Mondiale per Club
Alla BVB non riesce l’impresa: Courtois regala il PSG al Real
Finisce 3-2 un pazzo quarto di finale fra il Real Madrid e la BVB. Courtois regala la semifinale e il PSG a Xabi Alonso, al termine di un recupero caotico.
Riecheggiano nella mente le parole di Yildiz e Locatelli, al termine del quarto di finale perso dalla Juventus proprio contro il Real Madrid: “Noi siamo stati bravi, ma loro sono fortissimi”. Una consolazione che non può avere il Borussia Dortmund, sconfitto ben oltre il 3-2 finale scritto sul tabellino da un recupero caotico.
BVB a un passo dall’impresa, ma alla fine sarà Real-PSG
Xabi Alonso sceglie di confermare Gonzalo Garcia al centro dell’attacco. Nonostante Kylian Mbappé stia recuperando dal virus intestinale che gli aveva fatto perdere cinque chili all’inizio del Mondiale per Club, come dimostrato dal suo folgorante ingresso nella ripresa. Tuttavia, ci sono buoni motivi per credere che il canterano del Real Madrid si terrà stretta la maglia da titolare anche nella semifinale contro l’ex squadra del francese.
Nel gol che sblocca la partita, e che porta proprio la firma di Garcia, sono riassunti tutti i motivi che stanno spingendo il tecnico basco a preferirlo al fuoriclasse parigino. Maggiore presenza in area di rigore, maggiori soluzioni in termini di proposta offensiva e un preziosissimo lavoro senza palla che il transalpino non ha mai fatto e probabilmente mai farà. Il suo quasi omonimo, Fran Garcia (anche lui canterano), poi raddoppierà al 20esimo del primo tempo, suggellando una fase iniziale di partita quasi perfetta da parte dei Blancos.
La sensazione è che la squadra stia iniziando progressivamente ad assorbire i dettami tattici dell’ex tecnico del Bayer Leverkusen. C’erano dei dubbi sul fatto che un tecnico così integralista e dogmatico, con dei principi di gioco non negoziabili, potesse essere accettato da uno spogliatoio esigente come quello delle Merengues. Poi forse il suo passato da giocatore con la maglia blanca indosso, che gli ha permesso di conoscere in anticipo il tipo di ambiente che avrebbe trovato, o semplicemente la credibilità delle idee di cui si fa portatore.
Sta di fatto che il Real domina e sembra totalmente in possesso della gara, con la BVB che vede il proprio piano partita (tutto difesa bassa e contropiede) da stracciare dopo meno di mezz’ora. Kovac se ne accorge e nella ripresa cambia (quasi) tutto. Tre cambi e ritorno al 4-2-3-1, con i giocatori gialloneri che tornano nelle posizioni a loro più congeniali.
Il Dortmund vede lievitare la propria prestazione, ma nulla che possa essere sufficiente a scalfire la leadership spagnola nella partita: anche perché fare peggio del primo tempo non sarebbe stato facile. In sincerità, il Real va più vicino al terzo gol di quanto la BVB non faccia con il primo. E questo vale anche per gli istanti successivi al gol di Beier, nel secondo minuto di recupero, che si abbatte sulla partita con l’imprevedibilità di un fulmine a ciel sereno: ma sono soltanto i prodromi di un finale caotico e che sarebbe stato impossibile da prevedere per chiunque anche solo sino a pochi istanti prima di vederlo materializzarsi davanti ai propri occhi.
Neanche il tempo di rimettere la palla al centro del campo che il Real sembrerebbe (ri)chiuderla, ma stavolta definitivamente, con una splendida rovesciata di Mbappé. Sembrava tutto apparecchiato per la settimana trionfale di Xabi Alonso, dove la maggior preoccupazione dei quotidiani locali sarebbe stata lodare i progressi della squadra madrilena sotto il tecnico basco e la forte candidatura del francese a partire titolare contro la sua ex squadra, eppure succede l’imponderabile: il Real si distrae e il Dortmund la riapre di nuovo.
Follia dell’ex Juventus Huijsen, che per impedire a Guirassy (solo davanti a Courtois) di tirare in porta gli concede un rigore che lo stesso centravanti ex Stoccarda poi realizzerà. Oltre il danno anche la beffa, poiché il difensore olandese naturalizzato spagnolo viene espulso. Xabi Alonso perde un pilastro fondamentale della sua retroguardia, che si era integrato benissimo nel castello difensivo delle Merengues nonostante fosse arrivato appena un mese prima dal Bournemouth. Una situazione che aggrava ulteriormente la già precaria situazione difensiva del Real (a causa degli infortuni) e che va ad aggiungersi alla lista di coloro che salteranno la semifinale per squalifica. Ovvero Pacho e Lucas Hernandez, espulsi per il PSG contro il Bayern.
Sembrerebbe non esserci neppure il tempo per la BVB di accarezzare il sogno di una rimonta che avrebbe del clamoroso, ma i gialloneri, forti della superiorità numerica e della paura comparsa d’incanto negli occhi dei loro avversari che vedono sfuggirgli di mano una gara sostanzialmente dominata, si riversa in avanti e riesce a ritagliarsi un’ultima occasione da rete. Il Real, intimorito, si lascia schiacciare nella propria area di rigore e non riesce a respingere un cross dalla destra di Yan Couto, che trova liberissimo Sabitzer a centro-area.
Sembra l’epilogo di una favola meravigliosa, ma il drago Courtois veste (ancora una volta) i panni di Superman e sputa letteralmente via dalla porta la torsione del centrocampista austriaco con un intervento di rara bellezza e difficoltà. Il grido liberatorio del miglior portiere del mondo, che ancora una volta ha messo il guanto nei successi della squadra madrilena, è quella di tutto il popolo blanco, che ora aspetta la squadra più forte del pianeta per capire a che punto è la restaurazione tecnica inaugurata da Xabi Alonso.

