Le interviste
ESCLUSIVA CS – Il Barone: “Finale di Manchester? Chiusi gli occhi. Il gesto di Maldini? Ecco la verità”
Giancarlo Capelli, alias “il Barone”, uno dei leader storici della curva sud rossonera, intervenuto ai microfoni di CalcioStyle.it ha affrontato vari temi; ma tutti legati alla sua squadra del cuore: “Il mio Milan ce l’ho nel sangue, nella testa e nel cuore. Lo porto sempre con me. Vesto sempre rossonero, anche solo per andare a fare la spesa. Posso sembrare esagerato ma quei colori sono la mia seconda pelle e anche quando un giorno morirò li vorrò avere addosso”.
“Chiusi gli occhi nel momento in cui Sheva posizionò la palla sul dischetto”
Soddisfatto della ripartenza della Serie A?
In tutta sincerità non ero favorevole alla ripresa del nostro campionato perché il coronavirus ha ucciso molte persone ed ha creato molti problemi anche a livello finanziario colpendo in modo maggiore le famiglie italiane. Questo prima. Adesso invece, dato che anche il Ministro Spadafora – dopo aver posticipato più volte la data della ripresa – si è convinto per ripartire, credo che la ripresa della Serie A dia un po’ di coraggio a tutti. Il calcio ti da quello svago in più, per quei novanta minuti il tifoso è libero da ogni pensiero negativo e credo che questo sia un bene per tutti.
Giusto chiudere il torneo di Coppa Italia in così pochi giorni, o la pensa come Scaroni?
Comprendo le preoccupazioni di Scaroni: la Juventus in questo momento resta sempre la squadra più forte da battere ma… via il dente, via il dolore. Ognuno è chiamato a fare dei piccoli sacrifici in questo momento così delicato, e se si vuole riprendere a giocare, purtroppo, bisogna rispettare queste date. Il rischio infortuni o contagio tra i giocatori è un altro tema fondamentale, ma la speranza di tutti è che si possa portare a termine il campionato.
Lo stadio di San Siro verrà demolito. Come commenta questa decisione?
San Siro oltre che ad essere storia è un po’ il mio stadio, e mi dispiacerebbe un sacco vederlo buttare giù. In passato il presidente Berlusconi avrebbe potuto costruirne uno di proprietà, ma anche lui è molto legato a “la Scala del calcio”. Questo stadio, oltre che ad essere intriso di storia, è ricco di ricordi. Sin da bambino mi recavo lì a vedere giocare il Milan e se dovessi pensare che la curva sud di San Siro non dovesse più esistere mi viene un tonfo al cuore.
Zlatan Ibrahimovic è infortunato. Il Milan riuscirà a fare a meno di lui?
Zlatan per me è un uomo determinante, però non credo che la società gli rinnovi il contratto. In questo momento però, il Milan non deve fare affidamento allo svedese, ma deve creare un progetto che possa far tornare il Diavolo in alto. I tifosi sono stanchi di aspettare e di ascoltare sempre delle promesse che poi non portano a nulla. Il tifoso del Milan è stato viziato, ma adesso sono tanti anni che non si vince nulla e noi tifosi soffriamo tanto. Se la prossima stagione il Milan non farà un certo tipo di acquisti la reazione della tifoseria sarà rilevante.
Se le dico Manchester 2003, cosa ricorda?
La finale di Manchester la ricordo molto bene: ero seduto dietro la porta opposta a quella dove hanno battuto i calci di rigore. Quella finale per me era molto importante perché affrontavamo la Juventus, nostra rivale storica. Quando l’arbitro fischiò l’inizio della gara iniziai a soffrire, volevo ardentemente che il Milan battesse la Vecchia Signora: la vittoria ai danni del club torinese ha sempre un sapore diverso. Noi tutti eravamo molto tesi durante la gara e quando si arrivò ai calci di rigore… be’, non so descrivere quel vortice di emozioni che ho vissuto in quel momento. Ricordo di aver chiuso gli occhi nel momento in cui Sheva posizionò la palla sul dischetto. Li tenni chiusi perché ero talmente emozionato che non riuscivo a guardare. Poi sappiamo tutti in che modo è finita. Certi momenti più che raccontarli bisognerebbe viverli.
Istanbul 2005 invece?
