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Addio a Papa Francesco: da Maradona al San Lorenzo, la sua grande passione per il calcio
Il mondo del calcio è in lutto per la morte di Papa Francesco avvenuta stamani, del Pontefice si ricorda anche la sua grande passione per il calcio.
Il mondo del calcio è in lutto per la morte di Papa Francesco avvenuta questa mattina. Tra le altre cose, si ricorda la sua grande passione per il gioco del calcio, la sua passione per il San Lorenzo ed anche l’incontro in udienza in Vaticano con molti giocatori ed anche ex, tra cui l’incontro con Maradona.

Papa Francesco, il mondo del calcio piange la scomparsa del Pontefice: dalla passione per il San Lorenzo all’incontro con Maradona in Vaticano
Il mondo del calcio, e non solo, piange la scomparsa di Papa Francesco, avvenuta questa mattina. Tra le varie cose che c’è da ricordare dello scomparso Pontefice, la sua grande passione per lo sport e il calcio in particolare. Grande tifoso della squadra argentina del San Lorenzo , si ricorda all’indomani della sua elezione al soglio Pontificio, il club argentino pubblicò una foto che lo ritraeva stringere tra le mani il gagliardetto della squadra argentina.
In Vaticano in udienza, durante tutto il suo Pontificato, Papa Francesco ha incontrato diversi giocatori, ma quello più celebre è datato 1 settembre 2014, quando ricevette in udienza Diego Armando Maradona, con il quale parlò abbastanza a lungo, tanto che il Pibe de Oro in quella occasione regalò al Pontefice una maglia dell’Argentina con il nome del Pontefice e il numero 10. Inoltre, ricevette anche in udienza un altro grande calciatore argentino, Lionel Messi, il 13 agosto del 2013 prima di una amichevole Italia-Argentina dedicata proprio al Pontefice.
Un altro episodio significativo fu nel 2019, dove in udienza ricevette la Nazionale italiana, dove pronunciò una frase storica: “Anche con una palla di stracci si fanno dei miracoli”. Ma nello scomparso Santo Padre non ci fu solo calcio, ma anche il basket, visto che da giovane fu cestista nella sezione pallacanestro del San Lorenzo. In un occasione, utilizzò un termine specifico cestistico per parlare ai sacerdoti:
“Sappiate fare perno e quel perno è la croce di Cristo. Poi uno si muove, proteggendo la palla, con la speranza di fare canestro e cercando di capire a chi passarla”.
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Hellas Verona, ci risiamo: gennaio è il mese degli addii
Come confermato da diversi esperti di calciomercato, Giovane lascerà l’Hellas Verona per accasarsi al Napoli. I gialloblu salutano un altro talento a gennaio.
Il brasiliano passerà sotto la guida di Conte per 20 milioni di euro più bonus, dopo aver collezionato 3 gol e 4 assist nella prima metà di questo campionato. Dopo Ngonge, Belahyane, Rrahmani e tanti altri, è il turno di Giovane.
Hellas Verona, una cessione dolorosa ma necessaria
La sopravvivenza delle piccole si sa, è principalmente legata alla plusvalenze. Il focus principale di una società che punta alla salvezza è nel lavoro di scouting e individuazione di talenti che poi possono generare guadagni importanti. Spesso i tifosi accusano i propri dirigenti di pensare solo ed esclusivamente all’aspetto economico, trascurando talvolta quello sportivo, ignorando però che una cattiva gestione dei fondi spesso comporta spesso e volentieri penalizzazioni, sanzioni o addirittura fallimenti.
Da quando l’Hellas è tornato stabilmente in Serie A, nel 2019, la gestione prima di Setti e poi oggi di Presidio Investors ha seguito un unico filo conduttore, che spesso ha generato un sentimento di rabbia tra i tifosi anche se poi alla fine l’obiettivo è sempre stato raggiunto, in un modo o nell’altro. Il traguardo finale ha sempre funto da scaccia critiche, anche se nella stagione successiva alcune situazioni si sono spesso ripetute.
Una di queste riguarda proprio il mercato di gennaio, o di riparazione come dir si voglia. Infatti, il giro di boa della stagione ha sempre rappresentato il momento in cui l’Hellas Verona ha cambiato faccia grazie al ds Sogliano, stravolgendo gli equilibri della prima parte di stagione (spesso disastrosa) e rilanciando la squadra verso la salvezza.
Tenendo come riferimento sempre l’annata che ha visto il ritorno nella massima serie in maniera stabile, si può contare un certo numero di giocatori che hanno iniziato la stagione in gialloblu per poi cambiare casacca a gennaio, portando diverse decine di milioni di euro nelle casse del club. Il primo della lista è Amir Rrahmani, giunto in Italia nel 2019 e diventato subito un punto di riferimento per difesa di Juric.
Il kosovaro è rimasto in prestito in riva all’Adige fino a giugno per poi passare al Napoli, in un’operazione da circa 15 milioni di euro. Un percorso simile l’ha fatto Sofyan Amrabat, che è passato alla Fiorentina già a gennaio per poi rimanere in gialloblu fino alla fine della stagione per circa 20 milioni di euro.
La stessa sorte poi è toccata a Ilic nel 2023 per circa 13 milioni di euro al Torino, Ngonge sempre in Campania per quasi 20 e poi ancora Hien all’Atalanta per 10, Belahyane alla Lazio per altri 10 e come ultimo in ordine di tempo proprio Giovane.
Un periodo dunque dove tanti salutano e al loro posto entrano risorse, che poi spetta al club reinvestire per provare salvare la situazione a metà del percorso.

Amir Rrahmani rammaricato ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
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Albania, Lolo Borici: in missione a Pechino per una stecca di sigarette
Oggi in Cina il calcio è molto popolare, ma colui che portò i cinesi imparare la tecnica e la tattica del gioco del pallone arrivò dall’Albania: Lolo Borici.
Raccontiamo una storia davvero curiosa, che sarebbe incredibile oggi nel calcio-business: quello del primo tecnico straniero della storia del calcio cinese, ovvero Lolo Borici, ex CT dell’Albania che affrontò nel 1971 la Germania Ovest di Muller e Beckenbauer ma anche ex giocatore della Lazio negli anni ’40.

IL PALLONE DELLA SERIE A 2025-2026 ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Albania, Lolo Borici: il primo tecnico straniero della storia del calcio cinese, tra politica e una stecca di sigarette come stipendio
In un calcio ormai sempre più globalizzato ed in preda al business più sfrenato, tra contratti milionari e fondi di investimento che si prendono le società, raccontiamo una storia davvero incredibile, sconosciuta ai più, ma merita di essere raccontata: quella del primo allenatore straniero della storia del calcio cinese, Lolo Borici, ex CT dell’ Albania e ed anche ex tecnico del Partizani Tirana, oltre che ex giocatore della Lazio dal 1941 al 1943.
Borici è stata tra più grandi giocatori e tecnici della storia del calcio albanese: da giocatore, ha vestito le maglie di Scutari, Vllaznia, Partizani Tirana, Spartaku Tirana ma soprattutto quella della Lazio per due stagioni, come riserva di un certo Silvio Piola. In maglia biancoceleste, Borici totalizzò 18 presenze e 3 gol, rimane uno dei migliori albanesi che hanno mai giocato in Italia insieme ad un altro ex biancoceleste, Igli Tare.
Da tecnico, allenò il Partizani Tirana dal 1963 al 1971, conquistando 3 campionati e 4 Coppe albanesi, ma anche vincendo la Coppa dei Campioni dei Balcani nel 1970 e la medaglia d’argento alle Spartachiadi di Hanoi nel 1963. