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Roma, la prima di Gasperini: “La pressione è anche forza, vedo entusiasmo. Ho la sensazione di aver fatto la scelta giusta”

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Roma, Gasperini

Gian Piero Gasperini, nuovo allenatore della Roma, si è presentato per la prima volta ai tifosi ed ai giornalisti. L’era di Gasp è pronta ad iniziare.

Nonostante le notizie che hanno scombussolato un pò l’ambiente, oggi è il Gasperini Day a Roma. L’ex tecnico dell’Atalanta si è presentato in conferenza stampa ai suoi nuovi tifosi, accompagnato da Claudio Ranieri, dirigente senior del club giallorosso.

Gasperini ha firmato con la Roma un contratto di tre anni, fino al 2028. L’obiettivo, neanche troppo nascosto, è quello di tornare in Champions League, competizione a cui il club giallorosso manca da troppo tempo.

Roma, Gasperini

GIAN PIERO GASPERINI SORRIDENTE ( FOTO FORNELLI/KEYPRESS )

Roma, le prime parole di Gasperini

Ranieri:

“Buongiorno a tutti. Credo che per la prima volta vediate due allenatori insieme. Io, fino al 30 giugno, sono ancora l’allenatore, quindi non sbagliate. Mi avete anche dato del bugiardo quando mi è stato chiesto: “È Gasperini?”. Ho risposto di no. Perché non era ancora Gasperini. L’ho contattato io, gli avevo chiesto la disponibilità e lui mi ha detto: “Perché no?”. Ma da lì a dire che fosse lui, insomma, ce ne correva di tempo e di cose. I Friedkin hanno scelto lui perché è un allenatore che sta facendo benissimo. Ovunque è andato ha fatto bene: Crotone, Genova, e poi l’Atalanta… lo sappiamo tutti. È un allenatore che riesce a cambiare la fisionomia di un atleta, riesce a rendere ottimi determinati giocatori. È quello che tutti noi speriamo.

Lui è consapevole delle difficoltà che incontreremo nei prossimi due mercati, ed è proprio per questo che, quando si è detto che sarebbe arrivato, io ho scelto di farmi da parte. Perché restare io e perdere un altro anno di tempo? Invece, era giusto iniziare la costruzione con lui fin da subito. Gian Piero è stato chiamato per cominciare a costruire qualcosa che speriamo tutti possa dare frutti importanti. Ha una personalità forte, è schietto, dice le cose in faccia, anche a brutto muso a volte – ma fa parte del carattere di ognuno di noi. Io stesso, poche volte, vi ho detto le cose a brutto muso, perché fa parte del mio carattere. Ma riuscivo a restare nel mio.

Capisco il vostro lavoro, capisco che è un lavoro difficile trovare la notizia tutti i giorni, e voi siete bravissimi perché vi portate avanti. Adesso ci direte anche chi sarà il nuovo direttore sportivo, così possiamo andare avanti. Con tutto questo voglio appunto presentare qui Gian Piero. Lo conoscete tutti per quello che ha fatto, per cui Gian Piero è qui con noi. Grazie per essere venuti. Grazie”.

Gasperini

Friedkin le ha chiesto come si fa a stare stabilmente in Champions League? Si è dato una risposta al perché la Roma non sia mai entrata in Champions League in questi anni?

“Io ho chiaramente i primi contatti dovuti con Claudio e lui mi ha descritto benissimo per filo e per segno quello che è la realtà di Roma, della squadra e di questa società e le vicissitudini che ci sono state, alcune positive altre negative in questi anni e poi ho avuto modo di incontrare la proprietà e ho incontrato delle persone che hanno un grande entusiasmo sulla Roma, non so se questo traspare, ma dalle parole che ho avuto io con loro ho detto che loro spendono molto tempo sulla Roma e nei loro pensieri hanno indubbiamente dei progetti ambiziosi che hanno fatto fatica fino a questo momento a raggiungere e che hanno individuato in me, attraverso Claudio, la possibilità di creare qualcosa di costruttivo e di forte.

