Le interviste
Chicco Evani in esclusiva: “Paolo Maldini super, il Milan merita lo scudetto. Ma il calcio di oggi..”
È un Chicco Evani a tutto campo quello incontrato ieri a Porto Sant’Elpidio, nelle Marche. L’ex centrocampista del Milan, che con lo staff azzurro di Roberto Mancini ha vinto l’Europeo, ha raccontato senza filtri gli anni d’oro del Milan di Arrigo Sacchi, illustrando il suo libro ‘Non chiamatemi Bubu’. Proprio Sacchi ha firmato la prefazione del suo libro (Mondadori), scritto con Lucilla Granata. ‘Chicco’ Alberico Evani ha parlato ieri sera del Milan di oggi, esaltando l’operato di Paolo Maldini, commentando gli Europei vinti con la Nazionale, esprimendo altresì un giudizio sul calcio odierno, sui settori giovanili italiani e in particolare sul rush finale del Milan in campionato. Secondo Chicco Evani, calciatori come Demetrio Albertini e Frank Rijkaard servirebbero al pallone moderno… Andiamo a scoprire le sue parole.
Ciao Chicco e grazie per essere qui con noi. Che libro dobbiamo aspettarci e quali sono le ragioni che ti hanno spinto a dar vita a questo volume? Questo libro non è sicuramente autocelebrativo, non vuole essere un racconto di quanto ho fatto. È un volume che rappresenta ciò che sono. L’intento è quello di spiegare fino in fondo il mio carattere. Riconosco di avere un carattere difficile, chiuso, riservato. In molte situazioni provo tanto e dimostro poco, anche con le persone a cui voglio più bene. Non tutti hanno avuto la possibilità di conoscermi fino in fondo, dunque con questo libro voglio aprirmi un po’. Credo sia un libro sentimentale, scritto da me che dovrei essere l’ultimo a parlar di sentimenti…
Prefazione di Arrigo Sacchi con cui hai vissuto momenti fantastici. A distanza di tanti anni… Che ricordo hai di Arrigo? Per fortuna ho vissuto tanti aneddoti fantastici col Milan. Ricordiamoci che sono passato anche dalla Serie B. Sono stato al Milan dal 1977, da ragazzino, fino al 1981 in cui ho cominciato a giocare in prima squadra. Poi dal 1981 al 1993 l’emozionante percorso che mi ha portato a vincere praticamente tutto. E Arrigo Sacchi in tal senso è stato sicuramente un allenatore che ha rivoluzionato il modo di giocare a calcio. Meriti al Presidente Berlusconi che lo ha saputo pescare dalla serie B, quasi da sconosciuto. Sacchi ha stravolto il calcio per noi, l’ha stravolto in Italia e in Europa, ha cambiato completamente il modo di concepire il calcio.
C’è un giocatore che ti piacerebbe vedere nel Milan di oggi? In linea generale quello che ho vissuto io è un calcio diverso. C’erano dei fenomeni, dei centrocampisti incredibili. Ancelotti, Frank Rijkaard, Demetrio Albertini. Dei grandissimi campioni di cui il calcio moderno avrebbe bisogno.
Qual è il tuo giudizio complessivo sul calcio odierno? Ormai è un calcio amarcord per così dire, non ci sono più i Berlusconi e i Moratti. Oggi ci sono aziende, si pensa al business.
Che calciatore sarebbe stato Chicco Evani nell’era della rivoluzione digitale? Diciamo che lo smartphone oggi ce l’ho anch’io sotto mano. ‘Cazzeggio’ pure io sui social. Il digitale rappresenta un po’ un passatempo, i social media non rappresentano necessariamente un difetto dei giocatori di oggi. Noi il tempo libero lo impiegavamo in altro modo. Nonostante ciò, capisco e comprendo i giovani calciatori di oggi…
Presente all’evento, guidato dall’impeccabile Marta Bitti (addetto stampa Ancona Lega Pro), l’Evergreen Sig.ra Irene Terrenzi di Comunanza (AP), la tifosa rossonera più longeva delle Marche, insieme a vari membri del Milan Club Franco Baresi di Porto Sant’Elpidio. Nell’occasione uno scatenato Chicco Evani (esaltato dal popolo rossonero e accompagnato dal suo amico Dott. Riccardo Cappellini di Pistoia, presente con la moglie conduttrice Antonella Mati) ha proseguito senza filtri, parlando anche del Milan di oggi e della Nazionale.

