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Inter, “allez Marseille”: ecco perché

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L’Inter, nonostante un’annata da dominatrice in Serie A, si trova spettatrice nelle competizioni europee e osserva da vicino il Marsiglia. Ecco il motivo.

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Il Marsiglia vince contro il Benfica e accede in semifinale di Europa League. L’Inter osserva e spera

L’Inter si appresta a vincere il 20esimo scudetto della sua storia e ciò potrebbe avvenire già nel derby di lunedì prossimo contro il Milan, per quello che sarebbe un tricolore storico.

Un cammino da autentica schiacciasassi della Serie A, che vedrebbe i nerazzurri raggiungere l’obiettivo con ben 6 giornate d’anticipo.

Lo stesso cammino però non si è visto in Europa, dove la squadra di Inzaghi è capitolata di fronte ad un Atletico Madrid che certamente era alla portata e che, a onor del vero, è apparso tutt’altro che imbattibile contro il Borussia Dortmund nei quarti di Champions.

Europa che comunque, indirettamente, rimane nei discorsi e nei pensieri della società nerazzurra, che osserva con estrema attenzione e un pizzico di simpatia il cammino europeo del Marsiglia.

Nelle file della squadra francese milita infatti Joaquin Correa, attaccante argentino che l’estate scorsa si è trasferito in prestito dall’Inter per 2 milioni di euro e di cui ancora non si conosco le sorti.

Il riscatto obbligatorio che l’OM dovrebbe esercitare per assicurarsi le prestazioni dell’ex nerazzurro, è legato a nodo stretto con la qualificazione alla prossima Champions League.

Da qui nascono le speranze di Marotta & co. Le probabilità infatti che il Marsiglia si qualifichi grazie a un piazzamento in Ligue 1 sono pressoché nulle e l’unica via resta quella del trionfo in Europa League.

Dopo il passaggio in semifinale con la vittoria sul Benfica, il traguardo non sembra più utopia e aumentano quindi le possibilità che l’Inter possa incassare i 10 milioni pattuiti per il riscatto obbligatorio di Correa.

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Manchester United, clamoroso scambio in vista con l’Atletico

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In attesa di capire quale sarà il futuro di Ten Hag, il Manchester United ha già avviato i contatti per operare un clamoroso scambio con l’Atletico Madrid.

Quella conclusasi da poco non è stata sicuramente una stagione memorabile per il Manchester United.

Piazzatisi all’ottavo posto in classifica, i Red Devils hanno guadagnato l’accesso alle competizioni europee solo grazie alla vittoria in finale di FA Cup contro i cugini del Manchester City.

Tuttavia, questo potrebbe non bastare a Ten Hag per rimanere sulla panchina dei diavoli rossi.

La vittoria nel derby non ha cancellato le 14 sconfitte in campionato e l’uscita dalla Champions ai gironi.

La dirigenza non è soddisfatta del suo operato e neanche dei suoi atteggiamenti con giocatori e giornalisti.

In attesa di aggiornamenti, però, gli uomini mercato dello United sono già al lavoro per rinforzare l’organico.

Manchester United punta Joao Felix

Manchester United, si punta Joao Felix. Greenwood nell’affare?

Uno dei nomi più in voga per il mercato dei Red Devils è quello di Joao Felix.

Il giocatore portoghese quest’anno ha giocato al Barcellona e ha ribadito più volte che gli piacerebbe rimanere in Catalogna.

Però i blaugrana, attualmente, non dispongono delle risorse economiche necessarie per acquistare il suo cartellino.

Il classe ’99 ha già chiarito di non voler tornare all’Atletico e per questo potrebbe considerare anche un ritorno in Premier, dopo il semestre in prestito al Chelsea nella scorsa stagione.

È qui che spunta il Manchester United.

Stando alle ultime notizie provenienti dall’Inghilterrai diavoli rossi hanno proposto uno scambio ai colchoneros: Joao Felix a Manchester e Mason Greenwood a Madrid. 

Il ragazzo inglese è ormai fuori dai piani futuri dello United e la dirigenza dell’Atletico ne apprezza il profilo.

Inoltre Greenwood ha già avuto modo di modo di conoscere la Liga, avendo giocato questa stagione in prestito al Getafe.

Per ora si tratta solo di una suggestione e non si parla ancora di cifre, ma nelle prossime settimane questo clamoroso scambio potrebbe diventare realtà. 

