Serie A
Como, Fabregas: “Risultatismo? In Inghilterra non è così, io parlo di noi e del nostro percorso. Col Milan è mancata attenzione. Su Addai, Morata e Baturina…”
Cesc Fabregas ha parlato in conferenza stampa alla vigilia di Lazio-Como, in programma domani. Il tecnico spagnolo ha parlato del Milan e del mercato.
I lariani si presentano all’Olimpico dopo la sconfitta coi rossoneri e con l’obiettivo di ripartire verso l’Europa dopo una prima parte di stagione praticamente perfetta.
Como, le parole di Fabregas
Un commento dopo il Milan?
“Siamo in un momento di gioco molto buono. Non siamo contenti, anche se sono orgoglioso di come abbiamo giocato contro il Milan sette volte campione d’Europa. Alcune volte mi sembra che tra tutti, a volte ci dimentichiamo, che l’esigenza è più forte, alta. Però attenzione, che quando è più forte di quanto dovrebbe essere in quel momento, si può sbagliare. A comunicare, a interpretare le cose. Calma, piedi per terra, abbiamo fatto un partitone.
Ma ci sono momenti ed episodi dove possiamo fare meglio. Il minimo dettaglio si paga in maniera forte. Non succede sempre che quando tirano in porta ti fanno sempre tre gol. Ma io quando chiudo gli occhi, voglio vedere la mia squadra giocare così. Normale, non siamo perfetti, non possiamo fare tutto benissimo. Ma la volontà dei giocatori, Luka Modric… il migliore della storia del calcio ha toccato 14 palloni, normalmente è da 100.
Noi difensivamente abbiamo fatto una partita incredibile. Poi c’è Maignan, non dimentichiamolo. Rabiot fortissimo, lo conosciamo tutti, ha fatto una partitona. Ci sta, è il Milan, può succedere. Ora rialziamo la testa dei giocatori, che ce l’avevano molto bassa dopo la partita. L’importante è rialzarsi velocemente, abbiamo un’altra partita importantissima”.
Come sente le voci sul catenaccio? Il Como gioca bene ma qualche volta pecca nei risultati.
“Mi sembra strano che nel 2026 si debba parlare di queste cose. Il calcio è di tutti, si vince in tanti modi. Io l’ho fatto con Conte, con Wenger… ho toccato tutti i pali e vinto con tutti. Perché dobbiamo trovare sempre quel dibattito o quella divisione… complimenti al Milan perché ha vinto, ma non vuol dire che sia meglio o peggio.
Si deve rispettare tutto. Si perde tante volte in maniera diversa. La gente mi attacca ma io non ho detto niente, se alla gente non piace il mio calcio non me ne frega niente. A me dal primo giorno hanno chiesto questo, un gioco bello come il lago di Como. Non mi hanno detto di vincere e basta. Ma creare uno stile di gioco, un’identità, un tipo di giocatore specifico che venga al Como.
Il mio lavoro è diverso. Se mi dovessero dire di vincere e basta, lavorerei e mi adatterei in maniera diversa. Sono stanco di questo. Noi proviamo le nostre cose, lavoriamo qua, abbiamo la nostra maniera di giocare. Per me è un dibattito assurdo, è mettere il dito in un posto dove non c’è il buco”.
Risultatismo o giochismo, è partito da lei?
“No, ho risposto perché mi attaccano. Tante volte gente che dice ‘il calcio di Guardiola o dell’altro?’. Perché? Ti può piacere più una cosa o l’altra, ma serve rispetto. Si deve accettare. Non è Allegri contro di me, ma il Como contro il Milan. Loro sono incredibili, hanno vinto e tra 3-4 settimane magari giocheranno diversamente a San Siro.
Ogni partita è diversa, in tv ho detto che se avessimo giocato di nuovo la partita 8,5 volte su 10 l’avremmo vinta. Poi se vai a Milano e giochi contro il Milan a San Siro potrebbero fare una gara diversa. Ma la mia squadra ha fatto una grandissima partita. Non si è vinto? Bravi loro. Ma non sarò triste o scontento per la mia squadra”.

Marc-Oliver Kempf ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Ci spiega il cambio di Baturina col Milan?
“Capisco il nervosismo e tutto quello che si dice attorno ai giocatori, mi devo fidare di quello che si vede. Io vedo Martin, fisicamente è diverso, le dinamiche sono diverse, come muove i piedi… prima gli è mancato quello. Ha dato tanti segnali nella Como Cup, a Barcellona era più difficile per tutti, ma lui ha talento, è intelligente, molto.
