Focus
Milan, Gimenez: tre mesi per decidere il suo futuro: Allegri sarà decisivo
“Gimenez, tre mesi per vendersi l’anima al Diavolo”: il Milan valuta il futuro del messicano tra alti investimenti, adattamento tattico e gol da confermare
L’odierna edizione del Corriere della Sera esordisce così: “Gimenez, tre mesi per vendersi l’anima al Diavolo”, asserendo al fatto che al termine di quel lasso di tempo che va da settembre a dicembre, il futuro di Santiago Gimenez a Milano sarà delineato.
Ma partiamo dal principio. Il messicano è arrivato al Milan lo scorso gennaio, a fronte di un investimento tutt’altro che irrilevante: 35 milioni di euro, bonus compresi. Una cifra importante, che la società rossonera ha deciso di mettere sul piatto per provare a risollevare una stagione al di sotto delle aspettative, puntando su uno dei giovani attaccanti più promettenti del panorama internazionale. Un’operazione dettata anche da esigenze numeriche, dopo la cessione di Morata.
Milan, il peso del paragone con Kakà e Shevchenko.
L’inizio era stato incoraggiante: un assist a Felix in Coppa Italia contro la Roma, che aveva subito acceso l’entusiasmo dei tifosi. In molti, forse spinti da un pizzico di nostalgia, avevano iniziato a fantasticare su una nuova coppia dei sogni in rossonero, ispirata a quella leggendaria formata da Kakà e Shevchenko.
Un’illusione parzialmente smascherata col passare delle settimane, che ha sì evocato i fasti del passato, ma più nel ricordo del crepuscolo che dell’apice di quella mitica coppia. L’accostamento tra Felix e Gimenez, infatti, sembra oggi avvicinarsi più al ritorno in rossonero di Kakà e Shevchenko, piuttosto che alla loro prima e indimenticabile versione.
Un parallelismo amaro, soprattutto per l’ucraino, che dopo aver lasciato il Chelsea per motivi familiari — come annunciato in conferenza stampa — fu bollato dalla stampa inglese come uno dei peggiori affari di mercato del decennio. Tornato al Milan in prestito, Sheva collezionò 18 presenze senza mai andare a segno (una in meno di Gimenez), per poi disputare una sola ulteriore partita con il Chelsea prima di essere ceduto a parametro zero alla Dinamo Kiev, dove chiuse la carriera.
Malgrado le alte aspettative — forse eccessive — che hanno in parte travisato la sua esperienza milanese, l’apporto di Gimenez alla causa rossonera non può certo essere definito fallimentare.
Con 6 gol in 19 presenze, il “Bebote” ha comunque lasciato un segno, registrando una rete in più e una presenza in più rispetto al secondo ciclo di Shevchenko al Milan. Numeri che, seppur lontani da quelli sperati, non rappresentano certo la causa del deludente ottavo posto in campionato.
La radice del problema, semmai, va cercata più a monte. Acquistare un attaccante come Gimenez, proveniente da un campionato profondamente diverso e da una cultura calcistica quasi agli antipodi rispetto a quella italiana — cresciuto tra Messico e Argentina (rispettivamente la sua nazionale e il suo paese nativo, anche se ha giocato solamente per il Cruz Azul in carriera), e di conseguenza in un campionato che incarna un calcio più istintivo e verticale rispetto al tatticismo della Serie A — comportava rischi evidenti.
Mai realmente entrato nelle gerarchie degli undici titolari, il messicano ha faticato a trovare continuità e minutaggio utile per ambientarsi e imporsi, soprattutto in un contesto tecnico e mentale come quello rossonero, in evidente difficoltà già a inizio anno. E se da un lato il fisico non rappresenta certo un limite per lui, dall’altro è proprio l’adattamento tattico e mentale ad aver rallentato la sua definitiva esplosione.
l’ultimatum dei rossoneri
Secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, al momento non è giunta alcuna offerta concreta per Giménez. Per questo motivo, il Milan — in piena sintonia con Allegri — ha deciso di non affrettare le valutazioni, prendendosi del tempo per analizzare con maggiore lucidità il profilo del centravanti messicano.
