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ESCLUSIVA CS – Enrico Menegatti: “Nel calcio di oggi non c’è pazienza, Massei per la Spal è un istituzione”

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Menegatti

Ai microfoni di Calciostyle ha rilasciato delle dichiarazioni l’editore ed ex responsabile della comunicazione della Spal Enrico Menegatti.

L’editore ed ex responsabile della comunicazione della Spal, Enrico Menegatti, ha rilasciato delle dichiarazioni ai nostri microfoni relative al suo nuovo libro Oscar Massei:” L’Oriundo, Il Capitano, L’Esempio” e anche in merito ad altre tematiche legate al mondo del calcio.

Le parole di Enrico Menegatti

Menegatti

Cosa significa per te, che sei di Ferrara, aver contribuito a scrivere una delle pagine più importanti della Spal, portandola dalla seconda divisione fino alla Serie A?

“Quando ero dentro la società c’è stata una scalata che non riesco neanche a descrivere, vi dico che è proprio in quei momenti che si vivevano c’era il ricordo di quella Spal dove poi ha giocato ha giocato Oscar Massei, che è sempre stato presente in quella società dove io ho fatto il responsabile della comunicazione. Oscar per noi è stato una sorta di mito come il presidente Paolo Mazza, che è stato il presidente che l’ha voluto la Spal alla fine degli anni degli anni cinquanta.

In quei momenti veniva sempre fatto un paragone su quello che avevano fatto quei giocatori e quella dirigenza rispetto a quello che poi è stato fatto dalla dirigenza che dalla seconda divisione è arrivato in Serie A, e Oscar in quei momenti è sempre stato vicino alla società visto anche il rapporto bellissimo che ha con Ferrara. 

In quei momenti non ha mai detto una volta di no, ed è sempre stato con noi quindi in un certo senso ci ha aiutato a crescere e a diventare quello che poi siamo diventati in quei tre anni di Serie A. Anche con negli anni indietro, infatti in Serie B è stato invitato alla prima alla prima del campionato dopo 23 anni contro il Vicenza, dove ha salutato il pubblico ed è stato acclamato dai tifosi. Negli anni in Serie A è stato anche ospite ed ha premiato Lazzari della Lazio per le 200 presenze con la Spal.

 In quegli momenti ho potuto conoscere Oscar e potuto apprezzarlo essendo comunque una persona molto semplice nonostante il campione che è stato”. 

Noi sappiamo per quale motivo Massei dal punto di vista calcistico e uno dei più grandi di tutti i tempi. Ma del punto di vista umano cosa ti ha spinto a scegliere lui. Cosa significa la sua figura per la comunità ferrarese? 

Vi racconto un pò com’è nata l’idea di fare questo libro, l’anno scorso con Minerva che è al casa editrice che ha pubblicato questo libro e con cui ho pubblicato anche un altro libro relativo alla scalata dalla seconda divisone della Spal, ha visto Oscar e gli ha proposto di fare un libro su di lui, visto che manca una biografia su Oscar Massei, che è l’idolo di Ferrara e dei tifosi della Spal.

 Oscar accettò ma voleva come compromesso che il libro arrivasse al Papa perché il pontefice è un gran un tifoso del San Lorenzo di Almagro, infatti quando oscar giocavo in Argentina in Primera Division nel Rosario dal 1953 al 1955 probabilmente mi ha visto sulle tribune del gasometro al San Lorenzo, che è un quartiere di Buenos Aires.

E vista la mia situazione in quel momento all’interno della Spal decisi di portare avanti questo progetto, approcciandomi a Oscar un poco con le pinze e con il rispetto che che deve avere un personaggio di questo tipo merita.

E invece sono rimasto stupito ed ho scoperto veramente una grandissima persona, perché Oscar è una persona semplice che non ti fa pesare le cose nonostante abbia giocato in Argentina, nell’Inter e che sia stato questo mito per la Spal e gli riconoscono tutti una carriera che importante, ma purtroppo viziata da questo incidente che non gli ha permesso di esprimersi al meglio.

 Massei è un giocatore che ha rappresentato un epoca e quindi approcciarmi così è stato un onore, si vedeva anche quando ti svelava un po’ i suoi segreti che ti prendevano in maniera coinvolgente. Non mi sarei aspettato una cosa del genere, non perché non lo conoscessi come una persona buona, ma quell’aura così importante di importanza che poi mano a mano si è sciolta, mi ha dato la possibilità di entrare nel suo schema di vita, che è uno schema alla mano come poi tanti personaggi che raccontiamo all’interno del libro e che appunto fanno parte della sua vita e ne fanno ancora parte”.

