Serie A
Roma, i Friedkin escono dalla borsa e acquistano 6 milioni di azioni
La famiglia americana ha deciso di uscire dalla Borsa lanciando un’opa sulle azioni della Roma.
Di recente i Friedkin hanno lanciato una OPA totalitaria sulle azioni della Roma con l’obiettivo delisting, con la chiara volontà di far uscire il club dalla borsa.
Roma, i Friedkin scrivono agli azionisti

E ora, riferisce Il Sole 24 Ore, Romulus and Remus Investments, ovvero la società della famiglia americana che detiene il controllo della As Roma, avrebbe acquistato 6 milioni di azioni giallorosse al prezzo di 0,42228 euro. Il presidente americano ha voluto ringraziare gli azionisti assicurandoli che comunque la Roma avrà un futuro radioso a cominciare dalla finale di Conference League del 25 maggio.
I #Friedkin hanno iniziato a rastrellare azioni della #ASRoma in Borsa dopo il lancio dell’Opa. Oggi ne hanno acquisite 6 milioni ad un prezzo per azione di 0,422800€. La loro quota di proprietà del club cresce di quasi un punto percentuale, arrivando all’87,75%@tempoweb pic.twitter.com/sJ3NzDguaY
— Filippo Biafora (@Fil_Biafora) May 12, 2022
Serie A
Como, il grande centravanti lo hai già in casa
Con l’infortunio di Morata il Como sembrerebbe interessato ad acquistare un nuovo attaccante nella finestra di mercato invernale. Anastasios Douvikas non sembra però essere d’accordo.
Cesc Fabregas si sta piano piano piano convincendo del fatto che tra le mani ha un giocatore di grande livello. Arrivato a gennaio della passata stagione per circa 14 milioni dal Celta Vigo, si è ambientato praticamente subito nel nuovo campionato.
Un giocatore di cui si parla tendenzialmente poco, forse perché è stato un po’ oscurato dalla figura di Alvaro Morata, autore fin qui di una stagione negativa. Con il suo infortunio, il greco sta trovando maggiore continuità e sta mettendo in mostra tutte le sue qualità.
Fino a questo momento ha segnato ben 9 gol in 20 partite tra campionato e Coppa Italia, con una media realizzativa quasi di 1 rete ogni 2 partite.

ALVARO MORATA ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Como, Douvikas un attaccante di grande spessore
Anastasios Douvikas non è più un ragazzino, essendo un classe 99′. Nel Como però sembra aver trovato la sua dimensione ideale in mezzo all’enorme qualità dei tanti giovani come Nico Paz o Jesus Rodriguez, con i quali sta sempre di più affinando la sua intesa.
Il greco è un attaccante completo: ha un grande fiuto del gol, sa segnare sia di destro che di sinistro, ha un ottimo colpo di testa e regge il duello fisico con i difensori grazie alla sua stazza importante, sa legare il gioco con la squadra ed in aggiunta sa anche battere i calci di rigore, caratteristica non più così scontata.
Il Como ha già tra le mani quello che dev’essere, o quantomeno può essere, il centravanti del presente e del futuro. Un attaccante che è arrivato in Italia lontano dai riflettori e che si sta prendendo la scena in Serie A a suon di gol e di grandi prestazioni.
Giù il cappello per Douvikas che sta trascinando la sua squadra ad un posto in Europa.
Serie A
Milan, Allegri: “Dobbiamo pensare solo a noi stessi. Domani affrontiamo un Genoa cresciuto molto. Sul rinnovo di Maignan…”
Alla vigilia di Milan-Genoa, il tecnico dei rossoneri, Massimiliano Allegri, è intervenuto in conferenza stampa per presentare il match.
Di seguito un estratto delle parole dell’allenatore del Milan in vista della sfida contro il Genoa, in programma domani alle 20:45.
Milan, le parole di Allegri
Domani Milan-Genoa coincide con la sua duecentesima panchina in rossonero e con l’esperienza da tedoforo olimpico: che significato ha?
“Il passato serve per provare a migliorare il futuro e correggere ciò che non è andato. Per quanto riguarda la fiamma olimpica sono davvero felice: sarà un’emozione e un’esperienza bellissima, ringrazio il CONI per questa opportunità. Per la partita, affrontiamo un Genoa che ha segnato in tutte le ultime dieci gare ed è cresciuto molto con De Rossi. Hanno tiratori di qualità e Colombo sta facendo molto bene, sono contento per lui perché è un ragazzo straordinario. È una gara da affrontare con grande rispetto. I risultati di ieri hanno alzato la quota Champions intorno ai 74 punti”.
Un commento su Modric e sulla situazione di Maignan?
