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Serie A: tifosi contro il caro biglietti

In Serie A dilaga lo scontro a distanza tra tifosi e società

Il periodo post-covid ha visto un’impennata di presenze allo Stadio, come era immaginabile. Nella stagione 2019/2020, ad esempio, la media spettatori dei sostenitori dell’Inter a San Siro era di 65.800, contro i 1.000 della stagione successiva (numeri dovuti alle coercizioni governative). Nell’anno calcistico 2021/2022 si è tornati su statistiche più accettabili con una media di 44.999. Ad invertire la rotta ci ha pensato la stagione successiva con una media di 72.630, dato in incremento quest’anno ove i nerazzurri ne ospitano 73.089 a match.

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simone inzaghi during SS Lazio vs Hellas Verona FC, italian Serie A soccer match in Roma, February 05 2020 – LPS/Marco Iorio



Numeri che non appartengono solo al Biscione, la situazione è pressoché identica in tutto lo Stivale. Le squadre di calcio hanno colto al volo quest’occasione provocando una vera e propria inflazione sui prezzi dei biglietti. Il ticketing è uno dei cinque metodi con cui le compagini aumentano i ricavi oltre il merchandising, i diritti tv, il trading calciatori e le sponsorizzazioni. Il tifo organizzato si è mosso compatto contro l’aumento del costo del biglietto nei settori popolari. 

Nelle Curve, infatti, il target è completamente diverso e spesso e volentieri il costo è spropositato per un settore definito popolare – senza considerare il costo opportunità di attività succedanee. L’obiettivo rimane far abbonare i tifosi (leggasi fidelizzazione) ma l’inflazione non piace ugualmente ai sostenitori. Da non sottovalutare neanche il prezzo esoso per i settori ospiti. Il benchmark dovrebbe essere la Francia; in Ligue 1 infatti tutte le tifoserie in trasferta pagano un prezzo univoco di soli 10 € mentre in Ligue 2 è di 5 €.

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Una squadra di calcio vive di passione e di amore e le persone che decidono di andare nei settori definiti, come scritto prima, popolari appartengono ad un cluster ben definito. Le leggi del mercato danno ragione, forse, alle varie presidenze ma non bisogna mai dimenticarsi del buon senso e del core business (non di certo un’attività di profitto) delle varie società calcistiche. Ricordiamo come la polemica sorta appartiene solo in questi settori e non in quelle zone dello Stadio dove la disponibilità economica è ben più alta ed il target è molto diverso.

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