<p><strong>L&#8217;attore, speaker radiofonico e grande appassionato di calcio, Giancarlo Ratti si è raccontato in esclusiva ai nostri microfoni in una lunga intervista che ha intrecciato carriera, ricordi e la grande passione nerazzurra.</strong></p>
<p>Dalla radio al grande successo dei <em>Cesaroni</em>, Giancarlo Ratti non ha mai smesso di dichiarare il suo amore per l&#8217;Inter. Assieme a lui abbiamo ripercorso il suo legame nerazzurro, analizzando poi il mercato e i prossimi obiettivi della squadra di Chivu.</p>
<p><strong>Di seguito, l’intervista di Giancarlo Ratti. </strong></p>
<h2><strong>Le parole di Giancarlo Ratti</strong></h2>
<p><strong>Come nasce il suo tifo per l’Inter?</strong><br />
«Sono nato a Rovereto nel ’57 e nei primi anni ’60 il calcio non era accessibile come oggi: la domenica si vedeva in televisione solo il secondo tempo di una partita e il resto lo si seguiva alla radio grazie a “Tutto il calcio minuto per minuto”. Crescendo in una regione senza squadre in <em>Serie A</em>, all’oratorio si tifava quasi esclusivamente Juventus, Milan o Inter. Non so spiegare esattamente perché scelsi i nerazzurri, ma da quel momento non li ho più lasciati.»</p>
<p><strong>In oltre sessant’anni da tifoso avrà vissuto emozioni di ogni tipo…</strong><br />
«Senza dubbio. L’<strong><a href="https://www.calciostyle.it/calciomercato/inter-frattesi-dallofferta-della-lazio-al-ritorno-del-nottingham-forest">Inter</a></strong> mi ha regalato tante gioie, ma anche momenti amari, che però ho sempre superato facilmente. Mi stupisce vedere quanto alcune persone vivano le sconfitte come drammi. <strong>Io dico sempre che nella vita le vere tragedie sono altre…</strong></p>
<p>Ho avuto la fortuna di vedere, seppur negli ultimi anni, <strong>l’Inter di Angelo Moratti</strong>, con Mazzola, Jair, Suárez e Mariolino Corso. Poi ci sono stati gli anni di Mourinho, indimenticabili ancora oggi, soprattutto grazie a lui. <strong>Confesso di avere un debole per José</strong>. Basta guardare cosa è riuscito a fare l’altra sera contro il Benfica per rendersi conto di che grande allenatore sia ancora.»</p>
<p><strong>E invece che mi dice dell’Inter delle ultime stagioni?</strong><br />
«Con <strong>Inzaghi</strong>, lo ammetto, non ho mai avuto un grande feeling e lo trovavo troppo statico nelle scelte. Ti faccio un esempio: arrivato il 60’, sapevi già che <strong>Di Marco</strong> sarebbe uscito per Carlos Augusto.</p>
<p><strong>Chivu</strong>, invece, mi sembra abbia rigenerato diversi giocatori, come <strong>Zieliński</strong>, che l’anno scorso era finito ai margini. Gestisce meglio la rosa e le rotazioni, anche perché <strong>oggi in attacco c’è un quartetto più forte rispetto alla scorsa stagione</strong>. In questo senso siamo fortunati, soprattutto se guardiamo a squadre come la Roma.»</p>
<div id="attachment_510632" style="width: 1010px" class="wp-caption aligncenter"><img aria-describedby="caption-attachment-510632" class="size-full wp-image-510632" src="https://www.calciostyle.it/wp-content/uploads/2025/09/Thuram-Bonny-e-Lautaro.jpg" alt="Giancarlo Ratti" width="1000" height="600" /><p id="caption-attachment-510632" class="wp-caption-text">Ange-Yoan Bonny, Lautaro Martinez e Marcus Thuram ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )</p></div>
<p><strong>Con il mercato agli sgoccioli, l’Inter dovrebbe intervenire ancora?</strong><br />
