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Juventus, così non solo perdi la Champions…ma anche la faccia!

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Juventus

Juventus, l’1-1 contro la Lazio lascia i bianconeri in balia delle proprie paure. Ennesima occasione sprecata per blindare il quarto posto, ma a preoccupare è soprattutto il caos interno. Squalifiche, nervosismo e cambi discutibili alimentano una crisi profonda.

Non è solo un punto, e non è solo un pareggio. L’1-1 raccolto ieri pomeriggio contro la Lazio ha lasciato strascichi pesanti nell’ambiente bianconero. La Juventus, ancora formalmente in corsa per un posto nella prossima Champions League, sembra però aver smarrito ogni certezza tecnica, tattica e, soprattutto, identitaria. E il risultato contro i biancocelesti rischia di essere il simbolo di un finale di stagione che sta rapidamente scivolando nel baratro.

Classifica corta, ma nervi scoperti

Una vittoria a Roma avrebbe consentito alla Juventus di portarsi solitaria al quarto posto, staccando di due lunghezze tutte le inseguitrici. Invece, con il pareggio, i bianconeri restano sì quarti con 64 punti, ma a pari merito con la stessa Lazio e con la Roma a un solo punto di distanza (63), con una partita ancora da giocare – lunedì sera a Bergamo contro l’Atalanta. Una sfida da guardare con il fiato sospeso, con i tifosi juventini costretti a tifare Dea per evitare il sorpasso giallorosso.

Ma oltre alla classifica, è l’atmosfera a Torino a far tremare i polsi. Il pareggio contro la Lazio ha acceso le micce di un malcontento già evidente da settimane. Basti pensare che, alla squalifica per condotta violenta di Yildiz contro il Monza si è aggiunta ieri anche quella di Kalulu, che rappresenta solo l’ennesima spia di un ambiente al collasso.

Ad alimentare il caos è stata sicuramente anche la gestione tecnica di Igor Tudor, le cui scelte hanno scatenato polemiche dentro e fuori lo spogliatoio. Emblematici, in tal senso, i cambi effettuati nella ripresa: Coinceicao richiamato in panchina dopo appena 40 minuti di gioco, e Adzic sostituito solo 10 minuti dopo il suo ingresso. Due decisioni che hanno lasciato attoniti giocatori, staff e tifosi, e che secondo molte fonti interne avrebbero incrinato ulteriormente i già fragili equilibri nello spogliatoio.

Juventus

IGOR TUDOR PARLA CON FRANCISCO CONCEICAO ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

La sensazione che emerge è quella di una Juventus allo sbando, senza uno schema, senza coesione, priva di una guida riconosciuta e rispettata. Tudor, subentrato con l’intento di rimettere ordine e dare un’identità alla squadra, appare oggi più come un corpo estraneo che come un leader. Il suo rapporto con la rosa sembra deteriorato, e l’impressione è che manchi completamente il rispetto reciproco tra tecnico e giocatori.

Non solo Champions…la Juventus sta perdendo la faccia

Il problema, oggi, non è solo il rischio di mancata qualificazione alla Champions League, con tutte le pesanti conseguenze economiche e di prestigio che comporterebbe. Il vero dramma, per la Juventus, è l’impressione di una squadra che non rispetta più nemmeno se stessa. Giocatori nervosi, cambi umilianti, clima cupo e che non sono segnali da grande club, e ancor meno da una società come la Juventus, che ha sempre fatto del rigore, dell’orgoglio e dell’equilibrio i suoi tratti distintivi.

Con due giornate ancora da giocare, il destino è ancora nelle mani dei bianconeri. Ma servirà un cambio di rotta radicale per salvare la stagione e, forse, per salvare la credibilità di un progetto tecnico che oggi sembra già in fase terminale.

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Juventus, 15 giorni da dentro o fuori: Inter, Champions e Roma decidono la stagione

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Juventus-Napoli

Juventus – Dopo il deludente  pari con la Lazio, i bianconeri di Spalletti entrano nel ciclo più duro dell’anno: cinque partite che valgono presente e futuro.

Non c’è tempo per rimpianti in casa Juventus. Il pareggio per 2-2 contro la Lazio ha lasciato scorie e amarezza, l’ennesima prestazione convincente senza i tre punti, ma il calendario impone di guardare subito avanti. Perché quello che attende i bianconeri nelle prossime due settimane è probabilmente il tratto più decisivo dell’intera stagione.

Si riparte dal derby d’Italia contro l’Inter, in programma a San Siro nella notte di San Valentino. Un appuntamento già cruciale di per sé, reso ancora più pesante dal recente passo falso in campionato e dall’eliminazione in Coppa Italia. La squadra di Spalletti arriverà da sfavorita contro una Inter in grande forma, ma con la consapevolezza che un risultato positivo potrebbe rilanciare classifica e morale, anche considerando lo scontro diretto tra Napoli e Roma.

