Le interviste
INTERVISTA: Davide Carrieri, Inter e derby
Davide Carrieri, tifoso dell’Inter ed opinionista televisivo di Calcissimo in onda su TopCalcio24 si racconta ai microfoni di Calciostyle.
Inter, Carrieri ed il Carrierismo

Davide Carrieri, personaggio molto amato di TopCalcio, raccontati un po’.
“Ho iniziato ad entrare nel circuito di Calcissimo precisamente un anno fa, infatti ieri per chi ha avuto la fortuna, la voglia e soprattutto il tempo di seguirci ho festeggiato l’anniversario di collaborazione con Calcissimo. Infatti mi hanno dedicato uno splendido epilogo alla puntata nel celeberrimo quarto d’ora finale di “Ignorantissimo”.
Dunque, io sono entrato un anno fa lì con una coincidenza abbastanza fortuita se vogliamo. Una mia amica è una collega di Gianluca Drammis, che entrambi fanno gli insegnanti alla scuola primaria in zona Precotto. Questa mia amica è consapevole delle mie competenze calcistiche ed ha informato Gianluca con cui mi ha messo in contatto e così ci siamo fatti una chiaccherata di circa 10 minuti nella quale mi ha confinto alla fine a provare ad andare là.
Mi ricordo ancora la prima puntata ed era il giorno dopo la vittoria dell’Inter sul campo del Viktoria Plzen nella seconda giornata della Champions League dell’anno scorso in un momento particolarmente delicato della nostra stagione, e con questo credo che abbia già rivelato la squadra per cui tifo.
Ricordo che la prima puntata a Calcissimo restò molto calda perché la Juve aveva appena perso in casa contro il Benfica compromettendo di fatto la qualificazione agli ottavi di finale dando un ultra-segnale che sarebbe stata una stagione complicata per gli uomini di Allegri.
Per cui sono arrivato ed ho incontrato per la prima volta un Gabriele Cantella particolarmente caldo che diciamo non aveva accennato nemmeno la sua versione nei confronti del tecnico toscano, per cui avevo avuto già il modo di entrare nel mood di Calcissimo“.
Da quando sei interista e come lo sei diventato?
“Sono interista da 29 anni, da quando son nato si può dire, figlio di interisti ed anche nipote di interisti. Da piccolo piccolo non ero molto interessato al calcio e non seguivo le partite regolarmente, mi appassionavo un pochino infatti i miei primi ricordi erano proprio timidi cioè li guardavo dalla televisione, ma non è che fossi particolarmente esperto quando nel 2000 l’Italia perse gli Europei in finale con la Francia.
Mi ricordo semifinale e finale perché allora era fine Giugno inizio Luglio e andavo in estate a Portofino Est. Mi ricordo mio zio che ha visto la partita non ha avuto proprio una reazione “Oxfordiana” dopo l’amaro epilogo della finale di Rotterdam.
Mi ricordo qualche cosa dei mondiali dopo in Korea. Per quanto riguarda l’Inter anche io guardavo e non guardavo, ho iniziato ad appassionarmi proprio seriamente con cognizione di causa verso la decina d’anni tant’è che l’anno dopo 2004/2005 quando andavo in 4a elementare avevo fatto la prima tessera dando inizio a una parentesi che è aperta ancora adesso e che non ho proprio intenzione di chiudere.
Anche tifando una squadra si imparano tante cose, infatti non solo per quanto riguarda l’Inter ma anche per tutte le squadre e tutti i tifosi delle squadre (almeno che non tifi Bayern Monaco che in patria vince sempre) le delusioni son sempre più delle vittorie per cui è anche un modo, se vogliamo, che ti insegna ad affrontare la vita nel fatto di dover convivere con delle delusioni
.
Anche se devo ammettere che in 20 anni di militanza, se vogliamo chiamarla così dell’Inter, mi son tolto parecchie soddisfazioni. Ho avuto comunque anche io le mie arrabbiature e le mie delusioni però, insomma, direi che mi son tolto molte soddisfazioni, infatti ho visto vincere all’Inter una 20ina di trofei negli ultimi 18 anni sperando di vederne ancora altri nel più breve tempo possibile”.
Per quanto riguarda lo stadio, la prima volta? Ci vai ancora, ci andrai?
