Serie A
Lazio, attesa rivoluzione: Tra sogni infranti e nuove speranze
Baroni parte bene con la Lazio, ma crolla. Ora serve rivoluzione: talento c’è, ma serve mercato e guida chiara per una vera rinascita.
Partito bene, finito con niente. L’esperienza di Baroni, che a 61 anni ha deciso di cogliere l’occasione della vita – finalmente, dopo anni di carriera, su una panchina di una big – era iniziata con il piede giusto, anzi, giustissimo: vittorie, gioco convincente, e persino il suo nome tra quelli menzionati nella corsa al quarto posto.
Poi il tracollo. Una caduta lenta ma inesorabile, certificata definitivamente nell’ultima giornata di campionato: sconfitta amara, addio persino al biglietto per la Conference League, in un’edizione che sembrava davvero alla portata di tutti. Il ko arriva contro una squadra in piena lotta salvezza, che vince in dieci uomini, in trasferta, con un solo gol di scarto. Una fotografia perfetta del crollo.
Emblematico il passo ceduto ai rivali di sempre. Nella prima parte di stagione, le direzioni intraprese dalle due capitoline sembravano opposte: una stabilmente nella parte destra della classifica, a lottare con le prime della classe; l’altra confinata nella colonna sinistra, alle prese con i propri demoni.
Un copione che si è completamente ribaltato, come nei migliori film, accendendo infine i riflettori su una possibile – e a quanto pare imminente – rivoluzione.
Lazio, ora cosa succede?
Tutto passa dalla redenzione degli stessi giocatori: la squadra c’è, e il talento di certo non manca. Il vero problema è stato il mancato supporto sul mercato, intervenuto solo per rinforzare zone del campo che sembravano le meno bisognose, lasciando invece irrisolte lacune evidenti in aree ben più critiche del piano di gioco.
In vista della prossima stagione, il primo nodo da sciogliere riguarda la panchina: con Baroni o senza Baroni, le prospettive dei biancocelesti cambiano radicalmente.
Questa è una squadra costruita su misura per il suo allenatore, grazie anche a un asse di mercato consolidato nel tempo, che aveva gettato basi precise per un progetto tecnico e tattico ben definito.
Un progetto che Baroni ha saputo tessere con intelligenza, anche attraverso mosse di mercato da lui stesso richieste — scelte che, seppur per un periodo troppo breve, avevano dimostrato di poter funzionare.
E quindi da qui che bisognerà ripartire, da quei giocatori a cui erano stati dedicati cori, da chi aveva segnato triplette e da chi sembrava oggetto del desiderio praticamente di mezza Europa: Tavares, Noslin e anche Dele Bashiru, menzione d’onore fatta anche a Dia, giocatore che forse più di tutti era apparso smarrito, ma che conserva ancora grande qualità e potenziale da esprimere.
Da questi elementi, insieme a una guida tecnica chiara e a un mercato mirato, potrà nascere la vera rinascita della squadra.

MATTIA ZACCAGNI FA IL SEGNO OK ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Serie A
Roma, Ghilardi sempre più un titolare
La Roma si gode la grande crescita di Daniele Ghilardi. Il difensore italiano, dopo mesi di ambientamento, ha ormai raggiunto il livello dei titolari.
Le sorti di Ghilardi alla Roma sono cambiate in poco più di due mesi. Il difensore classe 2003, dopo un avvio in sordina, ha avuto una crescita costante. Il tecnico Gasperini, da sempre molto attento allo sviluppo dei giovani, è andato molto cauto con l’inserimento del difensore arrivato in estate dall’Hellas Verona. Fino a dicembre Ghilardi è stato utilizzato con il contagocce, sia in campionato che in Europa. Tanto che probabilmente molti tifosi si stessero chiedendo il perché del suo acquisto. Nel frattempo Ghilardi ha avuto modo di apprendere i compiti richiesti dal tecnico, e di osservare da vicino i suoi compagni di reparto più esperti Hermoso e Mancini.
Roma, Ghilardi da oggetto misterioso a risorsa: tutto passando per Cagliari