Chicco Evani con la milanista Irene Terrenzi
Chicco, dacci un giudizio sul Milan. Il titolo di Campione d’Italia sembra essere vicino. Quali sono le tue sensazioni a riguardo? Sono stato a San Siro di recente per il match con la Fiorentina per visionare alcuni nostri giocatori. Nell’occasione ho rivisto Donadoni e Tassotti, e devo dire che è sempre bello salutarsi e parlare un po’. Il Milan? Mi fa piacere sia lì a giocarsi il campionato. Se lo merita davvero, mi piace molto il progetto, mi intriga”.
Chi ti ha colpito di più di questo Milan? Paolo Maldini si è dimostrato un direttore perfetto e ha saputo allestire una squadra giovane e di prospettiva, con ottimi giocatori. Una squdra che può solo migliorare.
Dal Milan alla Nazionale. Ti saresti mai aspettato di vincere, al fianco di Roberto Mancini, il Campionato Europeo? Ci sono segreti in questo successo? È stata una notte più azzurra che mai quella della Finale degli Europei vinta contro l’Inghilterra… Devo dire che lo staff azzurro è composto da amici ed ex compagni. Con Roberto Mancini e tutto lo staff c’è un rapporto bellissimo e anche la squadra ha percepito questa nostra relazione trasferitasi in automatico, senza troppi sforzi da parte nostra. È come se si fosse composto un blocco unico. Una magia.. C’è stato grande spirito di gruppo. Siamo stati i migliori anche se forse c’erano squadre più attrezzate di noi. Il nostro gioco è stato brillante agli Europei, credo sia stata una vittoria meritata perché abbiamo sempre giocato bene se non dominato. Siamo felici di aver regalato questo trionfo a un paese intero che col Covid ha sofferto tanto. È stata una liberazione, una spinta per tutta la nazione.
Alcuni oggi parlano di qualità non proprio eccelsa dei settori giovanili… Qual è il tuo giudizio complessivo sui giovani azzurri del domani? Credo che in Italia abbiamo dei talenti. Il talento c’è. A conferma di ciò le nostre nazionali giovanili stanno facendo un bel percorso, produttivo. In questo senso, un tempo mi ricordo c’era una differenza enorme con altre nazionali come la Germania… Nel corso degli anni con il progetto scouting, con le squadre che giocano in un certo modo, devo dire che le nostre nazionali sono diventate forse le migliori, mi riferisco in particolarm odo alle categorie che vanno dall’Under 16 in su. Quasi tutte in fondo nelle rispettive competizioni europee. In linea generale, oggi in nazionale si chiamano giocatori funzionali, si chiama chi gioca con e per la squadra. Non abbiamo bisogno di talenti solisti. Peccato però perché nei club, su oltre 20 giocatori in media, ce ne saranno soltanto 3 di italiani che giocano. È un po’ un problema per noi, per uno staff della nazionale, perché ci troviamo a chiamare gente che non gioca in campionato.
Ma perché nel nostro paese si segue questa ‘strana’ filosofia… Perché nel campionato italiano i giovani, pur se di elevata qualità tecnica e umana, fanno fatica a trovare spazio? Il perché non giocano? Non lo so, non dovete chiederlo a me. Forse ci vuole più coraggio a farli giocare, occorre investire di più sui giovani. È ovvio che ci vuole pazienza, va dato loro il tempo di sbagliare e non bisogna al contrario far credere che si è già arrivati al top. Dovrebbe avvenire questo nei club… Ma ripeto, i ragazzi italiani sono bravi e di talento, mi auguro un bel futuro.
Infine due battute… È vero che non c’è mai stato, in tante situazioni, un rapporto idilliaco tra Arrigo Sacchi e Van Basten? “Forse Arrigo Sacchi è stato un allenatore talvolta un po’ stressante per Van Basten. Forse il fuoriclasse olandese alla fine non ce la faceva più e ha ‘ceduto’… Ma tenga bene a mente che il Pallone d’Oro l’ha vinto con il Milan, nel Milan…”.