“Per quanto riguarda Mike, la società sta lavorando per il futuro del Milan. Ci sono tanti ottimi giocatori e il club sta costruendo un progetto importante, ma la cosa fondamentale è arrivare tra le prime quattro. Modric non è una sorpresa dal punto di vista tecnico: ciò che colpisce è la passione che mette nel lavoro e l’umiltà con cui si presenta ogni giorno. Quando sbaglia un passaggio si arrabbia con sé stesso e chiede scusa. Contro il Cagliari ha mancato di un metro un passaggio difficile per mandare Loftus-Cheek in porta. È un esempio per i più giovani. Le qualità tecniche gliele ha date madre natura, ma la differenza la fanno la passione e l’amore per questo sport. Oggi ci sono molte distrazioni, per questo è importante avere giocatori concentrati sugli obiettivi”.
Anche la Juventus può rientrare nella corsa scudetto?
“La Juventus ha concluso il girone d’andata. La quota scudetto penso sia tra gli 86 e gli 88 punti, dipende da come si chiude la prima parte di stagione. Chi è a 36 deve fare circa 50 punti nel ritorno, e la Juve ha la forza per riuscirci. Con Spalletti ha cambiato marcia in termini di risultati e prestazioni. Noi dobbiamo pensare a noi stessi e al nostro obiettivo: arrivare a marzo nelle prime quattro o comunque a ridosso. I risultati dimostrano quanto sia complicato. Servono equilibrio, piedi per terra e serietà in ogni partita. Tutte iniziano 0-0, non abbiamo vantaggi solo perché siamo il Milan”.
C’è ancora un confronto possibile con i Milan del passato?
“Quando si parla delle vecchie squadre si tende sempre a dire che fossero più forti, ma il confronto va fatto con i giocatori attuali. Questo Milan è una squadra forte, con valori morali importanti. Tutti hanno un obiettivo chiaro: ottenere il massimo dalle proprie potenzialità”.

LA DELUSIONE DI RAFAEL LEAO ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Cosa si aspetta da Leao in questa fase?
“Leao deve pensare a fare gol, perché le punte vengono giudicate su questo. A Cagliari ha segnato pur non stando benissimo. Questo fastidio se lo porta dietro, ma può solo migliorare. Nella prima parte di stagione ha saltato diverse partite per problemi tra polpaccio e adduttore. Lo stesso vale per Nkunku, che domani non sarà disponibile: speriamo di recuperarlo per Firenze, perché la botta alla caviglia gli dà ancora fastidio”.
Cosa si aspetta dal mercato?
“Dal mercato non mi aspetto nulla. Ho una società che lavora per il futuro del Milan. Tare e Furlani stanno facendo il loro lavoro e io sono molto tranquillo”.
Come giudica l’inserimento di Fullkrug?
“Sta migliorando la condizione. A Cagliari è entrato mostrando disponibilità e caratteristiche che non avevamo. Si è presentato bene. Speriamo possa trovare anche lui il gol, perché abbiamo bisogno di reti”.
Leao e Pulisic insieme dall’inizio: cosa possono dare?
“Lo vedremo. Finora hanno giocato una ventina di minuti insieme. Se tutto va bene oggi e domani mattina, dovrebbero partire titolari. Non sono ancora al massimo: Pulisic ha un fastidio al flessore, Leao all’adduttore. Ma la cosa importante è che tutta la squadra faccia una buona partita. Questi mesi sono fondamentali per arrivare a marzo nelle migliori condizioni, con calma e pazienza”.
Si parla molto dei gol al primo tiro in porta e di un Milan che potrebbe non reggere questo ritmo…
“Lavoriamo ogni giorno sulla qualità del gioco, sulla velocità di passaggio e sulla fase difensiva. Vogliamo migliorare quando abbiamo palla e quando non ce l’abbiamo. Sui gol al primo tiro posso dire che ho chiesto ai ragazzi, visto che vado avanti con l’età, di farmi soffrire un po’ meno (ride, ndr). Scherzi a parte, è una qualità importante. Sanno che ogni pallone può essere decisivo. Al Milan una palla non pesa come per una squadra di metà classifica: può decidere una stagione. Serve crescita mentale, ma non è una vergogna, anzi è una qualità”.
Quanto è importante Rabiot anche dal punto di vista mentale?
“È una regola di vita. Non è che i più anziani siano più bravi tecnicamente: nel calcio conta l’esperienza, il numero di partite giocate. Il Milan ha giocatori con meno presenze ma di grande qualità, che possono diventare fondamentali per il futuro”.
Esistono troppi pregiudizi sul calcio di Allegri?