Ci siamo confrontati anche su quelle che sono un po’ le loro idee, è chiaro che loro sanno benissimo di questa situazione di fair play finanziario e di questi primi due mercati, però è anche una società, una proprietà molto forte che ha intenzione di investire nella Roma, ma di investire bene, in modo un po’ più sostenibile di quello che è stato magari in questi anni precedenti. E soprattutto vogliono riportare la Roma in alto e questo mi sembra molto sufficiente per poter avere avuto un’impressione molto favorevole e positiva”.

Ranieri

Il nuovo DS?

“Ci sono vari nomi, la società farà la scelta migliore”.

Il suo rapporto con Gasp?

“Era antipatico anche a me, gliel’ho detto. Tra i tanti nomi, ho fatto il suo: Roma ha bisogno di un personaggio forte, che vuole migliorare. Non sraà facile, per questo gli diamo un anno per farsi capire. Serve pazienza. Il mio rapporto sarà di un amico che sta in disparte e se serve proverà a risolvere”.

Gasperini

Cosa l’ha convinta a venire qui? Che timori vede?

“Tutti quanti, da quando sono arrivato, mi mettete un po’ in guardia su questa situazione di Roma, di una città difficile calcisticamente dove è complicato raggiungere degli obiettivi, per tutta una serie di motivi, di ragioni. Io credo che questa debba essere una forza, non una debolezza. Il fatto che voi siete in tanti, poi mi parlano delle radio, poi mi parlano della pressione, però io da fuori vedo un grande entusiasmo, una grande voglia di calcio, una grande voglia di raggiungere obiettivi. Io penso e credo che tutte queste energie e tutte queste forze vadano probabilmente incanalate nel modo migliore. Se adesso, come dicevate prima, negli ultimi sei anni, o anche in precedenza, ci sono state difficoltà a raggiungere magari degli obiettivi sperati, probabilmente possiamo correggere qualcosa, no? Possiamo portare qualcosa in una direzione giusta che consenta magari alla Roma di essere più forte, più competitiva, anche perché le energie che si vedono sono straordinarie.

Se Napoli è riuscito negli ultimi tre anni a vincere lo Scudetto, se Parigi è diventata la capitale d’Europa non più solo per il turismo ma anche per il calcio, cosa che fino a 15 o 20 anni fa non era, probabilmente vuol dire che si può fare anche qui, non solo a Torino, Milano o altrove. È chiaro che per poterlo fare bisogna costruire il mondo giusto, mettere tutte le situazioni nella spinta giusta. Siccome anche tutti quanti voi siete tifosi della Roma, quindi volete tutti il meglio per la Roma, come del resto lo vuole chi lavora dall’altra parte. Se riusciamo a fare questo siamo un po’ più forti”.

Ranieri

Come è andata la trattativa?

“Ci siamo sentiti, poi a fine campionato di nuovo. Ci siamo incontrati a Firenze… è noto. C’è stat subito sintonia, è motivato ed entusiasta. Sono contento e soddisfatto. Bisogna lavorare, ci sarà un cambio di mentalità. Io sono stato un fratello maggiore per la squadra, li ho stimolati senza accusare nessuno. Con alcuni ci sono riuscito, con altri meno. Fa parte del ruolo. I calciatori vogliono una persona schietta come Gasperini”.

Che si aspetta tra tre anni?

“Andare in Champions, poi il campionato. Ma ora siamo alla base, in una nuova nascita. I Friedkin hanno speso tanto e vogliono farlo ancora. Stanno andando avanti sullo stadio. Si vuole portare il brand Roma in alto. Questo ci ha fatto innamorare”.

Gasperini

Sul feeling con i tifosi.

“Il feeling con i tifosi, io credo che ci sia, c’è sempre stato. Roma è Roma, ma mai come Roma. Se rientra una parte mia, è chiaro che è inutile nascondersi: quello che conta sono i risultati. Poi bisogna capire quali sono i risultati. Io credo che noi dobbiamo porci prima di tutto l’idea – ed è quello che mi ha spinto veramente in modo forte ad affrontare questa realtà – che possiamo fare qualcosa di giusto, possiamo alzare il livello. Certo, se parto dai risultati che ha fatto Claudio nelle ultime 22-23 giornate, sono stati straordinari, ma questo significa una cosa: quello che conta più di tutti è la squadra. E lui ha dato una dimostrazione fondamentale.

