Champions League
Milan, Ibrahimovic: “È come una finale, vincere è meglio di giocare bene. Joao Felix? Tutto è possibile. Italiani? Ne abbiamo cercati ma…”
Zlatan Ibrahimovic ha parlato in conferenza stampa alla vigilia di Milan-Feyenoord. Il Senior Advisor di RedBird per l’AC Milan ha toccato tanti temi.
Domani i rossoneri si giocano l’accesso agli ottavi di finale di Champions League e devono necessariamente ribaltare il risultato dell’andata per proseguire.
Milan, le parole di Ibrahimovic
Tifosi fondamentali domani…
“È una situazione rara che io sia qui, l’allenatore sta tornando dal Portogallo. Per domani: i nostri tifosi sono importanti, i loro tifosi hanno spinto tanto a Rotterdam. Ma io sono fiducioso che domani con 80mila milanisti allo stadio e quelli in tutto il mondo daranno il massimo sostegno alla squadra, la quale poi dovrà prendere questa energia per fare il meglio possibile”.
Che spiegazione ti sei dato di questi su e giù del Milan?
“I momenti bassi arrivano. Essere sempre al top tutti i giorni non è facile, ma sul lungo si deve lavorare; stiamo lavorando sulla mentalità, sulle cose da squadra. Anche nei momenti non wow, poi quella mentalità si tira fuori. Parlo tutti i giorni con i giocatori, cerchiamo di trovare soluzioni, ma non ci devono essere troppe informazione: se poi parli tutti i giorni con i giocatori, alla fine le cose non entrano. È come dire alla moglie che la ami tutti i giorni, ma devi dimostrarlo con le azioni”.
Cosa deve fare la squadra domani?
“Concentrata, aggressiva, concreta. Devono entrare con una mentalità da finale. È importante giocare bene, ma è più importante vincere. Dobbiamo fare risultato per passare. Siamo sotto di un gol, dobbiamo fare risultato per passare. Ognuno deve spingere il compagno e farlo essere concentrato. È una cosa collettiva che inizia con qualche individualità. Anche chi è in panchina deve spingere, è tutto collegato al collettivo. È questo che fa un gruppo e fa squadra”.

Christian Pulisic ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Domani partita decisiva anche per la società.
“Per me personalmente importante, perché sono un vincente e voglio vincere. Voglio portare risultati. Non sono uno che cerca di fare cose bene che non rimangano nella storia, ma il contrario: cerco di fare la differenza per scrivere la storia. Per fare la storia, devi vincere. Questo è il Milan. Se guardate la storia della Champions, il Milan ha scritto la storia. E noi vogliamo continuare. Noi da fuori spingiamo, aiutiamo”.
Gimenez sulla buona strada?
“Ci aspettiamo tanto dai nuovi. Joao Felix può fare ancora di più. Gimenez è quello che può crescere e diventare ancora più forte. Poi ci sono Bondo e Sottil che possono crescere ancora. Il club si aspetta tanto dai nuovi. Ho già detto a loro di prendersi spazio, perché non possiamo aspettare: devono entrare subito e spostare gli equilibri. È quello che stiamo facendo.
Galliani diceva sempre: ‘I giocatori devono solo pensare al calcio, al resto pensiamo noi’. È questo che facciamo noi. Gimenez ci mancava, per la qualità davanti alla porta, è un killer, ma deve anche correre, perché col mister se non corri non giochi. Lui deve essere come nell’ultima partita: esserci al momento giusto. Un pallone può arrivare da qualunque parte, anche da Maignan, e lui deve essere pronto e concentrato”.
Sei un mental coach?
“Sono un backup di tutto quanto, sono una riserva. Scherzi a parte: il mister non c’è, ha avuto un lutto personale. Sto aiutando il Milan”.

Yunus Musah ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Ti si sta vedendo spesso vicino alla squadra…
“C’ero anche in estate alle conferenza dei nuovi acquisti. Con Fonseca parlavamo tutti i giorni, eravamo presenti a Milanello. Lo stiamo facendo anche ora. Oggi è una situazione rara, così come dopo il Verona. Non è cambiato niente, tutti stiamo lavorando”.
Avversaria più pericolosa per la Champions?
“Ogni settimana le cose cambiano. Noi siamo concentrati su di noi. Ogni partita è una finale per noi, come domani. Secondo me, chi sta avanti a noi, tutti stanno facendo tutti per arrivare quarti. Sarà una battaglia fino alla fine”.
State parlando col Real per Jimenez?
“In estate dicevo che sarebbe stato il vice Theo, poi con pazienza ci è arrivato. C’è la recompra, ma abbiamo un buon rapporto con il Real. Non ci sono discussioni oggi. Ci sono Camarda, Jimenez, Bartesaghi, Torriani, Zeroli al Monza, Cuenca al Genoa, Stalmach in Germania, Liberali ha debuttato: questa è la nostra strategia. Mi dispiace che non sia in lista Champions, l’anno prossimo ci sarà”.
Come si avvicina la proprietà a questo appuntamento?
“Parliamo tutti i giorni con Cardinale: è molto coinvolto, carico, vuole il successo col Milan. Dà forza a tutti, dà fiducia”.

