<p data-start="252" data-end="629"><strong>Divieti di trasferte, residenza come colpa e due pesi due misure: il tifo italiano tra ONMS, restrizioni e narrazione mediatica</strong></p>
<p data-start="252" data-end="629">Negli ultimi giorni, le proteste dei tifosi a Napoli hanno riportato al centro del dibattito un tema che nel calcio italiano non è mai stato realmente risolto: la gestione delle trasferte. Divieti comunicati all’ultimo momento, criteri poco chiari e decisioni che finiscono per colpire intere tifoserie in base alla provenienza geografica, più che ai comportamenti individuali.</p>
<p data-start="631" data-end="1066">In un sistema nato per studiare il fenomeno del tifo e prevenire la violenza, la sensazione è che si sia progressivamente smarrita la distinzione tra analisi e scorciatoia. La residenza diventa un filtro, il contesto viene semplificato e la complessità del tifo ridotta a un problema da contenere. Ma il calcio italiano è fatto di tifoserie nazionali, di appartenenze diffuse, di identità che non possono essere racchiuse in una mappa.</p>
<p data-start="1068" data-end="1202">La domanda, allora, è inevitabile: il tifo viene ancora compreso e studiato, oppure gestito attraverso divieti comodi e generalizzati? Tralasciando i nessi storici e culturali, il punto resta evidente: <strong data-start="817" data-end="881">da quando la tessera del tifoso è entrata in vigore nel 2009</strong>, il sistema dei divieti ha assunto contorni sempre più sbilanciati. Stesso problema, soluzioni diverse. Due pesi e due misure.</p>
<div id="attachment_372320" style="width: 1010px" class="wp-caption alignnone"><img aria-describedby="caption-attachment-372320" class="wp-image-372320 size-full" src="https://www.calciostyle.it/wp-content/uploads/2024/09/Tifosi-Milan-2.jpg" alt="Inter" width="1000" height="600" /><p id="caption-attachment-372320" class="wp-caption-text">I TIFOSI DEL MILAN ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )</p></div>
<h3 data-start="1209" data-end="1240">Il criterio della residenza</h3>
<p data-start="1242" data-end="1636">Il <a href="https://www.calciostyle.it/calciomercato/cagliari-chieste-informazioni-per-il-prestito-di-antonio-vergara-centrocampista-del-napoli">Napoli</a>, da questo punto di vista, rappresenta un caso emblematico, così come la Lazio. Tifoserie che da anni si trovano a convivere con provvedimenti più rigidi rispetto ad altre piazze. Oggi il tema è tornato d’attualità perché, nella restrizione in vigore, viene utilizzata la <strong data-start="1524" data-end="1564">residenza come fattore discriminante</strong>, a prescindere da comportamenti individuali o responsabilità oggettive.</p>
<p data-start="1638" data-end="2009">Per chiarire il punto, basta semplificare il concetto. La tessera del tifoso funziona come un documento d’identità: contiene dati personali, tra cui la residenza. Nel caso del Napoli, è proprio quel dato a diventare il discrimine. Non perché esista un reato, non perché vi sia un rischio concreto e dimostrabile, ma perché si appartiene a una determinata area geografica.</p>
<h3 data-start="2016" data-end="2050">La mappa del tifo e i due pesi</h3>
<blockquote class="instagram-media" style="background: #FFF; border: 0; border-radius: 3px; margin: 1px; max-width: 540px; min-width: 326px; padding: 0; width: calc(100% - 2px);" data-instgrm-captioned="" data-instgrm-permalink="https://www.instagram.com/p/Cd6KDp5sU6b/?utm_source=ig_embed&;utm_campaign=loading" data-instgrm-version="14">
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<p style="color: #c9c8cd; font-family: Arial,sans-serif; font-size: 14px; line-height: 17px; margin-bottom: 0; margin-top: 8px; overflow: hidden; padding: 8px 0 7px; text-align: center; white-space: nowrap;"><a style="color: #c9c8cd; font-family: Arial,sans-serif; font-size: 14px; font-style: normal; font-weight: normal; line-height: 17px; text-decoration: none;" href="https://www.instagram.com/p/Cd6KDp5sU6b/?utm_source=ig_embed&;utm_campaign=loading" target="_blank" rel="noopener">Un post condiviso da Mappa Italia (@mappaitalia)</a></p>