“Allo stadio ci vado sempre! La prima volta avevo 6 anni ed era un Inter-Brescia e mi ricordo che faceva freddo. Non c’era tantissima gente ed era finita 0-0, ricordo solo che Baggio che giocava nel Brescia aveva fatto un goal di tacco che gli era stato annullato per motivi misteriosi. Questa è stata la mia prima partita.
Negli anni dopo sono andato qualche volta, appunto dal 2004/2005 andavo tutte le domeniche fino anche ad adesso. Ho iniziato negli anni d’oro del ciclo Mancini-Mourinho a frequentare anche gli altri stadi italiani ed europei. Su tutti la straordinaria cavalcata dell’Inter di Mourinho me la son vista tutta, lì andavo veramente sempre.
Prima di tutto non c’erano i prezzi esorbitanti di adesso e se facevi parte di un gruppo dei tifosi avevi veramente il biglietto e viaggio a prezzi veramente stracciati, cosa che adesso.
Infatti quando ne parlo con i miei amici per quanto mi muovevo in quegli anni là mi prendono quasi per pazzo perché con le cifre che girano adesso sembra di essere in un paradiso di avventure. Se penso che adesso devi pagare 50€ per vedere una partita nemmeno di cartello di campionato, vabbè lasciamo stare è una battaglia dove ormai sono rassegnato”.
La partita che porti di più nel cuore e che ti ricordi di più?
“Non posso non ricordarmi lo scorso Euro-Derby! Cioè, un derby di coppa, di Champions League dello scorso Maggio credo non serva neanche dire quanto sia finito! Lo ricordo perch poi alla fine la partita è andata più liscia di quanto mi aspettassi, difatti dopo i primi 10 minuti della prima partita abbiamo già ipotecato la qualificazione alla finale di Instambul.
Però io mi ricordo che c’è tutto il pregresso, tutta la settimana… Non è che non ho visto partite importanti tipo finali di champions ecc. ma quei 10 giorni son quelli che mi han segnato di più in tutta la mia vita. Infatti mi ricordo che quando non ci eravamo qualificati col Porto ai quarti di finale, che già vedevo 3 italiane in semifinale dopo tantissimi anni, iniziavo a farmi le paranoie.
Lo scorso 18 Marzo c’era a Nyon il sorteggio per i quarti di finale che rischiava di diventare un incubo perché c’erano 3 italiane su 8. Le possibilità di uno scontro tra squadre del proprio paese non dico che erano elevate ma erano quantomeno possibili.
La mia priorità era sicuramente di evitare il derby perché sapevo quello che mi avrebbe provocato interiormente e poi non avrei nemmeno voluto incontrare il Napoli . Per me una sfida tra squadre delle stesso paese nelle coppe non mi piace perché poi ti porti degli strascichi per chissà quanto tempo.
Io nelle grandi notti di coppa preferisco, anche da appassionato di calcio, misurarmi con i Top-Club europei. Poi c’erano le 3 ingiocabili che erano Real Madrid, City e Bayer Monaco e le 2 intermedie con cui potevi stare lì a giocartela che erano Chelsea e Benfica“.
Il giocatore che per te rappresenta di più l’Inter, di questa o di un’altra rosa?
“Beh, nella mia vita il nome è obbligato e si chiama Javier Zanetti, è stato nei primi 10 anni in un periodo storto, quello in cui l’Inter era tra le grandi e faceva fatica a raggiungere i risultati. Infatti più penso a Zanetti e più sento disgusto per dei personaggi di adesso che per dei soldini di commissione o questioni d’ingaggio vogliono cambiare maglia.
Lui, dato che erano 17 anni che non vincevamo il campionato, ha rifiutato club come il Real Madrid dove avrebbe avuto la possibilità di guadagnare di più e di vincere ancora di più. Ma capisco che Zanetti era un’estremità dell’altro senso e capisco che purtroppo quei tempi non ci sono più. Infatti dico sempre che col calcio di adesso le splendide avventure come quelle di Zanetti all’Inter o Totti alla Roma col calcio di adesso non sarebbero state possibili”.
Cosa ne pensi dell’attuale gestione dell’Inter e della proprietà, di Zhang?
“Quando è arrivato nel Giugno 2016 avevamo grandi speranze in lui perché si era presentato con voglia di rilanciare la società che veniva da 5-6 anni non proprio semplici. Dopo l’era Moratti c’è stato l’intermezzo dei 3-4-anni di Thohir e si è pensato più che altro a sistemare i conti però senza ottenere grandi risultati sportivi.