LA DELUSIONE DEL MILAN A FINE GARA (foto KEYPRESS)
C’è adrenalina in Theo?
“Questi momenti sono speciali. È tutto su una partita. Ognuno ha il suo approccio per fare il meglio possibile. Io ero più concentrato, non mi servivano scaramanzie o altre cose: avevo fiducia. Theo non è più un ragazzino. Lo era quando sono arrivato io, ora è cresciuto ed è uno dei più forti del mondo. Sa cosa deve fare per tirare fuori il massimo. Deve trovare il trigger point per arrivare ad alto livello. E questo da calciatore è difficile. Bisogna trovare quel pulsante pepr caricarsi. Tutti dicevano che io fossi sempre arrabbiato, ma era per caricarmi”.
Leao deve rientrare in difesa?
“Tutti parlano di Leao, tutti gli dicono come giocare. Lui è uno dei più forti del mondo. Quindi sa come giocare. Gli si può dire tatticamente dove stare, lo puoi spingere per correre di più, ma è tutta roba di tattica. Come deve giocare non lo spieghi: è lui che lo spiega. Lui è lui ed è uno dei più forti giocatori del mondo. State tranquilli, Leao sa cosa sta facendo”.
Domani senza italiani.
“Noi abbiamo cercato italiani, solo che non siamo riusciti a chiudere. Sottil l’abbiamo preso. Vogliamo giocatori italiani, ma ogni situazione è diversa. Noi cerchiamo di portare i migliori giocatori al Milan. Quando sei al Milan nessuno ha il posto garantito, c’è sempre uno di fianco a te che può prendere il tuo posto. E se non c’è allora lo si porta da fuori, italiano o straniero. Noi cerchiamo profili che possono stare al Milan. Ci sono tanti grandi giocatori, ma quando giochi davanti ad 80mila persone è diverso.
Ho visto tanti giocatori che non sono riusciti a giocare al Milan, poi sono andati in altre piazze e hanno fatto bene. Quando sei al Milan devi portare i risultati. Per questo i giocatori del Milan diventano leggende: perché portano risultati e trofei. Abbiamo occhi su tanti italiani, ma come dici te il mercato italiano è diverso. Ma non abbiamo paura, se è giusto lo facciamo”.
Champions League
Ranking UEFA, serve di più dalle italiane per ottenere il 5° posto in Champions League
Italia in corsa per il quinto posto in Champions League secondo il ranking UEFA, confermando la sua posizione tra le prime cinque.
Implicazioni per la Serie A
L’Italia mantiene saldamente il quinto posto nel ranking UEFA, una posizione cruciale che al momento non garantirebbe un ulteriore posto per le squadre italiane nella prestigiosa Champions League. Questo risultato è fondamentale per il calcio italiano, che continua a dimostrare competitività e qualità nei tornei europei.
Confermarsi tra le prime nazioni nel ranking UEFA non è solo una questione di prestigio, ma ha anche implicazioni dirette sulla partecipazione delle squadre italiane nelle competizioni europee.
Un altro posto in Champions League significherebbe maggiori opportunità per i club di Serie A di mostrare il loro valore sul palcoscenico europeo, portando benefici economici e sportivi. L’attenzione resta alta mentre le squadre italiane continuano a lottare per punti preziosi nelle competizioni attuali.
Dopo questa giornata delle coppe europee è ovviamente cambiata la classifica del ranking UEFA: Con la vittoria della Roma e della Juventus, i pareggi di Napoli e Bologna e le sconfitte di Inter e Atalanta.
La classifica del Ranking Uefa
1) Inghilterra 16.847 punti (9 squadre su 9 in corsa); 2) Germania 14.035 (7 su 7); 3) Polonia 13.625 (3 su 4); 4) Spagna 13.312 (8 su 8); 5) Italia 13.071 (7 su 7); 6) Portogallo 13.050 (4 su 5); 7) Francia 12.071 (7 su 7); 8) Cipro 11.406 (3 su 4); 9) Grecia 10.650 (4 su 5); 10) Danimarca 10.500 (2 su 4).

