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Fiorentina, crisi profonda e calendario da brividi: serve una svolta

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Fiorentina

La Fiorentina continua ad essere dentro fino al collo nelle sabbie mobili della bassa classifica della Serie A: serve una svolta.

La squadra di Pioli non è solo bloccata in classifica, zero vittorie alla quinta giornata erano tanti anni che non si vedevano, una partenza del genere si era vista l’ultima volta nel 1977 e la Fiorentina si salvò all’ultima giornata, ma soprattutto nella testa.

Se i numeri raccontano di una Fiorentina fisicamente alla pari nella sfida contro il Pisa, la sensazione è che vi siano ormai delle difficoltà psicologiche nell’affrontare l’avversario.

Qualche piccolo passo in avanti rispetto alle gare precedenti si è visto, ma troppo poco per una squadra che ha un attacco da oltre 100 milioni di euro, ma che nella sfida contro il Pisa è stato visto barcollare nel confronto contro l’ex mai amato Nzola.

Kean, Piccoli, Dzeko e Gudmundsson, aggiungendo il Fazzini trequartista di ieri non hanno ancora messo a segno alcun gol in campionato. Qualcuno si deve svegliare, passando soprattutto da Moise, che ha firmato un rinnovo di contratto da quasi 5 milioni di euro annui ma sembra il fratello di quello che ha fatto divertire i tifosi viola lo scorso anno, tornando a riprendere le sembianze del Kean juventino.

Anche per Gudmundsson le occasioni volgono al termine: anche ieri a Pisa non è riuscito a dare alcun contributo, non riuscendo a saltare nessun avversario per creare quelle azioni che lo avevano contraddistinto nell’esperienza al Genoa.

Lo stesso Pioli deve dare di più, ritrovare certezze per una squadra che lo scorso anno aveva raccolto 65 punti con Palladino e in questa stagione è stata rinforzata (?) investendo quasi 100 milioni da parte della proprietà.

Ora il calendario è durissimo: domenica prima della sosta ci sarà la Roma capolista di Gasperini, poi ci sarà la sfida allo spumeggiante Milan di Allegri, con un Pioli offeso perché non gli era stato credito per una posizione Champions, a seguire Bologna e poi Inter. Quattro gare da far tremare i polsi per una squadra tremebonda come la Viola.

Fiorentina, torna la Conference League

Pioli

Giovedì la Fiorentina avrà l’occasione per ricaricare le pile e il morale: torna la Conference League e a Firenze per la prima gara del Gruupo arriverà il Sigma Olomuc. Una competizione che rischia di diventare ancora più importante per i gigliati, come unica possibilità di rendere questa stagione da ricordare, in senso positivo

Una vittoria in Conference potrebbe essere pesantissima anche in vista del campionato: liberare la mente e ripartire.

 

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Milan, coi campioni si vince: lo capiranno? L’editoriale di Mauro Vigna

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Milan

Milan, nel day after la vittoria contro il Como in trasferta per 3-1, sono a interrogarmi se questa volta, per l’ennesima volta, la lezione sarà capita.

Il Milan vince a Como per 3-1 e cancella il record di imbaiitibilità degli uomini di Fabregas in casa. Una vittoria che non convince appieno, una quadra – il Milan – che lascia troppo campo agli avversari e che deve ringraziare Maignan se il risultato per i padroni di casa non è stato per niente tondo.

Deve anche ringraziare un altro francese – Adrien Rabiot – autore di una doppietta e di una prestazione gigantesca a metà campo, coprendo anche le zolle ieri sera lasciate un po’ vuote da uno spento Modric.

La dimostrazione, se mai ce ne fosse bisogno, è che coi campioni si vince. Sì, perché Maignan e Rabiot non sono solo giocatori di livello, ma veri e propri campioni. E i campioni vanno tenuti, senza se e senza ma.

Lo capirà la dirigenza? Mi auguro di sì e che il rinnovo di Maignan possa essere solo il primo di altre importanti conferme. Fare cassa coi campioni non paga, la cessione di Tonali grida ancora vendetta, soprattutto se poi ci metti anni a trovare un sostituto.

 

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Inter, il demone degli scontri diretti non se ne va

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Inter

Inter – Continua l’astinenza di vittorie contro le grandi, finali da incubo e fragilità mentale. Anche con il cambio in panchina, i nerazzurri non riescono ancora a fare il salto decisivo.

