Le interviste
ESCLUSIVA CS – Enrico Menegatti: “Nel calcio di oggi non c’è pazienza, Massei per la Spal è un istituzione”
Ai microfoni di Calciostyle ha rilasciato delle dichiarazioni l’editore ed ex responsabile della comunicazione della Spal Enrico Menegatti.
L’editore ed ex responsabile della comunicazione della Spal, Enrico Menegatti, ha rilasciato delle dichiarazioni ai nostri microfoni relative al suo nuovo libro Oscar Massei:” L’Oriundo, Il Capitano, L’Esempio” e anche in merito ad altre tematiche legate al mondo del calcio.
Le parole di Enrico Menegatti

Cosa significa per te, che sei di Ferrara, aver contribuito a scrivere una delle pagine più importanti della Spal, portandola dalla seconda divisione fino alla Serie A?
“Quando ero dentro la società c’è stata una scalata che non riesco neanche a descrivere, vi dico che è proprio in quei momenti che si vivevano c’era il ricordo di quella Spal dove poi ha giocato ha giocato Oscar Massei, che è sempre stato presente in quella società dove io ho fatto il responsabile della comunicazione. Oscar per noi è stato una sorta di mito come il presidente Paolo Mazza, che è stato il presidente che l’ha voluto la Spal alla fine degli anni degli anni cinquanta.
In quei momenti veniva sempre fatto un paragone su quello che avevano fatto quei giocatori e quella dirigenza rispetto a quello che poi è stato fatto dalla dirigenza che dalla seconda divisione è arrivato in Serie A, e Oscar in quei momenti è sempre stato vicino alla società visto anche il rapporto bellissimo che ha con Ferrara.
In quei momenti non ha mai detto una volta di no, ed è sempre stato con noi quindi in un certo senso ci ha aiutato a crescere e a diventare quello che poi siamo diventati in quei tre anni di Serie A. Anche con negli anni indietro, infatti in Serie B è stato invitato alla prima alla prima del campionato dopo 23 anni contro il Vicenza, dove ha salutato il pubblico ed è stato acclamato dai tifosi. Negli anni in Serie A è stato anche ospite ed ha premiato Lazzari della Lazio per le 200 presenze con la Spal.
In quegli momenti ho potuto conoscere Oscar e potuto apprezzarlo essendo comunque una persona molto semplice nonostante il campione che è stato”.
Noi sappiamo per quale motivo Massei dal punto di vista calcistico e uno dei più grandi di tutti i tempi. Ma del punto di vista umano cosa ti ha spinto a scegliere lui. Cosa significa la sua figura per la comunità ferrarese?
“Vi racconto un pò com’è nata l’idea di fare questo libro, l’anno scorso con Minerva che è al casa editrice che ha pubblicato questo libro e con cui ho pubblicato anche un altro libro relativo alla scalata dalla seconda divisone della Spal, ha visto Oscar e gli ha proposto di fare un libro su di lui, visto che manca una biografia su Oscar Massei, che è l’idolo di Ferrara e dei tifosi della Spal.
Oscar accettò ma voleva come compromesso che il libro arrivasse al Papa perché il pontefice è un gran un tifoso del San Lorenzo di Almagro, infatti quando oscar giocavo in Argentina in Primera Division nel Rosario dal 1953 al 1955 probabilmente mi ha visto sulle tribune del gasometro al San Lorenzo, che è un quartiere di Buenos Aires.
E vista la mia situazione in quel momento all’interno della Spal decisi di portare avanti questo progetto, approcciandomi a Oscar un poco con le pinze e con il rispetto che che deve avere un personaggio di questo tipo merita.
E invece sono rimasto stupito ed ho scoperto veramente una grandissima persona, perché Oscar è una persona semplice che non ti fa pesare le cose nonostante abbia giocato in Argentina, nell’Inter e che sia stato questo mito per la Spal e gli riconoscono tutti una carriera che importante, ma purtroppo viziata da questo incidente che non gli ha permesso di esprimersi al meglio.
Massei è un giocatore che ha rappresentato un epoca e quindi approcciarmi così è stato un onore, si vedeva anche quando ti svelava un po’ i suoi segreti che ti prendevano in maniera coinvolgente. Non mi sarei aspettato una cosa del genere, non perché non lo conoscessi come una persona buona, ma quell’aura così importante di importanza che poi mano a mano si è sciolta, mi ha dato la possibilità di entrare nel suo schema di vita, che è uno schema alla mano come poi tanti personaggi che raccontiamo all’interno del libro e che appunto fanno parte della sua vita e ne fanno ancora parte”.