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Fonte: l’account X di Gianluca Di Marzio
Ranking UEFA, corsa al quinto posto in Champions League: Italia ancora 5ª gianlucadimarzio.com/ranking…
— Gianluca Di Marzio (@DiMarzio) Jan 23, 2026
Champions League
Juventus, tre punti con qualche sbavatura: chi ai playoff?
La Juventus riesce a superare il Benfica di Mourinho, seppur non in maniera perfetta, e si assicura uno spot ai playoff di Champions League.
Il successo bianconero porta le firme di Thuram e McKennie ma a tratti la difesa ha rischiato di capitolare. Nonostante ciò il percorso continuerà e i possibili avversari sono già noti.
Juventus, il momento è d’oro e domenica arriva il Napoli
Spalletti non sbaglia una delle ultime chance per proseguire il cammino in Champions League, imponendosi contro i portoghesi e raggiungendo quota 12 punti alla pari dell’Inter e un punto sotto l’Atalanta. La vittoria di ieri rappresenta l’ennesimo passo avanti dei bianconeri da quando è arrivato il tecnico toscano in panchina.
Il rullino nella massima competizione europea racconta di 3 vittorie (consecutive) e 1 pareggio, che hanno permesso alla Juve di recuperare parte del terreno perso sotto la gestione Tudor. Sia in Serie A che in Champions infatti, dall’avvento dell’ex Napoli, la musica è cambiata radicalmente rilanciando anche le ambizioni del club.
Tuttavia, seppur il risultato racconti diversamente, per certi tratti i bianconeri hanno calato i ritmi regalando spazi e occasioni al Benfica. Errori individuali e disattenzioni in fase di impostazione hanno rischiato di compromettere un match delicato e decisivo per il proseguo della stagione. Inoltre, il calcio di rigore di Pavlidis, terminato quasi in rimessa laterale, poteva significare la perdita di punti (2 o addirittura 3).
Dal punto di vista offensivo però Yildiz e compagni sono stati efficaci, sfruttando le occasioni al momento giusto e andando in gol con due centrocampisti. Questa posizione di classifica ora mette la Juve nelle possibilità di affrontare Galatasaray o Qarabag ai playoff e una tra Arsenal e Bayern Monaco agli ottavi di finale.
Ora la testa è sì alla prossima giornata in casa del Monaco in programma mercoledì 28 gennaio, ma soprattutto allo scontro diretto contro il Napoli di domenica all’Allianz Stadium. Un’occasione per vendicare la sconfitta dell’andata e ridurre sensibilmente il gap che li separa proprio dagli azzurri. La settimana di fuoco è appena iniziata ma Spalletti intende domarla cavalcando l’onda di entusiasmo creata in questi mesi.

LUCIANO SPALLETTI GUARDA AVANTI ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Champions League
Arsenal, la notte di San Siro è una dichiarazione d’intenti europei
A San Siro l’Arsenal impressiona per qualità, fluidità e organizzazione: la squadra di Arteta interpreta il calcio moderno con personalità e manda un segnale forte all’Europa
L’Arsenal visto ieri in Champions League ha dimostrato di essere, a tutti gli effetti, una squadra vera. In un panorama calcistico come quello attuale, lontano dalle grandi corazzate del recente passato – dal Barcellona della MSN al Real Madrid di Ronaldo, Bale e Benzema – le partite appaiono più equilibrate e meno scontate. Eppure, a San Siro, contro l’Inter vicecampione d’Europa, i Gunners hanno dato una lezione di calcio moderno.
La squadra di Mikel Arteta non si limita a giocare bene: interpreta il calcio contemporaneo in maniera quasi didattica. Nulla è casuale, nulla è ripetitivo. Le giocate non sono mai fini a sé stesse, ma cambiano forma e ritmo in base allo spazio, al momento e all’avversario. Rapidità di pensiero, occupazione intelligente del campo e una fluidità che ricorda quella di una playstation, ma applicata su un campo reale e contro un avversario di altissimo livello.
I numeri rafforzano le sensazioni. L’Arsenal ha incassato appena due gol nella competizione europea e continua a colpire con impressionante regolarità sui calci piazzati: sono 19 le reti realizzate su calcio d’angolo, un dato che va ben oltre la statistica se si considera che, mediamente, una squadra segna su corner una volta ogni dieci partite. Qui non è casualità, ma studio, lavoro e innovazione costante.
L’Arsenal di Arteta non è solo una squadra organizzata: è un progetto maturo, consapevole e in continua evoluzione. In un calcio che cerca nuovi riferimenti dopo l’era delle super-squadre, i londinesi si candidano seriamente a diventare un modello. E la notte di San Siro, più che una vittoria, è sembrata una dichiarazione d’intenti.

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