Focus
Serie A, entrate e spese: in rosso Juventus, Roma e Napoli
Con i dati degli ultimi 5 anni si è potuto stilare una classifica , positiva e negativa, dei bilanci delle squadre della nostra Serie A.
Nell’ultimo lustro infatti il campionato italiano ha sempre dovuto confrontarsi con realtà economiche sempre più complesse. Come prova infatti ci sono i bilanci dei trasferimenti effettuati dai club di Serie A. Tali bilanci vanno a dare per bene l’idea dello sproporzionato divario tra le spese e gli incassi di mercato.

Kaunas, Lithuania – 2023 August 10: Italy football league Serie A team Turino Juventus. High quality photo
Serie A: i bilanci a confronto
In questo contesto l’Inter risulta l’unica tra le big del nostro campionato a presentare un bilancio in positivo. Per la squadra nerazzurra un attivo di 73.9 milioni di euro negli ultimi 5 anni (5o posto). C’è da dire però che, se si vanno a prendere sia la stagione passata che l’odierna (quest’estate), il Biscione ha chiuso con -59.8 milioni l’anno scorso e -41.3 in questo momento.
Quello in cui trova più difficoltà la squadra del neo allenatore Chivu è quella di non riuscire a piazzare alcuni giocatori che, per età o ingaggio, risultano difficoltosi da sistemare.
Discorso che riguarderebbe anche la Vecchia Signora. La Juventus infatti è alle prese con il peso economico rappresentato da Vlahovic. I bianconeri, difatti, occupano il primo posto per il peggior passivo negli ultimi 5 anni. Per la squadra di Tudor dal 2021/2022 una negatività di oltre 260 milioni di euro (262.9 per la precisione).
Un percorso condiviso però anche dal Milan. I rossoneri si prendono il secondo gradino del podio, con un negativo di 241.4 milioni. Un bilancio comprensibile visti i mercati economicamente dispendiosi dell’ultimo lustro che non hanno portato sempre i risultati aspettati. Conclude il podio il Como di Fabregas. Il passivo dei lagunari rasenta i 200 milioni di euro (196.7). Un rosso che supera di gran lungo quello delle romane messe insieme (88.1 per la Roma e 31.9 per la Lazio).
Nonostante gli ultimi due Scudetti negli ultimi tre anni anche il Napoli di Antonio Conte chiude in rosso. Per i partenopei -85.4 milioni di euro, con però un leggero attivo di 13.2 milioni nel mercato 2025/26.
Importante segnalare l’attivo di 119.6 milioni di euro per l’Atalanta del neo tecnico Ivan Juric, seguita da Verona (+109) e dal Sassuolo (+102).
Focus
Napoli, accadde oggi: la prima al Maradona del 2025
Oggi, 1 anno fa, il Napoli ospitava il Verona per la 20a giornata della Serie A 2024/25. I Partenopei vogliono vincere per rimanere in testa al campionato.
Dopo le due sconfitte in tre giorni contro la Lazio, la squadra di Conte si riscatta subito. Arrivano 4 vittorie consecutive contro Udinese, Genoa, Venezia e Fiorentina. Arriva anche il sorpasso in classifica sulla capolista, ovvero l’Atalanta.
Dopo aver aperto il 2025 con una vittoria per 0-3 al Franchi, i Partenopei giocano la prima partita dell’anno al Maradona contro il Verona. Dopo un periodo complicato, i gialloblù sono riusciti ad ottenere 7 punti nelle ultime 4 partite. Gli uomini di Paolo Zanetti sognano il colpaccio al Maradona per allontanarsi dalla zona retrocessione.
Napoli-Verona, 12 gennaio 2025

Frank Zambo Anguissa ( FOTO SALVATORE FORNELLI )
Per il Napoli non giocano Buongiorno (infortunato) e Kvaratskhelia (ad un passo dal PSG). Al loro posto giocano Juan Jesus e Neres. Zanetti, invece, decide di affidarsi alla coppia d’attacco Sarr-Tengstedt che gioca davanti a Suslov. Indisponibili Tchatchoua e Serdar per squalifica, e Frese ed Harroui per infortunio.
