Il Conte interista non è più quello di una volta. Pare si sia calato completamente nella nuova veste: quella dell’interista nerazzurro. Dopo la partita pareggiata ieri sera a Roma contro i giallorossi, ai microfoni di Sky, ha messo in evidenza la più classica delle polemiche, e il vittimismo figlio del complotto. Uno dei dischi più gettonati in casa Inter. “Abbiamo un calendario che ci penalizza, riposiamo un giorno meno degli altri, e se c’è uno schiaffo da prendere lo subiamo noi come accade da sempre”. Questa maniera di lamentarsi ed assurgersi al ruolo di vittima sacrificale, non fa altro che far sprofondare il club nel più profondo oblio del ridicolo. In questo modo la crescita e la mentalità vincente del club e della squadra, è ancora una volta rimandata a tempi, e forse ad un condottiero differente. Conte ha cosi evidenziato la sua fragilità. Ha vinto sempre al primo anno delle sue avventure, stavolta probabilmente non riuscirà nell’impresa. La differenza forse allora non la fa il solo mister salentino, ma la società che ha alle spalle. Buttarla sempre sul complottismo, non aiuta nessuno. La società dovrebbe dissociarsi da certe dichiarazioni, e indirizzare il timone verso altre argomentazioni, partendo magari dai mea culpa delle occasioni sprecate. Contro la Juve, Conte ha subito due sconfitte nette e senza appello. Dovrebbe ripartire da qui, senza cercare di cavalcare un terreno di facile presa per i tifosi nerazzurri, quello della sfortuna e della ” sconfitta pilotata”. È ora di crescere, di battere sul campo, e non nei tribunali, gli avversari. Solo cosi si diventa vincenti. Le lacrime contiane sono sempre più fuori moda.