Juventus, ora Spalletti si gioca tutto

Archiviata la sfida con i nerazzurri, la Juventus entrerà poi in un vero tour de force. Nel giro di pochi giorni i bianconeri voleranno a Istanbul per l’andata dei playoff di Champions League contro il Galatasaray, un doppio confronto da 180 minuti che può cambiare il giudizio sull’intera annata. L’obiettivo minimo resta l’accesso agli ottavi, dopo la delusione dello scorso anno, quando la corsa europea si fermò allo stesso punto.

Juventus

KENAN YILDIZ IN AZIONE ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Nel mezzo, altri snodi fondamentali: allo Stadium arriverà il Como, diretto concorrente nella corsa Champions, prima del ritorno contro il Galatasaray e della trasferta all’Olimpico contro la Roma, che chiuderà questo ciclo infernale. Due scontri diretti consecutivi che pesano anche in ottica qualificazione alla prossima Champions League, con una classifica cortissima e senza margine d’errore.

Cinque partite in quindici giorni, tutte potenzialmente decisive. Da Inter-Juventus del 14 febbraio fino alla sfida con la Roma di inizio marzo, il destino dei bianconeri passa interamente da qui. Per Spalletti e la sua Juve è il momento della verità.

 

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Milan-Comvest, cambiare tutto per cambiare niente: l’editoriale di Mauro Vigna

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Milan

Milan-Comvest, assisto ormai da alcuni giorni a scene di giubilo dei vari tifosi rossoneri alla notizia di un nuovo finanziatore. Ma perché festeggiare?

Gerry Cardinale è pronto a mettersi un altro cappio al collo per diversi anni. Normale per chi i soldi non li ha, farsi finanziare un progetto. Fino a qui niente di nuovo, o di strano. Non è normale secondo me festeggiare come fosse la seconda festa della liberazione.

Sappiamo che con ogni probabilità sarà Comvest a finanziare Cardinale per una cifra intorno ai 600 milioni di euro grazie alla quale verrà totalmente estinto il vendor loan di Elliott sgravando quindi la famiglia Singer da ogni futuro impegno nell’AC Milan e liberando l’uomo dei conti Giorgio Furlani.

E fino a qui sto raccontando fatti che penso non siano più una novità, visto che noi di Calcio Style ne parliamo da 10 giorni. Ma in fondo cosa cambierà? La risposta è: nulla.

L’obiettivo dell’operazione è sostituire integralmente Elliott col quale c’erano evidenti ed insanabili dissapori nella gestione del club, fatta la doverosa premessa che il detentore del 100% delle quote è comunque Cardinale. Ma un conto è essere il proprietario libero da vincoli, un conto è esserlo con un cappio al collo di 489 milioni di debito residuo.

Sostanzialmente l’operazione che si terrà nel breve termine sarà quella di un passaggio da un venditore a un finanziatore terzo. Ma di fatto che differenza ci sara? Di cifre? No perché Cardinale chiederà di più. Di tassi? Certamente Comvest non regala soldi, così come non li regalava Elliott.

Via Furlani liberi tutti? Si inizierà a spendere sul mercato come non ci fosse un domani? Dispiace dirlo, ma non sarà così. Comvest presterà soldi senza mettere nessuno a controllare? Anche qui la risposta è negativa. Calvelli sarà meglio di Furlani? No.

E allora cambierà qualcosa? L’ho già detto, assolutamente no.

Cappio al collo era, cappio al collo rimarrà. A meno che qualcuno venga a rilevare il 100% delle quote, ma questa è un’altra storia…di medio/lungo termine. Perché la certezza è che Cardinale venderà, i tempi non sono noti, ma sappiamo che l’obiettivo di un fondo è acquistare e poi vendere in guadagno. Il Milan non farà accezione.

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Milan, coi campioni si vince: lo capiranno? L’editoriale di Mauro Vigna

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Milan

Milan, nel day after la vittoria contro il Como in trasferta per 3-1, sono a interrogarmi se questa volta, per l’ennesima volta, la lezione sarà capita.

Il Milan vince a Como per 3-1 e cancella il record di imbaiitibilità degli uomini di Fabregas in casa. Una vittoria che non convince appieno, una quadra – il Milan – che lascia troppo campo agli avversari e che deve ringraziare Maignan se il risultato per i padroni di casa non è stato per niente tondo.

Deve anche ringraziare un altro francese – Adrien Rabiot – autore di una doppietta e di una prestazione gigantesca a metà campo, coprendo anche le zolle ieri sera lasciate un po’ vuote da uno spento Modric.

La dimostrazione, se mai ce ne fosse bisogno, è che coi campioni si vince. Sì, perché Maignan e Rabiot non sono solo giocatori di livello, ma veri e propri campioni. E i campioni vanno tenuti, senza se e senza ma.

Lo capirà la dirigenza? Mi auguro di sì e che il rinnovo di Maignan possa essere solo il primo di altre importanti conferme. Fare cassa coi campioni non paga, la cessione di Tonali grida ancora vendetta, soprattutto se poi ci metti anni a trovare un sostituto.

 

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