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Empoli-Spezia, le parole di Andreazzoli e Motta

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Serie A ,empoli, Andreazzoli

Siamo alle ultime battute di questo campionato e Empoli-Spezia è una partita tra due squadre che già non hanno più nulla da chiedere, entrambe arrivano qui dopo un percorso straordinario per una matricola e una squadra solo al suo secondo anno nella massima serie. Insomma, trattasi di una gara in cui le squadre faranno il possibile per dare il meglio di sé e dimostrare che non è un caso se sono arrivate a questo punto con, rispettivamente, 33 e 32 punti.

Mister Aurelio Andreazzoli si è presentato alla consueta conferenza stampa prepartita dichiarando che sarà un gara da giocare con la testa. Ecco le sue parole:

“Sarà una gara da giocare con la testa, ma senza pancia non andiamo da nessuna parte. Quando abbiamo messo testa e pancia siamo sempre usciti bene come risultato, senza una delle due componenti non si ottiene risultato. Non mi pare che siamo impauriti, l’ultima gara contro la Fiorentina l’abbiamo cominciata e condotta noi, non abbiamo mai dato l’impressione di essere intimoriti. I ragazzi sono vogliosi di fare le cose alla grande, non vedono l’ora di giocare. La situazione di classifica tra noi e lo Spezia è cambiata dall’andata. Loro stanno bene, sono in fiducia, hanno entusiasmo e questo comporta aspetti positivi”.

Ha poi proseguito il tecnico toscano:

“Mi stuzzica molto la partita di domani, non vedo oltre per non distrarmi, guardo allo Spezia e basta, per Inter e Napoli c’è tempo e speriamo di essere nella condizione di giocarci allegramente, ora non ci siamo. Tonelli è stato tutta la settimana con noi, a inizio settimana si opererà, sta come sta uno che ha subito una botta del genere e ci spiace perché per noi è un punto di riferimento per quanto concerne sia l’agonismo sia l’esperienza. Da un po’ stava bene dai suoi leggeri acciacchi, ma gli è capitata questa tegola sia a lui che alla squadra, ne avremmo fatto a meno. La squadra sta bene, abbiamo lavorato bene e con voglia di fare, c’è un aumento di entusiasmo e siamo fiduciosi. Se continuiamo a questa maniera viene un po’ a cadere quanto fatto in precedenza, però dire che non c’è pesantezza rispetto al risultato pieno sarebbe negare una realtà. Tutte le domeniche si gioca per vincere e quando non si riesce a farlo viene a mancare qualcosa. L’obiettivo è esprimere il massimo di quello che abbiamo, quasi sempre lo abbiamo espresso. Dobbiamo fare come ieri, abbiamo fatto una riunione per analizzare il video e cercato di trovare delle situazioni da migliorare. Noi vogliamo risultato pieno, se non viene sarà importante non perdere, di questo bisogna avere coscienza”.

Andreazzoli ha infine chiosato:

“Tutte le squadre hanno una necessità assoluta che è il pensiero dell’allenatore, ma poi ne hanno anche altre tipo di arrivare a avere equilibrio o essere un pochino più spregiudicati, ma se la coperta la tiri da una parte poi manca dall’altra. Ora ci siamo dati un corredo in più e bisogna cominciare a mantenerlo. Presumo che gli errori arbitrali siano un caso, non voglio pensare che non lo sia, è inutile stare a ripetere la storia del campionato, in certi momenti poteva essere diversa. Di arbitri ne abbiamo già parlato troppo, non voglio soffermarmici, dobbiamo far conto su ciò che possiamo controllare noi. Mi soffermo su quanto di positivo visto grazie alla squadra al Franchi, dove i nostri sostenitori ci hanno dato una carica incredibile”

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Thiago Motta, “Azzurri una buona squadra”

Thiago Motta

In vista del match che si giocherà domani, sabato 9 marzo, al Castellani alle ore 15 il mister spezzino ha rilasciato queste dichiarazioni:

“L’Empoli sta meritando la sua posizione di classifica. Noi lo rispettiamo ma andremo in campo per portare a casa i tre punti senza pensare troppo agli avversari. Gli uomini di Andreazzoli hanno messo in difficoltà tante squadre – ha proseguito il tecnico bianconero – Sono una buona squadra con giocatori interessanti e un ottimo allenatore che sa quel che vuole. Dobbiamo pensare solo a noi e concentrarci sul da farsi per affrontare al massimo questa squadra”.

Insomma, Empoli-Spezia si presume sarà una gara spettacolare, due squadre cariche che vogliono meritarsi l’attuale posizione in classifica. Attenzione però, troppo bollicine potrebbero produrre anche uno sterile 0-0 se le due compagini, spinte a vincere, si dovessero annullare. Speriamo sia una gara spettacolare per il bene del calcio, che vinca il migliore!