Parliamo del suo controllo e di come gioca, ma a me sorprende su come difende. Contro l’Atalanta, senza una grande partita a livello di gioco, difensivamente ha fatto la migliore partita da quando Strefezza era qua. Lo rispettiamo tanto, deve dare tantissimo al Como. Devo trovargli il contesto giusto.
Se è l’alter ego di Nico Paz? Tutti possono giocare. In alcune partite dominanti può giocare come ‘8’, in altre come ’10’. All’Olimpico o a San Siro, contro una squadra fisicamente forte, andare a giocare con Nico Paz, Perrone, Baturina, due esterni alti… magari non siamo pronti per questo. Lui è in un gran momento, ho sbagliato a toglierlo prima, penso fosse per un calo fisico. Ma avrei dovuto dargli più minuti…”.
La squadra è calma?
“La frustrazione che sentono deve diventare energia. Calma. Dobbiamo continuare a giocare il nostro calcio. Se vogliamo cambiare o pensare altro… se l’avessimo vinta, avremmo sentito ‘mamma mia che Como’. Io per primo sono tranquillo, do tranquillità alla squadra. C’è rammarico, ma la frustrazione deve aiutarti a fare una corsa in più e dare qualcosa di più”.
Come vede la Lazio?
“Sta crescendo. Con Sarri ha un’identità molto chiara, ha due esterni fortissimi. Anche Taylor è forte, abbiamo giocato contro di lui con l’Ajax, lo conosciamo bene. Poi hanno una difesa molto solida e compatta, mi piacciono molto. Consolidata la squadra perché da tanti anni giocano insieme. Partita bellissima da giocare, con due squadre più o meno con uno stile simile. Un’altra grande partita per noi, ma è la cosa bella”.
Ha aspettato a parlare alla squadra.
“Sì, ho detto di quanto fossi orgoglioso. Sono arrabbiato per il risultato, c’è il rammarico che si potesse fare meglio. Sono due palle perse, poi è la mia esigenza. Il rigore… questo è il calcio. Dobbiamo essere bravi a continuare, ad alzare la testa. Loro sono la mia vitamina, la mia forza. Vedere come si difendono, la loro personalità. Poi si parla dei soldi spesi, ma guarda l’altro giorno che squadra avevamo. La difesa. Merito a questi ragazzi, tanti nuovi, diversi adattamenti. Io perdere così? L’ho detto, come vogliamo perdere? Così. I tifosi sono la mia forza. I giocatori meritano rispetto per quanto fatto. Si vede quanto è difficile vincere in Italia, guardate il Napoli contro il Parma. Il Pisa meritava di vincere. È difficile. Per me è più facile adattarmi al calcio spagnolo che a quello italiano, qui si cresce sempre. Noi dobbiamo creare la nostra storia, quello che dice l’altra gente”.
Come si studiano gli allenatori?
“Analizzando le partite. Con Sarri posso capire certe cose, con altri devo chiedere magari a giocatori che l’hanno avuto prima. E analizzare. Alcuni allenatori vanno sempre a rubare il pallone con la pressione, che vanno pressare, ma solo per chiudere la linea di passaggio ed evitare imbucate. Per questo mi piace sapere il perché delle cose. Io però ho cambiato tanto. Pensavo di non andare mai a uomo, invece l’abbiamo fatto. Ho detto che la mia squadra pressasse sempre, bugia: al Milan abbiamo lasciato spazio. Però per me mai dire mai”.
Contro il Milan è mancata attenzione.
“Sono d’accordo. Può essere un calo d’attenzione, che siamo freddi, magari che dovessimo riposare in 10-15 minuti. Mancava un minuto all’intervallo, io prima di allenare dico ‘gioco tutti i palloni’. È stato fatto bene, ma poi… non so come spiegarlo. Vedo un processo. Siamo una squadra giovane, che ancora deve imparare episodi. Ma guardate l’Inter: capisce tante dinamiche, si conoscono”.

NICO PAZ IN AZIONE ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Jesus Rodriguez è influenzato?