Questo e il secondo libro che lei scrive sulla Spal, la sua professione come editore la porterà nuovamente a parlare della squadra della sua città? Quali sono i progetti per l’immediato futuro della sua casa editrice?
“Ho già iniziato a sondare per nuovi progetti che probabilmente non riguarderanno il discorso della Spal, però quando siamo stati a trovare Oscar più di una volta a La Spezia con l’editore abbiamo deciso di soffermarci su un altro personaggio cha ha avuto un grandissimo risalto ma non ha avuto a livello editoriale il riscontro meritava.
Quindi magari nei prossimi anni probabilmente qualcosa sarà fatto, riguardo ai prossimi progetti editoriali posso dire che riguarderanno lo sport in generale”.
Cose’ è cambiato parlando a livello puramente calcistico tra il calcio dove giocava Massei incentrato più sulla qualità rispetto al calcio attuale incentrato molto più sulla fisicità?
“Leggendo le cronache degli anni Cinquanta e Sessanta quando giocava Oscar, vi era un calcio che aveva sicuramente aveva più rispetto forse nei confronti del calcio stesso, infatti il calciatore di quell’epoca rispettava tanto quello che veniva chiamavano football.
Mentre oggi secondo me questa sinergia si è un pochino persa, si parla sempre di calcio romantico ma è definito così perché chiunque giocava in quell’epoca, anche se non era il massimo con i piedi aveva il rispetto nei confronti di quello che era il football.
Cosa che secondo adesso un pochino forse si è persa, infatti oggi si pensa più ad essere il personaggio che sta in campo per fare gol, per esaltarsi con le etichette e con le copertine piuttosto che dare quel rispetto che il calcio merita, quindi di conseguenza si è molto più soli non si è più in squadra, in una sorta di appunto perdita della dimensione tra il calcio stesso e il giocatore”.
Prendendo come riferimento l’ultima intervista fatta a Ibrahimovic, senza entrare nel dettaglio, quanto è cambiata la comunicazione nel calcio italiano rispetto agli anni 90/2000?
“Ti rispondo citandoti una parte del proprio del libro, Oscar qualche giorno dopo il suo arrivo in Italia, andò da Moratti per sottoscrivere il contratto, perché era arrivato in Italia senza aver sottoscritto un contratto con l’Inter, il suo accompagnatore, che si chiama Pasqualone, lo portò al Pirellone per firmare il contratto con Moratti.
Moratti quando lo vide e si incontrò con con lui non gli servirono tante parole per dimostrare qual era il suo carisma nei confronti del giocatore che aveva di fronte, che era un ottimo giocatore, ma dall’altra parte Oscar si trovò di fronte a una persona che guardando negli occhi, avendo questa aura carismatica che non aveva bisogno di dare tante risposte. Quindi credo che serva parlare un pochino meno e magari dare un pochino più di aura carismatica ai fatti”.
Semplici è stato un allenatore che la Spal ha cresciuto e che attualmente è svincolato, secondo te avrebbe meritato più chance nel calcio che conta?
“Mister Semplici aveva avuto qualche esperienza precedente come quella nel reality con la Fiorentina dove si era un po’ anche esposto in una maniera un po’ diversa rispetto magari a una squadra di club dove certe cose passano sotto tracce e sono un pochino più nascoste.
Semplici arrivo alla Spal dove fece questa scalata insieme a tutta la società che fu un qualcosa di indescrivibile, fu un qualcosa che non si aspettava nessuno, e probabilmente sono quelle situazioni dove ti ritrovi con un bravo allenatore che ha bravissimo staff, perché c’è da elogiare anche lo staff che aveva con lui a disposizione, tra cui Consumi Casoni e Di Fabrizi, che poi erano i suoi collaboratori più stretti, che non sempre hanno avuto la fortuna di andar in altre squadre molto più più blasonate come Fiorentina, Torino o Atalanta.