Infatti Thohir è riuscito a rivendere l’Inter ad un prezzo superiore a quello con cui l’aveva acquistata senza aver nemmeno mai portato l’Inter in Champions League. Con Suning dopo un primo anno 2016/2017 dove è stato un po’ così così, aveva speso tanto ma doveva ancora imparare di come si gestisce una società italiana. Quella stagione è stata una delle più complicate che io mi ricordi, infatti sono stati 3 o 4 gli allenatori sulla panchina dell’Inter.
La stagione era iniziata con Mancini che poi si era dimesso, a ferragosto era arrivato De Boer. Dopo una serie di panchine non esaltanti con la splendida parentesi del successo interno con la Juve, la Juve che poi avrebbe fatto la finale di Champions. A fine stagione è arrivato Pioli che ha fatto una striscia di partite importanti ma poi quando aveva capito che, dato il ritardo accumulato nelle prime giornate e dato il grande ritmo che tenevano Juventus, Napoli e Roma e che andavano solo 3 squadre in Champions League, la qualificazione alla massima competizione europea per l’Inter era compromessa.
Per cui i giocatori, sapendo un po’ che Spalletti era il prossimo ad dover approdare a Milano hanno un po’ mollato Pioli per cui la squadra nelle ultime partite ha sbragato. Dall’anno dopo invece con l’arrivo di Spalletti con qualche innesto intelligente si è cominciato a ragionare come si deve ed infatti la squadra è tornata in Champions League dopo 6 anni di purgatorio, infatti una delle trasferte a cui sono più legato e quella di Roma all’ultima giornata dove in una partita spareggio ci siamo qualificati a spese della Lazio di Simone Inzaghi al 4° posto.
La stagione dopo di Spalletti è stata più complicata della prima per note vicende interne alla società per il casino della questione Icardi che ha complicato la stagione della squadra che si è qualificata all’ultima giornata quell’anno ma per me aveva i mezzi per arrivarci più agevolmente.
L’anno dopo con Conte c’è stato un ulteriore step e l’Inter ha cominciato a ritornare credibile poi vincente anche ad alti livelli per quanto riguarda l’ottica nazionale. Il primo anno che poi è stato segnato dalla pandemia più di mezza stagione è stato tutto sommato positivo dove abbiamo provato a tenere il ritmo della Juve per 2/3 di campionato. L’ultima Juventus dei 9 scudetti era ancora più esperta e consolidata e noi siamo arrivati secondi.
Lì c’è stata l’amarezza ad Agosto che infatti mi ha rovinato l’ultima settimana di ferie che è stata la sconfitta in finale di Europa League che però poi è stato lo slancio per la cavalcata tricolore dell’anno dopo. E fin qui sulla parentesi di Suning non posso che non esprimermi positivamente
Dall’estate 2011 in poi col ritorno della conquista dello scudetto dopo 11 anni di attesa l’era Suning ha svoltato in senso negativo.
Data la situazione straordinaria di emergenza perché per 1 anno e mezzo tutti gli stadi erano chiusi, tutte le società hanno avuto dei bilanci disastrosi, la priorità delle società non è stato più quello del raggiungimento dell’obiettivo sportivo ma quanto quello di applicare una politica di contenimento dei costi e di maggior attenzione al bilancio.
Infatti la squadra si è a poco a poco ridimensionata e in effetti nei 2 anni successivi in ottica nazionale non ha raggiunto gli obiettivi che avrebbe potuto raggiungere.
Su tutti lo scudetto 2022 che rappresenta forse la mia maggiore amarezza. Ora, senza rinnegare quanto è stato fatto, credo che la proprietà Zhang debba passare la mano”.
Cosa ne pensi di Inzaghi come allenatore?
“Quando era arrivato era una delle soluzioni post Conte più appetibili perché o ti prendevi Allegri che era abituato a vincere gli scudetti o prendevi Inzaghi che era un allenatore voglioso di fare quello step in più dopo anni di ottimi risultati ottenuti con la Lazio.
Su di lui mi dispiace che come professionista serissimo penda la spada di Damocle dello scudetto perso del suo primo anno che ha fatto dimenticare anche le 2 coppe che sono arrivate. Noi oggi facciamo gli schizzinosi ma se mi dicevi 6 anni fa che avremmo vinto una Supercoppa contro la Juve, una contro il Milan, una coppa Italia battendo Roma Milan e Juventus dicevo, beh insomma mica male.