“Per questo non ha giocato? Questo non significa che non l’avrebbe fatto Baturina. Se il calcio può avere spazio per giocatori non intelligenti? Quanto tempo abbiamo per parlarne? È un tema complesso, molto aperto. Come posso dire… il calciatore oggi sta imparando da quando sono molto piccoli. Cosa vuol dire? Non c’è spazio per creatività e immaginazione per tempo e spazio, dipende come ti muovi tu. Tutte le rotazioni in campo e gli spazi vuoti da attaccare… bisogna spiegarli. Alcune volte penso che il giocatore non faccia alcune cose, invece poi ci parli e ti dice che pensava ad altro in termini di letture di calcio. Io ho vissuto la modalità robot e non ci credo. Magari tra due anni poi cambio idea, ma nel calcio ci sono tante rotazioni. La Juve quanto è cresciuta? L’allenatore (Spalletti, ndr) ha dato un’impronta. E ca…, si impara. Per me spazio e tempo va unito, per essere più creativo. Mio figlio: nel suo calcio è tutto uno contro uno e dico al mister ‘magari passate la palla’ (ride, ndr). Jesus Rodriguez, Neymar, Doku sono giocatori che si vedono meno. Ti salta l’uomo ed è fondamentale. O sei troppo forte con il palleggio”.
Peccate di cattiveria?
“Non possiamo andare sempre al supermercato. Noi dobbiamo essere bravi, ruotare, andiamo avanti senza alibi e senza scuse. Sempre a giocare bene, se si può giocare bene e sempre portando il risultato a casa. Sì, magari c’è stanchezza. C’è qualità poi nell’avversario, non si può dimenticare. Nel 2-1 si può gestire diversamente, ovviamente, però sono dettagli tattici, di come lavorare quell’azione là. Perché succede in maniera molto veloce, con un giocatore molto forte e che si sta inserendo in quel momento. Non prendi la decisione giusta, però penso che questo sia un fatto di sbaglio di scelta e non tanto stanchezza. Van der Brempt non ha perso tanti palloni, Ramon ha vinto tanti duelli. Sì, possiamo essere più esigenti”.
Come sta Sergi Roberto?
“Sergi Roberto è stato tanto tempo fuori, ha bisogno di 2-3 allenamenti in settimana con il gruppo. Per tornare ad essere giocatore, accelerare, frenare, fare sprint. Viene da tanti infortuni, ha una certa età, dobbiamo prenderci cura di lui. Magari più di Addai. Deve essere molto importante per noi, ritrovare fiducia”.
Si parla troppo di risultato e bel gioco?
“Tante volte non capisco perché. In Inghilterra si ragiona, invece. Qui ci si confronta se è meglio lui o io. Allegri ha vinto e voleva vincere nel suo modo. Mi sembra un brutto dibattito comunque di dover spiegare quello. Solo questo. Per me è stata una bella partita, hanno vinto loro e noi continuiamo a fare la nostra. Mi sembra strano comunque parlare di questo”.
Il punto sugli infortunati.
“Addai e Morata hanno iniziato a lavorare in gruppo a metà da ieri. Domani continueranno. Speriamo che dopo lunedì inizino ad essere più nel gruppo. Ma nella mia testa non lo sono così tanto. Kempf? Ha sentito tensione al quadricipite. Voleva continuare, pure io volevo, ma dopo ho preferito non rischiare e Diego Carlos è un grande centrale che può giocare. Manca tanto per la partita, 48 ore sono un mondo e potrebbe non esserci. È un 50-50 per farlo giocare dall’inizio. Goldaniga continua con il recupero”.
Nuno Tavares interessa?
“Se troviamo il momento giusto e l’occasione giusta che ti migliora la squadra, bene. Ma in questo momento non siamo vicini a nessuno”.
Douvikas gioca?
“Vero che le sta giocando tutte, è l’unica punta vera e se deve giocare… giocherà ancora. Senza nessun problema”.

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Sul risultatismo
“No, per la domanda posta. Se in Italia conta più il risultato? Io quando parlo di questo, per chiuderla, ricorda che parlo solo del Como e del nostro contesto. Di quello che facciamo qua, della nostra strada. Io non lavoro per giocare male, difendere basso, contropiede e vincere. Noi stiamo lavorando su altre cose, cambiare la mentalità e la cultura.
Mi hanno chiesto dei problemi in difesa eppure abbiamo una delle migliori in circolazione? Io non difendo solo le mie idee, ma quelle del Como. Io sono fortunato, ho lavorato con tanti allenatori. Se avessi lavorato solo a Barcellona, con Crujff e Guardiola, sarebbe un’altra cosa. Qui c’è un contesto diverso. Poi viva l’Italia”.