Al di là dei singoli, che sono sicuramente importanti, però gli stessi giocatori che erano in grandissima difficoltà di risultati, riuscendo ad avere un po’ più di atteggiamento anche per la squadra, è stato molto bello anche vedere tutti quelli che erano in panchina, come aiutavano, come spingevano. Questo è un valore da difendere, da mantenere, ed è la base sulla quale si può fare squadra e con la squadra poi ottenere il meglio. Non è che si possa, in una piazza come Roma, fare programmi a dieci anni. Si deve essere molto più veloci, molto più concreti. Però è anche vero che bisogna prendere la base di quella che è oggi e cercare di fare da lì un punto e cominciare a far crescere una squadra, sperare e volere fortemente che i tifosi si identifichino in quella squadra: per come gioca, per come affronta gli avversari, per come vince. E questo credo sia il primo punto che mi impongo, poi il resto viene di conseguenza”.

Ranieri ha detto che lei sa cambiare la fisionomia di alcuni giocatori. Crede di poterlo fare con Dybala?

“Non dobbiamo cambiare la fisionomia di Dybala, è un giocatore che va bene così. Io spero che Dybala stia bene. Spero che Dybala abbia sempre una buona salute e una buona condizione. Per lui, come per tanti altri giocatori, è chiaro che c’è un prospetto di squadra che deve essere molto identificata in tutti i componenti, come è stata la Roma nella seconda parte, dove tutti spingono nella stessa direzione, al di là dei personalismi.

E poi ci sono i singoli, sui quali, con lo staff e con tutti quanti, ci mettiamo a disposizione per cercare di migliorare un po’ di condizione, un po’ di tecnica, un po’ di tattica, un po’ di personalità. Se riesci ad alzare il livello anche dei singoli, la squadra ne trova giovamento. Questo fa parte del mio lavoro da sempre, forse perché ho fatto anche tanto il settore giovanile, quindi questo mi ha aiutato a lavorare anche sulla prospettiva dei giocatori. Gli obiettivi sono questi. Non ci sono giocatori che non sono adatti a giocare. Devono stare bene. Dybala, quando sta bene, è un grande giocatore. Quando ha delle difficoltà, anche a voi piace meno. E quindi noi dobbiamo cercare di far stare bene i giocatori il meglio possibile”.

Lei ha costruito tanti attaccanti forti.

“Lo erano già, non ho fatto nulla se non tirare fuori il meglio da loro. Fa parte del mio modo di giocare, le mie squadre hanno fatto tanti gol. Si tratta di una mia caratteristica da riproporre anche qui. Partiamo da quello che c’è, poi sul mercato vedremo più avanti”.

Cosa si aspetta da questa stagione?

“Il massimo sarebbe la qualificazione in Champions, per lo scudetto è presto. Voglio rendere la squadra più forte, con giocatori internazionali e con un nocciolo duro nel gruppo. Questo ci porterà a trattare giocatori in futuro che ora non possiamo permetterci. Ora mi auspico questo, con una base solida nel gruppo, con giocatori anche giovani. Questa può essere la forza”.

Ranieri

Cosa ha chiesto a Gasp?

“Di fare Gasperini… Percassi dopo il quarto anno chiedeva sempre la salvezza, noi non saremo a quel livello, ma gli chiediamo di fare bene. I tifosi si identificheranno, ci vorrà tempo. Se andavamo in Champions, avremmo incontrato tutte grandi squadre e non siamo pronti per questo. Ma siamo agguerriti per l’Europa League. Mi auguro un bel percorso. Uniti, con la consapevolezza di dover ingoiare amaro. Ho detot a Gasperini che i tifosi vogliono vedere la squadra combattente anche nel perdere”.

La questione Nazionale? Cosa può dirci?

“Si è detto tutto, rispetto l’Italia ma sono della Roma”.

Ci spiega la questione del rinnovo di Svilar?

“Ha fatto Ghisolfi, io ho solo chiamato dicendo che si può far bene. Sia lui che noi siamo ambiziosi per qualcosa di importante, ho fatto solo questo”.