Questo e il secondo libro che lei scrive sulla Spal, la sua professione come editore la porterà nuovamente a parlare della squadra della sua città? Quali sono i progetti per l’immediato futuro della sua casa editrice?

“Ho già iniziato a sondare per nuovi progetti che probabilmente non riguarderanno il discorso della Spal, però quando siamo stati a trovare Oscar più di una volta a La Spezia con l’editore abbiamo deciso di soffermarci su un altro personaggio cha ha avuto un grandissimo risalto ma non ha avuto a livello editoriale il riscontro meritava.

Quindi magari nei prossimi anni probabilmente qualcosa sarà fatto, riguardo ai prossimi progetti editoriali posso dire che riguarderanno lo sport in generale”.

Cose’ è cambiato parlando a livello puramente calcistico tra il calcio dove giocava Massei incentrato più sulla qualità rispetto al calcio attuale incentrato molto più sulla fisicità?

“Leggendo le cronache degli anni Cinquanta e Sessanta quando giocava Oscar, vi era un calcio che aveva sicuramente aveva più rispetto forse nei confronti del calcio stesso, infatti il calciatore di quell’epoca rispettava tanto quello che veniva chiamavano football.

Mentre oggi secondo me questa sinergia si è un pochino persa, si parla sempre di calcio romantico ma è definito così perché chiunque giocava in quell’epoca, anche se non era il massimo con i piedi aveva il rispetto nei confronti di quello che era il football.

Cosa che secondo adesso un pochino forse si è persa, infatti oggi si pensa più ad essere il personaggio che sta in campo per fare gol, per esaltarsi con le etichette e con le copertine piuttosto che dare quel rispetto che il calcio merita, quindi di conseguenza si è molto più soli non si è più in squadra, in una sorta di appunto perdita della dimensione tra il calcio stesso e il giocatore”.

 Prendendo come riferimento l’ultima intervista fatta a Ibrahimovic, senza entrare nel dettaglio, quanto è cambiata la comunicazione nel calcio italiano rispetto agli anni 90/2000?

 “Ti rispondo citandoti una parte del proprio del libro, Oscar qualche giorno dopo il suo arrivo in Italia, andò da Moratti per sottoscrivere il contratto, perché era arrivato in Italia senza aver sottoscritto un contratto con l’Inter, il suo accompagnatore, che si chiama Pasqualone, lo portò al Pirellone per firmare il contratto con Moratti.

 Moratti quando lo vide e si incontrò con con lui non gli servirono tante parole per dimostrare qual era il suo carisma nei confronti del giocatore che aveva di fronte, che era un ottimo giocatore, ma dall’altra parte Oscar si trovò di fronte a una persona che guardando negli occhi, avendo questa aura carismatica che non aveva bisogno di dare tante risposte. Quindi credo che serva parlare un pochino meno e magari dare un pochino più di aura carismatica ai fatti”.

Semplici è stato un allenatore che la Spal ha cresciuto e che attualmente è svincolato, secondo te avrebbe meritato più chance nel calcio che conta?

“Mister Semplici aveva avuto qualche esperienza precedente come quella nel reality con la Fiorentina dove si era un po’ anche esposto  in una maniera un po’ diversa rispetto magari a una squadra di club dove certe cose passano sotto tracce e sono un pochino più nascoste.

Semplici arrivo alla Spal dove fece questa scalata insieme a tutta la società che fu un qualcosa di indescrivibile, fu un qualcosa che non si aspettava nessuno, e probabilmente sono quelle situazioni dove ti ritrovi con un bravo allenatore che ha bravissimo staff, perché c’è da elogiare anche lo staff che aveva con lui a disposizione, tra cui Consumi Casoni e Di Fabrizi, che poi erano i suoi collaboratori più stretti, che non sempre hanno avuto la fortuna di andar in altre squadre molto più più blasonate come Fiorentina, Torino o Atalanta.

 Purtroppo nel calcio può succedere che non si ha la fortuna di arrivare dove si vuole, pur avendo la bravura di di essere un ottimo allenatore questo elemento va anche a a fortuna sul campo, perché Leonardo è stato a Cagliari ha salvato la squadra e la stagione dopo è stato esonerato dopo tre partite come successo di recente a De Rossi.