La partita contro il Milan però l’hanno decisa campioni e giocatori d’esperienza.
“I giocatori del Milan sono superiori in questo momento. Ma la nostra forza è la squadra. Col Barcellona abbiamo fatto partitacce ad Elche e con l’Alaves, ma te la vince Messi magari. Noi eravamo più forti degli altri lì. La nostra forza in questo momento è la squadra. Per me è fondamentale. Niente di più. Gli arbitri? Li massacriamo sempre, ma vorrei fare i complimenti a Pairetto da quarto uomo. Mi sono sentito capito a livello di emozioni da allenatore. Parlava con te. Io ho chiesto scusa 4 volte. Magari la prima volta noi sbagliamo reazione, ma bisogna capire il perché. Così penso che si gestirebbe molto meglio. Poi se non capiscono ti danno giallo, chiamano l’arbitro. Questo è un passo in avanti, si può creare la relazione con l’arbitro. Senza vedere allenatori espulsi”.
Serie A
Lazio-Genoa, l’Olimpico del silenzio
Lazio – Anticipo del venerdì in un clima surreale. Pochi biglietti venduti, protesta dei tifosi e una frattura sempre più profonda con la società
La Lazio scende in campo oggi, venerdì, contro il Genoa per l’anticipo della 23ª giornata di Serie A 2025/26, ma lo farà in una cornice che rischia di essere desolante. Lo Stadio Olimpico si prepara a presentarsi semivuoto, simbolo plastico di un momento delicato e di una frattura ormai evidente tra il club biancoceleste e il suo popolo.
I numeri parlano chiaro. Secondo quanto riportato dall’edizione odierna del Corriere dello Sport, alla vigilia della gara erano appena 2.300 i biglietti venduti. Un dato che si somma all’incognita legata ai quasi 30 mila abbonati (29.918), molti dei quali potrebbero scegliere di non entrare allo stadio in segno di protesta. La Curva Nord, cuore pulsante del tifo laziale, ha infatti organizzato un ritrovo alternativo a Ponte Milvio, con l’idea di “tifare da lontano” e lasciare sola la squadra.
Lazio, le cicatrici di una crisi insanabile
Alla base del malcontento c’è soprattutto la gestione societaria e un mercato che ha acuito le tensioni con il presidente Claudio Lotito. Le cessioni di Castellanos e Guendouzi, i nuovi arrivi che non convincono, i cambiamenti tra i pali e il caso Romagnoli, autoesclusosi in attesa di una possibile cessione all’Al Sadd, hanno complicato il lavoro di Maurizio Sarri e alimentato l’insoddisfazione della tifoseria. A questo si aggiunge una petizione lanciata da Alberto Ciapparoni e Federico Marconi che ha già superato le 30 mila adesioni, segnale di un dissenso ormai diffuso e organizzato.

DELUSIONE LAZIO CON DIA, GIGOT, ROMAGNOLI E HYSAJ ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Nel tentativo di reagire, la Lazio ha scelto una strada comunicativa particolare: un video sui social, realizzato con l’intelligenza artificiale, raffigura un pinguino con sciarpa biancoceleste che entra in un Olimpico gelido e vuoto, accompagnato dallo slogan “Be different”. Un riferimento colto al documentario di Werner Herzog e al celebre “pinguino nichilista”, simbolo di una marcia solitaria e controcorrente. Ma il messaggio non ha convinto i tifosi, come dimostrano le reazioni fredde – se non negative – sui social.
Così Lazio-Genoa diventa molto più di una semplice partita: è lo specchio di una solitudine che pesa, di uno stadio che rischia di restare muto e di un club chiamato a ricucire un rapporto sempre più lacerato con la propria gente.
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Serie A
Napoli-Fiorentina, probabili formazioni e dove vederla
La 23° giornata di Serie A ha in programma la sfida tra Napoli e Fiorentina allo stadio Maradona. Calcio d’inizio sabato a partire dalle 18:00.
Dopo le eliminazioni patite in settimana, Napoli e Fiorentina si ritrovano contro al Maradona nella 23° giornata di Serie A. Gli azzurri, reduci dal doppio ko consecutivo contro Juventus e Chelsea, che è costato l’uscita dalla Champions League, vogliono rialzarsi per lasciarsi alle spalle il periodo complicato. Gli uomini di Antonio Conte sono stati raggiunti dalla Roma al terzo posto a quota 43 punti, con una sola lunghezza di vantaggio sulla Juventus quinta. Tornare alla vittoria in casa contro i toscani è fondamentale per restare in scia nella lotta ai vertici del campionato.