I Partenopei ci mettono solo 5 minuti a sbloccare la partita. Scambio tra Di Lorenzo e Lukaku, il capitano dei Partenopei tira, il pallone rimbalza sulla schiena di Montipò dopo aver colpito il palo, ed entra in porta.
Pochi minuti dopo il gol del vantaggio, i padroni di casa sfiorano due volte il gol del raddoppio. Prima Anguissa si divora il gol davanti alla porta, poi un tiro da limite di Lukaku esce di poco. Poco dopo, il Verona ha la sua prima palla gol, con un colpo di testa di Tengstedt. Il tiro dell’attaccante danese finisce alto di poco. Alla mezz’ora di gioco arriva un’altra occasione da gol per i Partenopei. Grande giocata di Neres in area di rigore, che poi serve McTominay: lo scozzese, però, calcia alto.
Il secondo tempo inizia con tre occasioni da gol per la squadra di Conte nei primi 5 minuti. Prima Montipò manda in calcio d’angolo un tiro di McTominay, poi Faraoni salva sulla linea un colpo di testa di Rrahmani (concedendo un altro angolo), infine Rrahmani ci riprova di testa ma la palla va fuori.
Poco dopo arriva il gol che praticamente chiude la partita: scambio tra Di Lorenzo ed Anguissa che poi la passa a Lukaku, il belga la restituisce all’ex centrocampista del Fulham che, a 25 metri dalla porta, batte Montipò con un tiro potente (61′). Il centrocampista camerunense dedica il gol al piccolo Daniele, tifoso del Napoli di 12 anni scomparso la settimana precedente per un male incurabile.
Dopo il gol del 2-0, la partita non regala particolari emozioni oltre una parata di Meret su Kastanos, e un tiro di Ngonge da fuori area. Con questa vittoria, dunque, i Partenopei vanno a +4 sull’Inter, che però ha 2 partite in meno da giocare.
Focus
Il peso delle scelte tattiche durante una partita di calcio
Durante una partita ogni scelta dell’allenatore può cambiare tutto: dati, analisi e istinto aiutano a capirle, ma il calcio resta imprevedibile.
Sabato sera guardavo Atalanta-Napoli. Sessantacinquesimo minuto, 1-1, Gasperini toglie un centrocampista e mette un attaccante. Dieci minuti dopo l’Atalanta segna e vince. Mio padre mi fa: “Vedi? Ha azzeccato il cambio”. Ma era davvero quello giusto? O semplicemente è andata bene?
Questo è l’interrogativo che mi pongo ogni volta. Le scelte tattiche dell’allenatore – quando cambiare, chi mettere, come modificare il modulo – pesano tantissimo sul risultato. Ma quanto? E come capire se una scelta era giusta anche quando va male? Il bello del calcio moderno è che adesso possiamo analizzare queste decisioni con strumenti impensabili fino a pochi anni fa. Piattaforme come spinfin permettono di scomporre ogni scelta tattica nei suoi elementi fondamentali, mostrando con dati concreti l’impatto reale di una sostituzione o di un cambio modulo sul flusso della partita. Ma anche con tutti i dati del mondo, a volte è solo istinto. E fortuna.
Quando tutto si decide in panchina
Gli allenatori dicono che “la partita si prepara durante la settimana”. Vero. Ma poi arrivi a sabato e il trequartista ha la febbre. Oppure l’avversario schiera un modulo diverso. E devi decidere. In trenta secondi. Milan-Inter di due anni fa. Pioli aveva preparato tutto. Inzaghi a sorpresa mette Calhanoglu trequartista. Pioli deve cambiare. Modifica marcature, sposta Bennacer, blocca Theo. Cinque minuti. Il Milan perde 3-0.
