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Buffon: “Vorrei diventare dirigente. Gattuso scelta spontanea e istintiva. Juve? Non erano convinti del progetto Tudor…”

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Italia, Buffon

Gigi Buffon è stato ospite al podcast Viva el Futbol dove ha toccato varie tematiche legate al suo futuro e ai recenti cambi in panchina in casa Juventus.

A seguire l’intervista completa di Buffon

Buffon: “Tudor? poca empatia con la dirigenza”

IL FUTURO DI BUFFON
“Mi piacerebbe diventare responsabile della parte sportiva di una società. Qualcosa al di fuori di Juventus e Nazionale? No, non precludo niente perché se voglio fare il professionista non posso fare preclusioni. A meno che non sia una scelta che vada in contrasto totale con quelli che sono i miei valori e il mio passato. Se vuoi essere professionista e lavorare è giusto che tu prenda in considerazione qualsiasi impegno”.

LA SCELTA DI RIMANERE DOPO L’EUROPEO
“C’erano dei dubbi che nutrivo come normale che sia dopo una delusione. La forza della squadra mi ha convinto: abbiamo ragazzi di grande valore. Poi, in un momento di grande confusione abbiamo avuto la forza di dimostrare che abbiamo indipendenza per fare delle scelte che all’inizio possono andare controcorrente o che possono essere viste in maniera storta. Questo è il modo migliore per fare calcio, poi non è detto che uno faccia le scelte migliori, ma magari le più giuste”.

IL RUOLO DI BUFFON
“Non sono il classico capo delegazione come Riva o Vialli, ho qualche mansione in più che riguarda il campo. In 30 anni a certi livelli qualcosa di utile per una società o una Nazionale me la sono portata dietro”.

GATTUSO CT DELL’ITALIA
“Una scelta spontanea e istintiva. Ranieri, quando sembrava dovesse venire, ha fatto valutazioni – secondo me – anche giuste sulla sua vita, sul suo passato, presente e futuro. E non se l’è sentita di aderire al progetto. Allora c’erano quattro-cinque nomi. In certi nomi, al di là del nome e del curriculum, se uno ha una certa sensibilità e capisce il gruppo con il quale lavora, allora capisce che ci sono allenatori più funzionali a una certa squadra. Non migliori o peggiori, ma più funzionali. Al presidente è piaciuta subito questa idea e sono convinto che sia stata la scelta più giusta. Questo non significa aver risolto tutti i problemi”.

LA PARTITA CON LA NORVEGIA
“Non sono né sorpreso né contento: quello che pensavo, lo sto vedendo. Facendo piccole analisi, questa è la risultante di quella scelta. La sfida con la Norvegia, al di là del fatto che possa valere poco per la classifica, vale tanto per avere autorità nell’andare a prenderci quello che vogliamo a marzo”.

L’ESONERO DI SPALLETTI DALLA NAZIONALE
“L’unica cosa che non ha funzionato bene e nella quale la squadra non si è espressa bene secondo me è stata all’Europeo. Fin lì c’erano state risposte buone, anche nella sfida con l’Ucraina. Qualcosa all’Europeo da rivedere probabilmente c’era, ma lui questo lo riconosce. Poi si è ripartiti con uno spirito nuovo e secondo me Spalletti ha fatto un anno giustissimo, da tutti i punti di vista. Secondo me l’epilogo è stato frutto esclusivamente di una sfortuna nel calendario: la prima partita è stata come una finale, che vale tutto, contro una delle squadre più in forma d’Europa. Con cinque giocatori che arrivavano da cinque ‘sveglie’ della finale di Champions League di tre giorni prima, poi con due-tre assenti: la perdi in modo rovinoso, ma avevi veramente poche armi. Essendo così delicata ed avendola persa in quel modo, penso che abbia giocato un ruolo fondamentale”.

JUVENTUS
“Era partita bene, non so quanto convinta del progetto. Vedendo la scelta fatta qualche giorno fa (in riferimento all’esonero di Tudor, ndr) e il momento in cui è stata fatta, mi fa pensare che non ci fosse tutta questa convinzione inizialmente. Poi sei andato a mettere la toppa migliore che ci fosse, la scelta di Spalletti può garantire al popolo juventino una serie di risultati che tifosi e società stanno aspettando. Mi dispiace solo per una cosa: uno come lui mi sarebbe piaciuto vederlo dall’inizio della stagione, con la preparazione e la scelta di alcuni giocatori. A quel punto la Juve poteva essere competitiva fino alla fine, poi non so se vincendo o meno”.