Ci risulta che il tuo look, il tuo stile è stato celebrato come ‘modello’ dal popolo britannico e da altre nazioni. Hai particolari ingredienti segreti o magari ti sei affidato al tuo amico Dott. Cappellini che sembra aver portato oggi un nuovo interessante stile di abbigliamento e calzature nelle Marche? Altro che Cappellini… Meriti dell’eleganza vanno dati soltanto a tutto lo staff azzurro (ride, ndr). Come un giocatore viene esaltato dal lavoro di squadra, anche io sono stato esaltato dallo stile chic di tutta la Nazionale che ha indossato abiti n1, leader di settore. E’ proprio il caso di dire che.. L’abito in questo caso fa il monaco.

Chicco Evani al centro. A sinistra Marta Bitti, a destra Antonella Mati
Sopra l’estratto-video intervista – Daniele Bartocci Channel
Le interviste
ESCLUSIVA CS – Giancarlo Ratti: “L’Inter oggi è più unita e molto lo si deve a Chivu. Sono “Mourinhiano” perso! Mercato? Siamo a posto così…”
L’attore, speaker radiofonico e grande appassionato di calcio, Giancarlo Ratti si è raccontato in esclusiva ai nostri microfoni in una lunga intervista che ha intrecciato carriera, ricordi e la grande passione nerazzurra.
Dalla radio al grande successo dei Cesaroni, Giancarlo Ratti non ha mai smesso di dichiarare il suo amore per l’Inter. Assieme a lui abbiamo ripercorso il suo legame nerazzurro, analizzando poi il mercato e i prossimi obiettivi della squadra di Chivu.
Di seguito, l’intervista di Giancarlo Ratti.
Le parole di Giancarlo Ratti
Come nasce il suo tifo per l’Inter?
«Sono nato a Rovereto nel ’57 e nei primi anni ’60 il calcio non era accessibile come oggi: la domenica si vedeva in televisione solo il secondo tempo di una partita e il resto lo si seguiva alla radio grazie a “Tutto il calcio minuto per minuto”. Crescendo in una regione senza squadre in Serie A, all’oratorio si tifava quasi esclusivamente Juventus, Milan o Inter. Non so spiegare esattamente perché scelsi i nerazzurri, ma da quel momento non li ho più lasciati.»
In oltre sessant’anni da tifoso avrà vissuto emozioni di ogni tipo…
«Senza dubbio. L’Inter mi ha regalato tante gioie, ma anche momenti amari, che però ho sempre superato facilmente. Mi stupisce vedere quanto alcune persone vivano le sconfitte come drammi. Io dico sempre che nella vita le vere tragedie sono altre…
Ho avuto la fortuna di vedere, seppur negli ultimi anni, l’Inter di Angelo Moratti, con Mazzola, Jair, Suárez e Mariolino Corso. Poi ci sono stati gli anni di Mourinho, indimenticabili ancora oggi, soprattutto grazie a lui. Confesso di avere un debole per José. Basta guardare cosa è riuscito a fare l’altra sera contro il Benfica per rendersi conto di che grande allenatore sia ancora.»
E invece che mi dice dell’Inter delle ultime stagioni?
«Con Inzaghi, lo ammetto, non ho mai avuto un grande feeling e lo trovavo troppo statico nelle scelte. Ti faccio un esempio: arrivato il 60’, sapevi già che Di Marco sarebbe uscito per Carlos Augusto.
Chivu, invece, mi sembra abbia rigenerato diversi giocatori, come Zieliński, che l’anno scorso era finito ai margini. Gestisce meglio la rosa e le rotazioni, anche perché oggi in attacco c’è un quartetto più forte rispetto alla scorsa stagione. In questo senso siamo fortunati, soprattutto se guardiamo a squadre come la Roma.»

Ange-Yoan Bonny, Lautaro Martinez e Marcus Thuram ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Con il mercato agli sgoccioli, l’Inter dovrebbe intervenire ancora?
«Non è semplice dirlo. Si parla molto della necessità di un vice-Dumfries, ma io vado un po’ controcorrente: darei più fiducia a Luis Enrique, pur non essendo un campionissimo. Sta vivendo una forte pressione e va sostenuto.
