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Coppa d’Africa 2025

Coppa D’Africa, Nigeria in semifinale: sconfitta l’Algeria

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Coppa d'Africa

La Nigeria trionfa sull’Algeria e vola in semifinale nella Coppa d’Africa, accendendo l’entusiasmo dei tifosi e degli appassionati di calcio.

Una vittoria decisiva per la Nigeria

La nazionale nigeriana ha superato l’Algeria per 2-0 con un’eccezionale prestazione che li ha catapultati alle semifinali della Coppa d’Africa. Marcatori Osimhen e Adams. Il match, è stato caratterizzato da un gioco dinamico e una serie di azioni mozzafiato che hanno tenuto i tifosi con il fiato sospeso fino all’ultimo minuto. La squadra, guidata con determinazione e strategia, ha dimostrato ancora una volta la sua potenza e abilità sul campo.

Impatto sui tifosi e prospettive future

I tifosi nigeriani, noti per il loro caloroso supporto, hanno celebrato con entusiasmo la vittoria, aumentando le aspettative per le prossime partite. Con questo successo, la Nigeria si posiziona come una delle favorite per la conquista del titolo, alimentando i sogni di gloria della nazione. Le future sfide, però, richiederanno un impegno continuo e una preparazione attenta per mantenere questo slancio vincente.

nigeria

VICTOR OSIMHEN PERPLESSO ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

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Fonte: l’account X di Fabrizio Romano.

Coppa d’Africa 2025

Marocco, la parabola di Regragui: tra successi e critiche federali

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Coppa d'africa

Walid Regragui, ex difensore franco-marocchino, è oggi il volto della panchina della nazionale del Marocco arrivata in finale nella Coppa d’Africa.

Da quando ha preso in mano gli Atlas Lions, ha guidato la squadra a risultati significativi, come la storica semifinale mondiale del 2022 e la gestione attuale dell’AFCON 2025, torneo che ha visto il Marocco protagonista fin dai primi giorni.

Regragui non è un allenatore qualunque: cresciuto nei sobborghi parigini da genitori marocchini, ha maturato esperienze importanti nei campionati europei prima di ritornare al suo paese d’origine come tecnico.

La sua conoscenza del calcio locale e internazionale gli ha permesso di costruire un gruppo competitivo e ben organizzato.

Nonostante i risultati, la gestione tecnica di Regragui non è esente da critiche.

Esperti e tifosi hanno spesso sottolineato un approccio troppo prudente: il Marocco, nelle grandi partite, sembra più concentrato a non subire gol che a proporre gioco offensivo.

Alcuni talenti offensivi vengono raramente valorizzati, con schemi considerati “rigidi” o poco creativi.

Marocco, Regragui punta sul pragmatismo

I primi giorni di AFCON 2025 hanno confermato questo trend: la squadra vince e avanza, ma il pubblico e gli analisti continuano a chiedere più coraggio, un gioco più spettacolare e meno legato a schemi di sicurezza tattica.

Dietro la panchina, però, c’è anche un’altra partita: quella tra allenatore e politica sportiva. La Federazione Reale Marocchina di Calcio, guidata da Fouzi Lekjaa, ha sempre dichiarato fiducia incondizionata a Regragui, garantendogli un contratto fino al 2026.

Ma osservatori locali e giornalisti di FESNEWS segnalano come molte scelte tecniche non siano esclusivamente dettate dal campo.

Si parla di interventi federali nelle convocazioni, di preferenze per alcuni giocatori rispetto ad altri, e di una gestione che punta a risultati “sicuri” più che a sviluppo del talento.

In questo senso, Regragui diventa non solo allenatore, ma anche figura chiave di un sistema che mira a presentare una nazionale impeccabile agli occhi dell’opinione pubblica e delle istituzioni.

I tifosi marocchini sono tra i più appassionati d’Africa e non hanno mai risparmiato critiche.

Le critiche non si fermano alla tattica: si parla anche di comunicazione, gestione dei media e rapporti con la stampa, dove l’immagine dell’allenatore è spesso enfatizzata come simbolo di stabilità nazionale più che di reale libertà tecnica.

Regragui, dunque, vive un equilibrio delicato. Da un lato, è un tecnico pragmatico che ha saputo ottenere risultati concreti; dall’altro, è un allenatore legato a una federazione che controlla la narrativa sportiva, seleziona i giocatori secondo logiche a volte politiche e limita il rischio in campo.

Il suo compito oggi non è solo vincere partite: deve gestire le pressioni di tifosi, media, federazione e governo, garantendo risultati senza creare polemiche. Un lavoro complicato, soprattutto in un paese dove il calcio è diventato parte della strategia di immagine nazionale.

Conclusione

Walid Regragui resta un tecnico capace e rispettato, ma la sua storia dimostra che guidare la nazionale marocchina significa affrontare più sfide di quelle che si vedono sul campo. La sua figura è intrecciata a tattiche prudenziali, pressioni federali e aspettative nazionali.

Il vero nodo, però, resta la sostenibilità di questo modello: può un allenatore continuare a ottenere risultati in un sistema dove politica, immagine e calcio si intrecciano così strettamente?

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Coppa d’Africa 2025

Coppa d’Africa 2025: quando il calcio brilla più dei diritti

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Coppa d'africa

La Coppa d’Africa 2025 è stata presentata come il grande salto definitivo del Marocco nel calcio globale, ma cosa viene trascurato dai media?

Come spesso accade con i grandi eventi sportivi, non tutto finisce sotto i riflettori. E infatti, anche nei primi giorni di AFCON, media indipendenti e organizzazioni internazionali hanno continuato a segnalare le ombre che accompagnano questo torneo.