Questa finale, insieme a quella di Manchester, è una di quelle che non dimenticherò mai. Eravamo allo stadio e dato che i primi posti, i primi dieci seggiolini, non potevano essere usati perché vicini al campo, noi ultras rossoneri posizionammo lì un enorme bandiera del Milan. Al termine della prima frazione di gara un tifoso del mio gruppo, per via dell’euforismo del 3-0, disse: ‘Tiriamo su la bandiera così quando la partita finisce siamo pronti a festeggiare’. Io gli risposi di lasciarla lì perché la bandiera era solo l’ultimo dei problemi; in caso di vittoria avremmo potuto scavalcare e festeggiare direttamente sul campo ma… avevo uno strano presentimento: qualcosa mi diceva che avremmo assistito a qualche colpo di scena. Non perché io sia pessimista, ma perché son del parere che fino a quando l’arbitro non decreta la fine della gara può succedere di tutto. Purtroppo quella mia sensazione si materializzò ed è stata dura da digerire quella sconfitta, però il calcio è fatto anche di questo.
Che ricordo ha di Paolo Maldini?
Come calciatore Maldini non si discute, ma come uomo… Sì, è stato uno dei migliori giocatori il Milan abbia mai avuto, ma alcune cose non si possono dimenticare. Al ritorno da Istanbul successero alcuni screzi, questi dovuti anche alla tensione post sconfitta di Champions League, ma poi il gesto verso la curva che ha fatto a San Siro durante il giro di campo non lo dimenticherò mai. Quel giorno non ero presente, ma credo che non doveva prendersela con l’intera tifoseria: non poteva fare generalizzazioni. In quel gruppo vi erano ragazzi che lo idolatravano e che hanno fatto di tutto per seguirlo anche in trasferta, e lui in che modo li ha ripagati? Aggiungo che Maldini come dirigente è un punto interrogativo: un club come il Milan dovrebbe stare sempre al vertice e da lui ci si aspettava di più.
Le interviste
Principe Filiberto: “Allegri-Milan? Amo il bel calcio. Su Spalletti..”
Emanuele Filiberto di Savoia in perfetta forma nelle Marche, carico e determinato: “Spalletti uomo giusto per la Juve, sicuramente. Allegri? A me piace il calcio bello in generale”. Emanuele Filiberto di Savoia grande protagonista ieri a Loreto, nelle Marche a due passi dalla splendida Riviera del Conero. Una toccante Santa Messa in suffragio di S.A.R. Vittorio Emanuele di Savoia (scomparso nel 2024) nella Basilica della Santa Casa. Ebbene sì, la bella città di Loreto ha accolto un ospite d’eccezione in una delle location spirituali e culturali più iconiche del Bel Paese.
EMANUELE FILIBERTO DI SAVOIA E IL GRANDE AMORE PER LA JUVENTUS: SUOI COMMENTI E PRONOSTICI SERIE A 2025/2026
Un appuntamento che ha senz’altro unito in queste ore memoria, tradizione e forte simbolismo religioso, richiamando l’attenzione di fedeli, curiosi e appassionati di storia sabauda. Lo abbiamo incontrato proprio davanti alla favolosa Basilica di Loreto per una chiacchierata informale a tutto campo, ricca di spunti calcistici.
Il Principe, sorridente e disponibile, ha parlato della sua passione per la Juventus, del futuro della Serie A e di alcuni protagonisti del nostro calcio e della Nazionale, senza però rinunciare al suo stile: diretto, spontaneo, sintetico ma al tempo stesso molto schietto, a tratti pungente. Insomma, un Principe senza peli sulla lingua, prudente sui pronostici ma attento osservatore del calcio italiano.
PRINCIPE EMANUELE FILIBERTO SU SERIE A 2026 E MONDIALI 2026: “GASPERINI TRA I MIGLIORI? LO DITE VOI. ROBERTO MANCINI? SAREBBE BELLO RIVEDERLO IN SERIE A. SU GATTUSO…”
Ecco cosa ha detto il Principe, grande tifoso Juventus, Emanuele Filiberto di Savoia in esclusiva ai nostri microfoni.
Principe, partiamo dal tema più caldo: i pronostici. Chi vede favorita quest’anno per lo scudetto?
“Io odio fare dei pronostici. Non mi piace sbilanciarmi, soprattutto quando si parla di calcio. È uno sport imprevedibile”.
Lei ha sempre dichiarato il suo amore per la Juventus. Conferma?
“Assolutamente sì. Sono sempre stato tifoso della Juventus, è la mia squadra del cuore. Speriamo sia una stagione positiva”
Dopo la partenza di Tudor… Spalletti è l’uomo giusto per la Juve?
“Sì, è la persona giusta per la Juventus. Il giusto profilo in panchina. Scudetto? Ripeto, assolutamente non stilo alcun pronostico”.
Come vede l’Inter di Chivu?
“Non mi sbilancio, lo ribadisco (sorriso a trentadue denti, ndr). Ma l’Inter è forte sicuramente…”
Le piace il Milan e il gioco di Allegri?
“Allegri? A me piace il calcio bello… (ride, ndr)”.
Gattuso in Nazionale: un tecnico che la convince?
“Uomo di carattere. Speriamo bene per il cammino azzurro verso i Mondiali”.