Buffon

KENAN YILDIZ, DUSAN VLAHOVIC E LOIS OPENDA ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

L’ESONERO DI TUDOR
“Con lui mi sembra che ci sia stato qualche problema di empatia con la dirigenza, leggendo i giornali sembra sia venuto fuori quello. Poi la verità la sa solo chi è dentro, parlo dell’empatia con i dirigenti. Vedendo le ultime due-tre interviste che ha fatto… Penso a quella dopo il Como: lì un giornalista che sente questa cosa non può non fare la domanda successiva su quello, invece non hanno colto evidentemente. Ho pensato: ‘Se fossi giornalista, qui ci sguazzo’. Invece non hanno colto”.

ALLEGRI
“Perché lui ha avuto più fiducia alla Juve? Probabilmente per il curriculum e il passato che ha avuto dava certe garanzie sul fatto di arrivare all’obiettivo, anche se minimo. Magari per gli altri, essendo meno esperti, c’era fiducia con qualche remora. La scelta su Tudor l’ho capita fino a un certo punto: se lo scegli è perché sei convinto che sia la scelta giusta, no?”.

IL NUOVO CICLO JUVE
“Secondo me è un periodo di difficoltà, perché fisiologicamente dopo un percorso di grandi vittorie per dieci anni serve tempo. Bisogna trovare le persone giuste nei dirigenti, nell’allenatore e nei giocatori. Lo abbiamo vissuto anche noi a cavallo tra il 2009 e il 2011”.

FIORENTINA
“Quella di Pioli per me era la scelta più giusta che potessero fare a suo tempo. Nel percorso di Pioli c’è stata una crescita esponenziale tra il primo Pioli arrivato alla Fiorentina e questo. Doveva essere il valore aggiunto, mi dispiace non abbia trovato gli strumenti giusti per riuscirci. Sono lì che mi sto scervellando per capire cosa non sia andato”.

Serie A

Inter, l’attacco che cambia volto: la forza del turnover firmato Chivu

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Giancarlo Ratti

Inter – Niente coppia fissa accanto a Lautaro, ma risposte continue da Thuram, Bonny ed Esposito. Ecco come i nerazzurri inseguono un finale di stagione diverso.

L’Inter di Cristian Chivu ha trovato una nuova chiave offensiva: ruotare, cambiare, sorprendere. Una rivoluzione silenziosa rispetto alle fatiche di un anno fa, quando Arnautovic e Correa non riuscivano a garantire continuità. Oggi, invece, chiunque venga chiamato in causa risponde presente. E non è un dettaglio per una squadra ancora in corsa su tutto: prima in campionato, agli ottavi di Champions League e in semifinale di Coppa Italia dopo il 2-1 al Torino di ieri sera.

Il punto fermo resta Lautaro Martinez. Alterna picchi altissimi a qualche passaggio a vuoto, soprattutto nei big match, ma per l’Inter è molto più di un centravanti: è capitano, leader, simbolo. Il volto della squadra. Accanto a lui, però, non c’è più una spalla fissa. E forse è proprio questa la forza dell’Inter 2025-26.

Inter

LAUTARO MARTINEZ LANCIA IL PALLONE ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Inter, il segreto di Chivu

Chivu, a differenza delle stagioni passate, non ha mai davvero scelto una coppia titolare. Thuram, Bonny ed Esposito si alternano senza gerarchie rigide, in base al momento, alla partita, alle energie. Un approccio che sta pagando. A Monza, contro il Torino, sono partiti Bonny e Thuram: il primo ha sbloccato la gara di testa su cross di Kamate, il secondo ha lasciato il segno con un assist perfetto per Diouf. “Le frères”, li ha chiamati l’Inter sui social, fotografando una sintonia che va oltre il tabellino.

Segnali incoraggianti anche da chi aveva rallentato. Thuram sta ritrovando continuità dopo una prima parte di stagione brillante e qualche stop di troppo; Bonny continua a crescere; Esposito, alla prima stagione in Serie A,  segna molto di meno ma ha un rendimento complessivo più che positivo.

I numeri raccontano una concorrenza vera: 11 gol e 5 assist per Thuram, 7 gol e 6 assist per Bonny, 3 reti e 4 assist per Esposito. Vince il francese sul piano statistico e per curriculum, ma il campo dice altro: Chivu non cerca un vincitore. Cerca risposte. E le sta trovando da tutti.

Con il calendario che si infittisce e le partite che pesano sempre di più, il turnover non è più un rischio ma una necessità. E questa Inter, capace di cambiare senza perdere identità, vuole arrivare in fondo. Stavolta, fino all’ultimo giorno.

 

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Serie A

Verona, é caccia al sostituto di Paolo Zanetti

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Hellas Verona

Il Verona si affida a Paolo Sammarco come traghettatore dopo l’esonero di Zanetti. Nel frattempo il club veneto é alla ricerca del sostituto.

