Competizioni
Inzaghi, nuova luce in Arabia: cosa è cambiato?
Inter, schiacciata dalle aspettative
Simone Inzaghi ha vissuto, negli ultimi anni, un percorso a dir poco contrastante alla guida dell’Inter. Ora, ne vive altri molto diversi alla guida dell’Al Hilal. Al timone del club nerazzurro il suo lavoro è stato spesso al centro di critiche pesanti. Soprattutto dopo la bruciante sconfitta in Champions League contro il PSG e un finale di stagione deludente. Invece, la sua avventura in Arabia Saudita sta assumendo contorni decisamente più positivi e promettenti. Potrebbe essere presto per dirlo, ma l’impressione è proprio questa. E quindi la domanda sorge spontanea: cosa è cambiato?
All’Inter, Inzaghi ha dovuto fare i conti con una rosa pesantemente influenzata da fattori esterni. Tra aspettative altissime, giocatori in declino e limiti comunicativi evidenti. Nonostante questo, il tecnico piacentino è riuscito a costruire un’Inter solida, capace di conquistare uno scudetto storico e di raggiungere due finali di Champions. Questi eventi hanno, per un certo periodo, messo a tacere molte critiche.
Il resto è storia. Con il passare del tempo, le sue doti sono state messe in discussione. Perchè? Il gioco è apparso meno brillante, e la squadra, dopo la sua uscita, ha mostrato un vuoto di idee e coesione che sembra difficile da colmare. Il suo addio ha lasciato in eredità un gruppo in difficoltà, segnato da nuove assenze e da una gestione tecnica non ancora consolidata.

SIMONE INZAGHI ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Al-Hilal, tutto da vedere con Inzaghi
Il cambio di scenario con l’Al Hilal è invece netto. In un club ricco di risorse e con una rosa di grande qualità, Inzaghi ha saputo imporre subito la sua visione tattica. Non ha perso tempo, è subito passato dal 4-2-3-1 precedente a un solido 3-5-2 (a volte 5-4-1), valorizzando giocatori come Ruben Neves, Koulibaly e Malcom.
Qui, il suo gioco si fa fluido, veloce e brillante. Le rotazioni continue, il pressing alto e le transizioni fulminee hanno portato già risultati importanti. L’impresa contro il Manchester City di Guardiola al Mondiale per Club ne è la testimonianza più tangibile. Inzaghi ha capacità di adattamento e innovartrici. Lo stesso Koulibaly ha elogiato la chiarezza delle idee e il lavoro tattico di Inzaghi. Un segno che il tecnico ha ritrovato un ambiente in cui può far risaltare al meglio le sue qualità.
Ma quindi, cosa è cambiato?
La differenza principale tra i due capitoli della carriera di Inzaghi risiede soprattutto nel contesto. All’Inter il peso della storia, la pressione mediatica e una rosa con qualche limite hanno complicato il percorso. Mentre all’Al Hilal la disponibilità economica, la freschezza della squadra e la libertà di sperimentare un nuovo sistema gli stanno permettendo di mostrare la sua capacità. Non si tratta di santificare il tecnico, né di ignorare che il suo percorso saudita è solo all’inizio. Intanto, il dato è evidente: senza Inter, Inzaghi sta brillando molto di più.
Inzaghi diventa quindi un caso emblematico di come un allenatore possa vivere due realtà molto diverse a seconda del contesto. Saranno il tempo, e il proseguo della sua esperienza all’Al Hilal, a dirci se questa nuova luce sarà destinata a durare.
Champions League
Inter, terzo ko europeo e campanello d’allarme: contro le big emergono tutti i limiti
Inter – La sconfitta per 3-1 con l’Arsenal a San Siro certifica le difficoltà della squadra di Chivu nei grandi appuntamenti e complica la corsa agli ottavi di Champions League.
Il terzo ko consecutivo in Champions League suona come un serio campanello d’allarme per l’Inter di Chivu. La sconfitta per 3-1 contro l’Arsenal non pesa solo per il risultato, ma soprattutto per le implicazioni in classifica: per la prima volta i nerazzurri scivolano fuori dalle prime otto della League Phase, ritrovandosi a una giornata dal termine in piena zona Playoff.
Il match di San Siro ha messo in luce alcune fragilità ormai ricorrenti contro le squadre di primissima fascia. L’Arsenal, impeccabile nel capitalizzare gli episodi, ha colpito nei momenti chiave confermando la propria solidità e restando l’unica squadra a punteggio pieno della competizione.
Quali elementi non funzionano?
Tra i nodi principali c’è la questione portiere, con Sommer non offre più le certezze del passato. Le incertezze sulle palle inattive e la poca reattività sul gol finale di Gyokeres hanno riacceso il dibattito sul futuro dello svizzero, sempre più vicino all’addio a fine stagione. Pesante anche l’assenza di Dumfries, con il suo sostituto Luis Henrique apparso in grande difficoltà: emblematica la disattenzione sul fuorigioco che porta al primo gol inglese.

