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Champions League

Inter, la finale come nel 2010. Paolillo: “Inzaghi resta. E nessuno si distrae davanti a una Champions”

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Mondiale per Club

A pochi giorni dalla finale di Champions League, in casa Inter si parla tanto di futuro. Simone Inzaghi è in bilico, almeno a livello mediatico.

Inzaghi ottimo allenatore

Nessuna dichiarazione ufficiale, qualche voce, tante ipotesi. Ma chi ha vissuto situazioni simili non sembra preoccupato. Ernesto Paolillo, amministratore delegato dell’Inter del periodo Triplete, conosce bene il clima che si respira in questi momenti. E in un’intervista a TuttoMercatoWeb chiarisce subito il punto: Inzaghi non si muove. È un ottimo allenatore, e i risultati lo dimostrano”.

Un’affermazione netta, che arriva mentre il tecnico è accostato a diversi club e con un rinnovo ancora non definito. La situazione attuale ricorda per molti versi quella vissuta con José Mourinho nel 2010, prima della finale di Madrid. Anche allora c’erano dubbi, trattative, un futuro già scritto. E anche allora la Champions sembrava una chiusura perfetta per un ciclo.

Ma per Paolillo il parallelo ha un limite preciso: “Nel 2010, come oggi, nulla distrae da una finale di Champions. Lo posso dire per esperienza diretta. In partite così, ogni altra cosa passa in secondo piano”. È un messaggio chiaro. Né il futuro dei giocatori, né quello dell’allenatore può interferire con una serata del genere. “A fine stagione ognuno pensa a sé: chi va, chi resta, chi ha offerte. Ma davanti a una finale, tutto si ferma. L’attenzione è totale”.

PSG-Inter

Paolillo sarà a Monaco per l’Inter

A Monaco, Paolillo ci sarà. Vuole esserci, da tifoso e da uomo che ha scritto la storia del club. “È uno stadio che mi evoca bellissimi ricordi. Per me è importante viverla dal vivo”. Rispetto alla finale di Istanbul, l’ex dirigente vede una differenza importante: “Oggi l’Inter ha maggiore consapevolezza. Niente timore reverenziale. Vedo un gruppo maturo, pronto a prendersi la partita”.

Un dettaglio che potrebbe fare la differenza. L’esperienza, in match come questi, è spesso decisiva. E l’Inter sembra aver imparato. Quanto alla stagione, il bilancio – anche senza la coppa – resta positivo. “Il campionato ha lasciato qualche rimpianto, soprattutto in certe partite gestite male, come quella con la Lazio. Ma il percorso è stato comunque solido, sia sul piano sportivo che economico”.

La finale può cambiare la narrazione. Ma non cancella ciò che è stato fatto. “L’Inter è rimasta competitiva fino in fondo. Questo conta, anche se poi ci si ricorda solo di chi vince”. Se dovesse arrivare la coppa, però, sarebbe un altro capitolo epico nella storia nerazzurra. Come nel 2010. E chissà che, anche stavolta, non si riparta da lì. Con Inzaghi o senza, l’Inter ha riscoperto l’abitudine alle notti che contano.

Champions League

Ranking UEFA, serve di più dalle italiane per ottenere il 5° posto in Champions League

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UEFA

Italia in corsa per il quinto posto in Champions League secondo il ranking UEFA, confermando la sua posizione tra le prime cinque.

Implicazioni per la Serie A

L’Italia mantiene saldamente il quinto posto nel ranking UEFA, una posizione cruciale che al momento non garantirebbe un ulteriore posto per le squadre italiane nella prestigiosa Champions League. Questo risultato è fondamentale per il calcio italiano, che continua a dimostrare competitività e qualità nei tornei europei.

Confermarsi tra le prime nazioni nel ranking UEFA non è solo una questione di prestigio, ma ha anche implicazioni dirette sulla partecipazione delle squadre italiane nelle competizioni europee.

Un altro posto in Champions League significherebbe maggiori opportunità per i club di Serie A di mostrare il loro valore sul palcoscenico europeo, portando benefici economici e sportivi. L’attenzione resta alta mentre le squadre italiane continuano a lottare per punti preziosi nelle competizioni attuali.

Dopo questa giornata delle coppe europee è ovviamente cambiata la classifica del ranking UEFA: Con la vittoria della Roma e della Juventus, i pareggi di Napoli e Bologna e le sconfitte di Inter e Atalanta.

La classifica del Ranking Uefa

 1) Inghilterra 16.847 punti (9 squadre su 9 in corsa); 2) Germania 14.035 (7 su 7); 3) Polonia 13.625 (3 su 4); 4) Spagna 13.312 (8 su 8); 5) Italia 13.071 (7 su 7); 6) Portogallo 13.050 (4 su 5); 7) Francia 12.071 (7 su 7); 8) Cipro 11.406 (3 su 4); 9) Grecia 10.650 (4 su 5); 10) Danimarca 10.500 (2 su 4).

