Focus
Parma, salvezza centrata: Chivu guida la rinascita
Il Parma conquista la salvezza con una splendida rimonta a Bergamo. Cristian Chivu, arrivato tra i dubbi, ora è pronto a guidare il progetto del futuro.
Il Parma vince in rimonta sul campo dell’Atalanta e conquista una salvezza meritata e sofferta, ma che oggi profuma di nuova partenza. Una salvezza che porta inequivocabilmente il nome di Cristian Chivu, subentrato lo scorso febbraio tra scetticismo e dubbi, dopo aver allenato soltanto le giovanili dell’Inter.
Il tecnico rumeno ha saputo ribaltare mentalità e assetto tattico, adattando il gioco alle caratteristiche dei suoi uomini: un calcio più aggressivo ma anche più solido e organizzato, soprattutto nella fase difensiva.
I numeri parlano chiaro: 16 punti in 13 partite e tanti risultati pesanti, come le vittorie contro Bologna e Juventus e i pareggi con Napoli, Inter, Lazio e Fiorentina.
La gara contro l’Atalanta è forse il manifesto più chiaro dell’identità costruita da Chivu: un primo tempo brillante, con tante occasioni costruite e solo un super Carnesecchi a negare il vantaggio. Poi i due gol subiti su disattenzioni, che avrebbero tagliato le gambe a chiunque. Ma non al Parma di Chivu.

I TIFOSI DEL PARMA ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Parma, conferma meritata: ora Chivu costruirà il futuro
Nonostante la salvezza fosse già automatica visti i risultati dagli altri campi, la squadra è rientrata in campo nella ripresa con la stessa intensità, ribaltando il punteggio grazie ai gol di Hainaut e alla doppietta del solito Ondrejka, diventato il simbolo della riscossa ducale in questi mesi. È proprio questo spirito a rappresentare al meglio il lavoro di Chivu, che ha saputo dare un’anima a un gruppo che sembrava smarrito.
Ora, dopo aver conquistato la permanenza in Serie A, il tecnico si prepara a un’estate cruciale: la società dovrà fare i conti con diverse partenze, su tutte quella ormai scontata di Bonny, ma con una certezza in più in panchina. Chivu avrà la possibilità di costruire una squadra a sua immagine e somiglianza, per puntare a una salvezza più tranquilla e, chissà, gettare le basi per qualcosa di ancora più ambizioso.
Focus
Calciomercato, quando Haaland annunciò che avrebbe giocato in Spagna
Erling Haaland è uno degli attaccanti più forti del mondo al momento. Prima del suo arrivo al Man City, si parlava di un suo futuro in Liga.
Si era già fatto notare per i suoi 9 gol in una partita per la Nazionale Norvegese Under 20 in una partita dei Mondiali Under 20 nel 2019 contro l’Honduras. Dopo aver incantato con il Salisburgo, Erling Haaland finisce nel mirino di diverse big europee. Nel gennaio del 2020 andrà al Borussia Dortmund: l’esordio è da sogno, visto che segna subito una tripletta.
Prima di unirsi al Man City nell’estate del 2022, Haaland trascorre due anni fantastici con il Dortmund (89 gol in 86 partite). Dal suo arrivo a Manchester, l’attaccante norvegese continua a segnare gol a ripetizione (170 gol in 149 partite). E pensare che quando era al Borussia Dortmund, si parlava di un suo approdo in Liga.
Calciomercato, Haaland nel 2022: “L’anno prossimo giocherò in Spagna”

Siamo nel 1 gennaio 2022, e il bomber norvegese sta festeggiando Capodanno in Spagna, a Marbella per l’esattezza. A un certo punto un gruppo di ragazzini lo riconosce, e scattano alcuni selfie insieme a lui. A un certo punto, uno dei ragazzi chiede ad Haaland quali sono le sue scelte per il futuro. L’attaccante, all’epoca del Borussia Dortmund, risponde così: “L’anno prossimo giocherò qui in Spagna”.
Poche ore dopo, le parole di Haaland si trovano sulle pagine web dei principali quotidiani spagnoli, e non solo. Queste dichiarazioni fanno pensare ad una sola cosa: in estate, una tra Barcellona e Real Madrid acquisterà il bomber norvegese.
Il Presidente del Barcellona, Joan Laporta, inizia ad avere dei colloqui con l’agente di Haaland, Mino Raiola (agente anche di Ibrahimovic, Donnarumma, Hamsik, Insigne). Nel frattempo, il Presidente del Real Madrid, Florentino Perez, ha già designato il calciatore un galactico degno del Bernabeu.
Tra le due big spagnole, la squadra favorita per l’acquisto di Haaland per l’estate del 2022 sembra essere il Real Madrid. Alla fine, però, sappiamo tutti come andrà a finire.
Focus
Atalanta-Roma: il ritorno di Gasperini a Bergamo
Dopo 10 anni il tecnico della Roma affronterà da avversario l’Atalanta, la squadra che l’ha consacrato come uno dei più grandi tecnici della Serie A.
Quattrocentotrentanove partite. 228 vittorie, 102 pareggi e 109 sconfitte. Un’Europa League, una finale di Supercoppa Europea, tre finali di Coppa Italia.
Questi i numeri di Gian Piero Gasperini come tecnico dell’Atalanta. Ma i numeri non sono tutto, o forse lo sono solo in parte. Gasperini all’Atalanta è stato molto di più. E’ stato un ispirazione, una tendenza, un qualcosa che rimane anche dopo, e proprio per questo la sfida di sabato sera tra Atalanta e Roma sarà una gara speciale per lui.
Dopo dieci anni alla guida dei nerazzurri Gasperini torna a Bergamo come tecnico della Roma. Fino ad un anno fa sembrava impensabile per vari motivi, lui che era l’allenatore di una squadra che con quella giallorossa ha ben poco in comune. Ed invece la Roma ha scelto lui per provare a ripartire dopo una stagione che solamente Ranieri era uscito a salvare.

