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Atalanta, Lookman ha ragione: il ciclo di Gasperini è finito

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Atalanta

Gasp-Lookman, perdono entrambi: soprattutto l’Atalanta. Da Leicester a Bergamo il nigeriano è sempre lo stesso, ma non è un’eccezione.

Bergamo è un’isola felice solo in apparenza. Non può essere un caso che chiunque lasci Bergamo vomiti veleno addosso a Gasperini alla prima occasione utile. Lookman, al netto dei comprovati limiti caratteriali che ne hanno rallentato l’ascesa in Inghilterra, non è un’eccezione, bensì la regola.

Atalanta, non solo Lookman: tutte le “faide” del Gasp

Sin qui l’Atalanta era stata un bunker, la cui sacralità dello spogliatoio (a differenza di quanto accade in altre piazze) impediva agli spifferi di trapelare all’esterno. Tuttavia, questo non vuol dire che fosse sempre tutto rose e fiori: anzi. L’elenco dei giocatori che hanno lasciato Bergamo per colpa di Gasperini è sesquipedale e ricorda la lista del Molibdeno: quella che l’ambasciatore italiano consegnò al ministro degli esteri tedesco Ribbentrop.

Da Mæhle a Demiral, che lo hanno definito pubblicamente un “dittatore“, a Kjaer, regalato al Milan con cui poi vincerà lo scudetto. Passando per le presunte scazzottate con il Papu e Skrtel. Senza dimenticare Castagne (“sono venuto a Leicester per ritrovare la serenità, Gasperini non sa controllarsi“) o Gollini, che dopo aver lasciato Bergamo rivelerà quella volta che: “Gasperini ci disse (a lui, Berisha e Rossi n.d.r.) che non aveva un portiere da Serie A e che chiunque avesse schierato avrebbe comunque fatto danni“.

Dieci anni di Gasperini sono erosivi e l’intemperanza di Lookman, che lo ha costretto ad attendere l’Atalanta per esprimere un potenziale che tutti gli riconoscevano sin dalla tenera età, ha semplicemente scoperchiato il Vaso di Pandora. Oltretutto non è vero che nella sua unica esperienza in una big (l’Inter) non gli è stato dato tempo: in quanto fu silurato per aver rotto con lo spogliatoio in pochissimo tempo, soprattutto con i senatori.

Atalanta

Ademola Lookman ( foto KEYPRESS )

Gasperini, epopea al capolinea: rimandare il ripulisti un errore

Il lavoro fatto da Gasperini a Bergamo è stato rivoluzionario, ma era evidente che più di così non si potesse fare. L’Atalanta ha però voluto rimandare una rivoluzione tecnica che appariva necessaria, per coltivare la legittima ambizione di vincere quello scudetto che sarebbe stata la sublimazione di una decade da sogno. Tuttavia, le speranze si sono infrante sul nascere con l’esplosione della querelle legata a Koopmeiners.

La stagione della Dea è finita con la diserzione sua e del nigeriano, non contro il Club Brugge. I belgi hanno fatto solo esondare la polvere da sotto il tappeto, evidenziando i limiti di una gestione (una volta tanto) poco lungimirante. Oggi come questa estate, ribadisco che l’Europa League è stata lo zenit dell’epopea gasperiniana e che con il trionfo di Dublino il ciclo del piemontese sia terminato.

L’Atalanta avrebbe dovuto lasciare andare Lookman, come ha fatto il Napoli con Kvaratskhelia, per non rischiare di trascinarsi un “problema” in casa per tutta la stagione. Il nervosismo palesato nel finale della gara con il Brugge è stato latente per mesi e le bizze del nigeriano hanno fatto saltare il tappo. Perché Lookman è rimasto capriccioso come lo era anche a Leicester, ma questa volta probabilmente non è tutta colpa sua.

editoriale

Juventus, 15 giorni da dentro o fuori: Inter, Champions e Roma decidono la stagione

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Juventus-Napoli

Juventus – Dopo il deludente  pari con la Lazio, i bianconeri di Spalletti entrano nel ciclo più duro dell’anno: cinque partite che valgono presente e futuro.

Non c’è tempo per rimpianti in casa Juventus. Il pareggio per 2-2 contro la Lazio ha lasciato scorie e amarezza, l’ennesima prestazione convincente senza i tre punti, ma il calendario impone di guardare subito avanti. Perché quello che attende i bianconeri nelle prossime due settimane è probabilmente il tratto più decisivo dell’intera stagione.

Si riparte dal derby d’Italia contro l’Inter, in programma a San Siro nella notte di San Valentino. Un appuntamento già cruciale di per sé, reso ancora più pesante dal recente passo falso in campionato e dall’eliminazione in Coppa Italia. La squadra di Spalletti arriverà da sfavorita contro una Inter in grande forma, ma con la consapevolezza che un risultato positivo potrebbe rilanciare classifica e morale, anche considerando lo scontro diretto tra Napoli e Roma.