Ci spiega il FFP?

“Ci sono dei paletti, dobbiamo rientrare, ma sono sicuro che ci riusciremo. Dal 2026 potremo operare con più serenità. Io sono fiducioso, ci sono due mercati in cui bisogna stringere i denti. Ci sono squadre che spendono tanti milioni per ragazzi, noi non possiamo farlo. Dobbiamo fare il meglio possibile, parlo per il calcio italiano”.

Qual è la composizione migliore a livello societario?

“Non posso sapere se verrà inserito qualcun altro. A livello calcistico la base c’è, arriverà un nuovo DS. Per il resto, non sta a me deciderlo”.

Gasperini

Cosa è cambiato rispetto all’esperienza all’Inter?

“Devo dare segnali importanti per prendere la gente e portarla dalla tua parte, dare un’identità. Questa è l’ambizione più grossa, la sinergia tra squadra e tifo. Solo così superi le difficoltà, il campionato è tosto con squadre emergenti e in rialzo. C’è una corsa alla Champions per creare un gap con le rivali. Quando entri in una piazza come Roma serve farlo forte: con una squadra che ti segue e un ambiente forte. Solo così migliori”.

C’è qualcuno sacrificabile? Penso a Paredes

“Partiamo da ciò che c’è visti i risultati e lo spirito dimostrato. Non possiamo essere gli stessi, è normale che mi aspetto un mercato in entrata che possa portare migliorie e alzare il livello. Mi aspetto anche una base solida nel gruppo. Fa tutto parte di un mix. Mi auguro che la Roma possa avere figure che possano portarla più in alto”.

Quale caratteristiche cerca?

“I giocatori spesso vanno costruiti in casa, prendendo profili emergenti per farli crescere. Per essere una squadra d’alto livello serve che siano calciatori internazionali, di spessore e di valore. Questo è il programma, anche con giocatori ad oggi emergenti. Penso a Mancini e Cristante, oggi sono internazionali. Questi ragazzi devono avere l’obiettivo di fare la stagione migliore possibile. Non è il momento di accontentarsi, anche se hai 22 o 30 anni. Questo deve essere lo spirito. Parto da una base forte, grazie a Claudio. Con lui c’è stato un cambio di risultati e di prestazioni. Non è sufficiente difendere le posizioni”.

Cosa può dirci di Pellegrini e Soulé?

“Devono avere lo spirito di fare la migliore stagione. A tutti piace il pellegrini che entrava e faceva gol. Soulé è un attaccante e serve fare gol e assist. Oggi nel calcio moderno devi saper anche difendere, devi essere squadra. Quanto fatto dal PSG è straordinario, ha raggiunto il massimo senza campioni ma con ragazzi cresciuti in casa. Anche il Napoli è un esempio, la Roma stessa. Questi sono i principi. Oggi il calcio cambia velocemente, devi andare all’estero. L’Atalanta ha vinto l’Europa League dopo 25 anni, dal 2010 nessuna vince la Champions. Serve levarsi i luoghi comuni”.

C’è stato l’inserimento della Juve?

“Sì, ma ho avuto la sensazione che la Roma fosse la scelta giusta per la mia carriere e per il mio modo di fare calcio. Questo è quello che cerco, di cui ho bisogno. Sono convinto di aver preso la scelta giusta”.

Le cose con Juric non sono andate bene, ha capito quali sono stati gli errori del croato?

“La mia esperienza è diversa, con Juric abbiamo condiviso tanto insieme. Sono passati tanti anni, le esperienze sono state diverse. Il mio modo di vedere calcio si è evoluto. Ci sono due aspetti: la ri-aggressione del pallone o aspettarla. Io preferisco avere il pallone, ma non è sempre possibile: serve saper fare tutto. Per me è stato un metodo vincente, ma ora lo fanno in tanto e serve duttilità. Su Juric non so cosa non ha funzionato”.

Cosa proverà a sfidare l’Atalanta? Un suo pregio e un suo difetto?

“C’è tempo per quello. Io lavoro tanto, mi piace farlo. Mi piace convincere i calciatori, senza imporre nulla. Molti risultati sono arrivati grazie a questo e poi alle prestazioni. Un difetto? Faccio fatica a trovarli (ride, ndr), forse me la prendo troppo…”.