“Non lo so. Io ho cercato di imparare dai migliori, da quelli che hanno vinto. Ho capito che non esiste un solo metodo per vincere, altrimenti lo userebbero tutti. I giocatori sono diversi, così come gli allenatori. Bisogna metterli nelle condizioni migliori per rendere. Alla fine conta il risultato, il modo per arrivarci può essere diverso. Vale nel calcio come in tutti gli sport”.
Poco tempo per recuperare tra Genoa e Fiorentina: come si gestisce?
“Quando ci sono partite ravvicinate bisogna ruotare, ma intanto pensiamo a domani. Quest’anno, se avessimo avuto anche la Champions, sarebbe stato meglio. Secondo me sarebbe intelligente anticipare l’orario serale alle 20: se giochi alle 20, alle 23 sei già a letto”.
Che tipo di sfida è quella con De Rossi?
“In campo l’ho incrociato poche volte, faceva parte di quei giocatori molto forti. Ha tutte le qualità per allenare ad alto livello, deve fare il suo percorso. È già molto avanti rispetto alla sua esperienza. Sono molto legato a suo padre: abbiamo giocato insieme a Livorno nell’85. Daniele era appena nato”.
Come valuta il momento di Loftus-Cheek?
“Sono molto contento di Ruben. Incrociando le dita sta bene. Ieri ha fatto differenziato ma domani sarà a disposizione. Deve essere più determinante in zona gol, ha potenzialità importanti anche nel gioco aereo. Ma il giudizio è molto positivo”.
Qual è la vera forza di questo Milan?
“Le critiche, se giuste, fanno bene. Nessuno ha la verità in tasca, nemmeno io. La forza del gruppo è la voglia quotidiana di migliorarsi. Abbiamo subito dieci gol in alcune partite e c’è stato un momento di calo di attenzione. Ora speriamo di dare continuità”.
È curioso che il Milan non pareggi mai…
“A livello numerico sembra un’anomalia, ma a fine stagione i numeri si equilibrano. Non credo si possa finire senza pareggi. La quota scudetto resta tra 86 e 88, molto dipende dagli scontri diretti”.
Dan Peterson dice che un tecnico deve farsi odiare ma anche amare i giocatori: è d’accordo?
“Sono totalmente d’accordo. Gli faccio gli auguri. Ho avuto piacere di rivederlo a Milanello: a 90 anni ha una lucidità incredibile. C’è sempre da imparare dalla sua semplicità. Quando allenava era sempre vicino ai giocatori, sempre a tre passi da loro. È stato bello parlarci”.
Chivu, Conte e Allegri: il buono, il brutto e il cattivo?
“Non lo so. Posso solo dire che, in questo momento, sono quello che guarda il duello”
Serie A
Parma-Inter 1998/99, per Baggio ancora fatale un errore dal dischetto
Domani si gioca Parma-Inter, partita che negli anni ’90 vanta un precedente stagione 1998/99, con Baggio che sbaglia un rigore decisivo.
Domani si gioca Parma-Inter, partita che negli anni ’90 vanta un precedente nella stagione 1998/99, vinto dai ducali per 1 a 0 con Roberto Baggio che sbaglia il rigore del pareggio, ancora per una volta gli undici metri sono fatali per il codino.

Parma-Inter
Parma-Inter 1998/99, ancora il destino per Roberto Baggio passa dal dischetto, un errore che costò il pareggio ai nerazzurri
Domani si gioca Parma-Inter, partita che negli anni ’90 ha avuto molti precedenti, ma uno di quelli che hanno una maggiore particolarità è quello della stagione 1998/99, 15° giornata, che si giocò il giorno dell’Epifania del 1999. Un Tardini che che vide la presenza di circa 30000 spettatori tra i ducali che erano lanciati su ben 3 fronti, e i nerazzurri che stentavano i tutte le competizioni. Una partita con attacchi fortissimi, quello del Parma con Chiesa e Crespo e Balbo in panchina, per l’Inter con Ronaldo e Djorkaeff, con un certo Roberto Baggio in panchina. Il codino sarà protagonista del match, ma non in senso positivo.
Il fattaccio accadde al 73′ minuto, quando l’arbitro Trentalange assegnò un calcio di rigore all’Inter per un fallo di Cannavaro su Ronaldo, Baggio si prese l’incarico di battere il rigore ma sbagliò, ed ancora la carriera del codino fu segnata da un errore dagli undici metri, come a USA 1994. Chi invece il rigore non lo sbagliò fu Fuser, che firmò il gol vittoria dei ducali. Una partita davvero buttata per i nerazzurri, che nel primo tempo provarono ad andare in vantaggio, ma si trovarono un Buffon in grande giornata.
Quindi per Baggio ancora una volta fatale il rigore, tanto pesante come lo fu un altro pomeriggio, quello infernale di Pasadena di 4 anni prima che valeva un mondiale.
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