editoriale
Pogba, il bivio della rinascita: c’è tempo o è troppo tardi?
Dopo quasi tre anni di squalifica per doping, l’ex Juventus e Manchester United Paul Pogba è pronto a ripartire. Il Monaco lo aspetta, ma la vera partita si gioca nella sua testa e nel suo fisico.
Il buio sta per finire. Paul Pogba, a 32 anni, si prepara a tornare in campo dopo una lunga squalifica per doping che ha messo seriamente a rischio la sua carriera. A tendere la mano al campione francese è stato il Monaco, club ambizioso che gli offre la vetrina della Champions League e un contesto meno oppressivo per riprendere in mano il proprio destino.
Sembra trascorsa davvero un’eternità da quando Pogba, con la maglia della Juventus, incantava l’Europa a suon di giocate, visione e potenza fisica. In quegli anni, il suo nome era sinonimo di eccellenza: il centrocampista moderno per definizione, capace di unire tecnica e forza, fantasia e concretezza. Ora, però, la musica è proprio cambiata…
Pogba, quando il doping cambia la carriera di un calciatore
È più che probabile che “la Pioche” si trovi a tutti gli effetti di fronte al bivio più importante della sua vita sportiva. La domanda è tanto semplice quanto profonda: può un fuoriclasse rialzarsi dopo una caduta così rovinosa? La storia del calcio offre due esempi emblematici come quello amaro di Maradona, mai più lo stesso dopo la squalifica del 1994, e quello brillante di André Onana, capace di trasformare una sospensione in un trampolino verso una carriera ancora più luminosa.

PAUL POGBA PERPLESSO ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Il cammino di Pogba è però complicato da diversi fattori. Il primo fra tutti è un’età non più verdissima, poi c’è uno stop lungo quasi tre anni e infine una recente storia clinica fatta di infortuni vari. Ma il talento del “Polpo”, quello sì, è rimasto intatto. Toccherà dunque a lui dimostrare se avrà la giusta forza mentale e fisica per rientrare davvero, per rinascere in un ambiente che potrebbe proteggerlo e rilanciarlo.
Il Monaco può essere la chance giusta per ripartire, ma il successo del ritorno non dipenderà solo dai piedi di Pogba. Saranno la sua testa, il suo corpo e la sua fame a determinare se il campione tornerà ad esserlo davvero.
editoriale
Milan, 100 milioni buttati: era così difficile ascoltare Allegri in estate? L’editoriale di Mauro Vigna
Milan, 100 milioni di euro buttati e la recriminazione che le cose avrebbero potuto andare ancora meglio. Vediamo in dettaglio questa situazione.
Ok, se mi aveste detto a inizio stagione, soprattutto dopo la gara casalinga contro la Cremonese, che il Milan a gennaio era secondo a tre punti dalla capolista Inter non ci avrei di certo creduto e avrei messo immediatamente la firma. Ma oggi no, ho il diritto di essere adirato e come me penso anche la quasi totalità dei tifosi.
Perdere contro la Cremonese ha fatto male, ma altrettanto dolore ho provato a pareggiare contro Pisa, Parma, Sassuolo e Genoa. Lo so che tutte non si possono vincere, ma contro queste cosidette piccole bisognava vincere e allora sì che saremmo in vetta a una buona distanza dai cugini dell’altra ponda del Naviglio.
Fa rabbia perché in estate Allegri non è stato minimamente ascoltato se non per Rabiot. Quasi 80 milioni di euro per Jashari ed Nkunku è una spesa che la dirigenza avrebbe potuto benissimo evitare, visto che il tecnico aveva chiesto Xhaka e Vlahovic. Così facendo avrebbero risparmiato 45 milioni che sarebbero potuti essere destinati per un forte centrale difensivo (non Odogu) e magari per un ulteriore innesto a centrocampo.
E che dire dei soldi gettati alle ortiche per Estupinan, altri 17 milioni e Athekame arrivato per 10? Grosse ed evidenti colpe da parte dell’intera dirigenza che ora non può fare altro che mordersi le mani pensando a dove sarebbe il Milan se solo Allegri fosse stato ascoltato in estate.
editoriale
Milan, un 2025 da 5 in pagella: l’editoriale di Mauro Vigna
Milan, andremo qui di seguito a ripercorrere un anno certamente difficile, ma che in proiezione futura potrebbe finalmente regalare qualche soddisfazione.
Probabilmente in molti non saranno d’accordo, obnubilati dal secondo posto in classifica, ma l’anno 2025 lo ritengo da dimenticare. Soprattutto se parliamo dell’AC Milan.
Una stagione, quella scorsa, culminata con l’estromissione dalle coppe europee e dalla finale persa in Coppa Italia contro il Bologna. A poco è valsa la vittoria della Supercoppa Italiana, definita più volte coppetta dal sottoscritto.
Come dimenticare le scellerate gestioni Fonseca-Conceicao, l’ignobile cooling break, le litigate in campo e negli spogliatoi. Un ambiente spezzato e una dirigenza assente che non hanno fatto altro che peggiorare un clima già di per sé compromesso.
L’occhio verso il 2026 è quello della speranza, supportata da fatti concreti come l’arrivo di Igli Tare e soprattutto Massimiliano Allegri e la prospettiva che qualcosa a livello societario possa cambiare. Sì, perché adesso è il momento di alzare l’asticella e la convinzione è che con Gerry Cardinale e il cappio di Elliott intorno al collo si possa fare ben poco di più rispetto a quanto fatto finora.
editoriale
Roma, Koné si conferma il mediano totale a cui manca l’ultimo passo
Roma – Dominatore del centrocampo con Gasperini, ma il francese fatica a incidere sotto porta. Numeri alla mano, il gol resta il grande assente…
Manu Koné è ad oggi uno dei centrocampisti più affidabili del campionato. Sotto la guida di Gasperini, il mediano francese sta confermando tutto il suo valore: precisione nei passaggi (91%), instancabile nel recupero palla (72) e autentico padrone dei contrasti, con ben 86 duelli vinti.
Numeri da top player, che però nascondono una lacuna evidente. A Koné manca l’altra metà del gioco: l’incisività negli ultimi metri, soprattutto in zona gol. Non per presenza, perché il suo movimento continuo lo porta spesso nei pressi dell’area avversaria, ma per scelta e freddezza.
Roma, Koné…provaci di più!
I dati del campionato 2025-26 parlano chiaro. In 16 presenze e 1440 minuti giocati, Koné ha tentato appena 9 conclusioni: 5 da fuori area e 4 dentro l’area, tra cui pesa il clamoroso errore ravvicinato contro il Bologna. Ancora più significativo è il dato sui tiri nello specchio: uno soltanto, in Roma-Udinese. Il suo xGOT si ferma a 0,05, un numero che fotografa perfettamente il problema.

MANU KONE GUARDA AVANTI ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Il confronto interno non lo aiuta: Mancini ha tirato quanto lui ma con maggiore precisione, mentre Cristante ha tentato ben 21 conclusioni, trovando la porta cinque volte. Koné corre, lotta e recupera come pochi, ma quando si tratta di finalizzare, si tira indietro.
Per diventare davvero completo, e smettere di sentirsi dire che “gli manca solo il gol”, Manu Koné dovrà osare di più. La qualità c’è tutta: ora serve il coraggio di provarci.
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