Juventus, ora Spalletti si gioca tutto

Archiviata la sfida con i nerazzurri, la Juventus entrerà poi in un vero tour de force. Nel giro di pochi giorni i bianconeri voleranno a Istanbul per l’andata dei playoff di Champions League contro il Galatasaray, un doppio confronto da 180 minuti che può cambiare il giudizio sull’intera annata. L’obiettivo minimo resta l’accesso agli ottavi, dopo la delusione dello scorso anno, quando la corsa europea si fermò allo stesso punto.

Juventus

KENAN YILDIZ IN AZIONE ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Nel mezzo, altri snodi fondamentali: allo Stadium arriverà il Como, diretto concorrente nella corsa Champions, prima del ritorno contro il Galatasaray e della trasferta all’Olimpico contro la Roma, che chiuderà questo ciclo infernale. Due scontri diretti consecutivi che pesano anche in ottica qualificazione alla prossima Champions League, con una classifica cortissima e senza margine d’errore.

Cinque partite in quindici giorni, tutte potenzialmente decisive. Da Inter-Juventus del 14 febbraio fino alla sfida con la Roma di inizio marzo, il destino dei bianconeri passa interamente da qui. Per Spalletti e la sua Juve è il momento della verità.

 

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Milan-Comvest, cambiare tutto per cambiare niente: l’editoriale di Mauro Vigna

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Milan

Milan-Comvest, assisto ormai da alcuni giorni a scene di giubilo dei vari tifosi rossoneri alla notizia di un nuovo finanziatore. Ma perché festeggiare?

Gerry Cardinale è pronto a mettersi un altro cappio al collo per diversi anni. Normale per chi i soldi non li ha, farsi finanziare un progetto. Fino a qui niente di nuovo, o di strano. Non è normale secondo me festeggiare come fosse la seconda festa della liberazione.

Sappiamo che con ogni probabilità sarà Comvest a finanziare Cardinale per una cifra intorno ai 600 milioni di euro grazie alla quale verrà totalmente estinto il vendor loan di Elliott sgravando quindi la famiglia Singer da ogni futuro impegno nell’AC Milan e liberando l’uomo dei conti Giorgio Furlani.

E fino a qui sto raccontando fatti che penso non siano più una novità, visto che noi di Calcio Style ne parliamo da 10 giorni. Ma in fondo cosa cambierà? La risposta è: nulla.

L’obiettivo dell’operazione è sostituire integralmente Elliott col quale c’erano evidenti ed insanabili dissapori nella gestione del club, fatta la doverosa premessa che il detentore del 100% delle quote è comunque Cardinale. Ma un conto è essere il proprietario libero da vincoli, un conto è esserlo con un cappio al collo di 489 milioni di debito residuo.

Sostanzialmente l’operazione che si terrà nel breve termine sarà quella di un passaggio da un venditore a un finanziatore terzo. Ma di fatto che differenza ci sara? Di cifre? No perché Cardinale chiederà di più. Di tassi? Certamente Comvest non regala soldi, così come non li regalava Elliott.

Via Furlani liberi tutti? Si inizierà a spendere sul mercato come non ci fosse un domani? Dispiace dirlo, ma non sarà così. Comvest presterà soldi senza mettere nessuno a controllare? Anche qui la risposta è negativa. Calvelli sarà meglio di Furlani? No.

E allora cambierà qualcosa? L’ho già detto, assolutamente no.

Cappio al collo era, cappio al collo rimarrà. A meno che qualcuno venga a rilevare il 100% delle quote, ma questa è un’altra storia…di medio/lungo termine. Perché la certezza è che Cardinale venderà, i tempi non sono noti, ma sappiamo che l’obiettivo di un fondo è acquistare e poi vendere in guadagno. Il Milan non farà accezione.

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Milan, coi campioni si vince: lo capiranno? L’editoriale di Mauro Vigna

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Milan

Milan, nel day after la vittoria contro il Como in trasferta per 3-1, sono a interrogarmi se questa volta, per l’ennesima volta, la lezione sarà capita.

Il Milan vince a Como per 3-1 e cancella il record di imbaiitibilità degli uomini di Fabregas in casa. Una vittoria che non convince appieno, una quadra – il Milan – che lascia troppo campo agli avversari e che deve ringraziare Maignan se il risultato per i padroni di casa non è stato per niente tondo.

Deve anche ringraziare un altro francese – Adrien Rabiot – autore di una doppietta e di una prestazione gigantesca a metà campo, coprendo anche le zolle ieri sera lasciate un po’ vuote da uno spento Modric.

La dimostrazione, se mai ce ne fosse bisogno, è che coi campioni si vince. Sì, perché Maignan e Rabiot non sono solo giocatori di livello, ma veri e propri campioni. E i campioni vanno tenuti, senza se e senza ma.

Lo capirà la dirigenza? Mi auguro di sì e che il rinnovo di Maignan possa essere solo il primo di altre importanti conferme. Fare cassa coi campioni non paga, la cessione di Tonali grida ancora vendetta, soprattutto se poi ci metti anni a trovare un sostituto.

 

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