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Roma, Dybala: “L’infortunio ai Mondiali fu davvero tosto. Pinto voleva darmi la 10 della Roma. Arabia? Dico questo…”
Paulo Dybala è stato intervistato in esclusiva Sport Illustrated dove ha discusso del suo infortunio e di alcuni retroscena circa il suo approdo alla Roma.
A seguire l’intervista completa di Dybala
Roma, le parole di Dybala
Sulla finale dei Mondiali:
“Sapevo che Scaloni mi aveva mandato in campo solo per calciare il rigore. La pressione era immensa, perché o sei un eroe o un cattivo e se sbagli, tutti ti ricorderanno per aver giocato due minuti e aver sbagliato il rigore”.
Sull’infortunio:
“Ero alle prese con un infortunio e mi mancavano cinque partite. Non volevo sprecare un solo giorno senza poter recuperare. Così, quando ho saputo l’entità del mio infortunio, ho parlato con le persone che lavoravano con me. Abbiamo formato un gruppo e ci siamo detti che dovevamo trovare un modo per recuperare il più velocemente possibile. Intendo quali macchinari andavano utilizzati usare, che dieta seguire? Abbiamo lavorato su tutto. Dormivo con un macchinario per essere pronto e ne avevo quattro a casa. Li usavo quotidianamente. Ci stavamo allenando negli Emirati Arabi Uniti e ricordo che l’allenatore fece un discorso dicendo che avrebbe personalmente informato tre giocatori che non sarebbero stati inclusi nella lista finale perché avrebbe dovuto prendere solo 26 giocatori. Quando quel discorso finì, sapevo che avrei potuto essere uno di quei tre. Ero nervoso, pensavo di non essere all’altezza. Poi, l’ho visto camminare verso di me e ho pensato: “Sono fuori”. Ma lui è venuto da me e mi ha detto: “Allenati con calma, tu resti”. Credo di aver perso due o tre chili in quel momento. È stata una gioia personale immensa perché ho sentito che tutti gli sforzi e i sacrifici fatti per un mese – essendo stato meticoloso in ogni piccolo dettaglio – erano stati ricompensati. Sapevo quanto fosse alta la posta in gioco ed eravamo tutti convinti al 100% di poter vincere la Coppa del Mondo”.

L’URLO DI DOLORE DI PAULO DYBALA ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Sulla partita contro il Messico ai Mondiali.
“Vincere contro il Messico è stato uno dei momenti più importanti che ci ha dato una spinta di fiducia. Quando Leo ha segnato, e poi Enzo ha chiuso la partita, sapevamo che ci saremmo qualificati perché eravamo sicuri di vincere contro la Polonia. Il calcio è pazzesco, perché anche ai Mondiali in Russia ho fatto la mia prima apparizione contro la Croazia. Quella partita fu diversa perché eravamo sotto 2-0, mentre questa volta eravamo in vantaggio e mi sono divertito un sacco. Quando sei lì e vedi che non c’è stata nessuna partita, pensi solo: questa è nostra”.
Sulla chiamata di José Mourinho:
“In quel momento mi sentivo davvero strano: l’incertezza di non sapere dove avrei giocato, cosa sarebbe successo o se avrei dovuto lasciare l’Italia, che è praticamente diventata casa mia. Sono qui da 12 o 13 anni ormai e, onestamente, probabilmente conosco l’Italia meglio dell’Argentina a questo punto. Ricordo che all’epoca volevo aspettare un po’, prendermi una pausa. Ero a Torino, a casa. Un giorno, uno dei miei procuratori venne da me e mi disse che Mourinho voleva parlarmi. Certo, Mourinho è speciale: è un allenatore che ha vinto tutto, una persona unica. Non potevo ignorare la sua chiamata. Ma sapevo che mi avrebbe convinto, ed è per questo che ho voluto aspettare. La prima volta abbiamo solo avuto una bella chiacchierata, è stata una lunga conversazione, ma non ha fatto pressione per ottenere una risposta immediata. Ma il giorno dopo voleva richiamarmi, così gli ho detto di darmi qualche ora per parlare con la mia famiglia e mia moglie. Ho parlato con loro e con la mia squadra e, una volta presa la decisione di unirmi alla Roma, gli ho mandato un messaggio dicendogli: ‘A presto’. E con quello abbiamo concluso l’affare”.
