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ESCLUSIVA CS – Cenciarelli: “In questo sport non c’è umanità. Voglio aiutare le persone. E su Camilli…”

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Cenciarelli

L’ex centrocampista di Gubbio, Viterbese e San Benedettese, Diego Cenciarelli, ha rilasciato un’intervista esclusiva ai nostri microfoni.

Diego Cenciarelli ha rilasciato una lunga intervista in esclusiva ai nostri microfoni. Di seguito le sue parole:

Cenciarelli

Tu hai iniziato con la Fiorentina giovanile?
“Sì, prima della Fiorentina sono stato un anno e mezzo a Modena, quando il Modena era in Serie A. Stavo in un convitto, in un appartamento a tre piani, con altri ragazzi che venivano da fuori. Io però ero il più piccolo che c’era dentro la casa. Gli altri partivano tutti dai 16 anni, se non sbaglio”. 
Qual è la tua esperienza a livello calcistico più stimolante, più bella che hai vissuto, insieme anche al discorso tifosi, società e obiettivi?
“Sono stato abbastanza fortunato. Da ogni esperienza che ho vissuto ho cercato nella mia vita di prendere il positivo.
Se invece, ti dico una piazza dove sono stato male, l’unica forse è Campobasso, ma perché c’era una società non all’altezza della situazione”.
Era poi all’inizio della tua carriera, diciamo a livello professionistico?
“Si, è stato il mio anno da professionista”.
Quindi teoricamente ti poteva pure distruggere la carriera essendo all’inizio?
“Eh, infatti all’inizio ho avuto un pò di problemi. C’era un clima particolare all’interno dello spogliatoio. Eppure stavamo facendo bene, tutti stavano facendo bene perché nel girone c’era il Perugia, che doveva arrivava primo perché doveva vincere il campionato, e noi eravamo secondi dopo 8, 9 giornate.
Poi si è sfasciato tutto. Io sono andato via, ho dovuto rinunciare a degli stipendi”.
Andando avanti con la tua carriera possiamo dire che forse proprio con la Viterbese hai avuto ambizioni importanti perché la squadra dove stavi era molto forte per per la categoria, con Sforzini, Jefferson?
“Sì, ho giocato sempre in squadre che hanno fatto play off, come minimo. A partire dalla serie D e fino alla Lega Pro. Non ho mai lottato per salvarmi. Mi sono trovato nel posto giusto al momento giusto e io ho sempre dato il mio contributo”.

Quella Viterbese, secondo te poteva fare pure meglio, vero?

“La Viterbese secondo me, l’anno che abbiamo vinto la Coppa Italia di Lega Pro, poteva vincere il campionato. Poteva ambire a stare tra le prime tre. Se non fosse successo quel ritardo causato dal fatto che il presidente dell’epoca non voleva giocare nel girone del Sud ma voleva che noi fossimo messi nel girone del del Centro”.

Camilli, ogni tanto, ci ha messo del suo?
“Non è stato quello, lui è una persona secondo me con dei valori, con dei principi e le potenzialità per dire quello che pensa anche andando contro la Lega Pro.
Lui faceva le guerre da solo, per le sue cause. È una persona che che ho sempre stimato e che a me mi ha dato tanto.

