Con queste parole il cronista Alberto Mandolesi esattamente 28 anni fa descriveva l’esordio in Serie A di un sedicenne Francesco Totti. La descrizione effettuata dal giornalista romano al momento dell’ingresso del futuro capitano giallorosso in sostituzione di Rizzitelli sembra risultare quasi profetica, come se nell’aria respirata quel 28 marzo 1993 al “Rigamonti” di Brescia si percepisse inconsciamente già l’odore della storia. Quel match terminò 2-0 in favore dei capitolini guidati da Boskov, la cui annuale avventura romana passerà agli annali soprattutto per questo episodio, oltre che per la sfortunata sconfitta maturata in finale di Coppa Italia contro il Torino che condizionò inevitabilmente il giudizio dell’allora presidente Ciarrapico sulle sorti del tecnico serbo.

Quel giovane ragazzo cresciuto nel quartiere di Porta Metronia dovrà aspettare ancora un anno per poter provare il mix di sensazioni che solamente un gol con la maglia della propria squadra del cuore può riuscire a sprigionare: è il 4 settembre 1994, la Roma del romanissimo Mazzone sfida il Foggia nella prima gara di campionato e Totti parte dall’inizio. La scelta del “sor Carletto” viene ripagata al minuto 30 quando il Pupone, non ancora maggiorenne, si avventa sulla sponda aerea di Fonseca e con un sinistro secco non lascia scampo al portiere Mancini. Quella gara, terminata 1-1, sarà lo specchio della stagione opaca dei capitolini, ma lo consacrerà al grande pubblico.

Da lì il giovane Francesco inizierà un processo di crescita che lo porterà prima ad essere uomo, successivamente calciatore ed infine mito di cui narrare le gesta tramandandole di generazione in generazione. 786 presenze condite da 307 gol concentrati in 24 anni caratterizzati da un amore puro ed incondizionato che raramente si ha l’opportunità di ammirare e vivere in ambito esistenziale e calcistico. Sentimento messo a dura prova in prima battuta nel 1997 dall’eretico Carlos Bianchi, reo di preferirgli Litmanen, a tal proposito si rivelò fondamentale il “Trofeo Città di Roma”, un triangolare tra Roma, Ajax e Borussia M’Gladbach, in cui il numero 10 diede prova del proprio straordinario talento, vincendo la sfida nel rettangolo di gioco con il finlandese e quella extra campo che lo vedeva contrapposto al mister argentino, e successivamente dal presidentissimo Florentino Perez che gli offrì mari e monti al fine di farlo diventare un “galactico”.

Una volta superate le avversità ed i tentatori che lo avrebbero voluto strappare alla terra natìa, Francesco è diventato Totti, sostantivo indicante fedeltà e monogamia, strenuo simbolo di valori ormai caduti in disuso.