Secondo me lui si è riabilitato con lo splendido percorso europeo dell’annoi scorso soprattutto con la vittoria nell’euro-derby. Non avesse superato quello scoglio avremmo detto che prima ha perso uno scudetto col Milan, poi li avrebbe fatti andare in finale di Champions e forse sarebbe stata la goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso.
Invece con quello step Simone Inzaghi è diventato quasi un idolo adesso, infatti noto in questo inizio di stagione di cui sono già stato già 2 volte a S.Siro e ci ritornerò per il derby, un interismo da parte del pubblico ed un entusiasmo che non vedevo dagli anni d’oro di Mancini e Mourinho“!
Che aspettative hai per il derby e come stai vivendo questo momento?
“Come si vive di solito una settimana pre-derby, a maggior ragione quando prima di questa partita c’è la sosta di mezzo che interrompe il ritmo del campionato e ci pensi già dal giorno dopo della partita precedente, dal giorno dopo della partita con la Fiorentina.
Dopo la traumatica esperienza della semifinale dell’anno scorso sono un po’ vaccinato, parliamoci chiaro: siamo alla 4a giornata di campionato ed in ogni caso non si decide nulla. Scaramanticamente parlando e vedendo l’ultima volta cosa è successo in un derby, sabato alle ore 18:00 ed alla 4a giornata non posso che essere ottimista.
Infatti i due precedenti sono l’anno dello scudetto di Conte che abbiam perso il derby con la doppietta di Ibrahimovic appunto alla quarta giornata in cui siamo precipitati momentaneamente a -5 dai cugini e poi alla fine si sa com’è finito il campionato.
Anche l’anno scorso una delle partite traumatiche è stato il derby che abbiamo perso 3-2 in cui per 1 ora ci abbiamo capito ben poco e fatti mettere sotto dal Milan sul piano del gioco ma anche soprattutto dell’intensità cui poi ci siamo risvegliati dopo il 3-2 di Dzeko e creato poi azioni pericolose che se non fosse stato per uno strepitoso Maignan potevamo raggiungere il pareggio, poi lì la stagione sappiamo com’è finita con 2 trofei e la finale di Champions a spese dei cugini
Ho sempre approcciato al derby con sensazione positiva, è la partita che io cancellerei dal calendario se dipendesse da me ma che ci vado sempre alla fine con l’idea di andare là e facciamogli vedere che ci sappiamo fare”.
Se potessi dare un messaggio al Mr. o alla squadra per il Derby che cosa gli diresti?
“Mah, premetto che io non sono proprio la persona più adatta per lanciare messaggi specialmente per questo tipo di partita ma userei i toni come se si dovesse trattare di uno sbarco in Normandia. Gli direi di affrontarla tranquillamente perché tanto i giocatori che scenderanno in campo sono quelli che hanno affrontato i derby di questo 2023 per cui gli direi di stare tranquilli perché voi siete sempre gli stessi, sapete come giocano loro.
Siete temprati perché avete vinto derby che contavano più di questo come posta in palio. Giocatevi la partita che è solo un capitolo di una maratona dove avete tutte le possibilità di ottenere l’obiettivo che è nelle vostre corde che è quello della conquista e vittoria dello scudetto”.
Finisci di raccontare la tua scalata ed i tuoi momenti Top a Calcissimo?
“Ho avuto la fortuna di trovarmi bene sin da subito. Mi ricordo la prima volta che dicevo “cavolo magari la prima volta con la telecamera e diverse persone che ci seguono entro un po’ in soggezione” ed invece no! Infatti penso di aver fatto una buona impressione anche all’editore Fulvio Collovati altrimenti non sarei ancora qua ed a fare questa intervista probabilmente.
Ho avuto l’opportunità di conoscere settimana dopo settimana i vari componenti della squadra di Calcissimo. Per il mio modo di fare e per il mio modo di vedere il calcio e di saper partecipare alla conversazione ho creato, anche per merito dei due maestri Drammis e Cantella che sono stati bravi che sono riusciti a commentare, la celebre filosofia del “Carrierismo” che è una simpatica aurea che mi hanno dato i due che ho nominato e che consiste ad aggiungere ad ogni puntata alcuni termini e neologismi che sono stati proposti da me nelle trasmissioni e con cui abbiamo avuto la possibilità di catturare numerosi followers.