Colpa sua? Difficile dirlo. Forse sarebbe andata peggio. Ma questo è il peso delle scelte – le fai, vedi il risultato, tutti giudicano. Vinci, sei un genio. Perdi, sei un incompetente. Nel calcio moderno gli allenatori hanno troppo da gestire. Non solo il modulo. Distanze, pressioni, movimenti senza palla. Cambia ogni tre minuti. E tu devi vedere tutto, capire tutto, correggere tutto. In tempo reale.
Le sostituzioni che cambiano le partite (o no)
| Tipo di sostituzione | Momento | Rischio | Impatto |
| Difensore per attaccante | 60°-75° | Altissimo | Può vincere o crollare |
| Attaccante per attaccante | 70°-80° | Basso | Dipende dalla forma |
| Centrocampista tattico | 55°-65° | Medio | Cambia equilibrio |
| Cambio per infortunio | Quando capita | Variabile | Destabilizza |
| Tripla sostituzione | 60°-70° | Medio-alto | Ridisegna |
Ogni allenatore ha il suo timing. Alcuni aspettano il 60° come regola. Altri cambiano al 45°. Non esiste scienza esatta. Mourinho aspetta l’80°, a volte l’85°. Se tiene, non toccare. Gasperini fa quattro cambi tra 60° e 70°. De Zerbi cambiava a metà primo tempo.
Chi ha ragione? Entrambi. Dipende dalla partita, dal momento. È scienza o arte? Un mix. Ci sono dati – chi ha corso di più, chi cala, quale zona è scoperta. Ma serve istinto. Quella sensazione che dice “adesso cambio” anche se i numeri dicono no. Il Napoli vinceva con sostituzioni assurde. Toglieva Kvara per Elmas. Proteste. Poi Elmas segnava. Fortuna? Programmazione? Feeling? Tutte e tre.

Eljif Elmas ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Quando il piano A salta e serve il piano B
Il calcio moderno ti obbliga ad avere piani alternativi. Perché quello che prepari raramente funziona. L’avversario fa qualcosa di inaspettato. Un giocatore si fa male. Prendi un gol dopo cinque minuti. E devi improvvisare. Gli allenatori migliori sanno reagire. Guardiola ne è il maestro. Cambia modulo tre volte in una partita. Parte 4-3-3, passa a 3-2-5 in attacco, si chiude 4-4-2 quando difende. Tutto fluido, tutto studiato.
Ma serve coraggio. Cambiare modulo è rischioso. Confonde i giocatori, rompe equilibri, crea buchi. Spesso gli allenatori preferiscono perdere con il loro piano piuttosto che rischiare modifiche improvvisate. Poi ci sono momenti di follia tattica. Zeman che sotto 2-0 toglieva un difensore per un attaccante. Bielsa che faceva pressing totale anche 3-0 sotto. Scelte suicide. A volte funzionavano, a volte no. Ma erano coerenti.
Io rispetto questi allenatori più dei pragmatici. Hanno il coraggio delle idee. Anche quando perdono, perdono alla loro maniera. Non come certi che cambiano sistema ogni settimana.
Il calcolo impossibile della scelta giusta
Il problema vero: non puoi mai sapere se hai fatto la scelta giusta. Vedi solo il risultato. E il risultato dipende da mille fattori che non controlli. Fai una sostituzione sensata. Il giocatore sbaglia un gol. Colpa tua? Tecnicamente no. Praticamente tutti ti danno dell’incompetente. Oppure fai un cambio assurdo, funziona per caso, e diventi genio. Ma era una cazzata. Hai avuto culo. Chi può dirlo? I dati aiutano ma non risolvono. Vedi che il centrocampista ha corso meno. Lo sostituisci. Ma magari nei prossimi dieci minuti la sua esperienza sarebbe stata determinante. Come saperlo?