Lui e pure i suoi figli erano molto attaccati all’ambiente viterbese. Infatti poi, hai visto che fine ha fatto? Segui ancora le tue ex squadre?
Sì, la sto seguendo. Per esempio la vicenda legata al campo con il sindaco che non vuole dare lo stadio”.
Diego, poi sei andato a Gubbio?
“Si, ho firmato un biennale a Gubbio, e lì è cominciato l’incubo. Ho incominciato a stare male e a non credere più in me stesso, ad aver paura di tutto. Tanto che un giorno durante un allenamento ho preso un pestone da un mio compagno e qualche giorno dopo avevamo un’amichevole contro il Livorno.
Io avevo paura di giocare questa partita, non so per quale motivo.
Era un’amichevole, avevo giocato davanti a 15.000 persone e in quel momento avevo paura di di giocare un’amichevole contro Livorno.
Poi mi sono dato un calcio sul piede dove avevo preso quel pestone. E lì per lì tutto bene. Poi ho pensato ma cosa ho fatto? Pensavo di aver fatto una truffa nei confronti della società. 
Ho pensato di andare in carcere per questa cosa e tutti provavano a spiegarmi che non era così. Io però non ascoltavo nessuno. Mi ricordo che andavo dagli avvocati per sentire se dovevo andare in carcere o meno”.
Quindi diciamo un pò di pressione personale, anzi depressione proprio?
“Sì”.
Cenciarelli
Poi, appunto, sei andato alla San Benedettese?
“Si, il problema è che lì ho smesso di prendere le medicine perché in quel periodo prendevo delle medicine”. 
Sempre per il problema dell’ansia?
“Si, da lì incominciai a fare cose che non stanno né in cielo né in terra. A San Benedetto ero convinto anche lì di dover andare in carcere, che tutti ce l’avevano con me.
Poi siccome avevo ancora un altro anno di contratto, il Gubbio per per giusta causa mi ha rescisso il contratto e mi sono ritrovato a spasso.
Ma ero fuori di testa. Mi hanno fatto pure un TSO perché ero scappato per per due settimane. Stavo a Civitanova Marche e dormivo in macchina o al mare con un sacco a pelo. Non mi trovava nessuno, avevo fatto perdere le mie tracce”.
Gubbio è stata, perciò, l’ultima apparizione vera e propria da calciatore?
“L’ultima da professionista l’ho fatta con la San Benedettese. Poi ho smesso e sono andato in Sicilia da mia mamma. Avevo all’incirca 28, 29 anni. Da lì è iniziato il tutto”.
Adesso che sei più consapevole di te stesso, hai una giustificazione a questa situazione, oppure non non sai ancora realmente il motivo di questa esplosione di ansia?
“Non te lo so dire perché ancora me lo domando, mi chiedo il perché”.
Ma tutto quello che è successo è dovuto alle pressioni che si hanno da calciatore professionista?
“Il periodo che sono stato con Camilli no. Io sono stato tre anni con lui, sono stato l’unico che lui ha proprio voluto. Ad esempio, un anno avevo la possibilità di andare via in Serie B a Terni e lui non ha voluto. Ma perché fondamentalmente c’era un legame molto importante quasi padre figlio. Sono stata una persona a cui lui ha voluto bene”.
Ricordo che ti amavo tutti alla Viterbese, giusto?
“Cerco sempre di farmi voler bene, infatti quando non ci sono riuscito, tipo a Gubbio o a San Benedetto, è perché sono stato male.Non c’ero con la testa. Adesso mi trovo a Villa Azzurra in una comunità terapeutica da due anni e mezzo e ci dovrò rimanere per altri tre.

Devo ringraziare alcune persone perché mi stanno dando affetto, amicizia. E non è scontato in un luogo di lavoro trovare persone che ti danno la propria amicizia.
Devo ringraziare la dottoressa Claudia Sammartano, Matteo Asaro, Annamaria Inzerillo, Valeria Piazza, Giovanni Inglese, Valeria Genova.
Se adesso comunque sono più consapevole della mia patologia e anche perché in questi due anni e mezzo, stando in un luogo protetto, ho avuto la possibilità di pensare a quello che realmente è la mia patologia”.
Cosa ti ha dato il calcio? Cosa ti ha tolto?
“Il calcio sicuramente mi ha dato soddisfazioni a livello personale. Però in questo percorso ho anche incontrato persone poco umane, perché in questo sport purtroppo non c’è tanto umanità. 
Si guarda solo ai risultati a alle prestazioni”.
C’era un allenatore o un giocatore che secondo te poteva ambire a piazze più importanti?
“Te ne dico quattro di allenatori. Calabro, Sottili, Bertotto e Vivarini.
Riguardo Sottili, secondo me, l’unico suo difetto era la gestione del gruppo squadra, però si lavora molto bene con lui. A me ha aiutato a crescere, mi dava bastone e carota”.
Calciatori invece?
“Potenzialmente tanti. Mi ricordo di Fabihno a Perugia, Chiricò. Luca Baldassin a me piaceva molto, eravamo compagni di reparto con Damiani. Un altro forte era Amadio”.
Cenciarelli