Era solo una questione di tempo l’esonero di Paolo Zanetti vista la situazione disastrosa del Verona in campionato. I gialloblù si trovano ultimi a 14 punti, con 2 vittorie, 8 pareggi, 13 sconfitte, 18 gol fatti e 41 subiti (7 nelle ultime 2 partite).

Per la prossima partita di campionato contro il Pisa ci sarà Paolo Sammarco seduto sulla panchina gialloblù. L’attuale allenatore della Primavera guiderà Orban e compagni da traghettatore in attesa di sapere chi sarà il sostituto di Zanetti. Da ricordare che il Pisa é a pari punti con i gialloblù e, come loro, ha appena cambiato allenatore.

Verona, chi al posto di Zanetti? D’Aversa verso il no, idea Pagliuca

Verona

ROBERTO D’AVERSA ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

 

Come riportato da Hellas Live, uno dei candidati a sostituire Zanetti sulla panchina gialloblù era Roberto D’Aversa, Tuttavia, l’ex tecnico di Parma, Sampdoria, Lecce ed Empoli non sembra intenzionato ad accettare la proposta del club scaligero.

Sullo sfondo c’é anche il nome di Guido Pagliuca, ex tecnico di Juve Stabia ed Empoli, contattato dal Verona. Tuttavia, non va esclusa la possibilità che potrebbe essere proprio Sammarco ad allenare il club veneto fino alla fine della stagione. Come andrà a finire?

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Serie A

Roma, Gasperini: “Mancata precisione e fortuna: ma questo gruppo non molla”

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Roma

Il tecnico della Roma Gian Piero Gasperini commenta nel post gara la sconfitta arrivata per 1-0 sul campo dell’Udinese.

Il tecnico della Roma Gian Piero Gasperini ha parlato ai microfoni di Sky Sport al termine della sfida contro l’Udinese, che ha visto i capitolini soccombere per 1-0. I giallorossi non sono riusciti a rispondere alle vittorie di Juventus e Napoli. 

Roma, le parole di Gasperini

Analisi.

“Indubbiamente non è facile. Ci sono mancate giocate precise negli ultimi metri e un po’ di fortuna nel finale. Anche il gol preso, sintomo di una serata non fortunata. Ma questa è una squadra che da queste gare esce a testa alta e trova la forza per migliorarsi sempre”.

Passo indietro.

“Era una partita molto chiusa, anche loro hanno effettuato solo due tiri dalla distanza. Penso che sia difficile per tutte le squadre e non solo per noi. Una partita tecnicamente non bella. Quando porti 4, 5, 6 uomini dentro l’area per me sono occasioni. Penso che abbiamo fatto molto di più. Condivido l’analisi sul carattere e sulla gara. Questi sono campi difficili, con gli episodi si vince e si perde”.

Mercato.

ESULTANZA ROMA ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Il mercato si è chiuso, ora abbiamo questi 4 mesi: non pensavo di sicuro di incontrare tutte queste difficoltà nell’inserire calciatori che cerchiamo da questa estate. Sono arrivati comunque Malen e Zaragoza, poi ragazzi giovanissimi. Cercheremo di fare il massimo”.

Rimpianti?

“No, no. Sono state fatte decine di nomi. Sono molto contento che poi in pochissimo tempo si sia creata la possibilità di Malen e poi di Zaragoza. Poi, dopo, nel mercato di gennaio mi rendo conto che non è mai facile. Però è andata così: questi due calciatori ci aiuteranno. Poi sono arrivati Vaz e Venturino, ma rappresentano il futuro, non possiamo pretendere siano competitivi subito per livelli alti. L’importante è non avere infortuni, dobbiamo recuperare Koné e Dybala e chi è ancora fuori. Dobbiamo continuare il percorso, questo gruppo non molla”.

Sei d’accordo con Conte sul numero di partite?

“Le partite fan parte di questo sistema. Le competizioni aumentano e ci sono sempre più partite. L’unico aspetto negativo sono questi infortuni che capitano, 90% delle volte in partita e non in allenamento. C’è sicuramente una motivazione. Nel gioco del calcio ti fai male, da sempre, gli infortuni sono sempre stati questi, dai flessori ai quadricipiti ai polpacci. Dalle ginocchia alle caviglia. Non si è mai riusciti a dimezzare i tempi, ci sono diagnosi molto più precise e talvolta eccessive che fermano i calciatori per molto meno. Le tante partite sono volute dalla tv, dalla gente. Poi dopo i rischi sono questi. Non c’è una scienza esatta”.
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