Serie A
Atalanta – Bologna 1-2, Lookman illude la Dea poi è rimonta felsinea I Le pagelle orobiche
Atalanta-Bologna 1-2, un gol di Lookman porta avanti la Dea nel primo tempo, ma nella ripresa è reazione dei rossoblù, con rimonta e vittoria finale. Le pagelle.
Carnesecchi 6: viene infilato due volte, e su entrambi i gol (uno su rigore) è esente da responsabilità.
Scalvini 5,5: primo tempo buono, ma nel secondo arranca anche lui e si fa trovare troppo vulnerabile (dal 66′ Miranchuk 6: viene buttato nella mischia per incrementare la pericolosità e l’attacco ne trae effettivo beneficio).
Djimsiti 6,5: brutto cliente Zirkzee, ma il numero 19 lo affronta senza alcuna paura.
Kolasinac 5,5: l’esperienza non basta a contenere il Bologna che lavora molto ai fianchi e di sponda con Zirkzee.
Zappacosta 6: la conclusione che gli parte dal piede si conclude con il tap-in di Lookman per il vantaggio. Oltre a questo, però, gran poco da segnalare (dal 62′ Holm 5: tanta voglia di fare ma poca lucidità).
Koopmeiners 4,5: entra in maniera sconsiderata e causa il rigore del pareggio, oltre all’ammonizione rimediata dopo pochi minuti. Fa la differenza, ma in negativo.
De Roon 6: sa già cosa fare, e la fa in maniera buona, come al solito.
Ruggeri 6: meglio nel primo tempo, quando la Dea è più offensiva. Lui sfrutta gli spazi, ma nella ripresa cala in maniera evidente (dall’89’ Hien sv).
Pasalic 5: si spegne troppo presto, gioca bene appena mezz’ora. Gasperini lo toglie dopo un’ora di gioco (dal 62′ Ederson 6: fa quello che gli riesce meglio, usando il fisico).
De Ketelaere 5,5: viaggia negli spazi intercettando pochissimi palloni. Non era decisamente la sua serata (dal 66′ Scamacca 5,5: entra e non cambia l’inerzia della partita).
Lookman 6,5: al posto giusto per ribadire in rete un traversone di Zappacosta, poi la squadra non riesce a far fruttare il suo gol.
Gian Piero Gasperini 6: la Dea gioca bene il primo tempo, ma subisce nella ripresa, quando non sa raddrizzare la rimonta subita. Il quarto posto si allontana.
Serie A
Lecce, tutto fatto per Gandelman: domani le visite mediche
Il Lecce, secondo quanto riportato da Gianluca Di Marzio, ha trovato un accordo con Gandelman del Gent. Domani le visite mediche con i salentini.
Il Lecce è pronto per rinforzare la propria rosa, con un acquisto proveniente dal campionato belga. Il Gent è sempre stato in grado di mettere in risalto giocatori provenienti da tutto il mondo e, per un esperto come Corvino, un calciatore simile non poteva passare sottotraccia.
Trequartista israeliano classe 2000, vanta 7 gol e 1 assist in 18 presenze. È da sottolineare che la Pro League abbia dei ritmi molto diversi rispetto alla Serie A, ma ciò non dovrebbe comunque limitare più di tanto il calciatore. Da segnalare sicuramente un periodo di iniziali difficoltà, oltre a delle inevitabili discussioni sulla nazionalità di Omri.

L’URLO DI WLADIMIRO FALCONE ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Lecce, i numeri di Gandelman
L’anno scorso ha siglato 9 reti ed ha registrato 4 assist in 38 presenze. Nella stagione 2023/24 ha invece realizzato 12 reti e fornito 5 assist in 43 presenze totali. Conoscendo l’approccio di Pantaleo Corvino, la sua esperienza sul campo e la conoscenza profondissima di questo sport, non possiamo parlare di colpo sensazionalistico o casuale.
I numeri parlano, così come il modus operandi della squadra salentina. Staremo a vedere cosa succederà nei prossimi mesi, ma la cosa sicura è che Gandelman svolgerà le visite mediche nella giornata di domani.