Adesso cosa farai? Hai già pensato a cosa fare al momento?
“Non ci sto pensando. Fondamentalmente, vivo giorno per giorno. Mi piacerebbe umanamente aiutare le persone.
Devo ringraziare anche mia mamma. Non è che io abbia un bel rapporto con mamma però non posso negare che io gli sono riconoscente, ho rischiato anche la vita. Ho tentato il suicidio, sono stato in coma.
Ho toccato con il fondo, ecco perchè adesso non non c’è niente che mi spaventa, forse.
Un altro errore che ho fatto nella mia vita è sicuramente la ludopatia. Giocavano solamente alle slot. Però ho buttato un sacco di soldi alle slot machine”.
A proposito di questo fatto, che ne pensi del faccenda legata a Tonali e Fagioli?
“Io posso solo augurargli di uscire fuori da questa cosa. Non mi sento di condannare questo tipo di cose perché quando sei un ragazzo e soprattutto hai milioni di euro a disposizione è molto facile cadere in tentazione.
Sicuramente questa esperienza che hanno avuto, anche a livello mediatico, che li ha esposti in maniera così così forte, li fortificherà e li farà diventare delle persone migliori.
Se io penso ai soldi che ho buttato alle slot machine, quante di queste persone avrei potuto aiutare.
Sono fondamentalmente stato un egoista, ma non volontariamente, perché io non andavo per vincere soldi. Io ero ammaliato da quelle maledette musichette.
Son cose che ti fanno perdere proprio il senso del mondo, ti creano un mondo parallelo.
Per me è stata una malattia e solamente adesso posso dire di esserne uscito fuori perché non voler più buttare nemmeno 1 €”.

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Bolognesi (ex Belen Rodriguez): “Allegri il Top, su Chivu…”

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Il primo uomo italiano di Belen Rodriguez, e scopritore indiscusso della talentuosa showgirl argentina (quando ancora era una sconosciuta), a tutto campo, senza peli sulla lingua ai nostri microfoni. Simone (nella foto concessa gentilmente: risale a circa oltre 20 anni fa, ai tempi di Aquafan Riccione), negli ultimi anni visto come cavaliere di Uomini e Donne Trono Over, è proprietario con la famiglia del lussuoso Hotel Derby di Milano Marittima. “Bolo-Style” (come lo ha ribattezzato qualcuno nella sua Riccione) non ha bisogno di grandi presentazioni. E’ da sempre un volto conosciuto e stimato nella Riviera Romagnola, considerata anche la sua longeva presenza all’interno di numerosi locali notturni della zona (discoteche e disco-pub), soprattutto in qualità di organizzatore di eventi ed esperto di relazioni pubbliche.

DAL FIDANZAMENTO CON BELEN RODRIGUEZ ALLE APPARIZIONI TV E A QUELL’AMORE PER LA JUVENTUS… MA SU SPALLETTI…

Persona molto schietta e sentimentale, l’ex corteggiatore di Teresanna Pugliese  (paparazzato negli anni anche con Diletta Pagliano ex di  Leonardo Greco) Simone Bolognesi è celebre appunto per essere stato il primo fidanzato italiano di Belen quando la showgirl argentina è arrivata nel Bel Paese, ben 22 anni fa. La relazione tra Simone e Belen è durata non poco, esattamente due anni, condita da sette mesi di passionale convivenza, avvenuta nell’abitazione del Bolo di Riccione.

Lo abbiamo incontrato lo scorso weekend, proprio nella sua cara e splendida Riviera, non distante dall’Hotel Derby Milano Marittima: ecco cosa ci ha detto in esclusiva, ai nostri microfoni.

Ciao Simone. Da grande tifoso della Juventus cosa pensi dell’arrivo di mister Luciano Spalletti a Torino?

“Devo essere sincero: quel famoso trattamento riservato da Spalletti a Totti, nel post ultima stagione alla Roma, mi aveva messo in grande antipatia il tecnico di Certaldo. Dunque non sono stato affatto contento quando Spalletti è arrivato a Torino. Riconosco però che ora la Juventus ha un altro passo. Luciano ha riqualificato il cervello dei giocatori, ha creato secondo me un gioco anche più divertente”.

So bene che sei rimasto molto deluso dal Derby d’Italia tra Inter e Juventus…

“Direi che veniamo dallo scandalo di Inter-Juventus, match in cui l’arbitro La Penna ha completamente rovinato la partita. Eh già, poteva assolutamente essere un match vinto dalla Juve, che avrebbe rilanciato al tempo stesso il Milan, del mio caro Massimiliano Allegri, verso un secondo posto molto più a ridosso della prima”.

