<p data-start="145" data-end="220"><strong>Il Ministro dello Sport, Andrea Abodi, si è detto contrario all&#8217;esclusione di Israele dalle competizioni. E aggiunge che il caso Russo era molto più grave.</strong></p>
<h2 data-start="145" data-end="220">Abodi: le dichiarazioni</h2>
<p data-start="222" data-end="722">Le dichiarazioni del <a href="https://www.sport.governo.it/it/"><em>ministro dello</em> Sport</a>, <strong><a href="https://www.calciostyle.it/notizie/euro-2032-abodi-questi-appuntamenti-sono-un-ulteriore-richiamo-alla-responsabilita">Andrea Abodi</a>,</strong> rilasciate a margine del <em>Meeting di Rimini</em>, hanno suscitato non poche perplessità, se non un vero e proprio shock. Interpellato sulla possibilità di escludere gli atleti israeliani dalle competizioni internazionali per fare pressione sul governo di Tel Aviv, Abodi ha affermato che «lo sport deve unire piuttosto che dividere».</p>
<p data-start="222" data-end="722">E ha escluso categoricamente qualsiasi esclusione, aggiungendo che la situazione del conflitto russa «è stata molto più cruenta e aggressiva». Questa la risposta che ha fornito, quando qualcuno gli ha fatto notare che con la Russia l&#8217;esclusione non è stata un problema. Con quanto dichiarato, sembra che il ministro usi due pesi due misure, in base alla convenienza del conflitto in atto.</p>
<div id="attachment_498649" style="width: 1010px" class="wp-caption alignnone"><img aria-describedby="caption-attachment-498649" class="wp-image-498649 size-full" src="https://www.calciostyle.it/wp-content/uploads/2025/08/Depositphotos_11116860_S-e1754754400705.jpg" alt="Abodi" width="1000" height="600" /><p id="caption-attachment-498649" class="wp-caption-text">Depositphotos_11116860_S</p></div>
<h2 data-start="222" data-end="722">Una critica</h2>
<p data-start="724" data-end="1159">È difficile non cogliere la leggerezza, per usare un eufemismo, con cui il ministro paragona la guerra in Ucraina con il conflitto israelo-palestinese. Addirittura, arrivando a suggerire implicitamente che le sofferenze dell’una siano più giustificate o gravi di quelle dell’altra. Un confronto che non solo è del tutto inopportuno. Ma mette in luce una gestione dei toni istituzionali priva di sensibilità verso milioni di civili coinvolti.</p>
<p data-start="1161" data-end="1640">Il problema di fondo, però, non è solo la scelta delle parole. La critica, visto il contesto, è anche alla sottovalutazione del ruolo educativo e morale dello sport. Lo sport non è solo un terreno di spettacolo o di propaganda. Così come non è solo luogo d&#8217;unione, dove questa non è contemplata. Quando l’unità è impossibile, lo sport, ha il compito di insegnare, di stimolare riflessione e responsabilità. Limitarsi a un appello generico all’unione riduce la politica sportiva a mera retorica. E toglie la possibilità di confrontarsi con questioni etiche che emergono in contesti di conflitto come questo. Insomma, Abodi si traveste da Ponzio Pilato e se ne lava le mani, liquidando il problema con un luogo comune.</p>
<p data-start="1642" data-end="2142">E non finisce qui, perchè c’è anche un evidente problema di interessi e priorità. La differenziazione tra Russia e Israele, sostenuta pubblicamente dal ministro, è poco giustificata se non in un’ottica politica di equilibri internazionali. Dichiarazioni come questa da parte di un rappresentante dello Stato (sicuramente non le uniche) solleva interrogativi sulla coerenza e sull’indipendenza della funzione istituzionale rispetto a logiche esterne. E mette in discussione la credibilità della posizione italiana nello sport internazionale. Quindi? Lo sport è fuori o dentro la politica? Lo è sempre o quando vuole? Questi interrogativi rimangono, purtroppo, ancora aperti. E forse ancora a lungo.</p>
<h2 data-start="1642" data-end="2142">Il punto della questione</h2>
<p data-start="2144" data-end="2524">In un tempo come questo, in cui i conflitti mondiali impongono scelte &#8216;forti e chiare&#8217;, il richiamo di Abodi alla «visione ampia» e ai «buoni auspici» suona come una sottovalutazione dei fatti. E poi proprio da una figura come la sua. Non basta invocare la diplomazia o l’unità dello sport. O meglio, non basta più. Questo è il momento di assumersi la responsabilità delle parole e delle azioni, senza banalizzare drammi che richiedono attenzione e rigore.</p>
<p data-start="2526" data-end="2895">Il ministro Abodi ha il dovere istituzionale e morale di misurare le sue dichiarazioni. Soprattutto quando si parla di un messaggio doveroso a seguito di un genocidio. Le posizioni dello sport e della politica non possono ignorare il peso dei conflitti e la dignità delle vittime. E tanto meno, possono scegliere di farlo quando fa comodo. Lo sport unisce, certo, ma anche educa. E quando non può unire, deve almeno insegnare a distinguere tra giusto e ingiusto. E concetti non da meno, tra rispetto, indifferenza e pura omertà.</p>
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Aggiornato al 25/08/2025 15:10
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