“IL SAVOIA IN SERIE A? PRIMA INIZIAMO DALLA SERIE C…”: IL GRIDO DI BATTAGLIA SINCERO DI FILIBERTO
Roby Mancini ci ha regalato la gioia degli Europei.. lo rivedrebbe bene in Serie A?
“Sarebbe bello, sicuramente…”
Gasperini della Roma è uno dei migliori allenatori italiani?
“No. Perché dite così?”
Secondo noi sì. Gioca bene a calcio, è uno dei migliori” “Questo lo dite voi… (altro sorriso sincero, ndr)”
Il suo Savoia in Serie A: lo aspettiamo presto…
“No (sorriso scaramantico, ndr). Prima iniziamo dalla Serie C l’anno prossimo…
In bocca al lupo allora Principe… “Speriamo, Crepi il lupo…”
Grazie per la disponibilità e professionalità… “Grazie a voi”.


Le interviste
ESCLUSIVA CS – Giancarlo Ratti: “L’Inter oggi è più unita e molto lo si deve a Chivu. Sono “Mourinhiano” perso! Mercato? Siamo a posto così…”
L’attore, speaker radiofonico e grande appassionato di calcio, Giancarlo Ratti si è raccontato in esclusiva ai nostri microfoni in una lunga intervista che ha intrecciato carriera, ricordi e la grande passione nerazzurra.
Dalla radio al grande successo dei Cesaroni, Giancarlo Ratti non ha mai smesso di dichiarare il suo amore per l’Inter. Assieme a lui abbiamo ripercorso il suo legame nerazzurro, analizzando poi il mercato e i prossimi obiettivi della squadra di Chivu.
Di seguito, l’intervista di Giancarlo Ratti.
Le parole di Giancarlo Ratti
Come nasce il suo tifo per l’Inter?
«Sono nato a Rovereto nel ’57 e nei primi anni ’60 il calcio non era accessibile come oggi: la domenica si vedeva in televisione solo il secondo tempo di una partita e il resto lo si seguiva alla radio grazie a “Tutto il calcio minuto per minuto”. Crescendo in una regione senza squadre in Serie A, all’oratorio si tifava quasi esclusivamente Juventus, Milan o Inter. Non so spiegare esattamente perché scelsi i nerazzurri, ma da quel momento non li ho più lasciati.»
In oltre sessant’anni da tifoso avrà vissuto emozioni di ogni tipo…
«Senza dubbio. L’Inter mi ha regalato tante gioie, ma anche momenti amari, che però ho sempre superato facilmente. Mi stupisce vedere quanto alcune persone vivano le sconfitte come drammi. Io dico sempre che nella vita le vere tragedie sono altre…
Ho avuto la fortuna di vedere, seppur negli ultimi anni, l’Inter di Angelo Moratti, con Mazzola, Jair, Suárez e Mariolino Corso. Poi ci sono stati gli anni di Mourinho, indimenticabili ancora oggi, soprattutto grazie a lui. Confesso di avere un debole per José. Basta guardare cosa è riuscito a fare l’altra sera contro il Benfica per rendersi conto di che grande allenatore sia ancora.»
E invece che mi dice dell’Inter delle ultime stagioni?
«Con Inzaghi, lo ammetto, non ho mai avuto un grande feeling e lo trovavo troppo statico nelle scelte. Ti faccio un esempio: arrivato il 60’, sapevi già che Di Marco sarebbe uscito per Carlos Augusto.
Chivu, invece, mi sembra abbia rigenerato diversi giocatori, come Zieliński, che l’anno scorso era finito ai margini. Gestisce meglio la rosa e le rotazioni, anche perché oggi in attacco c’è un quartetto più forte rispetto alla scorsa stagione. In questo senso siamo fortunati, soprattutto se guardiamo a squadre come la Roma.»

Ange-Yoan Bonny, Lautaro Martinez e Marcus Thuram ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Con il mercato agli sgoccioli, l’Inter dovrebbe intervenire ancora?
«Non è semplice dirlo. Si parla molto della necessità di un vice-Dumfries, ma io vado un po’ controcorrente: darei più fiducia a Luis Enrique, pur non essendo un campionissimo. Sta vivendo una forte pressione e va sostenuto.
In generale credo anche che alternative come De Vrij, Bisseck e Carlos Augusto siano più che affidabili. A mio avviso la squadra è competitiva così com’è.»
Accoglierebbe un ritorno di Perišić?
«Onestamente no. All’Inter ha già dato tutto e a 37 anni credo sia giusto guardare oltre. Preferirei che il club investisse sui giovani, come avviene spesso all’estero.
Allo stesso modo non capisco l’interesse per Moussa Diaby. È un giocatore che guadagna 15 milioni in Arabia e in Europa pretenderebbe comunque cifre altissime. È una dinamica che non condivido affatto.»