Purtroppo nel calcio può succedere che non si ha la fortuna di arrivare dove si vuole, pur avendo la bravura di di essere un ottimo allenatore questo elemento va anche a a fortuna sul campo, perché Leonardo è stato a Cagliari ha salvato la squadra e la stagione dopo è stato esonerato dopo tre partite come successo di recente a De Rossi.
Successivamente mister Semplici è andato alla Spezia, dove non è stato molto fortunato, ma io da parte mia gli auguro di poter tornare il prima possibile anche perché lo vedo spesso in televisione e quando lo incontri è sempre un piacere parlarci, in più Ferrara lo adora un pò come adora Massei”.
Vista la tua esperienza nel mondo del calcio, si vive in maniera cosi frenetica il raggiungimento dei risultati in cui un progetto triennale può saltare in 15 giorni?
“Il problema è che nel calcio non c’è pazienza, l’investimento deve essere immediatamente fruttifero, ed è questo che che dà un po’ la misura del calcio.
Prendo come come riferimento l’Atalanta che ha creato tutto quello che ha creato nell’arco di nove anni con Gasperini in panchina che non iniziò nel migliore dei modi la sua avventura sulla panchina della Dea, trovando quattro sconfitte nelle prime cinque giornate e sembrava che fosse a forte rischio.
Però se si ha una dirigenza come quella dell’Atalanta come i Percassi, con cui abbiamo avuto a che fare noi alla Spal con il presidente con la dirigenza e con direttore sportivo, hanno lungimiranza di capire che in certi ambienti bisogna attendere un attimo.
Perché non si può pretendere di avere la bacchetta magica di risolvere subito il problema, anche perché la squadra e composta da 25 giocatori e sono 25 persone che ragionano per il calcio ma in modo diverso, quindi non è sempre semplice mettere insieme delle persone che non interagiscono nella stessa maniera tra di loro.
I gruppi vincenti sono gruppi che si formano con l’andare del tempo, si può avere la fortuna di creare un gruppo che immediatamente vince ma sono casi isolati, è capitato alla Spal abbiamo vinto il campionato dalla B alla A, perché c’è stata la bravura di trovare dei giocatori che non erano solo giocatori ma erano anche uomini , mentre a volte ci si impiega un po’ di più a trovare i giusti incastri”.
Le interviste
Morreale (arbitro): “Lazio di Sarri con 7 punti in meno…”
Un fischietto di gara, Andrea Morreale, senza peli sulla lingua quello intercettato in queste ore a Roma, a poche ore di distanza dalla sua partecipazione al Processo di Biscardi (quarantesima edizione). “Secondo me rimane Daniele Doveri come esperienza, come livello fisico, atletico ma soprattutto tecnico, rimane il miglior arbitro della nostra serie A”, ha detto Andrea Morreale, noto arbitro. E’ molto umile, parla molto con i calciatori, è attento alle situazioni e si muove bene. E’ uniforme, lascia giocare il giusto, è sempre al centro dell’azione e della partita. In sintesi, è un arbitro vivo. Secondo in classifica metterei Guida e Massa a pari merito, poi a scendere tutti gli altri. Ma ne abbiamo diversi bravi, internazionali, come Sozza, La Penna, Colombo…
Come giudichi il livello della nostra Serie A? Siamo più indietro rispetto ad altri campionati europei?
La Serie A per me non è più indietro rispetto ad altri campionati. Il nostro è un campionato diverso, abbastanza fisico e tecnico. In Inghilterra è molto fisico e un po’ meno tecnico, dunque c’è più agonismo. Quello spagnolo molto più tecnico e meno fisico. Insomma, in Italia abbiamo un campionato per me difficile che mixa fisicità e tecnica. Siamo tra i primi campionati europei con Liga e Premier, con Bundesliga a mio avviso un passo indietro, anche rispetto alla squadra tedesca più forte che è il Bayern. Che dire, non siamo indietro: abbiamo le nostre specifiche peculiarità e caratteristiche…
LAZIO DI SARRI LA SQUADRA PIU’ PENALIZZATA SECONDO MORREALE: UN SISTEMA IN DECADENZA?
Quale squadra è stata finora più penalizzata in Serie A?