Successivamente mister Semplici è andato alla Spezia, dove non è stato molto fortunato, ma io da parte mia gli auguro di poter tornare il prima possibile anche perché lo vedo spesso in televisione e quando lo incontri è sempre un piacere parlarci, in più Ferrara lo adora un pò come adora Massei”.

Vista la tua esperienza nel mondo del calcio, si  vive in maniera cosi frenetica il raggiungimento dei risultati in cui un progetto triennale può saltare in 15 giorni?

“Il problema è che nel calcio non c’è pazienza, l’investimento deve essere immediatamente fruttifero, ed è questo che che dà un po’ la misura del calcio.

 Prendo come come riferimento l’Atalanta che ha creato tutto quello che ha creato nell’arco di nove anni con Gasperini in panchina che non iniziò nel migliore dei modi la sua avventura sulla panchina della Dea, trovando quattro sconfitte nelle prime cinque giornate e sembrava che fosse a forte rischio.

Però se si ha una dirigenza come quella dell’Atalanta come i Percassi, con cui abbiamo avuto a che fare noi alla Spal con il presidente con la dirigenza e con direttore sportivo, hanno lungimiranza di capire che in certi ambienti bisogna attendere un attimo.

Perché non si può pretendere di avere la bacchetta magica di risolvere subito il problema, anche perché la squadra e composta da 25 giocatori e sono 25 persone che ragionano per il calcio ma in modo diverso, quindi non è sempre semplice mettere insieme delle persone che non interagiscono nella stessa maniera tra di loro.

I gruppi vincenti sono gruppi che si formano con l’andare del tempo, si può avere la fortuna di creare un gruppo che immediatamente vince ma sono casi isolati, è capitato alla Spal abbiamo vinto il campionato dalla B alla A, perché c’è stata la bravura di trovare dei giocatori che non erano solo giocatori ma erano anche uomini , mentre a volte ci si impiega un po’ di più a trovare i giusti incastri”.

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Bolognesi (ex Belen Rodriguez): “Allegri il Top, su Chivu…”

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Il primo uomo italiano di Belen Rodriguez, e scopritore indiscusso della talentuosa showgirl argentina (quando ancora era una sconosciuta), a tutto campo, senza peli sulla lingua ai nostri microfoni. Simone (nella foto concessa gentilmente: risale a circa oltre 20 anni fa, ai tempi di Aquafan Riccione), negli ultimi anni visto come cavaliere di Uomini e Donne Trono Over, è proprietario con la famiglia del lussuoso Hotel Derby di Milano Marittima. “Bolo-Style” (come lo ha ribattezzato qualcuno nella sua Riccione) non ha bisogno di grandi presentazioni. E’ da sempre un volto conosciuto e stimato nella Riviera Romagnola, considerata anche la sua longeva presenza all’interno di numerosi locali notturni della zona (discoteche e disco-pub), soprattutto in qualità di organizzatore di eventi ed esperto di relazioni pubbliche.

DAL FIDANZAMENTO CON BELEN RODRIGUEZ ALLE APPARIZIONI TV E A QUELL’AMORE PER LA JUVENTUS… MA SU SPALLETTI…

Persona molto schietta e sentimentale, l’ex corteggiatore di Teresanna Pugliese  (paparazzato negli anni anche con Diletta Pagliano ex di  Leonardo Greco) Simone Bolognesi è celebre appunto per essere stato il primo fidanzato italiano di Belen quando la showgirl argentina è arrivata nel Bel Paese, ben 22 anni fa. La relazione tra Simone e Belen è durata non poco, esattamente due anni, condita da sette mesi di passionale convivenza, avvenuta nell’abitazione del Bolo di Riccione.

Lo abbiamo incontrato lo scorso weekend, proprio nella sua cara e splendida Riviera, non distante dall’Hotel Derby Milano Marittima: ecco cosa ci ha detto in esclusiva, ai nostri microfoni.

Ciao Simone. Da grande tifoso della Juventus cosa pensi dell’arrivo di mister Luciano Spalletti a Torino?

“Devo essere sincero: quel famoso trattamento riservato da Spalletti a Totti, nel post ultima stagione alla Roma, mi aveva messo in grande antipatia il tecnico di Certaldo. Dunque non sono stato affatto contento quando Spalletti è arrivato a Torino. Riconosco però che ora la Juventus ha un altro passo. Luciano ha riqualificato il cervello dei giocatori, ha creato secondo me un gioco anche più divertente”.