GIAN PIERO GASPERINI SORRIDENTE ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Quando Gasperini incantò l’Europa con la sua Atalanta
Lo stesso ragionamento che la dirigenza dell’Atalanta fece nell’estate del 2016 quando, il 1d giugno, scelse Gasperini come tecnico. Dopo il fallimento all’Inter ed il ritorno in Genoa non tutti credevano che Gasperini potesse mai riuscire a fare quel salto di qualità, eppure dopo dieci anni quello stesso Gasperini è diventato uno dei migliori tecnici del nostro campionato e d’Europa.
Il suo gioco, i suoi schemi, le sue idee sono diventate nel corso di questi anni un punto di riferimento, anzi, un modello che in tanti tecnici hanno cercato di emulare, seguire, copiare o riadattare a secondo del proprio credo. Il gioco dell’Atalanta di Gasperini ha incantato in Italia e in tutto il Vecchio Continente, e la finale di Europa League del 2024 contro il Leverkusen è stato il manifesto del gasperinismo in tutto e per tutto.
Ed ora Gasperini torna proprio lì, dove tutto è cominciato. Dove Gasperini è diventato Gasperson, ma adesso ci ritorna da avversario. Ci ritorna da tecnico della Roma, di quella stessa Roma a cui proprio lui, ad aprile, aveva messo la parola “fine” sui sogni di un piazzamento Champions, battendola per 2-1.
E sulla panchina della Roma quella volta c’era Claudio Ranieri, la stessa persona che poi due mesi dopo lo sceglierà come tecnico dei giallorossi. Uno strano incrocio di storie e di flashback, come d’altronde è sempre il calcio. Addii e ritorni, senza mai dimenticarsi di dove si è stati bene.
Focus
Atalanta, ma Krstovic? Da erede di Retegui a ombra di Scamacca
L’ultimo mese dell’Atalanta è stato decisamente positivo dal punto di vista dei risultati. Lo stesso non si può dire per una delle punte, Nikola Krstovic.
Il montenegrino ha perso spazio e considerazione, nonostante le reti stentino comunque ad arrivare. Dall’arrivo di Palladino infatti, la Dea ha gonfiato la rete 7 volte in 6 partite.
Atalanta, il mistero di Krstovic: non soddisfa Palladino?
Il 2025 della società orobica è stato quello del cambiamento che ha visto Gian Piero Gasperini salutare dopo 9 anni tra sofferenze e incredibili successi. I primi mesi dopo l’addio dello storico tecnico sono stati abbastanza complicati, con la nomina di Ivan Juric, tra le incertezze dei tifosi, come nuovo allenatore.
L’inizio di stagione però si è rivelato all’altezza della aspettative, sia in Serie A che in Champions League, culminato con l’esonero del croato (ritenuto inizialmente il naturale successore del Gasp) e l’arrivo di Raffaele Palladino. L’ex Monza e Fiorentina ha preso subito in mano la situazione e il trend è cambiato (suggellato con la vittoria sul Chelsea).
Alcune situazioni però sembrano attualmente irrisolte, una su tutte quella legata a Nikola Krstovic. In estate l’Atalanta l’ha prelevato dal Lecce per circa 25 milioni di euro, circa gli stessi investiti un anno prima per portare in nerazzurro Mateo Retegui (poi capocannoniere della Serie A). Con questo presupposto, molti tifosi hanno maturato l’idea che il montenegrino potesse essere la risposta della società alla cessione di Retegui in Arabia Saudita e inizialmente anche i fatti hanno iniziato a sostenere questa tesi.
I primi gol in maglia nerazzurra segnati contro il Torino a settembre, oltre ai 3 assist complessivi contro Parma e Lecce, avevano forse illuso che il giocatore potesse non far rimpiangere l’italo argentino, considerando anche l’assenza forzata di Scamacca causa infortunio. Invece dal ritorno dell’attaccante romano, Krstovic ha avuto minutaggio sempre più limitato (dalla gara contro l’Udinese sono 155 minuti i minuti disputati sui circa 720 disponibili).
Complice il poco impiego inoltre, diventa complicato anche trovare ritmo partita e incidere in prima persona sui risultati della squadra. Anche senza Lookman, impegnato in Coppa d’Africa, Krstovic fatica comunque a trovare spazio e sembra proprio a questo punto che Palladino non sia soddisfatto del suo rendimento sia in campo che in allenamento. L’ombra di Scamacca è sicuramente un fattore ma viste le multiple competizioni, che vedono la Dea ancora in corsa, un po’ di spazio in più ce lo si aspetterebbe.

Nikola Krstović guarda avanti ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
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