Mondiale per Club
Chelsea, Maresca è solo l’ultimo: il legame tra i Blues e i tecnici italiani
Il Chelsea di Maresca, dopo la Conference League, si aggiudica anche il Mondiale per club. La tradizione tra i tecnici italiani e i Blues continua…
Il Chelsea di Enzo Maresca è sul tetto del mondo. Tutto facile per i Blues che nel fantastico impianto newyorkese del MetLife Stadium hanno annientato il Paris Saint Germain con un netto 3-0, maturato nel primo tempo.
Dopo la Conference League conquistato contro il Betis, il Chelsea si porta a casa una doppietta di trofei niente male. La prima esperienza sulla panchina del club inglese per l’ex vice di Guardiola è stata molto positiva. Infatti, oltre ad aver portato in bacheca due trofei, Maresca ha anche guidato il Chelsea al terzo posto, valido per la qualificazione alla prossima Champions League.
L’ex tecnico del Leicester ha già conquistato i cuori dei tifosi dei Blues. Ma questa non è una novità. Infatti, la storia ci insegna che tra il lussuoso quartiere londinese e i colori italiani c’è sempre stato un fortissimo legame. Maresca non è il primo italiano a portare in alto il Chelsea. Diversi sono gli azzurri che sono passati sia in campo che in panchina e che sono rimasti molto legati ai Blues.

Il primo che viene in mente è sicuramente Gianluca Vialli. L’ex gemello del goal arriva a Londra sotto la guida di Gullit, dove vince subito una FA Cup. Dopo l’addio dell’olandese, Vialli diventa player-coach e in questo doppio ruolo vince una Supercoppa UEFA e conquista uno storico secondo posto.
A sedersi sulla panchina del Chelsea nel lontano 2009 arriva anche Carlo Ancelotti con il suo iconico sopracciglio che porta in bacheca un incredibile double: Premier League ed FA Cup. Prima dell’arrivo dell’attuale ct del Brasile mai nessuno era riuscito a compiere la doppietta sulla panchina dei Blues. Un altro tecnico che sicuramente rimarrà nella storia del Chelsea è Roberto Di Matteo, colui che ha portato a Stamford Bridge la prima storica Champions League. Il 19 maggio 2012 batte il Bayern Monaco ai rigori grazie ad un “meravigliosamente, immensamente Drogba” che trascina la propria squadra al titolo più ambito.

La storia dei tecnici italiani sulla sponda blu di Londra non si ferma certo qui. Nel 2016 arriva il “serial winner”, quello capace di vincere in ogni piazza (l’ha dimostrato quest’anno a Napoli, come se ce ne fosse bisogno): Antonio Conte. L’ex Juve al primo anno domina la Premier League con 30 vittorie in 38 giornate. L’anno successivo si porta anche a casa una FA Cup contro lo United di Mourinho.
Infine nell’annata 2018-19 arriva Maurizio Sarri. L’ex Napoli può fare affidamento su un Eden Hazard in gran spolvero che trascina i Blues alla vittoria dell’Europa League contro i rivali di sempre dell’Arsenal.
La connessione tra il Bel Paese e il Chelsea continua a scrivere pagine importanti di storie e noi ci auguriamo che anche Enzo Maresca possa continuare su questa scia, da lui stessa disegnata.
Mondiale per Club
Chelsea, una vittoria da outsider come nel 1998 in Supercoppa europea
La vittoria di ieri nel Mondiale per club del Chelsea contro il PSG ricorda molti la vittoria in Supercoppa europea 1998 contro il Real Madrid da outsider.
Ieri il Chelsea ha vinto il Mondiale per club battendo il PSG in finale a sorpresa: una vittoria da outsider dei Blues, che ricorda molto quella in Supercoppa europea nel 1998 contro il Real Madrid di Raul.