Serie A
Udinese, Zaniolo trascinatore: rendimento da Nazionale
L’Udinese chiude il girone di andata nella parte sinistra della classifica. La squadra di Runjaic viene trascinata da Nicolò Zaniolo, tornato ad esprimersi a grandi livelli.
Vittoria di spessore per l‘Udinese sul campo del Torino. I friulani s’impongono 2-1 all’Olimpico Grande Torino, e ritrovano la vittoria dopo 3 gare. Un successo che permette ai bianconeri di scavalcare i granata, e di portarsi nella parte sinistra della classifica ora che siamo al giro di boa. La squadra di Runjaic ha dimostrato ancora una volta di avere molto talento, e di potersela giocare con tutte le squadre del campionato, pur mancando di continuità.
Squadra che rispecchia molto bene il profilo del proprio miglior giocatore, Nicolò Zaniolo. Dopo anni molto difficili, in cui sono state più le maglie cambiate che i gol realizzati, il classe 1999 sembra aver trovato a Udine la dimensione giusta per far brillare il proprio talento. L’ex Roma e Fiorentina ha avuto fin dal suo arrivo l’atteggiamento giusto per mettersi al servizio della squadra, accantonando quel lato da “Bad Boy” che ne ha condizionato troppe volte il rendimento.
Udinese, Zaniolo alla miglior stagione della carriera

I risultati sono eccellenti, anche dal punto di vista personale: contro il Torino ha realizzato il 5° gol in campionato. L’unica nota stonata della sua serata è il fastidio avvertito al ginocchio, che lo ha costretto al cambio. Un problema che non sembra preoccupare lo staff medico bianconero, ma che andrà monitorato nelle prossime ore.
Zaniolo, numeri alla mano, sta vivendo all’Udinese la miglior stagione della carriera. Con 5 gol in un girone, è ad un passo dal record di gol in Serie A realizzato nel 2019/2020 con la maglia della Roma, a quota 6. Scollinare per la prima volta la doppia cifra di gol in un campionato è un obiettivo largamente alla portata.
È chiaro che un rendimento così non passi inosservato, anche in ottica Nazionale. L’Italia ha bisogno di gol per staccare il pass per i Mondiali, e le qualità del trequartista dell’Udinese possono essere molto utili nelle gare di playoff in programma a marzo. Il ct Gattuso potrebbe concedergli una chance, visto anche le difficoltà avute dagli altri “numeri 10” a disposizione (I vari Chiesa, Raspadori e Daniel Maldini, tutti al centro di trattative di mercato). Zaniolo potrebbe essere un’arma da sfruttare anche a gara in corso, alle spalle della coppia d’attacco.
Serie A
Roma, Florenzi torna sull’addio: “Immaginavo un percorso alla Totti. Me lo hanno impedito”
L’ex calciatore di Roma e Milan Alessandro Florenzi racconta alcuni aneddoti della sua carriera al podcast The BSMT by Gianluca Gazzoli.
Un addio dalla propria squadra del cuore mai veramente superato. È questo che trapela dalle recenti parole di Alessandro Florenzi riguardo alla separazione dalla sua Roma. L’ex terzino giallorosso, ma anche di Milan, PSG e Valencia, è stato ospite del podcast Youtube The BSMT by Gianluca Gazzoli. Il classe 1991 ha raccontato vari passaggi della sua carriera, tra cui lo scudetto vinto in rossonero, ma anche il rimpianto di essere andato via dalla Capitale. Di seguito i passaggi della sua intervista.
Florenzi e il suo rapporto con la Roma
Capitano dopo Totti e De Rossi.
Come divento capitano? Semplicemente perché Totti e De Rossi salutano. Era già capitato che l’avessi fatto, ma è sempre una grande responsabilità. Roma è talmente passionale che ti travolge. Francesco e Daniele non hanno avuto una vita. Non potevano uscire di casa, io andavo tranquillamente in giro. Oltre a Francesco, non ho mai visto nella mia carriera un giocatore superiore ad un club”.
Goal al Barcellona.