So bene che sei rimasto molto deluso dal Derby d’Italia tra Inter e Juventus…

“Direi che veniamo dallo scandalo di Inter-Juventus, match in cui l’arbitro La Penna ha completamente rovinato la partita. Eh già, poteva assolutamente essere un match vinto dalla Juve, che avrebbe rilanciato al tempo stesso il Milan, del mio caro Massimiliano Allegri, verso un secondo posto molto più a ridosso della prima”.

Perché parli di ‘mio caro Max Allegri”?

“Lo sapete… Mi piace davvero tanto Allegri, anche se questa affermazione non metterà tutti d’accordo (ride). Ammetto che l’Inter ha un altro passo in ogni caso”.

“SU CHIVU (INTER) E ALLEGRI (MILAN) PENSO CHE…”: IL GRIDO DI BATTAGLIA DELL’EX BELEN SIMONE BOLOGNESI

Ti piace anche Chivu? Secondo te è un ottimo allenatore? E’ la persona giusta per l’Inter?

“Non so se Chivu ha quell’esperienza giusta per poter portare l’Inter a questi grandi livelli fino in fondo. Un’esperienza che invece il buon Max ha, eccome! Max può fare la differenza al Milan, Chivu non saprei…”.

Chi è il miglior allenatore, a tuo modo di vedere, nella Serie A 2025-26?

“Secondo me l’allenatore che in questo momento unisce capacità di raggiungere risultati e simpatia è sicuramente Allegri. Max magari nel gioco non brilla rispetto ad altri allenatori ma porta risultati. Allegri-Conte? Non calcisticamente parlando, bensì a livello di intrattenitore e carisma non c’è confronto. Vince Allegri in lungo e in largo”

Ah Simone, sei un Anti-Conte quindi…

“Non nascondo che quest’anno l’ex Juve Antonio Conte non vince e piange tutto il tempo (ride, ndr): sui social qualcuno l’ha perfino definito il ‘bambolotto’ Antonino (Gli Autogol…)”

IL PRONOSTICO DEL PRIMO UOMO ITALIANO BELEN RODRIGUEZ SULLA JUVENTUS DI LUCIANO SPALLETTI

Infine, un pronostico… Tornerà la tua Juve ad alti livelli?

“Riguardo alla mia Juventus, devo dire che Spalletti  nel complesso sta facendo bene, dando la possibilità alla Zebra Bianconera di tornare a certi livelli. D’altronde Luciano ha riportato il Napoli a vincere. E secondo me potrà portare anche la Juve per l’appunto ai livelli e risultati che merita. Magari non subito, anche con l’aiuto di qualche innesto che magari sceglierà e gestirà lui, visto che quest’anno a Torino ha preso la squadra in corso. Resto, in ogni modo, dell’idea che in Serie A c’è un Milan rinato con l’atteggiamento del grande Max, dopo la brutta stagione rossonera in Serie A 2024/2025”.

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ex Belen nella foto con Daniele Bartocci (giornalista)

belen rodriguez

ex Belen Rodriguez Simone BOlognesi

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Principe Filiberto: “Allegri-Milan? Amo il bel calcio. Su Spalletti..”

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filiberto

Emanuele Filiberto di Savoia in perfetta forma nelle Marche, carico e determinato: “Spalletti uomo giusto per la Juve, sicuramente. Allegri? A me piace il calcio bello in generale”. Emanuele Filiberto di Savoia grande protagonista ieri a Loreto, nelle Marche a due passi dalla splendida Riviera del Conero. Una toccante Santa Messa in suffragio di S.A.R. Vittorio Emanuele  di Savoia (scomparso nel 2024) nella Basilica della Santa Casa. Ebbene sì, la bella città di Loreto ha accolto un ospite d’eccezione in una delle location spirituali e culturali più iconiche del Bel Paese.

EMANUELE FILIBERTO DI SAVOIA E IL GRANDE AMORE PER LA JUVENTUS: SUOI COMMENTI E PRONOSTICI SERIE A 2025/2026

Un appuntamento che ha senz’altro unito in queste ore memoria, tradizione e forte simbolismo religioso, richiamando l’attenzione di fedeli, curiosi e appassionati di storia sabauda. Lo abbiamo incontrato proprio davanti alla favolosa Basilica di Loreto per una chiacchierata informale a tutto campo, ricca di spunti calcistici.