L’Inter spreca ancora una volta l’occasione di dare una spallata al campionato e, soprattutto, di sfatare un tabù che comincia a pesare come un macigno. Avanti due volte, raggiunta due volte, fino al crollo finale che ha gelato San Siro. Il 2-2 con il Napoli è l’ennesima fotografia di una squadra che, nei momenti chiave, continua a tremare.

A nove minuti dalla fine i nerazzurri erano davanti, pronti a staccare i rivali e a mandare un segnale forte. Invece, su un pallone apparentemente innocuo, la confusione di Bisseck e Barella ha spalancato la porta a Lang e poi a McTominay, falco nell’area interista. Doccia fredda, l’ennesima, arrivata quando una squadra di questo livello dovrebbe invece saper condurre la partita fino ai titoli di coda.

Inter

Rasmus Højlund e Lautaro Martinez ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Chivu, alla vigilia, aveva parlato di un’Inter diversa rispetto a quella smarrita tra polemiche e nervosismi di un mese fa. Ha ragione solo in parte. I progressi ci sono, la crescita è evidente, ma certi fantasmi mentali resistono. Il problema non è solo la forza di avversari organizzati come il Napoli, bensì la sensazione che basti un episodio, un uomo – ieri Hojlund – per far vacillare un’intera struttura difensiva. È lì che riaffiora il demone della paura, quello che rende incandescenti gli ultimi minuti e difficili da gestire.

I protagonisti nerazzurri, a fine gara, parlano di “bicchiere mezzo pieno”. Parole di circostanza. La verità emerge ancora una volta dalle parole dell’allenatore: il peso di ciò che è accaduto nel finale della scorsa stagione non è stato ancora del tutto smaltito. Da allora l’Inter ha evitato di sprofondare, ha ritrovato competitività, ma resta convalescente. E il dato sugli scontri diretti lo certifica.

Inter, da quanto non vinci contro una big?

Dal 24 aprile 2024, notte del 2-1 sul Milan che consegnò il ventesimo Scudetto, i nerazzurri non hanno più vinto contro le grandi rivali: né Milan, né Napoli, né Juventus. Quasi due anni senza successi nei big match. Una serie fatta di pareggi beffardi, sconfitte pesanti e partite folli, dal derby d’Italia al cardiopalma finito 4-3 fino alle cadute con i rossoneri e ai duelli irrisolti con i campani. Fa eccezione solo la Roma, battuta due volte di misura in trasferta, ma l’incrocio con i giallorossi non ha lo stesso peso specifico degli altri.

Il segnale è chiaro e non va ignorato: l’Inter ha sprecato una grande occasione perché, nei momenti decisivi, non è ancora guarita. Abituarsi a non vincere gli scontri diretti sarebbe l’errore più grave. Il rischio è che quel demone, già visto all’opera l’anno scorso, continui a presentarsi sul più bello. E allora sì, che l’allarme diventerebbe definitivo.

 

 

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Milan, 100 milioni buttati: era così difficile ascoltare Allegri in estate? L’editoriale di Mauro Vigna

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Milan, 100 milioni di euro buttati e la recriminazione che le cose avrebbero potuto andare ancora meglio. Vediamo in dettaglio questa situazione.

Ok, se mi aveste detto a inizio stagione, soprattutto dopo la gara casalinga contro la Cremonese, che il Milan a gennaio era secondo a tre punti dalla capolista Inter non ci avrei di certo creduto e avrei messo immediatamente la firma. Ma oggi no, ho il diritto di essere adirato e come me penso anche la quasi totalità dei tifosi.

Perdere contro la Cremonese ha fatto male, ma altrettanto dolore ho provato a pareggiare contro Pisa, Parma, Sassuolo Genoa. Lo so che tutte non si possono vincere, ma contro queste cosidette piccole bisognava vincere e allora sì che saremmo in vetta a una buona distanza dai cugini dell’altra ponda del Naviglio.

Fa rabbia perché in estate Allegri non è stato minimamente ascoltato se non per Rabiot. Quasi 80 milioni di euro per Jashari ed Nkunku è una spesa che la dirigenza avrebbe potuto benissimo evitare, visto che il tecnico aveva chiesto Xhaka Vlahovic. Così facendo avrebbero risparmiato 45 milioni che sarebbero potuti essere destinati per un forte centrale difensivo (non Odogu) e magari per un ulteriore innesto a centrocampo.

E che dire dei soldi gettati alle ortiche per Estupinan, altri 17 milioni Athekame arrivato per 10? Grosse ed evidenti colpe da parte dell’intera dirigenza che ora non può fare altro che mordersi le mani pensando a dove sarebbe il Milan se solo Allegri fosse stato ascoltato in estate.

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