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Juventus – Atalanta 2-2, doppio RoboKoop stoppa la Signora | Le pagelle nerazzurre

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Juventus-Atalanta 2-2, la Dea si porta in vantaggio, si fa rimontare e chiude con un pari. Koopmeiners e’ il mattatore della serata torinese. Le pagelle orobiche.

Atalanta

Carnesecchi 6: il pericolo più grande lo corre su conclusione di Miretti, respinta non con qualche difficoltà. L’abilità di Cambiaso e Milik fa la differenza sui gol subiti.

Djimsiti 5,5: appoggia a Koopmeiners il passaggio del 2-2, ma in fase difensivo compie più di una sbavatura.

Hien 5: male l’approccio e i movimenti, poco convinto se si tratta di usare il fisico. Prestazione non delle sue.

Scalvini 6: ha il minimo sindacale da gestire tra i piedi, non compie nessun errore sostanziale (dal 68′ Toloi 6: buon ingresso).

Zappacosta 6: buon la sua voglia di sfondare, ma compie una leggerezza decisiva sull’azione che porta all’1-1 ( dal 68′ Hateboer 6: un terzo di match di discreto livello).

Ederson 7: prestazione da gigante in quel dello Stadium, mostra ai colleghi bianconeri come si fa giocare in modo efficiente i palloni.

Pasalic 7: supplente di De Roon, non fa rimpiangere l’olandese, anzi, mette in mostra le sue abilità da mediano puro.

Ruggeri 5,5: Cambiaso canta uno spartito troppo elevato e lui non riesce a starci dietro (dall’89’ Bakker sv).

Koopmeiners 7,5: spiega alla Signora che di lui, a centrocampo, ci si può fidare. La Dea gode e il prezzo lievita.

De Ketelaere 5: spaesato, gli manca l’intesa con i colleghi d’attacco (dall’88’ Miranchuk sv).

Scamacca 5,5: si sbatte e ci sta, ma si perde troppo palla al piede. Alla conclusione forse e’ troppo precipitoso (dal 57′ Lookman 5,5: tiene troppo il pallone e brucia un paio di ripartenze interessanti).

 

Gian Piero Gasperini 6: sulla ruota di Torino, per la Dea, ormai e’ consuetudine che esca il segno X. Risultato giusto, la Dea a volte pasticcia ma il risultato e’ prezioso.

 

 

Serie A

Cagliari: la situazione intorno a Viola

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Stadio del Cagliari

Il Cagliari è in piena corsa salvezza e le ultime ottime prestazioni fanno per ben sperare tifoseria e società, che nel frattempo congela i rinnovi.

Cagliari

Cagliari, concentrazione massima sul finale di stagione ma in società inizia l’operazione rinnovi. La situazione Nicolas Viola

Ranieri e il suo Cagliari restano focalizzati e in piena corsa sull’obiettivo salvezza, gli ultimi tre match contro Atalanta, Inter e Juventus hanno portato 5 punti che lasciano addirittura l’amaro in bocca per il pareggio maturato contro i bianconeri nell’ultimo turno.

La squadra sarda anche grazie a questi ultimi risultati si trova momentaneamente a 5 punti dal terzultimo posto occupato dal Frosinone.

Una salvezza ancora da conquistare sul campo e il tema rinnovi che tiene banco fuori dal campo, con il presidente Giulini e tutta la dirigenza rossoblù, che anche in base al piazzamento finale dovrà valutare il da farsi.

Proprio il fattore salvezza sarà determinante in fase di rinnovi, quantomeno per una parte dei giocatori in scadenza, tra i quali Nicolas Viola.

La trattativa sul rinnovo del centrocampista calabrese è infatti congelata in attesa di capire quale sarà l’esito finale della stagione e soprattutto, dalla società filtra la volontà di non distrarre la squadra in questo momento cruciale.

Viola dal canto suo, alla soglia dei 35 anni, sarebbe intenzionato a prolungare di almeno un anno il suo contratto con i sardi, dando seguito a una stagione che lo ha visto tra i protagonisti assoluti, ergendosi come uno dei leader e trascinatori del Cagliari mettendo a referto anche 5 reti.

Lato società filtra ottimismo e viste anche le ottime prestazioni del numero 10, il rinnovo appare quasi scontato con la consapevolezza che il suo, eventualmente, sarà un ruolo di leader carismatico pur non avendo una centralità nel progetto tecnico a causa di sopraggiunti limiti di età.