Ci può spiegare la sua preparazione estiva? Sarà “alla Zeman”?

“Non ho mai fatto un gradone. Con le mie preparazioni non è mai morto nessuno (ride, ndr). L’importante è che i calciatori si divertano e si sentano fortunati nel fare questo lavoro. L’allenamento è fondamentale, sarà fatto in funzione di stare bene e migliorarsi. Non può essere un problema, ma bensì anche un divertimento. Se non sorridi non puoi giocare bene a calcio. Bisogna creare un bel clima di lavoro e di crescita l’uno con l’altro. Il mio lavoro è finalizzato a questo. Non serve un clima teso, gli avversari stanno fuori, non qui dentro”.

Serie A

Inter, l’attacco che cambia volto: la forza del turnover firmato Chivu

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Giancarlo Ratti

Inter – Niente coppia fissa accanto a Lautaro, ma risposte continue da Thuram, Bonny ed Esposito. Ecco come i nerazzurri inseguono un finale di stagione diverso.

L’Inter di Cristian Chivu ha trovato una nuova chiave offensiva: ruotare, cambiare, sorprendere. Una rivoluzione silenziosa rispetto alle fatiche di un anno fa, quando Arnautovic e Correa non riuscivano a garantire continuità. Oggi, invece, chiunque venga chiamato in causa risponde presente. E non è un dettaglio per una squadra ancora in corsa su tutto: prima in campionato, agli ottavi di Champions League e in semifinale di Coppa Italia dopo il 2-1 al Torino di ieri sera.

Il punto fermo resta Lautaro Martinez. Alterna picchi altissimi a qualche passaggio a vuoto, soprattutto nei big match, ma per l’Inter è molto più di un centravanti: è capitano, leader, simbolo. Il volto della squadra. Accanto a lui, però, non c’è più una spalla fissa. E forse è proprio questa la forza dell’Inter 2025-26.

Inter

LAUTARO MARTINEZ LANCIA IL PALLONE ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Inter, il segreto di Chivu

Chivu, a differenza delle stagioni passate, non ha mai davvero scelto una coppia titolare. Thuram, Bonny ed Esposito si alternano senza gerarchie rigide, in base al momento, alla partita, alle energie. Un approccio che sta pagando. A Monza, contro il Torino, sono partiti Bonny e Thuram: il primo ha sbloccato la gara di testa su cross di Kamate, il secondo ha lasciato il segno con un assist perfetto per Diouf. “Le frères”, li ha chiamati l’Inter sui social, fotografando una sintonia che va oltre il tabellino.

Segnali incoraggianti anche da chi aveva rallentato. Thuram sta ritrovando continuità dopo una prima parte di stagione brillante e qualche stop di troppo; Bonny continua a crescere; Esposito, alla prima stagione in Serie A,  segna molto di meno ma ha un rendimento complessivo più che positivo.

I numeri raccontano una concorrenza vera: 11 gol e 5 assist per Thuram, 7 gol e 6 assist per Bonny, 3 reti e 4 assist per Esposito. Vince il francese sul piano statistico e per curriculum, ma il campo dice altro: Chivu non cerca un vincitore. Cerca risposte. E le sta trovando da tutti.

Con il calendario che si infittisce e le partite che pesano sempre di più, il turnover non è più un rischio ma una necessità. E questa Inter, capace di cambiare senza perdere identità, vuole arrivare in fondo. Stavolta, fino all’ultimo giorno.

 

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Serie A

Verona, é caccia al sostituto di Paolo Zanetti

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Hellas Verona

Il Verona si affida a Paolo Sammarco come traghettatore dopo l’esonero di Zanetti. Nel frattempo il club veneto é alla ricerca del sostituto.

Era solo una questione di tempo l’esonero di Paolo Zanetti vista la situazione disastrosa del Verona in campionato. I gialloblù si trovano ultimi a 14 punti, con 2 vittorie, 8 pareggi, 13 sconfitte, 18 gol fatti e 41 subiti (7 nelle ultime 2 partite).