Mi capitano persone anche davanti allo stadio che mi fermano e mi chiedono di fare un selfie con loro e questo, personalmente, è anche un motivo di soddisfazione. Vuol dire che se non altro in questo anno di militanza a Calcissimo qualcosa di buono penso di averlo dimostrato”.
Hai parlato di Fulvio Collovati, cosa ne pensi di lui come sportivo e anche come editore?
“Ho avuto la fortuna di conoscerlo a Gennaio e di approfondire il rapporto con lui intervistandolo a Giugno nel periodo di calciomercato e sono molto contento di averlo conosciuto perché si è rivelato un capo molto disponibile ed è stato molto bravo a farmi sentire a mio agio perché era la mia prima intervista che rilasciavo e mi dicevo:
Cavolo intervisto uno che è stato campione del monde ha giocato nel Milan e nell’Inter, contro i più grandi giocatori degli anni ’80. Forse il miglior periodo di splendore della nostra Serie A!
Mi son sentito di ammirarlo molto per la sua tranquillità e per la sua competenza nello spiegare le varie situazioni di campo che noi da tifosi emotivi. Sono molto contento di essere entrato nella sua squadra”!
Vuoi aggiungere tu qualcosa all’intervista?
“Se devo aggiungere qualcosa devo ringraziare voi, Lucia e Beppe e altri che mi avete fatto partecipare per la prima volta Lunedì scorso ad una sorta di salotto che si chiama I TIFOSI DEI SOCIAL in cui ho avuto la possibilità di interagire con altre persone competenti.
Ringrazio Claudio che mi ha anche scritto in privato quando abbiamo finito la riunione e mi ha anche salutato in chat Mercoledì quando ero lì a Calcissimo, e con cui spero di aver fatto solo la prima di una serie di una lunga serie di puntate. So già che mi aspetteranno al varco Lunedì dopo il derby, speriamo almeno di dovermi presentare in una sitazione senza caschetto, ecco!”
Le interviste
Bolognesi (ex Belen Rodriguez): “Allegri il Top, su Chivu…”
Il primo uomo italiano di Belen Rodriguez, e scopritore indiscusso della talentuosa showgirl argentina (quando ancora era una sconosciuta), a tutto campo, senza peli sulla lingua ai nostri microfoni. Simone (nella foto concessa gentilmente: risale a circa oltre 20 anni fa, ai tempi di Aquafan Riccione), negli ultimi anni visto come cavaliere di Uomini e Donne Trono Over, è proprietario con la famiglia del lussuoso Hotel Derby di Milano Marittima. “Bolo-Style” (come lo ha ribattezzato qualcuno nella sua Riccione) non ha bisogno di grandi presentazioni. E’ da sempre un volto conosciuto e stimato nella Riviera Romagnola, considerata anche la sua longeva presenza all’interno di numerosi locali notturni della zona (discoteche e disco-pub), soprattutto in qualità di organizzatore di eventi ed esperto di relazioni pubbliche.
DAL FIDANZAMENTO CON BELEN RODRIGUEZ ALLE APPARIZIONI TV E A QUELL’AMORE PER LA JUVENTUS… MA SU SPALLETTI…
Persona molto schietta e sentimentale, l’ex corteggiatore di Teresanna Pugliese (paparazzato negli anni anche con Diletta Pagliano ex di Leonardo Greco) Simone Bolognesi è celebre appunto per essere stato il primo fidanzato italiano di Belen quando la showgirl argentina è arrivata nel Bel Paese, ben 22 anni fa. La relazione tra Simone e Belen è durata non poco, esattamente due anni, condita da sette mesi di passionale convivenza, avvenuta nell’abitazione del Bolo di Riccione.
Lo abbiamo incontrato lo scorso weekend, proprio nella sua cara e splendida Riviera, non distante dall’Hotel Derby Milano Marittima: ecco cosa ci ha detto in esclusiva, ai nostri microfoni.
Ciao Simone. Da grande tifoso della Juventus cosa pensi dell’arrivo di mister Luciano Spalletti a Torino?
“Devo essere sincero: quel famoso trattamento riservato da Spalletti a Totti, nel post ultima stagione alla Roma, mi aveva messo in grande antipatia il tecnico di Certaldo. Dunque non sono stato affatto contento quando Spalletti è arrivato a Torino. Riconosco però che ora la Juventus ha un altro passo. Luciano ha riqualificato il cervello dei giocatori, ha creato secondo me un gioco anche più divertente”.