Il Principe, sorridente e disponibile, ha parlato della sua passione per la Juventus, del futuro della Serie A e di alcuni protagonisti del nostro calcio e della Nazionale, senza però rinunciare al suo stile: diretto, spontaneo, sintetico ma al tempo stesso molto schietto, a tratti pungente. Insomma, un Principe senza peli sulla lingua, prudente sui pronostici ma attento osservatore del calcio italiano.

PRINCIPE EMANUELE FILIBERTO SU SERIE A 2026 E MONDIALI 2026: “GASPERINI TRA I MIGLIORI? LO DITE VOI. ROBERTO MANCINI? SAREBBE BELLO RIVEDERLO IN SERIE A. SU GATTUSO…”

Ecco cosa ha detto il Principe, grande tifoso Juventus, Emanuele Filiberto di Savoia in esclusiva ai nostri microfoni.

Principe, partiamo dal tema più caldo: i pronostici. Chi vede favorita quest’anno per lo scudetto?

“Io odio fare dei pronostici. Non mi piace sbilanciarmi, soprattutto quando si parla di calcio. È uno sport imprevedibile”.

Lei ha sempre dichiarato il suo amore per la Juventus. Conferma?

“Assolutamente sì. Sono sempre stato tifoso della Juventus, è la mia squadra del cuore. Speriamo sia una stagione positiva”

Dopo la partenza di Tudor… Spalletti è l’uomo giusto per la Juve?

“Sì, è la persona giusta per la Juventus. Il giusto profilo in panchina. Scudetto? Ripeto, assolutamente non stilo alcun pronostico”.

Come vede l’Inter di Chivu?

“Non mi sbilancio, lo ribadisco (sorriso a trentadue denti, ndr). Ma l’Inter è forte sicuramente…”

Le piace il Milan e il gioco di Allegri?

“Allegri? A me piace il calcio bello… (ride, ndr)”.

Gattuso in Nazionale: un tecnico che la convince?

“Uomo di carattere. Speriamo bene per il cammino azzurro verso i Mondiali”.

“IL SAVOIA IN SERIE A? PRIMA INIZIAMO DALLA SERIE C…”: IL GRIDO DI BATTAGLIA SINCERO DI FILIBERTO

Roby Mancini ci ha regalato la gioia degli Europei.. lo rivedrebbe bene in Serie A?

“Sarebbe bello, sicuramente…”

Gasperini della Roma è uno dei migliori allenatori italiani?

“No. Perché dite così?”

Secondo noi sì. Gioca bene a calcio, è uno dei migliori” “Questo lo dite voi… (altro sorriso sincero, ndr)”

Il suo Savoia in Serie A: lo aspettiamo presto…

“No (sorriso scaramantico, ndr). Prima iniziamo dalla Serie C l’anno prossimo…

In bocca al lupo allora Principe… “Speriamo, Crepi il lupo…”

Grazie per la disponibilità e professionalità… “Grazie a voi”.

Principe Filiberto Marche
tifoso Juventus intervistato da Daniele Bartocci, giornalista, a Loreto
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ESCLUSIVA CS – Giancarlo Ratti: “L’Inter oggi è più unita e molto lo si deve a Chivu. Sono “Mourinhiano” perso! Mercato? Siamo a posto così…”

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L’attore, speaker radiofonico e grande appassionato di calcio, Giancarlo Ratti si è raccontato in esclusiva ai nostri microfoni in una lunga intervista che ha intrecciato carriera, ricordi e la grande passione nerazzurra.

Dalla radio al grande successo dei Cesaroni, Giancarlo Ratti non ha mai smesso di dichiarare il suo amore per l’Inter. Assieme a lui abbiamo ripercorso il suo legame nerazzurro, analizzando poi il mercato e i prossimi obiettivi della squadra di Chivu.

Di seguito, l’intervista di Giancarlo Ratti. 

Le parole di Giancarlo Ratti

Come nasce il suo tifo per l’Inter?
«Sono nato a Rovereto nel ’57 e nei primi anni ’60 il calcio non era accessibile come oggi: la domenica si vedeva in televisione solo il secondo tempo di una partita e il resto lo si seguiva alla radio grazie a “Tutto il calcio minuto per minuto”. Crescendo in una regione senza squadre in Serie A, all’oratorio si tifava quasi esclusivamente Juventus, Milan o Inter. Non so spiegare esattamente perché scelsi i nerazzurri, ma da quel momento non li ho più lasciati.»