Pur non avendo ancora convinto appieno la dirigenza e lo staff tecnico, il club è consapevole dell’investimento importante sostenuto e delle qualità che l’ex Feyenoord ha dimostrato nei Paesi Bassi. La scelta definitiva sul suo futuro, si legge, verrà presa solo nel mese di gennaio.
Nel frattempo, questi tre mesi rappresenteranno una sorta di “ultimatum tecnico”: un periodo decisivo, in cui Giménez sarà chiamato a dimostrare di essere all’altezza, non solo in termini di finalizzazione, ma anche nella capacità di comprendere e interpretare i dettami tattici di Allegri.

MASSIMILIANO ALLEGRI FA IL SEGNO OK ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Starà ora a “El Bebote” ribaltare le perplessità e trasformarle in certezze. Perché gennaio è più vicino di quanto sembri, e in un calcio che corre veloce, la pazienza ha un prezzo. E spesso, una scadenza.
Focus
Napoli, accadde oggi: finale folle al Sant’Elia
Oggi, 18 anni fa, il Napoli faceva visita al Cagliari per la 20a giornata della Serie A 2007/08. Una partita ricordata per i folli minuti di recupero.
La prima stagione in Serie A del Napoli dell’era De Laurentiis é senza dubbio positiva. Nonostante qualche risultato negativo nell’inizio della seconda metà della stagione, Lavezzi e compagni chiudono con un ottimo ottavo posto.
Il 27 gennaio 2008, il girone di ritorno del Napoli si apre al Sant’Elia contro il Cagliari fanalino di coda. Entrambe le squadre sono alla ricerca della vittoria che manca da diverso tempo. I Partenopei non vincono dal 9 dicembre 2007 (Napoli-Parma 1-0), i sardi dal 30 settembre 2007 (Cagliari-Siena 1-0).
Cagliari-Napoli, 27 gennaio 2008

Reja é costretto a rinunciare a Iezzo per infortunio, al suo posto gioca Gianello. Convocati anche i giovani Biagio Del Giudice e Mario D’Urso. In attacco c’è la solita coppia Zalayeta-Lavezzi.
I primi 45 minuti vedono gli ospiti creare più occasioni, senza però rischiare di sbloccare il risultato tranne in un’occasione. I tentativi di Lavezzi, Gargano e Zalayeta non creano particolari problemi a Storari che blocca tranquillamente il tiro dell’uruguaiano ex Juventus. La migliore occasione dei Partenopei capita ad Hamsik: lo slovacco la passa a Lavezzi che entra in area prima di restituirla ad Hamsik che si trova davanti alla porta, ma Storari riesce a respingere il suo tiro.
Nel secondo tempo gli uomini di Reja riescono a passare in vantaggio. Cross dalla sinistra di Bogliacino, Hamsik é il primo ad arrivare sul pallone e a segnare di piatto, 0-1 (58′). Il Cagliari, però, non ci sta e prova in tutti i modi a pareggiare l’incontro. Prima chiede un rigore per un tocco di braccio di Zalayeta, poi Foggia (entrato dalla panchina) sfiora un gran gol in semi rovesciata, tentativo bloccato da Gianello.
Nei minuti finali é un vero e proprio assedio da parte del Cagliari che colpisce ben due volte la traversa, prima con Fini poi con Foggia. Gianello compie anche una grandissima parata su un altro tentativo dell’attaccante classe 83. Vengono assegnati 4 minuti di recupero, e ad 1 minuto e mezzo dallo scadere del recupero arriva il gol del pareggio: tiro da fuori di Jeda, Gianello non trattiene, Matri é il primo ad arrivare sul pallone e a mettere il pallone in rete, 1-1. Il Sant’Elia é una bolgia, ma non é finita.