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Lazio, Mirra: “La squadra ha alti e bassi”

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Lazio

Lazio, Vincenzo Mirra commenta il momento attuale della formazione di Sarri, in attesa del ritorno di Coppa Italia contro l’Atalanta di Palladino

Lazio

DANIEL MALDINI IN AZIONE ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Lazio, parla Vincenzo Mirra

L’ex biancoceleste Vincenzo Mirra è intervenuto questa mattina ai microfoni di Radiosei, per analizzare con la lente la situazione biancoceleste, dopo il 2-2 in Coppa Italia contro l’Atalanta. Di seguito, l’estratto dell’intervento di Mirra:

“Lazio-Atalanta ci ha detto che la squadra ha alti e bassi: la sfida di Torino è stata brutta ma quella contro la Dea è stata una partita vera, dove la Lazio ha dimostrato qualcosa di bello. Con uno stadio degno della semifinale, sono d’accordo con Sarri, avrebbe vinto. Complimenti alla squadra e all’allenatore”.

“Difesa peggiorata? Sarri ha lo stesso modulo, quindi tatticamente non è cambiato niente, penso sia un momento che può capitare ma anche che gli avversari prendono le misure e cercano di sfruttare gli errori, vedi i gol presi contro la Juventus. Vero anche che non è coinvolta solo la linea difensiva, soprattutto con il 4-3-3”.

“Le reti incassati subito dopo aver segnato? Oltre all’aspetto mentale, che è determinate, parlerei soprattutto di quello caratteriale. Dipende dai calciatori che hanno la personalità, che non hanno l’ansia della vittoria, che non si schiacciano e continuano ad andare in avanti. Qui c’entra poco l’aspetto tattico, subentra la capacità di gestire il momento”.

“Zaccagni deve trovare la sua continuità e lo può fare solo giocando; prima o poi si sblocca, è un giocatore su cui la Lazio può e deve contare. Isaksen è questo, deve trovare fiducia, soprattutto nelle conclusioni; potenzialmente è uno che potrebbe fare 10 gol ma non ha la ‘cattiveria’, discorso simile per Maldini. Davanti abbiamo interpreti con tecnica ma con poca vena realizzativa”.

“La Lazio al campionato non può chiedere granché. Sarri, se sarà il futuro allenatore, dovrà lavorare in prospettiva. La priorità immediata è la Coppa Italia: l’Atalanta è superiore alla Lazio, se non avesse avuto il difficile momento all’inizio avrebbe lottato tranquillamente per le prime quattro posizioni. Detto questo, la Lazio, non credo possa rientrare in campionato, l’obiettivo è quindi Bergamo: lavorare bene in queste gare per prepararsi alla sfida clou”.

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Bologna, nel mirino Kempf del Como

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Bologna, Sartori al lavoro per rinforzare la difesa rossoblu, vista la probabile partenza di Lucumì. Occhio però al veto di Cesc Fabregas

Bologna

CESC FABREGAS RINGRAZIA I TIFOSI DEL COMO ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Bologna, occhi su Kempf

Stando a quanto riportato dal Corriere dello Sport, uno dei nomi più caldi per la retroguardia felsinea arriva da Como. Sul ramo del lago di Como l’indiziato a unirsi al Bologna sarebbe Kempf, già nelle ultime sessioni di mercato al centro dei principali rumors di mercato e che in estate potrebbe concretamente salutare Casteldebole.

Kempf obiettivo principale per il dopo Lucumì

Per sostituire il centrale colombiano, Giovanni Sartori avrebbe messo nel mirino Marc Oliver Kempf, centrale tedesco oggi punto fermo del Como di Cesc Fabregas. Classe 1995, mancino, fisico importante, Kempf rappresenta il profilo ideale per garantire esperienza e solidità a una difesa che negli ultimi anni ha già fatto registrare passi avanti significativi.

Il contratto del giocatore con il club lariano è in scadenza a giugno 2027, elemento che offre al Bologna un margine di manovra interessante. A Casteldebole sperano infatti che la trattativa per il rinnovo tra il difensore e il Como non decolli, così da poter affondare il colpo in estate con una proposta economicamente sostenibile.

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Quali sono le squadre della Serie A più amate dagli italiani e perché

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Nella stagione 2024/25 i fan della Serie A sono stati ben 25,5 milioni. Le squadre più seguite sono la Juventus, l’Inter, il Milan, il Napoli e la Roma. Spesso ci si innamora di un club perché si ha un legame con quella città, oppure perché si ha una storia familiare con un determinato team.