La Lazio per me rimane la squadra ad oggi con più torti arbitrali ricevuti. La più penalizzata in assoluto: mancheranno almeno 5-6-7 punti che avrebbero permesso di stare in piena corsa Europa League, ecco.. Non penso ci sia un accanimento verso la Lazio, non credo ci sia alcun sistema contro i biancocelesti. C’è da dire, a tal proposito, che abbiamo un settore arbitrale in decadenza dovuto a una scarsezza e pochezza di personalità. Quindi tecnica, a livello gestionale, dunque di organigramma. E questo porta a far sì che la Lazio non sempre sia in primissima fascia dal punto di vista arbitrale. Per tale ragione nascono poi anche dei problemi tecnici…
Le interviste
ESCLUSIVA CS – Carlo Nervo: “Il Bologna può arrivare in Europa quest’anno ha una rosa molto competitiva. Nazionale? Ci sono troppi…”
L’ex centrocampista del Bologna Carlo Nervo (1994-2005, 2006-2007) ha parlato ai nostri microfoni della’attuale situazione dei rossoblù, sulla lotta Scudetto in Serie A e molto altro.
In un’intervista di 5 minuti, Carlo Nervo ha detto la sua su come può andare il Bologna questa stagione, parlando anche di giocatori come Bernardeschi e Orsolini, e anche dell’allenatore dei rossoblù Vincenzo Italiano.
Inoltre ha analizzato anche la situazione della Nazionale Italiana e del motivo per cui, secondo lui, gli Azzurri stanno vivendo un momento così complicato.
Di seguito, l’intervista di Carlo Nervo.
Le parole di Carlo Nervo
Dove può arrivare questo Bologna in campionato e in coppa?
“Vista espressione di gioco e i risultati, può arrivare in alto. Secondo me l’Europa dovrebbe essere la giusta posizione, però sognare non costa niente. Le altre squadre sono forti, però il Bologna li ha messi sotto”.
Secondo lei il Bologna ha bisogno di rinforzarsi nel mercato di gennaio, visti alcuni infortuni sulle fasce?
” A mio avviso, a parte gli infortuni, la rosa é completa. Immobile, al momento, é fuori ma é un giocatore forte che segna molti gol: inoltre la crescita di Bernardeschi é stata importante. Secondo me la rosa é molto competitiva, io non toccherei niente”.
Chi vince il campionato?
“Bella domanda, magari il Bologna. No, io vedo il Milan che può insidiarsi”.
Quindi Allegri con il suo Corto Muso?
“Secondo me hanno una bella rosa e un allenatore che sa vincere”.
Italiano é un pò sottovalutato come allenatore?
“No, non é sottovalutato, nel senso che lui é già in una grande squadra, perché il Bologna é una grande squadra”.

VINCENZO ITALIANO ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Un aggettivo per l’allenatore e per quello che sta facendo?
“Consapevole: lui é consapevole di essere in una grande piazza”.
Orsolini? E’ un Nervo 2.0
“No, secondo me è più forte. Vede molto la porta, ma soprattutto é un ragazzo per bene che é legato alla città e alla maglia. Quindi deve continuare come sta facendo”.
Adesso nella Nazionale Italiana c’é meno abbondanza di grandi giocatori. Come si può risolvere questa cosa?
“Ai miei tempi per andare in Nazionale dovevi essere forte. Adesso fai dieci partite bene in Serie A e ti chiamano in Nazionale. Non ci sono i campioni come Del Piero e Totti: bisognerà analizzare perché non vengono fuori questi talenti qui in Italia, e valutare tutti i settori giovanili.
Poi, troppi stranieri: quando c’ero io arrivavano i top player stranieri, ora ci sono giocatori che trovi anche in Serie B, in Serie C. Hanno un cognome difficile, quindi impattano sul pubblico. E poi un’altra cosa, meno potere e procuratori”.
Le interviste
ESCLUSIVA CS – Giulio Scarpati: “La Roma non ha l’obbligo di vincere, per questo oggi vola. Gasperini ha cambiato tutto: ora la squadra corre fino al 90°”
Lo storico volto di Un Medico in Famiglia e romanista dichiarato, Giulio Scarpati ha raccontato ai nostri microfoni una vita intrecciata al giallorosso: dagli anni dell’alzabandiera sempre ammainato alle domeniche allo stadio con il fratello, fino allo sguardo lucido sulla Roma di oggi.
In una lunga intervista, Scarpati ha condiviso le sue opinioni sul lavoro di Gasperini, il momento della squadra, gli obiettivi stagionali e la crisi della Nazionale. Un dialogo sincero, appassionato, a tratti critico, che ci rivelato l’anima di un tifoso autentico, oltre che di un grande attore.