So bene che sei rimasto molto deluso dal Derby d’Italia tra Inter e Juventus…
“Direi che veniamo dallo scandalo di Inter-Juventus, match in cui l’arbitro La Penna ha completamente rovinato la partita. Eh già, poteva assolutamente essere un match vinto dalla Juve, che avrebbe rilanciato al tempo stesso il Milan, del mio caro Massimiliano Allegri, verso un secondo posto molto più a ridosso della prima”.
Perché parli di ‘mio caro Max Allegri”?
“Lo sapete… Mi piace davvero tanto Allegri, anche se questa affermazione non metterà tutti d’accordo (ride). Ammetto che l’Inter ha un altro passo in ogni caso”.
“SU CHIVU (INTER) E ALLEGRI (MILAN) PENSO CHE…”: IL GRIDO DI BATTAGLIA DELL’EX BELEN SIMONE BOLOGNESI
Ti piace anche Chivu? Secondo te è un ottimo allenatore? E’ la persona giusta per l’Inter?
“Non so se Chivu ha quell’esperienza giusta per poter portare l’Inter a questi grandi livelli fino in fondo. Un’esperienza che invece il buon Max ha, eccome! Max può fare la differenza al Milan, Chivu non saprei…”.
Chi è il miglior allenatore, a tuo modo di vedere, nella Serie A 2025-26?
“Secondo me l’allenatore che in questo momento unisce capacità di raggiungere risultati e simpatia è sicuramente Allegri. Max magari nel gioco non brilla rispetto ad altri allenatori ma porta risultati. Allegri-Conte? Non calcisticamente parlando, bensì a livello di intrattenitore e carisma non c’è confronto. Vince Allegri in lungo e in largo”
Ah Simone, sei un Anti-Conte quindi…
“Non nascondo che quest’anno l’ex Juve Antonio Conte non vince e piange tutto il tempo (ride, ndr): sui social qualcuno l’ha perfino definito il ‘bambolotto’ Antonino (Gli Autogol…)”
IL PRONOSTICO DEL PRIMO UOMO ITALIANO BELEN RODRIGUEZ SULLA JUVENTUS DI LUCIANO SPALLETTI
Infine, un pronostico… Tornerà la tua Juve ad alti livelli?
“Riguardo alla mia Juventus, devo dire che Spalletti nel complesso sta facendo bene, dando la possibilità alla Zebra Bianconera di tornare a certi livelli. D’altronde Luciano ha riportato il Napoli a vincere. E secondo me potrà portare anche la Juve per l’appunto ai livelli e risultati che merita. Magari non subito, anche con l’aiuto di qualche innesto che magari sceglierà e gestirà lui, visto che quest’anno a Torino ha preso la squadra in corso. Resto, in ogni modo, dell’idea che in Serie A c’è un Milan rinato con l’atteggiamento del grande Max, dopo la brutta stagione rossonera in Serie A 2024/2025”.


ex Belen Rodriguez Simone BOlognesi
Le interviste
Principe Filiberto: “Allegri-Milan? Amo il bel calcio. Su Spalletti..”
Emanuele Filiberto di Savoia in perfetta forma nelle Marche, carico e determinato: “Spalletti uomo giusto per la Juve, sicuramente. Allegri? A me piace il calcio bello in generale”. Emanuele Filiberto di Savoia grande protagonista ieri a Loreto, nelle Marche a due passi dalla splendida Riviera del Conero. Una toccante Santa Messa in suffragio di S.A.R. Vittorio Emanuele di Savoia (scomparso nel 2024) nella Basilica della Santa Casa. Ebbene sì, la bella città di Loreto ha accolto un ospite d’eccezione in una delle location spirituali e culturali più iconiche del Bel Paese.
EMANUELE FILIBERTO DI SAVOIA E IL GRANDE AMORE PER LA JUVENTUS: SUOI COMMENTI E PRONOSTICI SERIE A 2025/2026
Un appuntamento che ha senz’altro unito in queste ore memoria, tradizione e forte simbolismo religioso, richiamando l’attenzione di fedeli, curiosi e appassionati di storia sabauda. Lo abbiamo incontrato proprio davanti alla favolosa Basilica di Loreto per una chiacchierata informale a tutto campo, ricca di spunti calcistici.