L’ESULTANZA DI GIAN PIERO GASPERINI DOPO IL DUE A ZERO DI NICCOLO PISILLI ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Adesso il il numero 87 giallorosso è di fatto uno dei titolari della retroguardia della Roma, e anche nella gara di ieri contro il Cagliari è stato ancora una volta perfetto. Proprio dalla gara di andata contro i rossoblù è iniziato il percorso di crescita di Ghilardi. Nella gara di andata, giocata in Sardegna, Ghilardi fu mandato in campo in una situazione di emergenza, con i giallorossi in 10 uomini. Venne impiegato fuori ruolo, da esterno a sinistra, e fu protagonista in negativo nel decisivo gol di Gaetano, che condannò i giallorossi alla sconfitta.
Poco più di due mesi dopo la situazione è completamente diversa. Ora Ghilardi è stabilmente nelle rotazioni giallorosse, e di partita in partita si sta dimostrando sempre più attento in difesa, concentrato, e molto efficace nelle sortite offensive richieste dal Gasp. Arrivato nella Capitale dall’Hellas Verona con la formula del prestito, i giallorossi sono già convinti al 100% di esercitare il suo riscatto. La Roma è pronta a spendere 9 milioni di euro per il centrale classe 2003.
Serie A
Atalanta, l’Atlético Madrid vuole Ederson per l’estate!
L’Atlético Madrid avrebbe intenzione di rinforzare il proprio centrocampo con l’acquisto di Ederson dall’Atalanta.

Ademola Lookman amareggiato ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Atalanta, Ederson segue Lookman in Spagna?
Secondo quanto riportato da Matteo Moretto, l’Atlético Madrid avrebbe intenzione di acquistare Ederson. L’Atalanta non avrebbe intenzione di cederlo, ma si tratta comunque di una possibilità concreta quella che porta l’ex Salernitana fuori dall’Italia. Il centrocampista brasiliano potrebbe trasferirsi in Spagna, dopo svariate stagioni in nerazzurro.
Ha dimostrato di essere un giocatore di altissimo livello nel corso degli ultimi anni, dunque non sorprende l’interesse di un club come quello dei colchoneros. Potrebbe dunque seguire il suo ex compagno di squadra, Ademola Lookman e proseguire la propria carriera a Madrid.
Serie A
Inter, l’attacco che cambia volto: la forza del turnover firmato Chivu
Inter – Niente coppia fissa accanto a Lautaro, ma risposte continue da Thuram, Bonny ed Esposito. Ecco come i nerazzurri inseguono un finale di stagione diverso.
L’Inter di Cristian Chivu ha trovato una nuova chiave offensiva: ruotare, cambiare, sorprendere. Una rivoluzione silenziosa rispetto alle fatiche di un anno fa, quando Arnautovic e Correa non riuscivano a garantire continuità. Oggi, invece, chiunque venga chiamato in causa risponde presente. E non è un dettaglio per una squadra ancora in corsa su tutto: prima in campionato, agli ottavi di Champions League e in semifinale di Coppa Italia dopo il 2-1 al Torino di ieri sera.
Il punto fermo resta Lautaro Martinez. Alterna picchi altissimi a qualche passaggio a vuoto, soprattutto nei big match, ma per l’Inter è molto più di un centravanti: è capitano, leader, simbolo. Il volto della squadra. Accanto a lui, però, non c’è più una spalla fissa. E forse è proprio questa la forza dell’Inter 2025-26.

LAUTARO MARTINEZ LANCIA IL PALLONE ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Inter, il segreto di Chivu
Chivu, a differenza delle stagioni passate, non ha mai davvero scelto una coppia titolare. Thuram, Bonny ed Esposito si alternano senza gerarchie rigide, in base al momento, alla partita, alle energie. Un approccio che sta pagando. A Monza, contro il Torino, sono partiti Bonny e Thuram: il primo ha sbloccato la gara di testa su cross di Kamate, il secondo ha lasciato il segno con un assist perfetto per Diouf. “Le frères”, li ha chiamati l’Inter sui social, fotografando una sintonia che va oltre il tabellino.
Segnali incoraggianti anche da chi aveva rallentato. Thuram sta ritrovando continuità dopo una prima parte di stagione brillante e qualche stop di troppo; Bonny continua a crescere; Esposito, alla prima stagione in Serie A, segna molto di meno ma ha un rendimento complessivo più che positivo.
I numeri raccontano una concorrenza vera: 11 gol e 5 assist per Thuram, 7 gol e 6 assist per Bonny, 3 reti e 4 assist per Esposito. Vince il francese sul piano statistico e per curriculum, ma il campo dice altro: Chivu non cerca un vincitore. Cerca risposte. E le sta trovando da tutti.
Con il calendario che si infittisce e le partite che pesano sempre di più, il turnover non è più un rischio ma una necessità. E questa Inter, capace di cambiare senza perdere identità, vuole arrivare in fondo. Stavolta, fino all’ultimo giorno.
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