Le scelte tattiche sono scommesse continue. Informazioni parziali, analizzate in tempo reale, risultati dopo trenta secondi. Zero possibilità di tornare indietro. Gli allenatori che ammiro ammettono gli errori. “Ho sbagliato il cambio”. Oppure: “Ha funzionato ma non ero sicuro”. Questa onestà è rara. Il peso lo portano loro. Noi dalla poltrona diciamo quello che vogliamo. Loro decidono. In cinque secondi. Con milioni che guardano. Un risultato che può costarti il posto. Non invidio il loro lavoro. Ma lo rispetto. Ogni partita è un esame pubblico. Non esistono risposte garantite. Solo scelte, conseguenze, e speranza di aver fatto il meglio.
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Roma, il monito del Gasp: una società presente vale più dei punti
Oggi il tecnico della Roma è tornato a parlare dopo il silenzio di Lecce ed il confronto a Trigoria con la società alla vigilia del match contro il Sassuolo.
Dopo giorni di silenzi, supposizioni e confronti oggi Gian Piero Gasperini è tornato a parlare ai giornalisti. Il tecnico della Roma dopo la trasferta di Lecce aveva scelto di non lasciare dichiarazioni ai cronisti, lasciando intendere un suo malcontento per la situazione attuale della squadra e per l’insoddisfazione dal fronte del calciomercato.
Gasperini non parla di mercato: ecco i temi affrontati
Gasperini ha risposto alle domande nella conferenza stampa di Trigoria alla vigilia del match di domani contro il Sassuolo all’Olimpico. Ovviamente sono state tante le domande sul mercato, a cui il tecnico giallorosso ha però glissato, passando la palla agli stessi giornalisti e dicendo che quello che sa è quello che legge ed ascolta dagli stessi giornali.
Gasperini ha poi risposto riguardo il confronto andato in scena un paio di giorni fa con Ryan Friedkin e Claudio Ranieri, dicendosi contento ed auspicandosi che non sia stato un summit isolato. L’allenatore della Roma ha poi ribadito in più occasioni che la presenza del vicepresidente giallorosso a Trigoria vale più degli attuali 36 punti in classifica della squadra.

Rome, Italy 20.01.2024: Dan e Ryan Friedkin sitting in the stands watching the Italian Serie A TIM 2023-2024 football match AS Roma vs Hellas Verona at Olympic Stadium in Rome.
Le parole di Gasp fanno riflettere sul presente e sul passato della Roma
Una frase pronunciata quattro volte da Gasperini, a sottolineare di come il confronto tra allenatore e società non debba essere solamente circoscritto ad episodi isolati, ma piuttosto un’abitudine (sana) da mantenere. Una costante che deve essere la base per la costruzione di una visione comune che possa continuare a mantenere la Roma in alto.
A qualcuno le parole di Gasperini sono sembrate un flashback del passato, o forse un monito affinché il passato non possa più ripetersi. Ed i riferimenti sono fin troppo facili: Mourinho e De Rossi. Troppo spesso i due allenatori, specialmente il portoghese, avevano lamentato l’assenza della società all’interno delle mura del Fulvio Bernardini per potersi confrontare.

GIAN PIERO GASPERINI PENSIEROSO ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
La figura di Ranieri, evidentemente, non basta, anche se Gasperini in conferenza stampa ha ribadito che il rapporto con il Senior Advisor giallorosso è ottimo, nonostante l’ex tecnico del Leicester fosse mancato nelle ultime settimane per un’operazione al ginocchio. Ranieri è un consulente esterno, una figura che funge da consigliere e da collante tra squadra e società, ma non è la società, come detto da lui stesso al momento del suo insediamento.
Gasperini ha bisogno della società perché la Roma ha bisogno della società. Serve una presenza costante, un decision maker con il quale costruire un confronto continuo sul presente e sul futuro della squadra. Occorre un rapporto quasi quotidiano per non ricadere negli errori del passato che hanno impedito alla Roma di mantenere una continuità progettuale. E proprio per questo le parole di Gasp sono un monito ai Friedkin e a tutti i naviganti: insieme si va lontano ancora di più.
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