In generale credo anche che alternative come De Vrij, Bisseck e Carlos Augusto siano più che affidabili. A mio avviso la squadra è competitiva così com’è.»
Accoglierebbe un ritorno di Perišić?
«Onestamente no. All’Inter ha già dato tutto e a 37 anni credo sia giusto guardare oltre. Preferirei che il club investisse sui giovani, come avviene spesso all’estero.
Allo stesso modo non capisco l’interesse per Moussa Diaby. È un giocatore che guadagna 15 milioni in Arabia e in Europa pretenderebbe comunque cifre altissime. È una dinamica che non condivido affatto.»
Cosa è cambiato maggiormente dopo la disfatta del 31 maggio?
«Chivu ha avuto un ruolo determinante. È riuscito a ricompattare uno spogliatoio che era completamente a pezzi dopo quella batosta in finale di Champions. Apprezzo molto anche il suo modo di porsi in conferenza stampa, sempre chiaro e diretto. La squadra lo segue e non ho notato particolari tensioni legate alle sostituzioni, fatta eccezione per qualche episodio isolato con Lautaro.»
Restando in tema Champions: ai playoff sarà Inter-Bodø/Glimt, anche se si poteva evitare…
«Sul sorteggio dico che, tutto sommato, è andata bene. In generale credo che il percorso europeo dell’Inter sia stato positivo finora. Abbiamo perso contro il Liverpool per un rigore piuttosto dubbio, ma la vera battuta d’arresto è stata contro l’Arsenal. Lì siamo stati messi sotto e loro hanno saputo colpire le nostre debolezze, soprattutto sui calci piazzati.»

ESULTANZA INTER ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
In campionato, invece, l’Inter domina spesso ma fatica negli scontri diretti: come se lo spiega?
«A volte la squadra paga dei cali di tensione mentale. Ho sempre avuto l’impressione che renda al massimo quando parte bene: se invece va sotto, fatica a riprendere il controllo della gara. Quello che mi pesa di più è aver perso così tanti derby contro il Milan…»
Sugli obiettivi stagionali, dove dovrebbe puntare l’Inter?
«Per scaramanzia ti rispondo: Coppa Italia. Lo Scudetto, purtroppo, lo abbiamo perso anche per un pizzico di sfortuna, soprattutto l’anno scorso…il gol sbagliato da Arnautovic ci sarebbe valso il titolo, perso poi per un solo punto.
Al di là dei trofei, però, sono soddisfatto del fatto che l’Inter sia sempre competitiva e in lotta per obiettivi importanti. Il rischio però è che tra vent’anni si guarderanno solo i titoli vinti, perché – si sa – alla fine ci si ricorda solo di chi vince.»
Le interviste
Morreale (arbitro): “Lazio di Sarri con 7 punti in meno…”
Un fischietto di gara, Andrea Morreale, senza peli sulla lingua quello intercettato in queste ore a Roma, a poche ore di distanza dalla sua partecipazione al Processo di Biscardi (quarantesima edizione). “Secondo me rimane Daniele Doveri come esperienza, come livello fisico, atletico ma soprattutto tecnico, rimane il miglior arbitro della nostra serie A”, ha detto Andrea Morreale, noto arbitro. E’ molto umile, parla molto con i calciatori, è attento alle situazioni e si muove bene. E’ uniforme, lascia giocare il giusto, è sempre al centro dell’azione e della partita. In sintesi, è un arbitro vivo. Secondo in classifica metterei Guida e Massa a pari merito, poi a scendere tutti gli altri. Ma ne abbiamo diversi bravi, internazionali, come Sozza, La Penna, Colombo…
Come giudichi il livello della nostra Serie A? Siamo più indietro rispetto ad altri campionati europei?
La Serie A per me non è più indietro rispetto ad altri campionati. Il nostro è un campionato diverso, abbastanza fisico e tecnico. In Inghilterra è molto fisico e un po’ meno tecnico, dunque c’è più agonismo. Quello spagnolo molto più tecnico e meno fisico. Insomma, in Italia abbiamo un campionato per me difficile che mixa fisicità e tecnica. Siamo tra i primi campionati europei con Liga e Premier, con Bundesliga a mio avviso un passo indietro, anche rispetto alla squadra tedesca più forte che è il Bayern. Che dire, non siamo indietro: abbiamo le nostre specifiche peculiarità e caratteristiche…
LAZIO DI SARRI LA SQUADRA PIU’ PENALIZZATA SECONDO MORREALE: UN SISTEMA IN DECADENZA?