Di seguito, l’intervista di Giulio Scarpati.
Le parole di Giulio Scarpati
Ci vuole parlare del suo legame con la Roma?
“Essere tifoso della Roma significa, prima di tutto, accettare una certa dose di sofferenza. Negli anni ’60 la squadra non era certo tra le grandi. La Juventus ci passava spesso i suoi “bidoni”, giocatori ormai a fine carriera. Per fortuna, con il tempo, la società è cresciuta e si è strutturata molto meglio. La mia passione è nata grazie a mio fratello maggiore, romanista sfegatato. A casa avevamo l’alzabandiera da issare quando la Roma vinceva, ma non lo usavamo quasi mai… le vittorie erano rare, così la bandiera rimaneva per lo più ammainata. Ricordo anche che quando la Roma vinceva, ritagliavamo i titoli di giornale e li attaccavamo in camera. Da bambino andavo anche tanto spesso allo stadio con la tessera dello Junior Club, sempre assieme a mio fratello.
Da attore, poi, mi è capitato di giocare più volte con la Nazionale degli Attori, allenata da Giacomo Losi: una persona straordinaria. Mi dava ottimi consigli su come migliorare in difesa, il ruolo in cui giocavo. Io e mio fratello abbiamo sempre seguito la Roma, nel bene e nel male. Forse avremmo potuto vincere qualcosa di più, ma proprio perché si vince poco, quando succede la gioia è enorme. I festeggiamenti per uno Scudetto a Roma…a Torino se li sognano!”
Mettiamo da parte il passato e guardiamo al presente: avrebbe mai immaginato a inizio stagione questa Roma capolista?
“Assolutamente no, devo essere sincero. Però riponevo molta fiducia in Gasperini, che sa fare benissimo il suo lavoro. Si è integrato in modo sorprendente e credo che anche il lavoro miracoloso fatto da Ranieri l’anno scorso lo abbia agevolato. Peccato per quella Champions sfiorata di un punto. Chissà, magari con altre due partite ci saremmo qualificati noi al posto della Juventus… Da tifoso, comunque, sono felicissimo del percorso che stiamo facendo.”
È davvero soddisfatto in tutto?
“Beh, l’unica ombra, finora, è l’Europa League. Non stiamo brillando e migliorare la classifica sarà complicato, soprattutto con tutte le partite ravvicinate. L’obiettivo sarebbe entrare tra le prime otto, ma la vedo dura. Detto ciò, resto ottimista: per me è già molto ciò che la squadra ha fatto finora.”
Dove si nota maggiormente la mano di Gasperini?
“Ha ridato motivazione a tanti giocatori. Penso a Pellegrini, che sta vivendo una vera e propria rinascita. Anche il gioco è cambiato. Oggi le partite sono più dinamiche, divertenti, c’è una chiara volontà di dominare l’avversario – una sensazione che, con tutto il rispetto, si percepiva meno nell’era Mourinho. Gasperini è l’allenatore ideale per questo gruppo, e lo dimostra la condizione atletica: la Roma corre e pressa fino al 90°, è un miglioramento enorme. Serve però che gli attaccanti inizino a segnare con più continuità, quello resta un problema.”

GIAN PIERO GASPERINI DA INDICAZIONI AI SUOI RAGAZZI. IN EVIDENZA EL AYNAOUI E TSIMIKAS ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
La Roma ha subito solo cinque gol diventando così la miglior difesa del campionato. Come se lo spiega?
“Molto merito va a Svilar, che sta facendo miracoli. Negli ultimi anni abbiamo avuto portieri straordinari – da Alisson a Szczęsny – e lui sta seguendo quella scia. C’è poi la crescita di Mancini e, più in generale, l’organizzazione difensiva plasmata da Gasp. Non c’è un singolo leader: la forza è il gruppo. Ed è bello vedere che l’allenatore coinvolga tutti, soprattutto i giovani come Pisilli.”
Si può dire allora che Gasperini sia un allenatore che sposta gli equilibri? Guardando l’Atalanta con Juric verrebbe da pensarlo…
“Al di là del valore di Gasperini, credo che Juric abbia limiti nella gestione del gruppo. È suscettibile e comunica poco coi giocatori. Gasperini, anche quando si arrabbia, lo fa per stimolare. Juric non mi è sembrato ancora abbastanza maturo per allenare una grande squadra.”