“Mi ricordo tutto. Ho capito che stava succedendo qualcosa di strano perché il portiere ha iniziato a correre. Nel video si vede che alzo due-tre volte la testa, perché c’è Dzeko che va in profondità seguito da due difensori. Ma se gliela do che ci fa? Vedo il portiere fuori e penso “senti, io tiro. Se va male ci ho provato”.
Faccio questa roba, su cui ci sono due aneddoti. La prima è la reazione, mi metto le mani in faccia perché non so cosa fare. Quella è la sera del concepimento di mia figlia. È incredibile: entusiasmo alle stelle e concepisco mia figlia. C’erano tutti i pianeti allineati. Il giorno dopo facciamo defaticamento. Facevamo una corsetta attorno al campo e c’è un pallone nello stesso punto. Tutti mi guardano, io tiro e non sono nemmeno arrivato al limite dell’area. Siamo scoppiati a ridere e da lì hanno iniziato a prendermi in giro.”
Piazza complicata.
Non lo so, ma se riescono ad escludere Totti e De Rossi per questo motivo, figuriamoci Florenzi, con tutto il rispetto per me stesso. Ho capito che dovevo andare via quando il mio procuratore mi ha fatto notare che andavo contro un muro. Mi è dispiaciuto tanto, perché la mia idea era fare un percorso alla Giannini, Totti, De Rossi. A noi romanisti ci piace vincere, ma ci piace di più l’attaccamento, perché non siamo abituati a vincere, non siamo il Real Madrid. Quando al tifoso romanista togli anche quello è un problema, è come se mancasse qualcosa”.

LA CURVA SUD I TIFOSI DELLA ROMA ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Addio.
“Secondo me i tifosi non l’hanno vissuta bene, perché alcuni di loro hanno una realtà distorta, che alcune persone gli hanno messo in testa anche attraverso i giornali, che dicevano che ero io a volermene andare. Dopo Valencia, prima di andare al PSG, resto fuori rosa alla Roma. In panchina c’era Mourinho, che mi ha chiamato per chiedermi perché non partivo con la squadra.
Io gli ho risposto che doveva dirmelo lui, ma mi ha ribadito che in società gli avevano detto che avevo litigato con tutti. “Io non sono un pirla, sono andato a chiedere e tutti parlano bene di te”. In quella stagione, da fuori rosa alla Roma sono finito a giocare al PSG. Secondo me Mourinho mi voleva nuovamente in rosa, ma qualcun altro lo ha impedito.”
Florenzi e l’avventura al Milan
Ibrahimovic.
“Ti innalza in tutti i settori. Mentale, fisico, tecnico. Se sbagliavi un passaggio era finita. Ti racconto questa cosa. Penso di aver conquistato Zlatan perché lui vive di competizione e mi fa un assist di tacco in allenamento e mi guarda. Gli faccio “che mi guardi?”. “Eh non hai visto che assist che ti ho fatto”. Scherzosamente ho risposto “eh capirai li ricevo tutti i giorni”. È impazzito e da lì è nata una sfida.
Con Zlatan ho vinto lo Scudetto, quindi la sfida l’ha vinta lui. Quando parlava in spogliatoio era pesante, anche da dirigente. Quando doveva entrare in gamba tesa, lo faceva. Devi essere bravo a recepirlo. Alcuni giovani fanno fatica. L’anno dello Scudetto c’era un mix. Io, Kjaer, Zlatan, Giroud da una parte, dall’altra Leao, Theo, Calabria. Il gruppo si crea con un mix tra giovani e vecchi che riescono ad incastrarsi.”
Ruolo all’interno dello spogliatoio del Milan.

“Capisci che la tua parola vale quando gli altri ti guardano in modo diverso. Quando lo capisci, fai di tutto per fargli arrivare il concetto che vuoi. Ad esempio se uno non gioca, vai a spiegargli che deve allenarsi meglio, facendogli capire che è giusto arrabbiarsi, ma la rabbia va portata in campo, nella prestazione”.
Ultima stagione.
“Ho la sensazione di sentire quando c’è qualcosa e nell’anno dello Scudetto lo sentivo. Lo scorso anno non ho sentito niente. Infatti siamo arrivati noni, cambio di allenatore su cambio di allenatore.”
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