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Francesco Tripodi analizza il campionato appena trascorso

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Il campionato è giunto al termine e come ogni stagione è tempo di fare bilanci per i club della nostra Serie A. L’analisi della stagione ha bisogno di una voce autorevole come quella del nostro fondatore e Direttore editoriale Francesco Tripodi.

Indice

Direttore, partiamo dalla stagione dell’Inter, del suo campionato e del cambio di proprietà. Un suo parere sulla situazione dei neroazzurri..

“Un campionato davvero perfetto, è la squadra più forte l’ha dimostrato in campo, l’ha dimostrato Simone Inzaghi e l’hanno dimostrato i calciatori. Per quanto riguarda il cambio di proprietà è tutto da valutare, Zhang era tifoso neroazzurro ma la società mi sembra passata in buone mani. Certo sono situazioni da monitorare ma non credo che i tifosi corrano il pericolo di vedere nella prossima stagione una squadra ridimensionata.”

La zona Champions ha visto la grande sorpresa Bologna arrivare clamorosamente terza in classifica, più merito dei felsinei o demerito delle altre?

“Con il punteggio di settanta punti si va in Champions League e questo testimonia il livello basso che c’è nel nostro campionato. Il Bologna ha senz’altro meritato la qualificazione all’Europa che conta e il titolo di sorpresa di questo campionato, ha dimostrato nel corso della stagione di essere una squadra solida e compatta con il suo ottimo allenatore ed ha accresciuto il valore della sua rosa. Davvero complimento alla famiglia Saputo e al Ds Sartori.”

La Juventus sembra tornata nel suo habitat naturale, l’Europa non senza difficoltà. È giusto secondo te il modo in cui si è conclusa l’avventura con Max Allegri?

“La situazione Allegri avrebbe bisogno di un capitolo a parte. Certo è un vero peccato per come si è conclusa la seconda avventura dell’allenatore toscano in bianconero, con un trofeo si, ma anche con qualche ruggine con Giuntoli. Forse Allegri ha subito molto il fatto di essere stato lasciato solo a combattere contro tutte le vicissitudini che si sono abbattute sulla squadra bianconera, multe, penalizzazioni che hanno destabilizzato molto la squadra. A gennaio aveva chiesto rinforzi a centro campo, su tutti Bonaventura e Pereyra, ma gli hanno portato Alcaraz (uomo di Giuntoli). Ha fatto quello che doveva fare, ed è giusto comunque cambiare alla ricerca di un nuovo stile attraverso il lavoro di Giuntoli e del nuovo allenatore.”

Juventus, Allegri

Capitolo Romane: stagione tra mille difficoltà, due cambi di allenatori ma stesso obbiettivo raggiunto. Ci sarà molto da lavorare per De Rossi e Tudor. Come giudica la stagione delle due squadre ?

“Entrambe hanno cambiato con De Rossi che raccoglieva l’eredità più pesante lasciata da Josè Mourinho sulla panchina giallorossa. Gli obbiettivi forse erano altri, ma c’è stato un cambio di rotta visto che la Roma ha cercato di vincere l’Europa League lo scorso anno, sfuggita per poco in finale e la Lazio che è arrivata seconda in campionato.

Si riparte, con questi due allenatori che probabilmente chiederanno garanzie sul mercato con almeno quattro/cinque innesti importanti.”

Roma

Il Napoli ha clamorosamente chiuso il campionato al decimo posto. Come spiega questa clamorosa situazione, e come vede Il probabile arrivo di Antonio Conte sulla panchina partenopea?

“Il Napoli purtroppo ha fatto una stagione davvero deludente, credo che anche alcuni calciatori abbiano reso sotto le proprie possibilità. Credo sia tutto molto strano, anche perchè la rosa dei partenopei è di tutto rispetto ed è cambiata in pochissimi elementi rispetto alla squadra che ha vinto lo Scudetto lo scorso anno.

Cambi di allenatori sciagurati, errore nel dare a Rudi Garcia la guida della squadra dopo Spalletti. La società ora sta cercando di prendere Antonio Conte, un nome molto altisonante ma sono curioso di vederlo alle prese con il vulcanico Aurelio De Laurentiis, bisognerà lavorare davvero duro per riportare il Napoli ai livelli che merita.”

Conte non è la prima idea del Napoli

Quale è la sorpresa della stagione? Alla luce della classifica finale?

