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La Juve “risultatista” di Allegri, contro quella “giochista” di Sarri e Pirlo. Il ruolo di Cristiano Ronaldo e le aspettative

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E’ stato un dilemma da quando Allegri se ne è andato la prima volta dalla Juventus, il “tormentone” si ripropone ora che il famoso tecnico ha riabbracciato la Vecchia Signora.

Con un colpo di spugna, dopo l’ultima partita ufficiale della Juventus, Andrea Agnelli in prima persona ha cancellato le velleità del bel gioco coniugato ai risultati, riportando sulla panchina bianconera Allegri. L’allenatore livornese,è rientrato così al centro sportivo “Continassa” dopo due anni sabbatici nei quali si è dedicato alla famiglia e con il forte desiderio di dimostrare che la sua pragmaticità è vincente, rispetto al bel gioco a tutti i costi. Non ha mai inseguito il bel gioco infatti, ma la praticità.

Che per lui significa essenzialmente: mettere ogni giocatore nel proprio ruolo, calibrare con attenzione la preparazione atletica, utilizzare ogni risorsa della rosa facendo sentire tutti dentro il progetto grazie ad un uso massiccio del turnover, gestire le partite a seconda delle situazioni senza dover necessariamente comandare la partita, non legarsi a un solo modulo tattico. Una netta inversione di visione e mentalità, rispetto al recente passato targato Sarri e Pirlo. I due ex allenatori, hanno portato il loro contributo (Sarri ha vinto lo scudetto, Pirlo la Coppa Italia e ha centrato il piazzamento utile alla partecipazione alla prossima Champions League), ma sono stati subissati di critiche anche cattive per i loro metodi e per la ricerca quasi ossessiva e maniacale del bel gioco, anche a scapito dei risultati. Dagli stessi tifosi fra l’altro che criticavano il gioco di Allegri.

E che adesso invece plaudono al suo rientro a Torino. Una riflessione che fa capire quanto in realtà il risultato viene sempre al primo posto, nell’ambiente bianconero, come da Dna storico. Certo, vincere giocando bene è divertente per i tifosi e per gli stessi giocatori, ma occorre avere il materiale umano e tecnico per coniugare bel gioco e risultati. Il ciclo vincente di Allegri (4 scudetti, 4 Coppa Italia, 2 Supercoppa Italia e 2 finali di Champions League raggiunte), si è basato su un calcio pratico, fatto di attesa e ripartenze quando necessario, di gioco aggressivo e possesso palla quando le situazioni lo richiedevano, di varietà tattica a seconda dello sviluppo delle partite cambiando modulo tattico nel corso delle stesse, di giocatori utilizzati senza sovraccaricarli fra una partita e l’altra. E soprattutto si è basato sulla chiarezza nei rapporti fra allenatore e giocatori, aspetto mancato in questo biennio targato Sarri-Pirlo.

In particolare la gestione di Cristiano Ronaldo è apparsa deficitaria, visto lo scarso feeling del portoghese con i due. Lo spogliatoio è un punto delicato per ogni allenatore, che deve avere caratteristiche caratteriali che gli consentano di governare in serenità gruppi di atleti diversi fra loro per nazionalità, lingua, esperienze, ambizioni personali. In qualche modo, il rapporto con uno dei giocatori più forti della storia calcistica, ha finito per condizionare il lavoro di Sarri e Pirlo a tutti i livelli.

Non è un caso che la prima missione di Allegri, è stata proprio quella di fare una lunga e franca chiacchierata con Cristiano Ronaldo. Nella quale ha espresso al giocatore, la sua linea di condotta per la stagione a venire. Spiegandogli che se vuole rimanere in bianconero, dovrà resettarsi su altri canali di pensiero, ragionando più per la squadra e il gruppo, piuttosto che per sè stesso, mettendo da parte ogni forma di malumore. Noto divoratore di record personali, l’attaccante ha dato la sua disponibilità totale all’allenatore, riconoscendogli il carisma necessario nel rapporto con gli atleti e cosa non scontata accettando l’idea di non essere intoccabile a ogni partita. Atteggiamento questo, molto apprezzato da parte dell’allenatore e dalla società stessa, visto che il contratto monstre del giocatore, di fatto sta bloccando il mercato in entrata del club.

La seconda missione del tecnico toscano, al quale è stata data carta bianca sul mercato, sul quale opera di concerto con il direttore sportivo Cherubini e l’amministratore delegato Arrivabene, è stata quella di travestirsi da aziendalista evitando sogni di mercato impossibili da raggiungere, facendo capire alla tifoseria la necessità di accettare il particolare momento storico a livello economico. La terza e più difficile missione è stata quella di recuperare i prestiti in giro e di provare a rivalutarli all’interno della rosa bianconera, insieme a qualche giovane proveniente dalla squadra Primavera e dalla squadra satellite dell’Under 23. La quarta missione, ancora in corso è quella di arrivare a un difensore centrale, a un regista di centrocampo e a un esterno offensivo entro la fine del calciomercato. A tal proposito in queste ore dovrebbe arrivare il colpo Locatelli dal Sassuolo e sono ancora in corso delle valutazioni sull’opportunità di aggiungere anche un altro cavallo di ritorno come Pjanic, In quattro mosse intelligenti, Allegri si è ripreso il mondo Juventus.