Il calcio in Italia non si limita alle partite della domenica, è un’abitudine ed è un argomento che unisce tante persone diverse. A volta diventa addirittura un pezzo di identità. Se ti stai chiedendo quali sono i club più seguiti, al primo posto c’è la Juventus con 7.864.000 sostenitori, poi c’è l’Inter con 4.180.000, poi il Milan con 3.816.000, poi il Napoli con 3.036.000 e, infine, la Roma con 1.803.000. Dei numeri non da poco, i top club italiani da soli muovono la maggior parte dei tifosi, questo vuol dire che l’Italia è abbastanza coesa nel calcio e che tutti hanno almeno una preferenza tra queste cinque squadre.

Dallo stadio allo smartphone: il tifo cambia e porta il calcio ovunque

Lo stesso tifo che segue le partite in TV e che guarda le dirette sul telefono, è anche alla ricerca di forme di intrattenimento legate al calcio. Non a caso, i casinò online propongono sempre di più dei giochi a tema per coinvolgere anche questa fetta di utenti. Ci sono piattaforme che si occupano di selezionare e di filtrare i casino bonus in modo da individuare subito quello più adatto alle tue esigenze. Con i bonus hai la possibilità di provare i giochi senza dover effettuare un deposito, oppure puoi ottenere un cashback e molto altro.

Nel 2025 sono arrivati dei nuovi titoli esplicitamente calcistici, come una slot online lanciata con un’ambientazione da stadio e i simboli ispirati ai match. Questo vuol dire che i provider inseguono la domanda dei tifosi.

Juventus, Inter e Milan restano le più amate perché parlano a tutta Italia

Le tre grandi storiche hanno una cosa che le altre cercano di ottenere da decenni: un tifo davvero nazionale. Non significa che piacciano a tutti, ma che hanno tifosi in ogni regione, spesso da più generazioni. Il dato più evidente è lo scarto: la Juventus ha quasi 8 milioni di tifosi, e il blocco Inter-Milan segue a distanza, con numeri comunque enormi.

Perché succede? Di solito entrano in gioco alcuni fattori:

  • una storia lunga e riconoscibile, che anche chi non segue il calcio sa raccontare a grandi linee
  • periodi di vittorie che creano abitudine al successo e tengono alta l’attenzione mediatica
  • una presenza continua in TV e sui giornali, che nel tempo allarga la base fuori dalla città d’origine
  • simboli forti (colori, stadi, rivalità) che rendono la squadra facile da vivere e da ricordare
  • il passaparola di famiglia, spesso si tifa prima di capire davvero perché

In questo schema, l’Inter negli ultimi anni ha ridotto le distanze con la Juventus e ha consolidato il vantaggio sul Milan. Questo vuol dire che il tifo segue anche i cicli sportivi e l’aria che tira attorno a un club. Insomma, la popolarità non nasce in un giorno, ma cresce a strati, stagione dopo stagione, e diventa quasi una tradizione.

Quando il tifo è territorio la squadra diventa casa anche senza milioni di fan

Poi c’è un altro tipo di amore, spesso più viscerale: quello legato alla città. Qui il numero totale di tifosi conta meno, perché la squadra rappresenta un pezzo di comunità. E lo vedi bene dallo stadio. Nella Serie A 2024/25 alcune piazze hanno avuto dei tassi di riempimento altissimi, con il Cagliari al 97,89% e la Juventus al 97,80%, seguite dal Como e dall’Atalanta sopra il 97%.

Questo dato non dice chi è più tifato in Italia, ma racconta una cosa importante: certe tifoserie, anche se più piccole, vivono la squadra come un appuntamento fisso. E spesso sono proprio loro a dare al campionato quel clima da rito collettivo.

Cosa alimenta questo tipo di tifo?

  • l’identità locale
  • lo stadio come punto di ritrovo, non solo come luogo della partita
  • stagioni sorprendenti o obiettivi vicini (salvezza, Europa, sogni inattesi) che accendono la città
  • un legame continuo con il territorio, fatto di iniziative, comunicazione e presenza

Non a caso, i tifosi tendono ad aumentare quando arrivano dei risultati oltre le aspettative e quando il club riesce a coinvolgere il territorio con costanza. Quindi, quando una squadra fa sognare, anche solo per qualche mese, la città si riconosce e il tifo si allarga.

Il significato della classifica e l’impatto sui tifosi

Se guardi solo i numeri, la storia sembra semplice: la Juventus è davanti, poi l’Inter e il Milan, con il Napoli e la Roma a completare la top 5. Ma dietro c’è un’Italia fatta di due amori diversi che spesso convivono. Quello nazionale delle grandi squadre, costruito negli anni tra vittorie, visibilità e tradizioni di famiglia, e quello locale, che riempie gli stadi e accende le città anche quando i milioni non ci sono.

In mezzo, ci sta il tifo moderno: più frammentato, più digitale, capace di uscire dalla partita e finire ovunque, dagli highlights al gaming a tema calcio. Ed è proprio questa elasticità, più di qualsiasi classifica, che spiega perché la Serie A continua a restare al centro dell’attenzione per così tanti italiani.

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