Il Principe, sorridente e disponibile, ha parlato della sua passione per la Juventus, del futuro della Serie A e di alcuni protagonisti del nostro calcio e della Nazionale, senza però rinunciare al suo stile: diretto, spontaneo, sintetico ma al tempo stesso molto schietto, a tratti pungente. Insomma, un Principe senza peli sulla lingua, prudente sui pronostici ma attento osservatore del calcio italiano.
PRINCIPE EMANUELE FILIBERTO SU SERIE A 2026 E MONDIALI 2026: “GASPERINI TRA I MIGLIORI? LO DITE VOI. ROBERTO MANCINI? SAREBBE BELLO RIVEDERLO IN SERIE A. SU GATTUSO…”
Ecco cosa ha detto il Principe, grande tifoso Juventus, Emanuele Filiberto di Savoia in esclusiva ai nostri microfoni.
Principe, partiamo dal tema più caldo: i pronostici. Chi vede favorita quest’anno per lo scudetto?
“Io odio fare dei pronostici. Non mi piace sbilanciarmi, soprattutto quando si parla di calcio. È uno sport imprevedibile”.
Lei ha sempre dichiarato il suo amore per la Juventus. Conferma?
“Assolutamente sì. Sono sempre stato tifoso della Juventus, è la mia squadra del cuore. Speriamo sia una stagione positiva”
Dopo la partenza di Tudor… Spalletti è l’uomo giusto per la Juve?
“Sì, è la persona giusta per la Juventus. Il giusto profilo in panchina. Scudetto? Ripeto, assolutamente non stilo alcun pronostico”.
Come vede l’Inter di Chivu?
“Non mi sbilancio, lo ribadisco (sorriso a trentadue denti, ndr). Ma l’Inter è forte sicuramente…”
Le piace il Milan e il gioco di Allegri?
“Allegri? A me piace il calcio bello… (ride, ndr)”.
Gattuso in Nazionale: un tecnico che la convince?
“Uomo di carattere. Speriamo bene per il cammino azzurro verso i Mondiali”.
“IL SAVOIA IN SERIE A? PRIMA INIZIAMO DALLA SERIE C…”: IL GRIDO DI BATTAGLIA SINCERO DI FILIBERTO
Roby Mancini ci ha regalato la gioia degli Europei.. lo rivedrebbe bene in Serie A?
“Sarebbe bello, sicuramente…”
Gasperini della Roma è uno dei migliori allenatori italiani?
“No. Perché dite così?”
Secondo noi sì. Gioca bene a calcio, è uno dei migliori” “Questo lo dite voi… (altro sorriso sincero, ndr)”
Il suo Savoia in Serie A: lo aspettiamo presto…
“No (sorriso scaramantico, ndr). Prima iniziamo dalla Serie C l’anno prossimo…
In bocca al lupo allora Principe… “Speriamo, Crepi il lupo…”
Grazie per la disponibilità e professionalità… “Grazie a voi”.


Le interviste
ESCLUSIVA CS – Giancarlo Ratti: “L’Inter oggi è più unita e molto lo si deve a Chivu. Sono “Mourinhiano” perso! Mercato? Siamo a posto così…”
L’attore, speaker radiofonico e grande appassionato di calcio, Giancarlo Ratti si è raccontato in esclusiva ai nostri microfoni in una lunga intervista che ha intrecciato carriera, ricordi e la grande passione nerazzurra.
Dalla radio al grande successo dei Cesaroni, Giancarlo Ratti non ha mai smesso di dichiarare il suo amore per l’Inter. Assieme a lui abbiamo ripercorso il suo legame nerazzurro, analizzando poi il mercato e i prossimi obiettivi della squadra di Chivu.
Di seguito, l’intervista di Giancarlo Ratti.
Le parole di Giancarlo Ratti
Come nasce il suo tifo per l’Inter?
«Sono nato a Rovereto nel ’57 e nei primi anni ’60 il calcio non era accessibile come oggi: la domenica si vedeva in televisione solo il secondo tempo di una partita e il resto lo si seguiva alla radio grazie a “Tutto il calcio minuto per minuto”. Crescendo in una regione senza squadre in Serie A, all’oratorio si tifava quasi esclusivamente Juventus, Milan o Inter. Non so spiegare esattamente perché scelsi i nerazzurri, ma da quel momento non li ho più lasciati.»