 

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Serie A

Inter, Inzaghi: “Scudetto? Se sarà domani tanto meglio, ma non è un’ossessione”

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Inter, inzaghi

Il tecnico dell’Inter, Simone Inzaghi, ha parlato alla vigilia della stracittadina contro il Milan. I nerazzurri possono vincere il tricolore nel derby.

È la vigilia di un derby unico nella sua storia. Infatti, l’Inter di Simone Inzaghi, se domani uscirà vincitrice della stracittadina alzerà al cielo il 20esimo scudetto con cinque giornate d’anticipo. L’allenatore nerazzurro è intervenuto in conferenza stampa per presentare l’importante match di San Siro.

Inter, Inzaghi

Inter, le parole di Inzaghi

Quali sono le sue sensazioni?

“Il derby è sempre il derby, quindi ci sono ottime sensazioni. In questi giorni abbiamo lavorato tanto e bene, domani potrebbe essere una giornata speciale per l’Inter”.

Come si sente personalmente in queste ore, che precedono una partita dai tanti significati, che potrebbe farla entrare nella storia del calcio italiano?

“Devo essere sincero, coi ragazzi se n’è parlato di quello che stiamo facendo. Abbiamo fatto un percorso magnifico quest’anno, abbiamo fatto una magnifica cavalcata: domani potrebbe essere un giorno importantissimo per tutti noi, ma non la stiamo vivendo come un’ossessione. Speriamo che possa accadere e stiamo lavorando, ma non è un’ossessione: quello che dovevamo fare l’abbiamo fatto dal 13 luglio. Abbiamo fatto un campionato dominato, ora la salita sta per finire ma sappiamo quello che abbiamo fatto”.

Cosa significa un derby che vale uno scudetto? Se lo aspetta diverso per Inter e Milan?

“La posta in palio è altissima, però sappiamo bene che gli ultimi cinque derby li abbiamo vinti e ci hanno dato una grandissima gioia, ci hanno permesso di arrivare in finale di Champions, ma sappiamo che domani non conteranno nulla. Dovremo mettere in campo quello che abbiamo, contro una squadra seconda in classifica che farà di tutto per renderci il derby difficilissimo”.

Calhanoglu ha detto che la squadra è migliorata, ma che soprattutto è migliorato lei. In cosa?

“Io devo solo ringraziare le persone che sono con me, in primis i giocatori per poi passare ai miei collaboratori. Sono con me da tantissimi anni, mi hanno aiutato tantissimo in questo percorso lungo. Ho una grandissima società alle spalle, abbiamo una società davvero forte a partire dal presidente per passare a Marotta, Ausilio, Baccin, Zanetti, Ferri: tutte persone che amano l’Inter e sono pronte a dare tutto per migliorare, tutti insieme si cerca sempre di trovare la soluzione migliore.

E poi abbiamo tutti questi tifosi, io non dimentico nulla: la finale di Istanbul è stato un momento bellissimo, ma abbiamo perso comunque una finale di Champions… A San Siro contro la Sampdoria… I tifosi ci sono sempre stati vicini, oggi sono tantissimi e poi insieme alla squadra andremo a salutarli: se lo meritano, una volta arrivati al traguardo lo si è fatto andando tutti insieme, dai giocatori a tutti gli altri”.

Cosa cambierebbe tra chiuderla subito e allungare i tempi?

“L’ho detto prima. Stiamo lavorando tanto, bene, forte, come abbiamo sempre fatto in questi tre anni. Se sarà domani, tanto meglio: è quello per cui stiamo lavorando. Ma per me non è un’ossessione e neanche per i ragazzi”.

L’Inter gioca come raramente ha fatto nella sua storia, il gruppo è coeso e l’atmosfera incredibile. Cosa la rende più felice di tutto questo?

“Le vittorie e i trofei nel calcio contano tantissimo. Però io sono contento di quello che siamo riusciti a creare, come sinergia, insieme alla società, alla squadra, ai tifosi. Io vivo a Milano da 3 anni, dopo 22 anni di Roma sono venuto e in tre mesi la gente che incontravo mi faceva i complimenti per come giocava la squadra. È il miglior complimento possibile”.

In questi tre anni il derby ha rappresentato tanto. Umanamente, da due anni fa, dallo scudetto perso, vincere domani potrebbe chiudere una parabola: come la riassumerebbe a livello personale?

“Sono stati tre anni intensi, come detto prima si è vinto e si è perso ma con il mio staff non abbiamo mollato di un centimetro. Abbiamo lavorato sempre duramente, l’unica cosa che posso fare io è lavorare sempre tanto e comunque, insieme al mio staff. Poi ho avuto la fortuna di passare questi tre anni con grandissimi giocatori: quando arriveremo al traguardo, spero il prima possibile, penserò a tutti i giocatori allenati. Poi qualcuno l’abbiamo perso, ma hanno tutti contribuito ad arrivare a questo punto”.