“Il Bologna è la squadra sorpresa per eccellenza, ma credo vada citata anche la splendida Atalanta che ha trionfato in Europa League e sono otto anni che lotta e si sta togliendo bellissime soddisfazioni. Un peccato per il ds Angelozzi che aveva dato nelle mani di Di Francesco una squadra che ci ha fatto divertire per tutto il girone d’andata.”

Frosinone, Soulé

Tra le retrocesse, secondo lei chi meritava di meno la Serie B?

“Secondo me il Frosinone è stato punito ben oltre i suoi demeriti. Poi si sà, le ultime partite sono quelle dove i risultati non sono mai scontati. I ciociari affrontavano l’Udinese diretta concorrente ed estremamente esperta di queste situazioni difficili, l’Empoli di Nicola che in casaha dato l’anima davanti al suo tifo per vincere contro la Roma. Dispiace per il Sassuolo che retrocede dopo undici anni, vittima di un mercato sbagliato, ma sicuramente credo che presto torneranno in Serie A. A volte rifondare può essere davvero la chiave di svolta per una squadra e mi riferisco al Verona che a gennaio ha smantellato una squadra affidando a Baroni una serie di ragazzi indiavolati, meritando solo elogi. Rifondazione che anche la Salernitana dovrà affrontare quanto prima per poter aspirare al più presto al ritorno nella massima serie.”

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Milan, il problema non si chiama Fonseca: l’editoriale di Mauro Vigna

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Milan, abbiamo assistito in questi giorni a una vera e propria gogna mediatica nei confronti di Paulo Fonseca. Eppure un allenatore, chiunque esso sia, non dovrebbe essere preso di mira in questa maniera. Quindi dove sta la verità? Proverò a fare chiarezza.

Al Milan potrebbe arrivare Paulo Fonseca. Uso ancora il condizionale in quanto, a differenza di parecchie altre testate le quali danno ormai pronta la firma sul contratto, qualche dubbio lo nutro ancora. La mia non si chiama speranza, ma dubbio sul reale buon esito dell’operazione. Probabile sì, certo no.

Ma dunque, perché il tecnico portoghese è praticamente stato messo alla gogna prima ancora di firmare? Quali sono stati i risultati sul campo che di fatto hanno provocato una reazione così calda da parte della quasi totalità della tifoseria rossonera?

Il problema non si chiama Paulo Fonseca. Il problema si chiama asticella, che in questo caso non verrebbe alzata. Ora ditemi quali differenze possono esserci tra Fonseca e Stefano Pioli. Rispondo: nessuna. Due tecnici molto preparati, con moduli speculari, di fatto non troppo attenti alla fase difensiva e coniugati alla causa del fare un gol in più dell’avversario. Due allenatori che storicamente hanno sempre annoverato molteplici problemi muscolari tra i propri giocatori, due aziendalisti. Di quelli che se gli togli Tonali prima e Theo Hernandez adesso rispondono:” Va bene faremo senza…”. Due allenatori che non vanno a battere i pugni. Qualità rara, forse anche una dote, ma non quando si deve alzare un’asticella.

E la famosa asticella poteva essere alzata andando a fare un upgrade sulla panchina. E non dico Klopp, o Zidane, o Guardiola, ma Antonio Conte era facilmente raggiungibile. Aspettava il Milan e aveva praticamente un contratto già in bozza. Ma non solo Conte, era così brutto vedere in panchina Sarri? Perché non spingere un po’ di più con Motta? Con Allegri? Forse anche con De Zerbi, allenatori preparati e italiani.

Ma soprattutto, in un momento in cui il bilancio è a posto e la spesa per la rosa è proporzionalmente tra le più basse rispetto a diversi altri club di pari blasone, perché “accontentarsi” di un altro buon allenatore senza andare a tentare di prendere l’eccellenza? Che poi, i risultati vanno visti sul campo e solo allora si potrà giudicare, ma l’ambiente ne avrebbe di certo beneficiato.

Ne avrebbero beneficiato gli abbonamenti allo stadio così come ne avrebbe beneficiato il Milan stesso con i giocatori che di fronte all’evolversi di un progetto, probabilmente non avrebbero chiesto, come sta accadendo, di essere ceduti. E’ scontato che gli ingagi altrove possano essere più alti, se non esiste nemmeno il progetto e l’ambizione, dovete trovarmi un motivo – uno – per il quale un giocatore in rampa di lancio possa decidere di rimanere al Milan. In un’epoca in cui le bandiere sono un lontano ricordo.

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