London, United Kingdom, 7th August 2024:- Outside Stamford Bridge, the home of Chelsea Football Club
Chelsea, i Blues vincono il Mondiale per club da outsider: una impresa simile quella del 1998 in Supercoppa europea contro il Real Madrid
Il Chelsea chiude la sua straordinaria stagione vincendo il Mondiale per club, battendo il PSG campione d’Europa in finale per 3 a 0, per Enzo Maresca è il secondo trofeo stagionale dopo la Conference League di maggio contro il Betis. La vittoria dei Blues è stata davvero contro tutti i pronostici, visto che il PSG aveva vinto e stravinto tutto in questa stagione, sembrava davvero un armata invincibile. Ma si sa, nel calcio i pronostici si possono ribaltare nel campo di gioco, questa impresa a molti tifosi Blues è ricordata quella dell’agosto del 1998 in Supercoppa europea contro il Real Madrid campione d’Europa di Raul.
Anche in quella occasione, i Blues partivano sfavoriti, non per la formazione, che era di livello altissimo tanto che il compianto Gianluca Vialli decise di non scendere in campo, vestendo solo i panni del tecnico, delegando l’attacco a Zola e Casiraghi, mica chiunque. Certo, le merengues erano uno squadrone, oltre Raul c’erano anche Redondo, Seedorf, Hierro, Sanchis, Mijatovic e Roberto Carlos, tanto che Guus Hiddink si permise di tenere in panchina nientemeno che Fernando Morientes. Ma alla fine la spuntarono i Blues di misura per 1 a 0, con la rete di Gustavo Poyet. Quindi, un impresa da outsider, che ancora una volta dimostra che i pronostici lasciano il tempo che trovano e conta ciò che si fa nei 90 minuti di gioco, come lo ha dimostrato il Chelsea ieri sera ed anche quello del lontano 1998.
Mondiale per Club
Mondiale per Club: duello spettatori Real Madrid-Psg
Con il Mondiale per Club ormai terminato è tempo di tirare le somme sulla nuova competizione organizzata dalla FIFA. A partire dall’affluenza media.
Al Metlife Stadium di East Rutherford la competizione mondiale per club registrava 81.118 presenze, rendendo l’atto finale tra Chelsea e Psg l’incontro più visto, seppur di poco, del torneo.

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Spettatori Mondiale per Club: il duello che non ti aspetti
Si perchè la finale per poche centinaia di spettatori supera quel Psg e Atletico Madrid della fase a gironi che aveva registrato 80.619 spettatori. Alla fine della fiera, o per meglio dire del torneo, la spuntata il Chelsea di Enzo Maresca, che aggiunge un altro trofeo dopo la Conference League. Ma non solo. Con il successo nel Mondiale per Club il Chelsea diventa l’unica squadra ad aver vinto almeno una volta tutte e 5 le competizioni europee.
C’è da dire che, non con molto stupore però va segnalato, che nessuna delle due finaliste ha registrato un’affluenza media inferiore rispetto agli altri club, pur essendo arrivate fino in fondo. I campioni in carica addirittura terminano il loro torneo al 5o posto per affluenza media, dietro addirittura all’Atletico Madrid martoriato a suon di gol dalla squadra transalpina.
Si conferma squadra dal Dna internazionale il Real Madrid. La squadra del neo allenatore Xabi Alonso si conferma prima alla fine del torneo con 68.962 spettatori medi per partita, pur essendo arrivata fino in finale. Ma la squadra spagnola aveva affermato il suo dominio già nella fase a girone. A chiudere il podio la squadra di Luis Enrique, seconda, con 68.019 spettatori di medi e l’Inter Miami di Leo Messi, arrivato agli ottavi, con 54.799.
Quasi snobbate le italiane. Entrambe uscite agli ottavi di finale, la Juventus si è in qualche modo difesa, mentre differente la situazione dell’Inter. La Vecchia Signora ha chiuso al 13esimo posto con una media di 41.651. L’Inter ha chiuso il percorso nella caldissima Charlotte supportato da 20.030 spettatori. Tuttavia, quest’ottavo di finale è risultato il match meno visto dalla fase a eliminazione diretta in poi. I nerazzurri chiuderanno poi con una media di 32.596, la terzultima fra le europee.
Peggio di loro infatti, a livello europeo, solamente il Salisburgo (28.573) ed il Benfica 30.380).
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