Perché parli di ‘mio caro Max Allegri”?

“Lo sapete… Mi piace davvero tanto Allegri, anche se questa affermazione non metterà tutti d’accordo (ride). Ammetto che l’Inter ha un altro passo in ogni caso”.

“SU CHIVU (INTER) E ALLEGRI (MILAN) PENSO CHE…”: IL GRIDO DI BATTAGLIA DELL’EX BELEN SIMONE BOLOGNESI

Ti piace anche Chivu? Secondo te è un ottimo allenatore? E’ la persona giusta per l’Inter?

“Non so se Chivu ha quell’esperienza giusta per poter portare l’Inter a questi grandi livelli fino in fondo. Un’esperienza che invece il buon Max ha, eccome! Max può fare la differenza al Milan, Chivu non saprei…”.

Chi è il miglior allenatore, a tuo modo di vedere, nella Serie A 2025-26?

“Secondo me l’allenatore che in questo momento unisce capacità di raggiungere risultati e simpatia è sicuramente Allegri. Max magari nel gioco non brilla rispetto ad altri allenatori ma porta risultati. Allegri-Conte? Non calcisticamente parlando, bensì a livello di intrattenitore e carisma non c’è confronto. Vince Allegri in lungo e in largo”

Ah Simone, sei un Anti-Conte quindi…

“Non nascondo che quest’anno l’ex Juve Antonio Conte non vince e piange tutto il tempo (ride, ndr): sui social qualcuno l’ha perfino definito il ‘bambolotto’ Antonino (Gli Autogol…)”

IL PRONOSTICO DEL PRIMO UOMO ITALIANO BELEN RODRIGUEZ SULLA JUVENTUS DI LUCIANO SPALLETTI

Infine, un pronostico… Tornerà la tua Juve ad alti livelli?

“Riguardo alla mia Juventus, devo dire che Spalletti  nel complesso sta facendo bene, dando la possibilità alla Zebra Bianconera di tornare a certi livelli. D’altronde Luciano ha riportato il Napoli a vincere. E secondo me potrà portare anche la Juve per l’appunto ai livelli e risultati che merita. Magari non subito, anche con l’aiuto di qualche innesto che magari sceglierà e gestirà lui, visto che quest’anno a Torino ha preso la squadra in corso. Resto, in ogni modo, dell’idea che in Serie A c’è un Milan rinato con l’atteggiamento del grande Max, dopo la brutta stagione rossonera in Serie A 2024/2025”.

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ex Belen nella foto con Daniele Bartocci (giornalista)

belen rodriguez

ex Belen Rodriguez Simone BOlognesi

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Principe Filiberto: “Allegri-Milan? Amo il bel calcio. Su Spalletti..”

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filiberto

Emanuele Filiberto di Savoia in perfetta forma nelle Marche, carico e determinato: “Spalletti uomo giusto per la Juve, sicuramente. Allegri? A me piace il calcio bello in generale”. Emanuele Filiberto di Savoia grande protagonista ieri a Loreto, nelle Marche a due passi dalla splendida Riviera del Conero. Una toccante Santa Messa in suffragio di S.A.R. Vittorio Emanuele  di Savoia (scomparso nel 2024) nella Basilica della Santa Casa. Ebbene sì, la bella città di Loreto ha accolto un ospite d’eccezione in una delle location spirituali e culturali più iconiche del Bel Paese.

EMANUELE FILIBERTO DI SAVOIA E IL GRANDE AMORE PER LA JUVENTUS: SUOI COMMENTI E PRONOSTICI SERIE A 2025/2026

Un appuntamento che ha senz’altro unito in queste ore memoria, tradizione e forte simbolismo religioso, richiamando l’attenzione di fedeli, curiosi e appassionati di storia sabauda. Lo abbiamo incontrato proprio davanti alla favolosa Basilica di Loreto per una chiacchierata informale a tutto campo, ricca di spunti calcistici.

Il Principe, sorridente e disponibile, ha parlato della sua passione per la Juventus, del futuro della Serie A e di alcuni protagonisti del nostro calcio e della Nazionale, senza però rinunciare al suo stile: diretto, spontaneo, sintetico ma al tempo stesso molto schietto, a tratti pungente. Insomma, un Principe senza peli sulla lingua, prudente sui pronostici ma attento osservatore del calcio italiano.