Ranking UEFA

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Fonte: l’account X di Gianluca Di Marzio

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Champions League

Juventus, tre punti con qualche sbavatura: chi ai playoff?

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Juventus-Napoli

La Juventus riesce a superare il Benfica di Mourinho, seppur non in maniera perfetta, e si assicura uno spot ai playoff di Champions League. 

Il successo bianconero porta le firme di Thuram McKennie ma a tratti la difesa ha rischiato di capitolare. Nonostante ciò il percorso continuerà e i possibili avversari sono già noti.

Juventus, il momento è d’oro e domenica arriva il Napoli

Spalletti non sbaglia una delle ultime chance per proseguire il cammino in Champions League, imponendosi contro i portoghesi e raggiungendo quota 12 punti alla pari dell’Inter e un punto sotto l’Atalanta. La vittoria di ieri rappresenta l’ennesimo passo avanti dei bianconeri da quando è arrivato il tecnico toscano in panchina.

Il rullino nella massima competizione europea racconta di 3 vittorie (consecutive) e 1 pareggio, che hanno permesso alla Juve di recuperare parte del terreno perso sotto la gestione Tudor. Sia in Serie A che in Champions infatti, dall’avvento dell’ex Napoli, la musica è cambiata radicalmente rilanciando anche le ambizioni del club.

Tuttavia, seppur il risultato racconti diversamente, per certi tratti i bianconeri hanno calato i ritmi regalando spazi e occasioni al Benfica. Errori individuali e disattenzioni in fase di impostazione hanno rischiato di compromettere un match delicato e decisivo per il proseguo della stagione. Inoltre, il calcio di rigore di Pavlidis, terminato quasi in rimessa laterale, poteva significare la perdita di punti (2 o addirittura 3).

Dal punto di vista offensivo però Yildiz e compagni sono stati efficaci, sfruttando le occasioni al momento giusto e andando in gol con due centrocampisti. Questa posizione di classifica ora mette la Juve nelle possibilità di affrontare Galatasaray o Qarabag ai playoff e una tra Arsenal Bayern Monaco agli ottavi di finale.

Ora la testa è sì alla prossima giornata in casa del Monaco in programma mercoledì 28 gennaio, ma soprattutto allo scontro diretto contro il Napoli di domenica all’Allianz Stadium. Un’occasione per vendicare la sconfitta dell’andata e ridurre sensibilmente il gap che li separa proprio dagli azzurri. La settimana di fuoco è appena iniziata ma Spalletti intende domarla cavalcando l’onda di entusiasmo creata in questi mesi.

juventus

LUCIANO SPALLETTI GUARDA AVANTI ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

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Champions League

Arsenal, la notte di San Siro è una dichiarazione d’intenti europei

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Arsenal

A San Siro l’Arsenal impressiona per qualità, fluidità e organizzazione: la squadra di Arteta interpreta il calcio moderno con personalità e manda un segnale forte all’Europa

L’Arsenal visto ieri in Champions League ha dimostrato di essere, a tutti gli effetti, una squadra vera. In un panorama calcistico come quello attuale, lontano dalle grandi corazzate del recente passato – dal Barcellona della MSN al Real Madrid di Ronaldo, Bale e Benzema – le partite appaiono più equilibrate e meno scontate. Eppure, a San Siro, contro l’Inter vicecampione d’Europa, i Gunners hanno dato una lezione di calcio moderno.

La squadra di Mikel Arteta non si limita a giocare bene: interpreta il calcio contemporaneo in maniera quasi didattica. Nulla è casuale, nulla è ripetitivo. Le giocate non sono mai fini a sé stesse, ma cambiano forma e ritmo in base allo spazio, al momento e all’avversario. Rapidità di pensiero, occupazione intelligente del campo e una fluidità che ricorda quella di una playstation, ma applicata su un campo reale e contro un avversario di altissimo livello.

I numeri rafforzano le sensazioni. L’Arsenal ha incassato appena due gol nella competizione europea e continua a colpire con impressionante regolarità sui calci piazzati: sono 19 le reti realizzate su calcio d’angolo, un dato che va ben oltre la statistica se si considera che, mediamente, una squadra segna su corner una volta ogni dieci partite. Qui non è casualità, ma studio, lavoro e innovazione costante.

L’Arsenal di Arteta non è solo una squadra organizzata: è un progetto maturo, consapevole e in continua evoluzione. In un calcio che cerca nuovi riferimenti dopo l’era delle super-squadre, i londinesi si candidano seriamente a diventare un modello. E la notte di San Siro, più che una vittoria, è sembrata una dichiarazione d’intenti.

Arsenal

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