Quale squadra è stata finora più penalizzata in Serie A?
La Lazio per me rimane la squadra ad oggi con più torti arbitrali ricevuti. La più penalizzata in assoluto: mancheranno almeno 5-6-7 punti che avrebbero permesso di stare in piena corsa Europa League, ecco.. Non penso ci sia un accanimento verso la Lazio, non credo ci sia alcun sistema contro i biancocelesti. C’è da dire, a tal proposito, che abbiamo un settore arbitrale in decadenza dovuto a una scarsezza e pochezza di personalità. Quindi tecnica, a livello gestionale, dunque di organigramma. E questo porta a far sì che la Lazio non sempre sia in primissima fascia dal punto di vista arbitrale. Per tale ragione nascono poi anche dei problemi tecnici…
Le interviste
ESCLUSIVA CS – Carlo Nervo: “Il Bologna può arrivare in Europa quest’anno ha una rosa molto competitiva. Nazionale? Ci sono troppi…”
L’ex centrocampista del Bologna Carlo Nervo (1994-2005, 2006-2007) ha parlato ai nostri microfoni della’attuale situazione dei rossoblù, sulla lotta Scudetto in Serie A e molto altro.
In un’intervista di 5 minuti, Carlo Nervo ha detto la sua su come può andare il Bologna questa stagione, parlando anche di giocatori come Bernardeschi e Orsolini, e anche dell’allenatore dei rossoblù Vincenzo Italiano.
Inoltre ha analizzato anche la situazione della Nazionale Italiana e del motivo per cui, secondo lui, gli Azzurri stanno vivendo un momento così complicato.
Di seguito, l’intervista di Carlo Nervo.
Le parole di Carlo Nervo
Dove può arrivare questo Bologna in campionato e in coppa?
“Vista espressione di gioco e i risultati, può arrivare in alto. Secondo me l’Europa dovrebbe essere la giusta posizione, però sognare non costa niente. Le altre squadre sono forti, però il Bologna li ha messi sotto”.
Secondo lei il Bologna ha bisogno di rinforzarsi nel mercato di gennaio, visti alcuni infortuni sulle fasce?
” A mio avviso, a parte gli infortuni, la rosa é completa. Immobile, al momento, é fuori ma é un giocatore forte che segna molti gol: inoltre la crescita di Bernardeschi é stata importante. Secondo me la rosa é molto competitiva, io non toccherei niente”.
Chi vince il campionato?
“Bella domanda, magari il Bologna. No, io vedo il Milan che può insidiarsi”.
Quindi Allegri con il suo Corto Muso?
“Secondo me hanno una bella rosa e un allenatore che sa vincere”.
Italiano é un pò sottovalutato come allenatore?
“No, non é sottovalutato, nel senso che lui é già in una grande squadra, perché il Bologna é una grande squadra”.

VINCENZO ITALIANO ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Un aggettivo per l’allenatore e per quello che sta facendo?
“Consapevole: lui é consapevole di essere in una grande piazza”.
Orsolini? E’ un Nervo 2.0
“No, secondo me è più forte. Vede molto la porta, ma soprattutto é un ragazzo per bene che é legato alla città e alla maglia. Quindi deve continuare come sta facendo”.
Adesso nella Nazionale Italiana c’é meno abbondanza di grandi giocatori. Come si può risolvere questa cosa?
“Ai miei tempi per andare in Nazionale dovevi essere forte. Adesso fai dieci partite bene in Serie A e ti chiamano in Nazionale. Non ci sono i campioni come Del Piero e Totti: bisognerà analizzare perché non vengono fuori questi talenti qui in Italia, e valutare tutti i settori giovanili.
Poi, troppi stranieri: quando c’ero io arrivavano i top player stranieri, ora ci sono giocatori che trovi anche in Serie B, in Serie C. Hanno un cognome difficile, quindi impattano sul pubblico. E poi un’altra cosa, meno potere e procuratori”.
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