PRINCIPE EMANUELE FILIBERTO SU SERIE A 2026 E MONDIALI 2026: “GASPERINI TRA I MIGLIORI? LO DITE VOI. ROBERTO MANCINI? SAREBBE BELLO RIVEDERLO IN SERIE A. SU GATTUSO…”

Ecco cosa ha detto il Principe, grande tifoso Juventus, Emanuele Filiberto di Savoia in esclusiva ai nostri microfoni.

Principe, partiamo dal tema più caldo: i pronostici. Chi vede favorita quest’anno per lo scudetto?

“Io odio fare dei pronostici. Non mi piace sbilanciarmi, soprattutto quando si parla di calcio. È uno sport imprevedibile”.

Lei ha sempre dichiarato il suo amore per la Juventus. Conferma?

“Assolutamente sì. Sono sempre stato tifoso della Juventus, è la mia squadra del cuore. Speriamo sia una stagione positiva”

Dopo la partenza di Tudor… Spalletti è l’uomo giusto per la Juve?

“Sì, è la persona giusta per la Juventus. Il giusto profilo in panchina. Scudetto? Ripeto, assolutamente non stilo alcun pronostico”.

Come vede l’Inter di Chivu?

“Non mi sbilancio, lo ribadisco (sorriso a trentadue denti, ndr). Ma l’Inter è forte sicuramente…”

Le piace il Milan e il gioco di Allegri?

“Allegri? A me piace il calcio bello… (ride, ndr)”.

Gattuso in Nazionale: un tecnico che la convince?

“Uomo di carattere. Speriamo bene per il cammino azzurro verso i Mondiali”.

“IL SAVOIA IN SERIE A? PRIMA INIZIAMO DALLA SERIE C…”: IL GRIDO DI BATTAGLIA SINCERO DI FILIBERTO

Roby Mancini ci ha regalato la gioia degli Europei.. lo rivedrebbe bene in Serie A?

“Sarebbe bello, sicuramente…”

Gasperini della Roma è uno dei migliori allenatori italiani?

“No. Perché dite così?”

Secondo noi sì. Gioca bene a calcio, è uno dei migliori” “Questo lo dite voi… (altro sorriso sincero, ndr)”

Il suo Savoia in Serie A: lo aspettiamo presto…

“No (sorriso scaramantico, ndr). Prima iniziamo dalla Serie C l’anno prossimo…

In bocca al lupo allora Principe… “Speriamo, Crepi il lupo…”

Grazie per la disponibilità e professionalità… “Grazie a voi”.

Principe Filiberto Marche
tifoso Juventus intervistato da Daniele Bartocci, giornalista, a Loreto
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ESCLUSIVA CS – Giancarlo Ratti: “L’Inter oggi è più unita e molto lo si deve a Chivu. Sono “Mourinhiano” perso! Mercato? Siamo a posto così…”

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L’attore, speaker radiofonico e grande appassionato di calcio, Giancarlo Ratti si è raccontato in esclusiva ai nostri microfoni in una lunga intervista che ha intrecciato carriera, ricordi e la grande passione nerazzurra.

Dalla radio al grande successo dei Cesaroni, Giancarlo Ratti non ha mai smesso di dichiarare il suo amore per l’Inter. Assieme a lui abbiamo ripercorso il suo legame nerazzurro, analizzando poi il mercato e i prossimi obiettivi della squadra di Chivu.

Di seguito, l’intervista di Giancarlo Ratti. 

Le parole di Giancarlo Ratti

Come nasce il suo tifo per l’Inter?
«Sono nato a Rovereto nel ’57 e nei primi anni ’60 il calcio non era accessibile come oggi: la domenica si vedeva in televisione solo il secondo tempo di una partita e il resto lo si seguiva alla radio grazie a “Tutto il calcio minuto per minuto”. Crescendo in una regione senza squadre in Serie A, all’oratorio si tifava quasi esclusivamente Juventus, Milan o Inter. Non so spiegare esattamente perché scelsi i nerazzurri, ma da quel momento non li ho più lasciati.»