Dall’altra parte c’è la Fiorentina di Paolo Vanoli. Come il Napoli, anche i viola in settimana hanno salutato una competizione importante come la Coppa Italia, venendo eliminati al Franchi dal Como. Una sconfitta che porta a quota 2 gare la serie negativa di risultati, dopo una striscia convincente di 4 gare da imbattuti. Fiorentina che resta in piena zona retrocessione, a -1 dal quartultimo posto occupato dal Lecce.
Qui Napoli

SCOTT MCTOMINAY ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
L’emergenza infortuni in casa Napoli prosegue anche nella gara contro la Fiorentina. Per la partita di sabato Conte deve rinunciare a Milinkovic-Savic, Rrahamani, De Bruyne, Anguissa, Gilmour, Politano e David Neres. Inoltre è in dubbio anche la presenza di Pasquale Mazzocchi, non al 100 %. Rispetto all’11 visto mercoledì contro il Chelsea il Napoli potrà contare in più solo su Giovane, non presente nella lista UEFA.
Davanti a Meret la linea a tre sarà composta da Beukema, Juan Jesus e Buongiorno. Corsie laterali occupate da Spinazzola e Di Lorenzo, con Lobotka e McTominay costretti agli straordinari nel mezzo. Elmas e Vergara favoriti entrambe su Giovane, ma occhio alla mossa a sorpresa. Davanti ci sarà ancora Holjund, con Lukaku pronto a dare il suo contributo a gara in corso.
Qui Fiorentina
Per la trasferta del Maradona Vanoli non avrà a disposizione Lamptey e Piccoli. Recuperati, almeno per la panchina, due pedine fondamentali come Kean e Parisi. Da capire se l’allenatore della Fiorentina rischierà il centravanti della Nazionale dal primo minuto, dopo il problema alla caviglia che lo ha tormentato nelle ultime settimane.
Toscani che scenderanno in campo con il 4-3-3. Tante differenze di formazione rispetto all’11 sceso in campo in Coppa Italia contro il Como: davanti a De Gea in difesa spazio a Dodo, Pongracic, Comuzzo e Gosens. A centrocampo Fagioli confermato da play, con Mandragora e Ndour, ancora favorito su Brescianini e Fabbian. In attacco Solomon e Gudmudsson sicuri di una maglia, con Kean da tenere in dubbio: in caso dovesse partire dalla panchina sarebbe Brescianini ad occupare il ruolo di falso 9.

Albert Gudmundsson calcia il rigore ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Napoli-Fiorentina, le probabili formazioni
Napoli (3-4-2-1): Meret; Beukema, Buongiorno, Juan Jesus; Di Lorenzo, Lobotka, McTominay, Spinazzola; Elmas, Vergara; Holjund. All: Conte.
Fiorentina (4-3-3): De Gea; Dodo, Pongracic, Comuzzo, Gosens; Fagioli, Madragora, Ndour; Solomon, Kean, Gudmudsson. All: Vanoli.
Napoli-Fiorentina, dove vederla
La partita di Serie A tra Napoli e Fiorentina sarà trasmessa in esclusiva su DAZN.
Serie A
Lazio, ecco Przyborek: le cifre e i dettagli dell’affare
La Lazio ufficializza l’acquisto di Adrian Przyborek dal Pogoń Szczecin: talento classe 2007, costi, bonus, numeri e dettagli del contratto
Direttamente dal Pogoń Szczecin, la Lazio annuncia oggi il suo nuovo acquisto Adrian Przyborek. Il trequartista polacco arriva a Roma a titolo definitivo sulla base di un accordo da 4,5 milioni di euro, con bonus fino a 2,5 milioni e una percentuale del 20% su una futura rivendita, come riporta Gianluca Di Marzio.
Il classe 2007 sbarca in Serie A accompagnato da un’investitura importante: in patria il suo nome è ampiamente conosciuto ed è considerato uno dei giovani prospetti più interessanti del panorama calcistico polacco. Non a caso Adrian Przyborek veste la maglia numero 10 e, nonostante la giovanissima età, ha già collezionato 83 presenze ufficiali, realizzando 8 gol e 13 assist.
Il talento polacco è atteso già oggi a Roma per sostenere le consuete visite mediche che precedono l’ufficialità dell’operazione, e successivamente firmare un contratto valido fino al 29 gennaio 2026.

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