Nel lavoro estivo, intanto il tecnico ha già posto con chiarezza alcuni punti fermi: difesa schierata con la linea a 4 (eccezionalmente a 3), mediana a due coperta e senza fronzoli che ha il compito di recuperare palla e verticalizzare in avanti, fiducia totale all’argentino Dybala lasciato libero di muoversi fra le linee nemiche insieme a Cristiano Ronaldo e Chiesa, Morata terminale offensivo che riempie l’area avversaria, si muove molto e apre spazi per i loro inserimenti e quelli della mediana. Il tutto incanalato nel 4-2-3-1 che libera Bentancur dai compiti di regia, che non gli appartengono.

Accanto a lui agiranno Locatelli e gli altri centrocampisti di volta in volta. Un attento esame della rosa a disposizione dello staff tecnico, evidenzia che tutti i ruoli sono coperti, anche se per caso non dovessero esserci entrate dal marcato. Infatti, ci sono tre portieri (Szeczesny, Perin e Pinsoglio), due terzini destri (De Sciglio e Danilo), cinque centrali difensivi (Bonucci, Chiellini, Rugani, De Light e Dragusin, anche se quest’ultimo potrebbe partire in prestito), due terzini sinistri (Alex Sandro e Luca Pellegrini),6 centrocampisti centrali (Bentancur, Arthur, Mc Kennie, Fagioli, Nicolussi Caviglia e Ramsey che però è sul mercato), 5 fra esterni e trequartisti (Dybala, Chiesa, Kulusevski,Cuadrado,  Bernardeschi) e due attaccanti (Cristiano Ronaldo e Morata). Una rosa che sembra attrezzata a reggere gli urti degli impegni derivanti fra Champions League, campionato, Coppa Italia e Supercoppa Italia. Un gruppo nel quale le motivazioni feroci dei singoli, alimentate dal sacro fuco della rivincita di Allegri e del suo staff, faranno la differenza inevitabilmente. Il ritorno del tifo sugli spalti, sarà un’altra arma vincente, mancata nella scorsa stagione a causa della pandemia.

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Milan, Loftus-Cheek alla Lazio? Risponde direttamente Lotito

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Lazio

Milan, la questione Loftus-Cheek ha tenuto banco in queste ultime settimane. Ha voluto fare chiarezza direttamente il presidente della Lazio Claudio Lotito.

Sull’affare Loftus-Cheek si è detto e scritto tanto in queste ultime settimane. Sappiamo che il centrocampista inglese era uno dei nomi suggeriti da Maurizio Sarri per rinforzare la rosa, ma è altrettanto vero che l’ingaggio da 4 milioni ha fin da subito frenato la dirigenza.

Sul tema ha voluto precisare Claudio Lotito intervenuto ai microfoni di TMW. Ecco le sue parole:” Vorrei fare una precisazione, sui due giocatori che avete detto (Raspadori e Loftus-Cheek) non sono voluti venire. Sono stati contattati e hanno detto no grazie”.

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Milan-Genoa 1-1, mancano vere alternative: 32 tiri in porta non bastano

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Milan-Genoa 1-1, i rossoneri buttano alle ortiche una preziosa occasione per rimanere in scia della capolista Inter. Problema di organico per Massimiliano Allegri, ma non solo.

Una rosa eccessivamente corta quella rossonera, un affanno evidente e piuttosto prevedibile quando per mesi si cerca di viaggiare ai 200 all’ora con pochi giocatori a disposizione. Un’infermeria sempre piuttosto piena e recuperi affrettati di giocatori i quali, potessere essere gestiti meglio, rimarrebbero a riposo magari una settimana in più.

E’ infatti il caso di Rafael Leao il quale, più attento sotto porta, non ha i 90 minuti nelle gambe e si vede. Pochi strappi, pochi dribbling e la solita scelta di fare la cosa più facile, non sempre la più giusta, soprattutto se porti quel nome sul retro della casacca. Ma è colpa sua? No, la colpa è la mancanza di valide alternative.

Un errore di programmazione che deve essere analizzato dall’intera dirigenza e soprattutto risolto adesso, durante il mercato invernale. Ma queste parole rimarranno vane in quanto il Milan non sembra volere effettuare grandi investimenti a gennaio.

Trentadue tiri non sono bastati a vincere la gara, l’attacco è troppo leggero e pesano evidenti errori dei songoli, vedasi Fofana il quale scivola nel momento in cui avrebbe solo dovuto appoggiare la palla in rete a porta sguarnita. Ma la colpa, lo ripetiamo, non è dei giocatori, né tantomeno dell’allenatore.

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Fiorentina, dopo Brescianini è pronto il bis a centrocampo: occhi su un talento della B

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Fiorentina

Fiorentina, il mercato degli acquisti a centrocampo potrebbe non esaurirsi al solo Marco Brescianini. Nel mirino, nelle ultime ore, è finito anche un astro nascente della cadetteria.

Nelle prossime ore Marco Brescianini, dopo aver svolto le visite mediche, diventerà ufficialmente un nuovo giocatore della Fiorentina.

Il ragazzo ex Milan sbarcherà all’ombra di Piazza della Signoria con la formula del prestito con obbligo di riscatto, che scatterà, molto probabilmente, in caso di salvezza della Viola.

Per raggiungere il traguardo della permanenza nella massima serie, però, occorrerà aggiungere ulteriori tasselli alla rosa, e il prossimo potrebbe essere un giocatore che sta facendo parlare di sé in serie B.

Stando a quanto riferisce il Corriere dello Sport, infatti, la dirigenza avrebbe messo nel mirino Yanis Massolin, mediano del Modena classe 2002.

Con un gol e un assist, ma soprattutto con tanta personalità in mezzo al campo, il francese sta contribuendo a rendere il centrocampo dei canarini una vera e propria diga.

 

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