In oltre sessant’anni da tifoso avrà vissuto emozioni di ogni tipo…
«Senza dubbio. L’Inter mi ha regalato tante gioie, ma anche momenti amari, che però ho sempre superato facilmente. Mi stupisce vedere quanto alcune persone vivano le sconfitte come drammi. Io dico sempre che nella vita le vere tragedie sono altre…

Ho avuto la fortuna di vedere, seppur negli ultimi anni, l’Inter di Angelo Moratti, con Mazzola, Jair, Suárez e Mariolino Corso. Poi ci sono stati gli anni di Mourinho, indimenticabili ancora oggi, soprattutto grazie a lui. Confesso di avere un debole per José. Basta guardare cosa è riuscito a fare l’altra sera contro il Benfica per rendersi conto di che grande allenatore sia ancora.»

E invece che mi dice dell’Inter delle ultime stagioni?
«Con Inzaghi, lo ammetto, non ho mai avuto un grande feeling e lo trovavo troppo statico nelle scelte. Ti faccio un esempio: arrivato il 60’, sapevi già che Di Marco sarebbe uscito per Carlos Augusto.

Chivu, invece, mi sembra abbia rigenerato diversi giocatori, come Zieliński, che l’anno scorso era finito ai margini. Gestisce meglio la rosa e le rotazioni, anche perché oggi in attacco c’è un quartetto più forte rispetto alla scorsa stagione. In questo senso siamo fortunati, soprattutto se guardiamo a squadre come la Roma.»

Giancarlo Ratti

Ange-Yoan Bonny, Lautaro Martinez e Marcus Thuram ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Con il mercato agli sgoccioli, l’Inter dovrebbe intervenire ancora?
«Non è semplice dirlo. Si parla molto della necessità di un vice-Dumfries, ma io vado un po’ controcorrente: darei più fiducia a Luis Enrique, pur non essendo un campionissimo. Sta vivendo una forte pressione e va sostenuto.

In generale credo anche che alternative come De Vrij, Bisseck e Carlos Augusto siano più che affidabili. A mio avviso la squadra è competitiva così com’è.»

Accoglierebbe un ritorno di Perišić?
«Onestamente no. All’Inter ha già dato tutto e a 37 anni credo sia giusto guardare oltre. Preferirei che il club investisse sui giovani, come avviene spesso all’estero.
Allo stesso modo non capisco l’interesse per Moussa Diaby. È un  giocatore che guadagna 15 milioni in Arabia e in Europa pretenderebbe comunque cifre altissime. È una dinamica che non condivido affatto.»

Cosa è cambiato maggiormente dopo la disfatta del 31 maggio?
«Chivu ha avuto un ruolo determinante. È riuscito a ricompattare uno spogliatoio che era completamente a pezzi dopo quella batosta in finale di Champions. Apprezzo molto anche il suo modo di porsi in conferenza stampa, sempre chiaro e diretto. La squadra lo segue e non ho notato particolari tensioni legate alle sostituzioni, fatta eccezione per qualche episodio isolato con Lautaro.»

Restando in tema Champions: ai playoff sarà Inter-Bodø/Glimt, anche se si poteva evitare…
«Sul sorteggio dico che, tutto sommato, è andata bene. In generale credo che il percorso europeo dell’Inter sia stato positivo finora. Abbiamo perso contro il Liverpool per un rigore piuttosto dubbio, ma la vera battuta d’arresto è stata contro l’Arsenal. Lì siamo stati messi sotto e loro hanno saputo colpire le nostre debolezze, soprattutto sui calci piazzati.»

Giancarlo Ratti

ESULTANZA INTER ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

In campionato, invece, l’Inter domina spesso ma fatica negli scontri diretti: come se lo spiega?
«A volte la squadra paga dei cali di tensione mentale. Ho sempre avuto l’impressione che renda al massimo quando parte bene: se invece va sotto, fatica a riprendere il controllo della gara. Quello che mi pesa di più è aver perso così tanti derby contro il Milan…»

Sugli obiettivi stagionali, dove dovrebbe puntare l’Inter?
«Per scaramanzia ti rispondo: Coppa Italia. Lo Scudetto, purtroppo, lo abbiamo perso anche per un pizzico di sfortuna, soprattutto l’anno scorso…il gol sbagliato da Arnautovic ci sarebbe valso il titolo, perso poi per un solo punto.
Al di là dei trofei, però, sono soddisfatto del fatto che l’Inter sia sempre competitiva e in lotta per obiettivi importanti. Il rischio però è che tra vent’anni si guarderanno solo i titoli vinti, perché – si sa – alla fine ci si ricorda solo di chi vince.»

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