In oltre sessant’anni da tifoso avrà vissuto emozioni di ogni tipo…
«Senza dubbio. L’Inter mi ha regalato tante gioie, ma anche momenti amari, che però ho sempre superato facilmente. Mi stupisce vedere quanto alcune persone vivano le sconfitte come drammi. Io dico sempre che nella vita le vere tragedie sono altre…
Ho avuto la fortuna di vedere, seppur negli ultimi anni, l’Inter di Angelo Moratti, con Mazzola, Jair, Suárez e Mariolino Corso. Poi ci sono stati gli anni di Mourinho, indimenticabili ancora oggi, soprattutto grazie a lui. Confesso di avere un debole per José. Basta guardare cosa è riuscito a fare l’altra sera contro il Benfica per rendersi conto di che grande allenatore sia ancora.»
E invece che mi dice dell’Inter delle ultime stagioni?
«Con Inzaghi, lo ammetto, non ho mai avuto un grande feeling e lo trovavo troppo statico nelle scelte. Ti faccio un esempio: arrivato il 60’, sapevi già che Di Marco sarebbe uscito per Carlos Augusto.
Chivu, invece, mi sembra abbia rigenerato diversi giocatori, come Zieliński, che l’anno scorso era finito ai margini. Gestisce meglio la rosa e le rotazioni, anche perché oggi in attacco c’è un quartetto più forte rispetto alla scorsa stagione. In questo senso siamo fortunati, soprattutto se guardiamo a squadre come la Roma.»

Ange-Yoan Bonny, Lautaro Martinez e Marcus Thuram ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Con il mercato agli sgoccioli, l’Inter dovrebbe intervenire ancora?
«Non è semplice dirlo. Si parla molto della necessità di un vice-Dumfries, ma io vado un po’ controcorrente: darei più fiducia a Luis Enrique, pur non essendo un campionissimo. Sta vivendo una forte pressione e va sostenuto.
In generale credo anche che alternative come De Vrij, Bisseck e Carlos Augusto siano più che affidabili. A mio avviso la squadra è competitiva così com’è.»
Accoglierebbe un ritorno di Perišić?
«Onestamente no. All’Inter ha già dato tutto e a 37 anni credo sia giusto guardare oltre. Preferirei che il club investisse sui giovani, come avviene spesso all’estero.
Allo stesso modo non capisco l’interesse per Moussa Diaby. È un giocatore che guadagna 15 milioni in Arabia e in Europa pretenderebbe comunque cifre altissime. È una dinamica che non condivido affatto.»
Cosa è cambiato maggiormente dopo la disfatta del 31 maggio?
«Chivu ha avuto un ruolo determinante. È riuscito a ricompattare uno spogliatoio che era completamente a pezzi dopo quella batosta in finale di Champions. Apprezzo molto anche il suo modo di porsi in conferenza stampa, sempre chiaro e diretto. La squadra lo segue e non ho notato particolari tensioni legate alle sostituzioni, fatta eccezione per qualche episodio isolato con Lautaro.»
Restando in tema Champions: ai playoff sarà Inter-Bodø/Glimt, anche se si poteva evitare…
«Sul sorteggio dico che, tutto sommato, è andata bene. In generale credo che il percorso europeo dell’Inter sia stato positivo finora. Abbiamo perso contro il Liverpool per un rigore piuttosto dubbio, ma la vera battuta d’arresto è stata contro l’Arsenal. Lì siamo stati messi sotto e loro hanno saputo colpire le nostre debolezze, soprattutto sui calci piazzati.»

ESULTANZA INTER ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
In campionato, invece, l’Inter domina spesso ma fatica negli scontri diretti: come se lo spiega?
«A volte la squadra paga dei cali di tensione mentale. Ho sempre avuto l’impressione che renda al massimo quando parte bene: se invece va sotto, fatica a riprendere il controllo della gara. Quello che mi pesa di più è aver perso così tanti derby contro il Milan…»
Sugli obiettivi stagionali, dove dovrebbe puntare l’Inter?
«Per scaramanzia ti rispondo: Coppa Italia. Lo Scudetto, purtroppo, lo abbiamo perso anche per un pizzico di sfortuna, soprattutto l’anno scorso…il gol sbagliato da Arnautovic ci sarebbe valso il titolo, perso poi per un solo punto.
Al di là dei trofei, però, sono soddisfatto del fatto che l’Inter sia sempre competitiva e in lotta per obiettivi importanti. Il rischio però è che tra vent’anni si guarderanno solo i titoli vinti, perché – si sa – alla fine ci si ricorda solo di chi vince.»
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