Non teme un calo di rendimento della rosa?
“La vera incognita restano gli infortuni. Dybala è un valore assoluto, ma purtroppo non garantisce continuità. A questo si aggiunge il vincolo del fair play finanziario, che ha limitato la possibilità di intervenire sul mercato con innesti mirati. Detto ciò, apprezzo molto il lavoro della società e, in particolare, l’impronta lasciata da Ranieri: si sarà capito che ho un debole per lui! Lo stimo profondamente per come l’anno scorso è riuscito a risollevare la squadra.”
C’è qualcosa che la Roma ha più degli altri top club?
“Sì, ha un vantaggio psicologico enorme. Non ha l’obbligo di vincere sempre e comunque, come accade invece a Inter o Napoli. E questo, in campo, pesa eccome.”
Eppure, negli scontri diretti la squadra fatica…
“Diciamo che molti avversari contro cui abbiamo perso erano più attrezzati. Col Milan abbiamo sbagliato l’approccio perché siamo sì partiti fortissimo, ma non siamo mai riusciti a concretizzare. Con l’Inter il divario tecnico si è visto. Non credo ci sia un problema strutturale negli scontri diretti; piuttosto dobbiamo essere più cinici quando le occasioni capitano, perché in partite del genere non sono mai tante.”
Che idea si è fatto delle altre big del campionato?
“Sono certo che la Juventus con Spalletti adesso crescerà moltissimo. L’Inter è fortissima ma talvolta vince anche con un po’ di fortuna, ed è quella che temo di più. Il Milan mi sembra più solido dello scorso anno. Il Napoli con Conte non mollerà un centimetro: è tignoso e combatterà fino alla fine anche se ora è in difficoltà.”

L’ESULTANZA URLO DI ANTONIO CONTE DOPO IL GOL DI SPINAZZOLA ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Qual è l’obiettivo minimo della Roma?
“La Coppa Italia.”
Perché proprio la Coppa Italia?
“Perché sarebbe fantastico vincere la decima.”
E l’obiettivo più grande, invece?
“Tornare a giocare in Champions. È un qualcosa di fondamentale anche a livello economico.”
Passiamo alla Nazionale. Cosa ne pensa della disfatta contro la Norvegia?
“È stata una partita strana. Nel primo tempo abbiamo fatto meglio noi, loro sembravano quasi in vacanza. Poi, quando la Norvegia ha iniziato a far valere la sua qualità, l’Italia ha perso ritmo ed è andata in blackout. Purtroppo, in Nazionale il problema è molto più profondo di quanto sembri…”
A cosa si riferisce?
“Al fatto che da anni la Nazionale non esprime un gioco convincente. I club hanno ormai un peso enorme e i raduni non sono più quelli di una volta. Spalletti, secondo me, ha fallito proprio per questo: non ha avuto il tempo necessario per costruire un’identità di gruppo.”
Che ne pensa invece di Gattuso?
“È un allenatore onesto, diretto, che dice ai giocatori ciò che pensa. Lo apprezzo molto.”
Ora che i playoff sono una realtà, ritiene che l’Italia riuscirà a supererli?
“Se incroceremo squadre meno attrezzate di noi, credo proprio di sì. E speriamo anche in un pizzico di fortuna, che non guasta mai.”

MATEO RETEGUI RAMMARICATO ( FOTO KEYPRESS )
-
Calciomercato5 giorni faCalciomercato Milan, è fatta per Onstein: visite mediche fissate
-
Calciomercato3 giorni faHellas Verona, a sorpresa saluta anche Nunez: i dettagli
-
Calciomercato5 giorni faMilan, si attende la risposta di Sergio Ramos: i dettagli su Coppola
-
Calciomercato5 giorni faMilan, brusca frenata per Kostic: Ristic dice no
-
Livinmantra3 giorni faFantacalcio: consigli e probabili formazioni
-
Serie A5 giorni faSerie A, le designazioni arbitrali della 22° giornata
-
Notizie5 giorni faMilan, Cardinale in Italia: colloqui con Furlani e Allegri | Vicinanza alla squadra e affare Comvest ai dettagli
-
Calciomercato5 ore faMilan, Jimenez è già pronto all’addio?