Luis Henrique Tomaz de Lima in azione ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Sul fronte offensivo, Lautaro Martinez continua a faticare nei big match. L’impegno non manca, ma anche contro l’Arsenal il capitano resta a secco, uscendo dal campo visibilmente deluso. Un problema che si ripete e che pesa nelle partite di alto livello.
Inter-Arsenal (1-3), l’analisi della partita
Eppure, al di là del risultato, va detto che l’Inter non è mai uscita realmente dalla partita. Dopo il vantaggio iniziale di Gabriel Jesus, il pareggio di Sucic aveva rimesso i nerazzurri in carreggiata, con diverse occasioni prima del nuovo vantaggio dei Gunners su calcio d’angolo. Nella ripresa, con l’Arsenal più attendista, l’Inter ha spinto, creando pericoli anche grazie all’ingresso di Pio Esposito. Ma nel finale, sbilanciata alla ricerca del pari, è arrivata la beffa del contropiede decisivo con Gyokeres che non ha perdonato.
Il verdetto è pesante: tre sconfitte consecutive in Champions, evento mai accaduto prima nella storia del club, e una qualificazione diretta agli ottavi ora seriamente compromessa. L’ultima giornata a Dortmund contro il Borussia rischia di non bastare nemmeno in caso di vittoria. Per fare il salto di qualità in Europa, all’Inter serviranno più solidità, maggiore cinismo e scelte forti poiché il ko con l’Arsenal ha mostrato con chiarezza quanto la strada sia ancora lunga.
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Champions League
Juventus, stasera tocca a te: cosa serve per arrivare ai Playoff?
Juventus – Con due gare ancora da giocare nella fase campionato della Champions League 2025/2026, i bianconeri hanno il destino nelle proprie mani.
La Juventus è ancora pienamente in corsa in Champions League. Dopo sei giornate della fase campionato, la squadra di Luciano Spalletti occupa il 17° posto in classifica con 9 punti, una posizione che al momento garantirebbe l’accesso ai Playoff.
Il cammino europeo dei bianconeri è stato finora altalenante: tre pareggi contro Borussia Dortmund, Villarreal e Sporting Lisbona, una sconfitta di misura al Bernabeu contro il Real Madrid e due vittorie decisive nelle ultime uscite, sul campo del Bodo/Glimt e in casa contro il Pafos. Risultati che hanno rilanciato la Juventus proprio nel momento chiave della competizione.
Juventus, servono 12-13 punti!
Con due partite ancora da disputare, contro Benfica e Monaco, la qualificazione ai Playoff è un obiettivo concreto. Secondo le proiezioni, serviranno almeno 12-13 punti per rientrare tra le prime 24: basterà dunque una vittoria nelle ultime due gare, possibilmente evitando sconfitte, per essere quasi certi dello spareggio di marzo.

KENAN YILDIZ, DUSAN VLAHOVIC E LOIS OPENDA ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Più complicata, ma non del tutto impossibile, la qualificazione diretta agli ottavi di finale. Per riuscirci, la Juventus dovrebbe vincere entrambe le sfide rimanenti e salire a quota 15 punti, sperando però in risultati favorevoli dagli altri campi. Uno scenario difficile, ma che matematicamente tiene ancora accesa la speranza.
In sintesi, la Juventus ha il futuro europeo nelle proprie mani. I Playoff sono alla portata, mentre l’accesso diretto agli ottavi resta un’impresa complessa, ma non ancora irraggiungibile.
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Champions League
Slavia Praga-Barcellona: probabili formazioni e dove vederla
La 7° giornata della fase a campionato della Champions League vede di fronte Slavia Praga-Barcellona: i catalani devono consolidare la propria posizione.
La 7° giornata della fase a campionato della Champions League vede di fronte Slavia Praga-Barcellona: i cechi sono reduci dalla sconfitta per 3 a 0 contro il Tottenham, mentre i catalani sono reduci dalla vittoria per 2 a 1 contro l’Eintracht Francoforte.

Qui Slavia Praga
Lo Slavia Praga è reduce dalla sconfitta per 3 a 0 contro il Tottenham, sconfitta che ha finito le ultime speranze per i cechi di arrivare fa le 24 squadre che accederanno alla fase successiva. Si cercherà di onorare gli ultimi due impegni rimasti, cominciando quello con il Barcellona.
Il tecnico Howe schiererà un 3-5-2 con difesa composta da Zima, Ogbu e Holes; centrocampo formato da Sanyang, Sadilek, Provod, Haloupek e Moses; attacco formato da Doudera e Chytil.
Qui Barcellona
Il Barcellona è reduce dalla vittoria per 2 a 1 contro l’Eintracht Francoforte, vittoria che consolida la posizione in classifica dei catalani, che sono al 15° posto. L’obiettivo di queste ultime due partite è di arrivare tra le prime otto ed andare direttamente agli ottavi di finale. La partita contro lo Slavia Praga capita proprio al proposito.
Il tecnico Flick schiererà un 4-2-3-1 con difesa composta da Kounde, Eric Garcia, Curbasi e Balde; linea mediana composta da Pedri e De Jong; unica punta sarà Ferran Torres su cui aggireranno Bardagji, Fermin e Rashford.
Slavia Praga-Barcellona probabili formazioni
Slavia Praga (3-5-1): Stanek; Zima, Ogbu, Holes; Sanyang, Sadilek, Provod, Haloupek, Moses, Doudera; Chytil. Allenatore: Howe.
Barcellona (4-2-3-1): Garcia; Kounde, Eric Garcia, Curbasi, Balde; Pedri, De Jong; Bardagji, Fermin, Rashford; Ferran Torres. Allenatore: Flick.
Slavia Praga-Barcellona dove vederla
La partita Slavia Praga-Barcellona, valida per la 7° giornata della fase a campionato della Champions League che si giocherà oggi alle ore 21, sarà visibile su Sky Sport canale 254.
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