In oltre sessant’anni da tifoso avrà vissuto emozioni di ogni tipo…
«Senza dubbio. L’Inter mi ha regalato tante gioie, ma anche momenti amari, che però ho sempre superato facilmente. Mi stupisce vedere quanto alcune persone vivano le sconfitte come drammi. Io dico sempre che nella vita le vere tragedie sono altre…

Ho avuto la fortuna di vedere, seppur negli ultimi anni, l’Inter di Angelo Moratti, con Mazzola, Jair, Suárez e Mariolino Corso. Poi ci sono stati gli anni di Mourinho, indimenticabili ancora oggi, soprattutto grazie a lui. Confesso di avere un debole per José. Basta guardare cosa è riuscito a fare l’altra sera contro il Benfica per rendersi conto di che grande allenatore sia ancora.»

E invece che mi dice dell’Inter delle ultime stagioni?
«Con Inzaghi, lo ammetto, non ho mai avuto un grande feeling e lo trovavo troppo statico nelle scelte. Ti faccio un esempio: arrivato il 60’, sapevi già che Di Marco sarebbe uscito per Carlos Augusto.

Chivu, invece, mi sembra abbia rigenerato diversi giocatori, come Zieliński, che l’anno scorso era finito ai margini. Gestisce meglio la rosa e le rotazioni, anche perché oggi in attacco c’è un quartetto più forte rispetto alla scorsa stagione. In questo senso siamo fortunati, soprattutto se guardiamo a squadre come la Roma.»

Giancarlo Ratti

Ange-Yoan Bonny, Lautaro Martinez e Marcus Thuram ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Con il mercato agli sgoccioli, l’Inter dovrebbe intervenire ancora?
«Non è semplice dirlo. Si parla molto della necessità di un vice-Dumfries, ma io vado un po’ controcorrente: darei più fiducia a Luis Enrique, pur non essendo un campionissimo. Sta vivendo una forte pressione e va sostenuto.

In generale credo anche che alternative come De Vrij, Bisseck e Carlos Augusto siano più che affidabili. A mio avviso la squadra è competitiva così com’è.»

Accoglierebbe un ritorno di Perišić?
«Onestamente no. All’Inter ha già dato tutto e a 37 anni credo sia giusto guardare oltre. Preferirei che il club investisse sui giovani, come avviene spesso all’estero.
Allo stesso modo non capisco l’interesse per Moussa Diaby. È un  giocatore che guadagna 15 milioni in Arabia e in Europa pretenderebbe comunque cifre altissime. È una dinamica che non condivido affatto.»

Cosa è cambiato maggiormente dopo la disfatta del 31 maggio?
«Chivu ha avuto un ruolo determinante. È riuscito a ricompattare uno spogliatoio che era completamente a pezzi dopo quella batosta in finale di Champions. Apprezzo molto anche il suo modo di porsi in conferenza stampa, sempre chiaro e diretto. La squadra lo segue e non ho notato particolari tensioni legate alle sostituzioni, fatta eccezione per qualche episodio isolato con Lautaro.»

Restando in tema Champions: ai playoff sarà Inter-Bodø/Glimt, anche se si poteva evitare…
«Sul sorteggio dico che, tutto sommato, è andata bene. In generale credo che il percorso europeo dell’Inter sia stato positivo finora. Abbiamo perso contro il Liverpool per un rigore piuttosto dubbio, ma la vera battuta d’arresto è stata contro l’Arsenal. Lì siamo stati messi sotto e loro hanno saputo colpire le nostre debolezze, soprattutto sui calci piazzati.»

Giancarlo Ratti

ESULTANZA INTER ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

In campionato, invece, l’Inter domina spesso ma fatica negli scontri diretti: come se lo spiega?
«A volte la squadra paga dei cali di tensione mentale. Ho sempre avuto l’impressione che renda al massimo quando parte bene: se invece va sotto, fatica a riprendere il controllo della gara. Quello che mi pesa di più è aver perso così tanti derby contro il Milan…»

Sugli obiettivi stagionali, dove dovrebbe puntare l’Inter?
«Per scaramanzia ti rispondo: Coppa Italia. Lo Scudetto, purtroppo, lo abbiamo perso anche per un pizzico di sfortuna, soprattutto l’anno scorso…il gol sbagliato da Arnautovic ci sarebbe valso il titolo, perso poi per un solo punto.
Al di là dei trofei, però, sono soddisfatto del fatto che l’Inter sia sempre competitiva e in lotta per obiettivi importanti. Il rischio però è che tra vent’anni si guarderanno solo i titoli vinti, perché – si sa – alla fine ci si ricorda solo di chi vince.»

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