Secondo l’Agenzia Nazionale per le Strutture Pubbliche, i cantieri degli stadi hanno lavorato senza sosta fino all’ultimo per rispettare le scadenze e permettere l’avvio della competizione, oggi seguita in tutto il mondo. Hespress e Morocco World News hanno raccontato turni di lavoro durissimi e cantieri sovraffollati, soprattutto a Rabat e Casablanca.

Lo stadio Prince Moulay Abdellah è diventato il simbolo di questa corsa contro il tempo. È un impianto imponente, un vero capolavoro architettonico. Ma Atalayar ha riportato che, per consegnarlo nei tempi promessi, sono state spostate risorse umane da altri progetti pubblici. Una scelta che, secondo osservatori locali, ha mostrato come il calcio sia diventato una priorità assoluta, anche rispetto a servizi essenziali.

Coppa d’Africa, cosa c’è dietro

Coppa d'Africa

Stadium in the costruction site, Rabat, Morocco

L’Organizzazione Internazionale del Lavoro continua a ricordare che l’edilizia è il settore più pericoloso del Marocco. Eppure, anche dopo l’inizio del torneo, il tema delle condizioni di lavoro è rimasto quasi assente nei comunicati ufficiali.

Human Rights Watch ha sottolineato che la pressione delle scadenze sportive ha aumentato il rischio di incidenti e ridotto i controlli sulla sicurezza. I salari, secondo Salary Expert, sono rimasti bassi e spesso non sufficienti a reggere il costo della vita.

Il torneo è cresciuto, lo spettacolo è iniziato, ma chi ha costruito gli stadi è rimasto fuori dal racconto principale.

Durante i preparativi, il Parlamento marocchino aveva approvato la Legge Organica 97.15 sul diritto di sciopero. Secondo la Confederazione Democratica del Lavoro e l’Unione Marocchina del Lavoro, questa legge ha limitato fortemente la possibilità di protesta proprio nei settori legati ai grandi eventi sportivi.

Il Global Rights Index 2025 ha collegato questa scelta a un clima di maggiore controllo sociale in vista di appuntamenti come l’AFCON. Il messaggio è stato chiaro: i cantieri non dovevano fermarsi, nemmeno per rivendicare diritti. Le proteste dei giovani, esplose nei mesi precedenti al torneo, sono nate proprio da qui.

Secondo Middle East Eye e Human Rights Watch, la domanda posta dai giovani è stata semplice e diretta: perché investire miliardi negli stadi mentre sanità e istruzione restano in difficoltà?

Il Ministero della Salute marocchino ha confermato che la spesa sanitaria è rimasta invariata. Le manifestazioni sono state represse con forza, con arresti e condanne documentati da diverse organizzazioni per i diritti umani.

Anche in questo caso, il calcio non è stato il vero problema. È stato ciò che il calcio ha rappresentato.

Amnesty International e il Comitato ONU sui Diritti Umani hanno segnalato che molti cantieri dell’AFCON hanno impiegato lavoratori migranti subsahariani in condizioni di forte vulnerabilità.

Subappalti informali, assenza di contratti, nessuna tutela reale. È stato il lato più silenzioso del torneo, quello che difficilmente trova spazio nei video promozionali o nelle conferenze stampa dei primi giorni.

Secondo Bloomberg e Morocco World News, il governo ha puntato su turismo e investimenti esteri per giustificare le spese legate alla Coppa d’Africa. Ma analisti citati da Atalayar hanno avvertito che il rischio è quello di trasformare il calcio in una vetrina costosa, lontana dai bisogni reali della popolazione.

Il debito pubblico è rimasto alto e le promesse di benefici futuri non sono bastate a spegnere il malcontento sociale.

Conclusione

La Coppa d’Africa 2025 non è stata solo una competizione di calcio. È stata uno specchio. Ha mostrato un Marocco moderno, ambizioso e organizzato. Ma ha mostrato anche un paese dove diritti del lavoro, dissenso e priorità sociali sono stati spesso messi in secondo piano.

Come ha osservato Human Rights Watch, il vero risultato di questo torneo non si leggerà solo nei tabellini, ma nel modo in cui il paese affronterà le sue contraddizioni quando i riflettori si spegneranno.

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Coppa d’Africa 2025

Marocco fa sul serio: partita pulita e senza rischi

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CAF - Depositphotos

Marocco ha battuto la Tanzania con una partita solida e ordinata. Non è stata una gara spettacolare, ma è stata una partita gestita bene.

Marocco, Coppa d'Africa

Fin dai primi minuti il Marocco ha preso in mano il gioco. Più possesso palla, più ordine e maggiore qualità tecnica. La Tanzania ha provato a difendersi bassa, chiudendo gli spazi, ma ha fatto fatica a uscire dalla propria metà campo.

Il Marocco ha costruito le sue azioni con calma, senza forzare. Non c’è stata frenesia. La squadra ha mosso il pallone da una fascia all’altra, cercando il momento giusto per colpire. Anche quando il gol tardava ad arrivare, non si è mai vista confusione. La Tanzania ha corso molto, ha messo fisicità e impegno, ma ha creato poche vere occasioni. Ogni volta che provava ad attaccare, il Marocco era ben messo in campo e pronto a recuperare palla.

Nel secondo tempo il copione non è cambiato. Il Marocco ha continuato a controllare il ritmo, gestendo il vantaggio e abbassando i rischi. Nessuna giocata inutile, nessuna perdita di equilibrio. Una partita da squadra matura.

Non è stata una vittoria rumorosa, ma una vittoria intelligente. Di quelle che servono nei tornei, dove conta andare avanti e risparmiare energie. In sintesi, il Marocco ha dimostrato di sapere adattarsi anche a partite meno aperte, usando testa, organizzazione e pazienza. Non sempre serve brillare: a volte basta fare le cose semplici nel modo giusto è il Marocco lo ha fatto.

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