I padroni di casa ottengono un calcio di punizione poco prima del fischio finale. Cross di Foggia, Conti riesce a colpire il pallone di testa, battere Gianello, e completare una rimonta a dir poco assurda del Cagliari che può ancora sperare nella salvezza. Beffato invece il Napoli che paga l’essersi chiuso troppo in difesa sul vantaggio.
Focus
Napoli, con il Chelsea uno snodo chiave: in gioco anche il mercato
Dopo la deludente sconfitta contro la Juventus, per il Napoli è già tempo di guardare alla sfida con il Chelsea: una vittoria può cambiare la stagione.
In casa Napoli c’è tanta amarezza dopo la sconfitta contro la Juventus, che ha fatto scivolare gli azzurri a -9 dalla vetta e ha certificato un momento complicato, aggravato da un’emergenza infortuni che sembra non finire mai.
Non c’è però tempo per leccarsi le ferite, perché all’orizzonte c’è una sfida che può cambiare tutto. Contro il Chelsea, in Champions League, i partenopei si giocano l’accesso agli spareggi, diventati ora fondamentali per dare un senso a una campagna europea fin qui estremamente deludente.
Passare il turno permetterebbe di rendere meno pesanti i risultati negativi dell’ultimo periodo e di ritrovare fiducia in un momento delicatissimo della stagione.

SCOTT MCTOMINAY RAMMARICATO ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Napoli, Champions e mercato si intrecciano
La partita con i Blues pesa però anche fuori dal campo. La qualificazione agli spareggi darebbe al club azzurro margine per guardare al mercato con un filo di ottimismo in più, pur restando l’obbligo di operare a saldo zero.
Con il passaggio del turno, il Napoli potrebbe provare a muoversi per un colpo importante in attacco, anche se le difficoltà restano enormi visti i tempi stretti. In cima alla lista c’è sempre Lookman, ma l’Atalanta difficilmente aprirà a una formula simile a quella vista per Giovane con l’Hellas.
Intanto si monitorano anche profili per la fascia destra come Juanlu Sanchez e Niccolò Fortini, e nelle ultime ore c’è stato anche un ritorno di fiamma per Radu Drăgușin per rinforzare la difesa.
La sensazione, però, è chiara: fino a mercoledì difficilmente si muoverà qualcosa. Molto della stagione del Napoli passa dalla notte contro il Chelsea, in cui gli uomini di Conte dovranno davvero gettare il cuore oltre l’ostacolo.
Focus
Lazio, Maldini porta soluzioni: ecco come potrebbe giocare con Sarri
La Lazio si prepara ad accogliere Daniel Maldini. L’ormai ex Atalanta può diventare una risorsa chiave in più ruoli con Sarri.
Nelle ultime ore la Lazio ha chiuso il quarto acquisto di questa sessione di mercato. Daniel Maldini arriva dall’Atalanta in prestito con diritto di riscatto, che potrà trasformarsi in obbligo in caso di qualificazione alle coppe europee.
Un’operazione che può rappresentare una grande occasione per il figlio d’arte, che a Bergamo non è riuscito a trovare la continuità sperata. In una Lazio che, soprattutto in avanti, ha poche armi a disposizione, Maldini può portare qualità, imprevedibilità e soluzioni, elementi di cui Sarri ha un disperato bisogno.

DANIEL MALDINI ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Lazio, dove può giocare Maldini
Sulla carta partirebbe come vice-Zaccagni, ma la sua duttilità apre a diversi scenari tattici. Maldini può agire da esterno su entrambe le fasce, ma anche da falso nove all’occorrenza. Non è da escludere nemmeno un impiego sulla trequarti in un 4-2-3-1, probabilmente il ruolo in cui può esprimersi al meglio. E chissà che Sarri non pensi anche a un utilizzo più interno, da mezzala offensiva, per sfruttarne tecnica e inserimenti.
Maldini arriva a Roma con grande voglia di dimostrare e la convinzione di potersi rilanciare: lavorare con Sarri potrebbe essere il passo giusto per crescere e provare a riconquistare la Nazionale.
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