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Bjork-Gunnarsdottir: una storia che non si deve ripetere

La calciatrice Sara Bjork-Gunnarsdottir, della Juventus Women, vince una importante battaglia. La centrocampista delle bianconere ha vinto la causa intentata contro la sua ex squadra, il Lione.

La storia di Sara Bjork-Gunnarsdottir:

Sara Bjork-Gunnarsdottir

Era il 2021, Sara Bjork-Gunnarsdottir militava nelle fila dell’Olympique Lyonnais féminine, quando la calciatrice islandese rimase incinta.

La centrocampista, ora alla Juventus, si è rivolta alla FIFPro( sindacato internazionale dei calciatori professionisti) per presentare ricorso alla Fifa, contro il suo club ovvero il Lione.

La squadra francese aveva smesso di pagarle la maggior parte dello stipendio. Infatti da quando la calciatrice, autorizzata dalla stesso club aveva smesso di allenarsi con la squadra in seguito alla gravidanza, Il Lione le aveva corrisposto 27.427 euro, solo una parte dei 111.000 euro previsti dal contratto nel periodo compreso tra aprile e settembre 2021.

La sentenza dello scorso mese di maggio aveva imposto al club il pagamento dei circa 82.000 euro mancanti, più gli interessi del 5% maturati.

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Ora sono scaduti anche i termini entro i quali il club transalpino avrebbe potuto presentare ricorso, e non lo ha fatto. Quindi la capitana della nazionale islandese ha deciso di parlare apertamente dell’accaduto. Questo perché vuole che ciò che le è accaduto non possa succedere ancora a delle sue colleghe.

Il sindacato FIFPro dei calciatori e delle calciatrici professionisti ha annunciato la fine del caso che, senza un ricorso da parte del Lione, si è chiuso con la sentenza della Fifa.

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Le parole delle calciatrice affidate ai social:

Sara Bjork-Gunnarsdottir

Sara Bjork-Gunnarsdottir ha spiegato attraverso i suoi profili social, Instagram e Twitter:

“Finalmente racconto la mia storia dopo essere rimasta incinta a Lione, le cure che ho ricevuto durante la gravidanza e il ritorno in campo”. “Avevo diritto al mio intero stipendio questo non può essere contestato nemmeno da un grande club come il Lione. Questo non è ‘solo un business’. Riguarda i miei diritti di lavoratrice, come donna ed essere umano. La vittoria è più grande di me, è una garanzia di sicurezza finanziaria per tutti i calciatori che vogliono avere un figlio durante la propria carriera”.

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“Mio figlio ora ha quasi un anno, io gioco nella Juventus e sono molto felice. Voglio assicurarmi che nessuno viva più quello che è successo a me. Ciò che è successo a me con il Lione non può essere considerato accettabile”.

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