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<p data-start="2052" data-end="2353">A questo punto la mappa del tifo diventa uno strumento utile. Guardando alle <strong data-start="2129" data-end="2169">squadre più tifate come prima scelta</strong>, emerge un dato chiaro: <strong>Juventus</strong>, <strong>Inter</strong> e <strong>Milan</strong> dominano gran parte del territorio nazionale. Sono tifoserie trasversali, diffuse, presenti ben oltre i confini delle città di origine.</p>
<p data-start="2355" data-end="2674">Se si osservano invece le <strong data-start="2381" data-end="2411">seconde squadre più tifate</strong>, il quadro si completa. Nelle aree storicamente bianconere, come seconda scelta emergono soprattutto Inter e Milan. In regioni come Campania e Toscana, dove l’appartenenza territoriale incide maggiormente, la seconda squadra più tifata resta proprio la Juventus.</p>
<p data-start="2676" data-end="3065">Questo porta a una conclusione semplice ma spesso ignorata: esistono tifoserie nazionali che non possono essere colpite attraverso un criterio territoriale. Vietare le trasferte in base alla residenza è quindi un principio sbagliato alla radice. A Juventus, Inter e Milan non potrà mai essere realmente inibita una trasferta “per regione”, perché non esiste un territorio unico da colpire.</p>
<p data-start="3067" data-end="3369">Con il Napoli, invece, questo meccanismo diventa applicabile. Ed è qui che il sistema mostra tutta la sua incoerenza. Non si entra nel merito della pericolosità, non si valutano i singoli comportamenti. Si sceglie la strada più semplice: colpire una tifoseria più concentrata perché è più facile farlo.</p>
<h3 data-start="3376" data-end="3404">Trasferte vietate: da dove nasce il sistema</h3>
<p><img class="alignnone size-full wp-image-371385" src="https://www.calciostyle.it/wp-content/uploads/2024/08/foto-giustizia-sportiva.jpg" alt="Cosenza" width="730" height="358" /></p>
<p data-start="3406" data-end="3757">Per capire come si sia arrivati a questo punto è necessario fare un passo indietro. Dalla fine degli anni Settanta il calcio italiano è stato attraversato da una lunga scia di episodi violenti: morti negli stadi e fuori dagli stadi, accoltellamenti, scontri, incendi di treni. Eventi che hanno segnato profondamente il rapporto tra tifo e istituzioni.</p>
<p data-start="3759" data-end="4204">In risposta a quella stagione, tra anni Ottanta e Novanta, lo Stato costruisce un impianto normativo sempre più articolato: nasce la <strong data-start="3892" data-end="3914">legge 401 del 1989</strong>, poi più volte inasprita, prende forma il <strong data-start="3957" data-end="3966">DASPO</strong> e, dopo la tragedia del treno dei tifosi salernitani del 1999, viene istituito l’<strong data-start="4048" data-end="4104">Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive (ONMS)</strong>, con il compito di studiare il fenomeno del tifo, analizzarne le dinamiche e prevenire la violenza.</p>
<p data-start="4206" data-end="4479">Sulla carta, tutto appare chiaro: studi, relazioni, strategie pluriennali. Nella pratica, però, il risultato è spesso diverso. Decisioni generalizzate, criteri semplificati, provvedimenti che non distinguono. Ed è qui che la distanza tra missione e realtà diventa evidente.</p>
<h3 data-start="4486" data-end="4522">Il racconto che semplifica tutto</h3>
<p data-start="4524" data-end="4796">A completare il quadro c’è il racconto mediatico. La protesta diventa notizia, ma il problema resta sullo sfondo. A parlarne sono spesso testate che di sport si occupano marginalmente, e il messaggio si riduce a una formula semplice: “in strada per una partita di calcio”.</p>
<p data-start="4798" data-end="5126">Ma non è solo una partita. È il diritto di vivere il calcio senza essere trattati come un problema. Il tifo, nella sua dimensione moderna e lontana dall’hooliganismo, è anche condivisione, amicizia, appartenenza. In una società sempre più frammentata, lo stadio è uno degli ultimi spazi e sprazi di socialità reale in una società che corre veloce, dove i social promettono connessione ma spesso producono isolamento, bolle algoritmiche e polarizzazione continua.</p>
<p data-start="5128" data-end="5283">Quando tutto questo (trasferte) viene ridotto a un problema da contenere, il punto non sono i tifosi.</p>
<p data-start="5128" data-end="5283">Il punto è il modo in cui si sceglie di gestirli e raccontarli.</p>
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Aggiornato al 23/12/2025 20:40
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