Per la prossima partita di campionato contro il Pisa ci sarà Paolo Sammarco seduto sulla panchina gialloblù. L’attuale allenatore della Primavera guiderà Orban e compagni da traghettatore in attesa di sapere chi sarà il sostituto di Zanetti. Da ricordare che il Pisa é a pari punti con i gialloblù e, come loro, ha appena cambiato allenatore.

Verona, chi al posto di Zanetti? D’Aversa verso il no, idea Pagliuca

Verona

ROBERTO D’AVERSA ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

 

Come riportato da Hellas Live, uno dei candidati a sostituire Zanetti sulla panchina gialloblù era Roberto D’Aversa, Tuttavia, l’ex tecnico di Parma, Sampdoria, Lecce ed Empoli non sembra intenzionato ad accettare la proposta del club scaligero.

Sullo sfondo c’é anche il nome di Guido Pagliuca, ex tecnico di Juve Stabia ed Empoli, contattato dal Verona. Tuttavia, non va esclusa la possibilità che potrebbe essere proprio Sammarco ad allenare il club veneto fino alla fine della stagione. Come andrà a finire?

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Serie A

Roma, Gasperini: “Mancata precisione e fortuna: ma questo gruppo non molla”

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Roma

Il tecnico della Roma Gian Piero Gasperini commenta nel post gara la sconfitta arrivata per 1-0 sul campo dell’Udinese.

Il tecnico della Roma Gian Piero Gasperini ha parlato ai microfoni di Sky Sport al termine della sfida contro l’Udinese, che ha visto i capitolini soccombere per 1-0. I giallorossi non sono riusciti a rispondere alle vittorie di Juventus e Napoli. 

Roma, le parole di Gasperini

Analisi.

“Indubbiamente non è facile. Ci sono mancate giocate precise negli ultimi metri e un po’ di fortuna nel finale. Anche il gol preso, sintomo di una serata non fortunata. Ma questa è una squadra che da queste gare esce a testa alta e trova la forza per migliorarsi sempre”.

Passo indietro.

“Era una partita molto chiusa, anche loro hanno effettuato solo due tiri dalla distanza. Penso che sia difficile per tutte le squadre e non solo per noi. Una partita tecnicamente non bella. Quando porti 4, 5, 6 uomini dentro l’area per me sono occasioni. Penso che abbiamo fatto molto di più. Condivido l’analisi sul carattere e sulla gara. Questi sono campi difficili, con gli episodi si vince e si perde”.

Mercato.

ESULTANZA ROMA ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Il mercato si è chiuso, ora abbiamo questi 4 mesi: non pensavo di sicuro di incontrare tutte queste difficoltà nell’inserire calciatori che cerchiamo da questa estate. Sono arrivati comunque Malen e Zaragoza, poi ragazzi giovanissimi. Cercheremo di fare il massimo”.

Rimpianti?

“No, no. Sono state fatte decine di nomi. Sono molto contento che poi in pochissimo tempo si sia creata la possibilità di Malen e poi di Zaragoza. Poi, dopo, nel mercato di gennaio mi rendo conto che non è mai facile. Però è andata così: questi due calciatori ci aiuteranno. Poi sono arrivati Vaz e Venturino, ma rappresentano il futuro, non possiamo pretendere siano competitivi subito per livelli alti. L’importante è non avere infortuni, dobbiamo recuperare Koné e Dybala e chi è ancora fuori. Dobbiamo continuare il percorso, questo gruppo non molla”.

Sei d’accordo con Conte sul numero di partite?

“Le partite fan parte di questo sistema. Le competizioni aumentano e ci sono sempre più partite. L’unico aspetto negativo sono questi infortuni che capitano, 90% delle volte in partita e non in allenamento. C’è sicuramente una motivazione. Nel gioco del calcio ti fai male, da sempre, gli infortuni sono sempre stati questi, dai flessori ai quadricipiti ai polpacci. Dalle ginocchia alle caviglia. Non si è mai riusciti a dimezzare i tempi, ci sono diagnosi molto più precise e talvolta eccessive che fermano i calciatori per molto meno. Le tante partite sono volute dalla tv, dalla gente. Poi dopo i rischi sono questi. Non c’è una scienza esatta”.
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