«Non è semplice dirlo. Si parla molto della necessità di un vice-Dumfries, ma io vado un po’ controcorrente: <strong>darei più fiducia a Luis Enrique</strong>, pur non essendo un campionissimo. Sta vivendo una forte pressione e va sostenuto.</p>
<p>In generale credo anche che alternative come De Vrij, Bisseck e Carlos Augusto siano più che affidabili. <strong>A mio avviso la squadra è competitiva così com’è.</strong>»</p>
<p><strong>Accoglierebbe un ritorno di Perišić?</strong><br />
«Onestamente no. All’Inter ha già dato tutto e a 37 anni credo sia giusto guardare oltre. Preferirei che il club investisse sui giovani, come avviene spesso all’estero.<br />
Allo stesso modo non capisco l’interesse per <strong>Moussa Diaby</strong>. È un giocatore che guadagna 15 milioni in Arabia e in Europa pretenderebbe comunque cifre altissime. È una dinamica che non condivido affatto.»</p>
<p><strong>Cosa è cambiato maggiormente dopo la disfatta del 31 maggio?</strong><br />
«<strong>Chivu</strong> ha avuto un ruolo determinante. È riuscito a ricompattare uno spogliatoio che era completamente a pezzi dopo la pesante sconfitta in finale di <a href="https://it.uefa.com/"><em>Champions</em></a>. Apprezzo molto anche il suo modo di porsi in conferenza stampa, sempre chiaro e diretto. La squadra lo segue e non ho notato particolari tensioni legate alle sostituzioni, fatta eccezione per qualche episodio isolato con Lautaro.»</p>
<p><strong>Restando in tema <em>Champions</em>: ai playoff sarà Inter-Bodø/Glimt, anche se si poteva evitare…</strong><br />
«Sul sorteggio dico che, tutto sommato, è andata bene. In generale <strong>credo che il percorso europeo dell’Inter sia stato positivo finora</strong>. Abbiamo perso contro il Liverpool per un rigore piuttosto dubbio, ma la vera battuta d’arresto è stata contro l’Arsenal. Lì siamo stati messi sotto e loro hanno saputo colpire le nostre debolezze, soprattutto sui calci piazzati.»</p>
<div id="attachment_504691" style="width: 1010px" class="wp-caption aligncenter"><img aria-describedby="caption-attachment-504691" class="size-full wp-image-504691" src="https://www.calciostyle.it/wp-content/uploads/2025/08/inter-esultanza.jpg" alt="Giancarlo Ratti" width="1000" height="600" /><p id="caption-attachment-504691" class="wp-caption-text">ESULTANZA INTER ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )</p></div>
<p><strong>In campionato, invece, l’Inter domina spesso ma fatica negli scontri diretti: come se lo spiega?</strong><br />
«A volte la squadra paga dei cali di tensione mentale. Ho sempre avuto l’impressione che renda al massimo quando parte bene: se invece va sotto, fatica a riprendere il controllo della gara. <strong>Quello che mi pesa di più è aver perso così tanti derby contro il Milan&#8230;</strong>»</p>
<p><strong>Sugli obiettivi stagionali, dove dovrebbe puntare l’Inter?</strong><br />
«Per scaramanzia ti rispondo: <em>Coppa Italia</em>. Lo Scudetto, purtroppo, lo abbiamo perso anche per un pizzico di sfortuna, soprattutto l’anno scorso…il gol sbagliato da Arnautovic ci sarebbe valso il titolo, perso poi per un solo punto.<br />
Al di là dei trofei, però, <strong>sono soddisfatto del fatto che l’Inter sia sempre competitiva</strong> e in lotta per obiettivi importanti. Il rischio è che tra vent’anni si guarderanno solo i titoli vinti, perché – si sa – alla fine ci si ricorda solo di chi vince.»</p>
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Aggiornato al 30/01/2026 21:52
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