rights Watch, il vero risultato di questo torneo non si leggerà solo nei tabellini, ma nel modo in cui il paese affronterà le sue contraddizioni quando i riflettori si spegneranno.

Coppa d’Africa 2025

Marocco battuto: rigore sbagliato e ricorso federale

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Marocco perde contro il Senegal: la finale AFCON 2025 doveva essere un trionfo, ma si trasforma in una ferita aperta per il calcio marocchino.

La finale persa contro il Senegal, in casa, davanti al proprio pubblico, ha lasciato dibattiti sportivi e politici che vanno oltre il risultato.

In campo, il Marocco ha giocato una partita bloccata, tesa, quasi impaurita. Una squadra che ha preferito controllare piuttosto che imporre il proprio gioco. La scelta non ha pagato. Il gol del Senegal nei supplementari ha chiuso la partita e spento l’illusione e la convinzione di aver vinto la coppa.

Il rigore sbagliato nei tempi regolamentari è l’immagine simbolo della finale. Ma fermarsi lì sarebbe riduttivo. Perché il problema non è solo tecnico ma strutturale.

Subito dopo la partita, la Federazione Reale Marocchina di Calcio ha presentato un ricorso formale alla CAF, contestando la gestione arbitrale della finale e l’uso del VAR in alcuni episodi chiave.

Un atto che racconta nervosismo e tensione, ma che difficilmente cambierà l’esito sportivo.

Il ricorso, più che una reale speranza, appare come un messaggio politico cioè difendere l’immagine della nazionale e contenere il malcontento interno.

Perché la sconfitta non arriva nel vuoto, ma in un contesto già carico di critiche.

Da mesi, osservatori e media locali parlano di una nazionale gestita con eccessiva prudenza da Walid Regragui che resta un allenatore rispettato, ma sempre più protetto da una federazione che ha trasformato la squadra in un simbolo intoccabile.

Chi critica viene spesso etichettato come “nemico del progetto”.

Il risultato è una nazionale che gioca per non sbagliare. Ma nelle finali, soprattutto in casa, chi non rischia perde.

Fuori dal campo, la finale ha accentuato il distacco tra calcio e società. In un paese dove si discute di priorità, spesa pubblica e diritti, il calcio resta una vetrina potente, ma fragile. Quando non vince, lascia solo domande.

La sconfitta in finale e il ricorso alla CAF non cancellano il percorso del Marocco. Ma mostrano chiaramente una cosa: il problema non è un rigore, è un sistema che fatica ad accettare il fallimento.

E finché il calcio servirà più a difendere una narrazione che a fare autocritica, le finali perse continueranno a pesare più dei successi annunciati come in questo caso.

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Coppa d’Africa, proseguono le polemiche: Marocco pronto all’azione legale

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Emozioni a non finire nella finale di Coppa d’Africa, vinta dal Senegal nei tempi supplementari. Il Marocco pronto a rivolgersi a CAF e FIFA per la sospensione della partita.

Cala il sipario sulla Coppa d’Africa 2025, con una finale incredibile, e con la vittoria del Senegal, del quale si parlerà per anni per quanto accaduto nell’ultima mezz’ora. Un incredibile caso, nata dalla scelta delle selezionale senegalese di far sospendere la partita, abbandonando il terreno di gioco, a causa del rigore concesso al Marocco in pieno recupero. Gioco che è poi ripreso dopo diversi minuti di stop, con Brahim Diaz pronto dal dischetto per regalare il trofeo ai padroni di casa dopo 50 anni di attesa.

Incredibilmente il trequartista del Real Madrid prova a sorprendere il portiere Edouard Mendy con un pallonetto centrale, che viene bloccato senza difficoltà dal portiere senegalese. Cala il gelo sugli spalti di Rabat, con la grande chance sprecata da Brahim Diaz. Gara che resta quindi sullo 0-0, e che prosegue ai supplementari. Il resto è storia, con il gran gol firmato da Gueye che regala il 2° successo nella competizione ai Leoni di Teranga dopo il successo nell’edizione del 2021.

Coppa d’Africa, il Marocco fa reclamo ufficiale

Sconfitta che non va giù alla federazione marocchina, per il caos generato dallo  staff senegalese al momento della concessione del calcio di rigore per il Marocco. Tanto che la FIFA è pronta a sanzionare il comportamento tenuto dalla nazionale del Senegal. La Federazione del Marocco ha comunque annunciato l’intenzione di voler portare avanti azioni legali per fare piena luce sul ritiro momentaneo del Senegal e sugli eventi che hanno portato alla sospensione della gara.

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Coppa d’Africa 2025

Coppa d’Africa, tutto pronto per l’atto finale

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Coppa d'Africa Depositphotos

Allo Stadio Prince Moulay Abdellah di Rabat alle 20.00 italiane va in scena la finale della Coppa d’Africa tra i padroni di casa del Marocco e il Senegal.

Giunge al termine questa sera la Coppa d’Africa. Tutto il mondo aspetta di sapere chi sarà incoronato campione del continente africano, tra o padroni di casa del Marocco, pronti a gioire dopo 50 anni di attesa, e il Senegal. L’ultimo atto del torneo si giocherà questa sera alle ore 20.00 italiane.

Dopo 1 mese e 50 incontri disputati saranno queste due nazioni a giocarsi il titolo, dopo aver eliminato in semifinale la Nigeria di Victor Osihmen e l‘Egitto di Momo Salah. Proprio la nazionale nigeriana si è presa la medaglia di bronzo, battendo gli egiziani ai calci di rigore nella finale per il 3° posto.

Il Marocco, grande favorita all’inizio della competizione, non ha disatteso i pronostici, arrivando a giocarsi la finale. I Leoni dell’Atlante vogliono tornare ad alzare il trofeo che manca dal 1976. Dall’altra parte anche il Senegal, che può vantare un 11 di grande talento e esperienza, nutre grande fiducia di laurearsi per la seconda volta campioni della Coppa d’Africa. I Leoni della Teranga, vincitori dell’edizione del 2021, si apprestano a disputare la loro 4° finale.

Senegal-Marocco, le probabili formazioni della finale

Le mosse e le scelte dei due ct, Pape Thiaw e Walid Regragui, per la finalissima di Coppa d’Africa:

SENEGAL (4-3-3): Édouard Mendy, Krépin Diatta, Abdoulaye Seck, Moussa Niakhaté, El Hadji Malick Diouf, Idrissa Gueye, Lamine Camara, Pape Gueye, Iliman Ndiaye, Sadio Mané, Nicolas Jackson. CT: Pape Thiaw.

MAROCCO (4-2-3-1): Yassine Bounou, Achraf Hakimi, Nayef Aguerd, Adam Masina, Noussair Mazraoui, Neil El Aynaoui, Bilal El Khannouss, Ismael Saibari, Brahim Díaz, Abde Ezzalzouli, Ayoub El Kaabi. CT: Walid Regragui.

 

 

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