Cosa è cambiato maggiormente dopo la disfatta del 31 maggio?
«Chivu ha avuto un ruolo determinante. È riuscito a ricompattare uno spogliatoio che era completamente a pezzi dopo quella batosta in finale di Champions. Apprezzo molto anche il suo modo di porsi in conferenza stampa, sempre chiaro e diretto. La squadra lo segue e non ho notato particolari tensioni legate alle sostituzioni, fatta eccezione per qualche episodio isolato con Lautaro.»
Restando in tema Champions: ai playoff sarà Inter-Bodø/Glimt, anche se si poteva evitare…
«Sul sorteggio dico che, tutto sommato, è andata bene. In generale credo che il percorso europeo dell’Inter sia stato positivo finora. Abbiamo perso contro il Liverpool per un rigore piuttosto dubbio, ma la vera battuta d’arresto è stata contro l’Arsenal. Lì siamo stati messi sotto e loro hanno saputo colpire le nostre debolezze, soprattutto sui calci piazzati.»

ESULTANZA INTER ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
In campionato, invece, l’Inter domina spesso ma fatica negli scontri diretti: come se lo spiega?
«A volte la squadra paga dei cali di tensione mentale. Ho sempre avuto l’impressione che renda al massimo quando parte bene: se invece va sotto, fatica a riprendere il controllo della gara. Quello che mi pesa di più è aver perso così tanti derby contro il Milan…»
Sugli obiettivi stagionali, dove dovrebbe puntare l’Inter?
«Per scaramanzia ti rispondo: Coppa Italia. Lo Scudetto, purtroppo, lo abbiamo perso anche per un pizzico di sfortuna, soprattutto l’anno scorso…il gol sbagliato da Arnautovic ci sarebbe valso il titolo, perso poi per un solo punto.
Al di là dei trofei, però, sono soddisfatto del fatto che l’Inter sia sempre competitiva e in lotta per obiettivi importanti. Il rischio però è che tra vent’anni si guarderanno solo i titoli vinti, perché – si sa – alla fine ci si ricorda solo di chi vince.»
Le interviste
Morreale (arbitro): “Lazio di Sarri con 7 punti in meno…”
Un fischietto di gara, Andrea Morreale, senza peli sulla lingua quello intercettato in queste ore a Roma, a poche ore di distanza dalla sua partecipazione al Processo di Biscardi (quarantesima edizione). “Secondo me rimane Daniele Doveri come esperienza, come livello fisico, atletico ma soprattutto tecnico, rimane il miglior arbitro della nostra serie A”, ha detto Andrea Morreale, noto arbitro. E’ molto umile, parla molto con i calciatori, è attento alle situazioni e si muove bene. E’ uniforme, lascia giocare il giusto, è sempre al centro dell’azione e della partita. In sintesi, è un arbitro vivo. Secondo in classifica metterei Guida e Massa a pari merito, poi a scendere tutti gli altri. Ma ne abbiamo diversi bravi, internazionali, come Sozza, La Penna, Colombo…
Come giudichi il livello della nostra Serie A? Siamo più indietro rispetto ad altri campionati europei?
La Serie A per me non è più indietro rispetto ad altri campionati. Il nostro è un campionato diverso, abbastanza fisico e tecnico. In Inghilterra è molto fisico e un po’ meno tecnico, dunque c’è più agonismo. Quello spagnolo molto più tecnico e meno fisico. Insomma, in Italia abbiamo un campionato per me difficile che mixa fisicità e tecnica. Siamo tra i primi campionati europei con Liga e Premier, con Bundesliga a mio avviso un passo indietro, anche rispetto alla squadra tedesca più forte che è il Bayern. Che dire, non siamo indietro: abbiamo le nostre specifiche peculiarità e caratteristiche…
LAZIO DI SARRI LA SQUADRA PIU’ PENALIZZATA SECONDO MORREALE: UN SISTEMA IN DECADENZA?
Quale squadra è stata finora più penalizzata in Serie A?
La Lazio per me rimane la squadra ad oggi con più torti arbitrali ricevuti. La più penalizzata in assoluto: mancheranno almeno 5-6-7 punti che avrebbero permesso di stare in piena corsa Europa League, ecco.. Non penso ci sia un accanimento verso la Lazio, non credo ci sia alcun sistema contro i biancocelesti. C’è da dire, a tal proposito, che abbiamo un settore arbitrale in decadenza dovuto a una scarsezza e pochezza di personalità. Quindi tecnica, a livello gestionale, dunque di organigramma. E questo porta a far sì che la Lazio non sempre sia in primissima fascia dal punto di vista arbitrale. Per tale ragione nascono poi anche dei problemi tecnici…
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