Zhang l’ha praticamente confermata in futuro. Quanto le farebbe piacere continuare il lavoro con lo stesso gruppo la prossima stagione?

“Ho ascoltato le parole di Zhang, mi hanno fatto molto piacere, ma non mi hanno sorpreso. Con Steven c’è un grande rapporto, posso solo ringraziarlo per come si è sempre comportato con me, anche nei momenti meno splendidi. Sono contento per lui che sia uno dei presidenti più vincenti nella storia del’Inter. Per quanto riguarda permanenza o rinnovo, adesso abbiamo un unico pensiero che è vicino, ci sarà tempo e modo sapendo che io qui sto molto bene. Ho una dirigenza alle spalle molto competente”.

Lo scudetto sarebbe il sesto trofeo con lei. È un ciclo che si può aprire o teme il precedente del Napoli?

“È un ciclo che deve proseguire, è normale che se arriva questo trofeo, e se arriva presto sarebbe il sesto in tre anni, il settimo in sette. Deve continuare, poi sappiamo che nel calcio le stagioni sono sempre diverse, ma abbiamo una dirigenza alle spalle che si sta muovendo perché si possa continuare, sapendo che io e la squadra pensiamo a questa stagione e non al 2024 o al 2025”.

L’anno scorso, di questi tempi, è iniziato il suo anno magico, mentre Pioli sembrava saldo e oggi è contestato. Una riflessione su quello che sta vivendo?

“Posso dire che per me è un grande allenatore e un’ottima persona, ho avuto a che fare con lui quando era alla Lazio, mi ha sempre dato grande disponibiltà. Ha fatto un ottimo percorso al Milan, poi quale possa essere il suo futuro non posso dirlo io. Gli auguro il meglio, da martedì”.

Lautaro come l’ha visto?

“Bene, ha lavorato bene. È un attaccante, che si nutre di gol, però come ho detto prima è concentrato, ci sono state soste e pausa, la sua squalifica: indipendentemente dall’ultimo gol al 28 febbraio non ha giocato tantissimo. L’ho visto concentrato”.

Zhang l’ha definita un dono. Per lei l’esperienza all’Inter è un dono?

“Assolutamente sì, è stato un percorso importante. Poi, come tutti i percorsi, ci sono difficoltà, ma si è lavorato bene e si è andati tutti nella stessa direzione. Bisogna continuare, al di là di questi tre anni da ricordare adesso mancano queste ultime sei partite da fare nel migliore dei modi, sapendo che siamo vicini al traguardo”.

La squadra avrà altri obiettivi oltre lo scudetto per il resto del campionato, Buchanan potrà avere più spazio?

“Sicuramente, tutti i giocatori… Domani ci sono tutti, eccetto Cuadrado che ha avuto un affaticamento, ma penso che martedì sarà già in gruppo dato che non è nulla di grave e mi dispiace perché stava lavorando molto bene. Per gli altri, da qui alla fine, dovranno essere bravi a trovarsi spazio, ma tutti sarebbero prontissimi per giocare. Poi purtroppo devo sceglierne undici”.

Ripensando a tutto quello che è stato il suo percorso, se dovesse riassumere tutto in un libro?

“Su questo siete più bravi voi. Adesso pensare un titolo mi è difficile, però sono contento di come insieme a tutti quanti abbiamo vissuto questi tre anni. È stato bello, è stata una grandissima unione. Si percepisce la felicità dei tifosi, anche in città: è bello sentire quanto sia contento il tifoso interista”.

Per domani ha dubbi di formazione?

“Qualche dubbio c’è, perché i ragazzi hanno lavorato tutti benissimo. Saremo 24 compresi i portieri, qualche dubbio me lo porterò”.

Suo fratello Filippo ha detto che questo percorso da allenatore la ripaga di qualche problema avuto da giocatore. Cosa darebbe in più questo traguardo e se sente che è così?

“Diciamo che è normale che questo trofeo mi ripagherebbe, ma da calciatore mi sono tolto soddisfazioni importanti perché ho vinto parecchio con la Lazio. Ora speriamo di poter continuare, ho sentito l’intervista a mio fratello: lui è di parte, ma mi ha fatto piacere. Io più forte di lui? Qualcuno lo diceva, ma lui ha segnato 320 gol”.

Un voto alla stagione?

“Bisogna aspettare, è un ottimo voto ma fra un mese saremo più lucidi per dare votazioni giuste”.