Poi il retroscena su Tiago Pinto:
“Poi ci siamo incontrati con Tiago Pinto nell’ufficio che avevamo a Torino. Si è presentato con la maglia numero dieci. Totti è stato il numero dieci della Roma ed è stato amatissimo dalla gente. Per quello che rappresenta per questa città. ovviamente ho pensato non fosse il momento adatto per fare una cosa del genere. Nessuno l’ha indossata dopo di lui. Ero appena arrivato e nonostante venissi da un club come la Juventus dove indossavo quel numero, risposi a Pinto: ‘Tiago grazie, è un onore per me, ma per rispetto preferisco indossare il numero 21′”.
Sulla presentazione al Colosseo Quadrato:
“Prima di uscire potevo vedere la situazione da dentro ed è stata una delle poche volte nella mia vita in cui le gambe mi tremavano un po’. Vivere quello, ok, giochiamo a calcio davanti a 50.000 o 60.000 persone, ed è normale. Ma loro vengono per vedere uno spettacolo, per vedere la partita, siamo 22 in campo, con gli allenatori, tutto lo spettacolo. Ma in quel momento, la folla era lì solo per me. Non mi aspettavo un’accoglienza del genere, non avevo mai visto una cosa del genere. I tifosi mi hanno davvero sorpreso. È stato qualcosa di bellissimo, un momento unico nella mia vita e nella mia carriera. E in quel momento, ho capito che avrei dovuto lavorare il doppio per restituire tutto l’amore che mi avevano dimostrato quel giorno”.
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Le Auto come Icone Culturali: Come le Automobili Hanno Plasmato la Società Moderna
Le automobili hanno segnato il passo della modernità trasformando paesaggi ritmi e immaginari collettivi.
Ogni motore acceso ha portato con sé un desiderio di movimento e di libertà mentre ogni carrozzeria lucida ha raccontato un sogno possibile. Nel tempo le auto sono diventate specchi della vita quotidiana e simboli potenti di un’epoca che corre veloce senza voltarsi.
Il legame tra auto e cultura si è rafforzato attraverso il cinema la musica e la narrativa che hanno reso celebri modelli iconici e storie di viaggio. In questo intreccio di storie è nato un bisogno crescente di conoscere e approfondire il ruolo sociale di questi mezzi grazie anche a risorse culturali come z library che hanno favorito un archivio diffuso di opere dedicate alla mobilità e alla sua evoluzione.
L’Automobile come Simbolo di Identità
Ogni auto racconta un carattere diverso. Alcune trasmettono eleganza altre fierezza altre ancora un senso di ribellione. Basta pensare ai grandi boulevard illuminati dove un’auto sportiva accende gli sguardi o ai borghi silenziosi dove un vecchio modello conserva storie custodite nel tempo. L’automobile diventa così una firma personale che riflette aspirazioni e gusti trasformando la strada in un palcoscenico discreto.
Il ruolo identitario dell’auto si manifesta anche nelle comunità che ruotano attorno ai brand cult. Club raduni e restauratori alimentano una passione capace di attraversare generazioni. Ogni incontro regala aneddoti e scoperte come se ogni vettura fosse un romanzo pronto a svelarsi. Questa dimensione rafforza il senso di appartenenza e rende l’automobile un oggetto culturale pieno di significato.
Ora emergono tre aspetti chiave che mostrano come l’auto abbia inciso sulla società moderna:
- La strada come nuovo spazio sociale
Le strade hanno ridisegnato città e abitudini creando un teatro dinamico dove si intrecciano lavoro svago e relazioni. A partire dagli anni cinquanta le famiglie hanno cominciato a vivere gite domenicali e spostamenti quotidiani con una naturalezza prima impensabile. Le periferie sono cresciute attorno alle vie di collegamento e le attività commerciali hanno trovato slancio vicino ai flussi di traffico. La strada è diventata un grande fiume che unisce mondi diversi e racconta i cambiamenti di ogni epoca.
- Il fascino della velocità
La velocità ha sempre stuzzicato l’immaginazione e ha dato vita a gare leggendarie capaci di far vibrare il pubblico. Le auto da corsa hanno mostrato il lato più audace dell’ingegno umano con materiali innovativi e scelte tecniche ardite. Ogni circuito ha creato miti e imprese scolpite nella memoria collettiva e ha spinto l’intero settore a migliorare sicurezza efficienza e prestazioni. La velocità non è solo un numero ma una promessa di superare i propri limiti.