Nell’Inter diversi giocatori sono dichiaratamente tifosi, Dimarco, Barella, Bastoni. Quanto è importante?

“Importantissimo. Perché abbiamo tanti giocatori italiani, che sono da tanti anni nell’Inter, che sentono tantissimo la partita, ma nonostante questo abbiamo anche tanti stranieri che sono da anni in Italia, uno è capitano, e sanno cosa significa rappresentare l’Inter. Non dimentichiamo che i nuovi acquisti, dodici, si sono ambientati benissimo grazie a questi ‘vecchietti'”.

Quando ha capito di poter vincere lo scudetto?

“Le speranze c’erano quando abbiamo iniziato qui, quando abbiamo lavorato a 38-40 gradi in Giappone e i ragazzi lavoravano nel modo giusto nonostante un clima non dei migliori. Poi il percorso è stato lungo, abbiamo avuto tante partite difficili, ricordarne solo una mi è complicato. È normale che lo scontro diretto con la Juventus per noi è stato importante”.

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Serie A

Juventus, Pjanic: “Allegri non ha tutte le colpe. Juventus? Non ho rimpianti”

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Juventus

L’ex calciatore della Juventus Miralem Pjanic ha parlato ai microfoni de Il Corriere Dello Sport in merito alla stagione del club bianconero e non solo.

Juventus, le parole di Pjanic

Pjanic

Di seguito le parole rilasciate dall’ex centrocampista della Juventus Miralem Pjanic ai microfoni de Il Corriere Dello Sport, in merito alla stagione del club bianconero e non solo:

PASSAGGIO AL BARCELLONA

“Se avessi saputo della crisi finanziaria che stava attraversando non sarei andato, visto che avevo ricevuto altre offerte importanti. Il Barça era il mio sogno, aggiungo che Koeman non era all’altezza di un club così prestigioso.

Ho un rimpianto, non aver vinto la Champions con la Juventus. Anzi, i rimpianti sono due: non aver giocato nel Milan, l’ho sempre trovato affascinante”.

NAPOLI

“Assolutamente, e per qualsiasi giocatore. Avevo avuto qualche contatto in passato, ma non siamo mai andati fino in fondo. Sarebbe stato bellissimo giocare a Napoli, è un posto strepitoso.

Il sentimento che i tifosi hanno per la squadra è incredibile, come a Roma dove ho trascorso cinque anni indimenticabili”.  

PASSAGGIO ALLA JUVE E ADDIO ALLA ROMA 

“Questo è il calcio. Sono rimasto cinque anni, ma già in precedenza avevo rifiutato tante opportunità. La Juventus mi voleva già alla fine del terzo anno, rifiutai perché sentivo di dover dare ancora qualcosa, volevo provare a vincere con la Roma.

Non ci siamo riusciti, così ho deciso di provare altro. L’ho fatto soffrendo, ma sapevo che quella era la decisione giusta. Mi cercava anche il Psg, sono andato alla Juve e non ho rimpianti. La Roma comunque resterà sempre nel mio cuore. A proposito, glielo dico subito: non avevo alcun dubbio su Daniele”.

ALLEGRI

“È tornato alla Juve dopo che al 99%, e lo so per certo, stava per chiudere con il Real Madrid. Per lui la Juve è importantissima. Tutto quello che è successo al club ha inciso sulle scelte e sulle prestazioni della squadra, per questo mi sembra impossibile attribuire a Max le colpe di un rendimento non sempre esaltante.

Allegri rimane Allegri, uno dei più vincenti e tanti club lo vorrebbero in panchina. Ha fatto il massimo fino a questo momento e non penso sia colpa sua se ci sono stati dei periodi negativi. In questi ultimi anni ha perso giocatori importanti”.

DYBALA E ALTRI ADDII –

“Lui e non solo. Ronaldo, Chiellini, Mandzukic, Bonucci, Buffon. Paulo è uno dei calciatori che più ho amato in campo, tra i più forti con i quali ho giocato. È tra i migliori tre del campionato, è un giocatore stratosferico.

Sente il calcio, sa di calcio, ci capivamo a occhi chiusi. Esiste una Roma con Dybala e ce n’è una senza: due squadre completamente diverse. Non solo per i gol, ma anche per le occasioni che crea. I suoi passaggi non sono mai banali, e li fa a occhi chiusi.

Per qualità tecniche e talento si diceva la stessa cosa quando la Roma aveva Totti. C’era una Roma con Checco e una senza. Spero che la proprietà faccia di tutto per trattenerlo. Sento spesso Paulo, è molto contento di Roma e della Roma, non faccio fatica a capire”.

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