- L’auto nei linguaggi artistici
Nel cinema le auto diventano protagoniste di inseguimenti epici o di viaggi interiori come in “On the Road” o in “American Graffiti”. Nella musica evocano ribellione amore movimento. Nell’arte pop compaiono come simboli di stile e di trasformazione industriale. Ogni linguaggio creativo trova nell’automobile una metafora potente capace di raccontare l’epoca con una sincerità sorprendente.
Questi aspetti mostrano un panorama ricco di sfumature che prosegue anche nelle tendenze più recenti legate alla mobilità sostenibile e alla tecnologia.
Evoluzione Tecnologica e Nuove Abitudini
L’avanzamento tecnologico ha spostato l’automobile verso orizzonti una volta immaginati solo nei racconti futuristici. I sistemi di assistenza intelligenti rendono la guida più fluida e leggera mentre i motori elettrici cambiano il ritmo delle città creando spazi più silenziosi e armoniosi. L’auto resta un mezzo di esplorazione capace di connettere territori e idee.
Oggi le scelte dei cittadini mostrano una forte attenzione verso praticità e responsabilità. Cambiano i modelli di proprietà si diffondono soluzioni condivise e cresce l’interesse per percorsi più consapevoli. L’automobile continua a mutare come un organismo vivente che si adatta ai bisogni collettivi pur conservando la sua aura simbolica.
Un’Ombra di Futuro sulla Strada
L’auto rimane un compagno silenzioso che attraversa epoche e desideri. Ogni innovazione apre un nuovo capitolo e ogni viaggio breve o lungo accende una scintilla di immaginazione. La società moderna vive ancora accanto al rombo dei motori o al soffio elettrico delle nuove generazioni mentre la strada continua a raccontare storie che nessun altro mezzo sa evocare con la stessa naturalezza.
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Milan, disastro Estupinan: un futuro già deciso
Milan, ennesima prova incolore e a tratti desolante per il terzino sinistro rossonero. Il suo futuro sembra essere già segnato, qui di seguito i dettagli.
E’ stato decisamente il peggiore in campo nella sfida di ieri pomeriggio contro la Fiorentina. Ci riferiamo a Pervis Estupinan, terzino sinistro rossonero messo in campo un po’ a sorpresa da Massimiliano Allegri in luogo di Bartesaghi.
Il numero due è apparso poco lucido sia mentalmente che fisicamente, passaggi completamenti errati come quello a Gudmundsson che hanno ceato non pochi problemi alla difesa rossonera.
L’avventura di Estupinan al Milan sembra essere già arrivata a un triste capolinea. La dirigenza rossonera è già in contatto con l’agente Jorge Mendes per studiare una possibile soluzione in estate.
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Barcellona, Raphinha esalta Flick: “Ha cambiato tutto”
L’ala brasiliana del Barcellona, Raphinha rivela: “Se Hansi Flick non fosse arrivato, avrei lasciato il Barca. Ha cambiato tutto.”
La svolta di Raphinha al Barcellona
Il talento brasiliano Raphinha ha recentemente rivelato un dettaglio cruciale della sua carriera al Barcellona. In un’intervista, ha dichiarato che la sua permanenza al club catalano è stata fortemente influenzata dall’arrivo di Hansi Flick. L’allenatore tedesco, noto per il suo approccio strategico e la capacità di motivare i giocatori, ha avuto un impatto significativo su Raphinha, convincendolo a rimanere. “Mi ha detto che sarei stato importante per il team. Questa è la fiducia di cui un giocatore ha bisogno”, ha affermato il brasiliano, sottolineando l’importanza del supporto psicologico nel calcio moderno.
Un futuro luminoso sotto la guida di Flick
Con la guida di Hansi Flick, il Barcellona sembra aver ritrovato una nuova energia, e Raphinha ne è un esempio lampante. Le sue performance in campo sono migliorate, dimostrando come la fiducia e la gestione del talento possano fare la differenza. La conferma di Raphinha come una pedina chiave nella formazione del Barcellona promette una stagione avvincente per i blaugrana, che puntano a tornare ai vertici del calcio europeo. La sinergia tra il giocatore e l’allenatore potrebbe rivelarsi decisiva per il futuro del club.
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Fonte: l’account X di Fabrizio Romano.
❤️🩹 Raphinha: “If Hansi Flick didn’t come I would have left Barça. He changed everything”.
“He told me I was going to be important. This is what a player needs. Confidence”.
— Fabrizio Romano (@FabrizioRomano) Jan 11, 2026
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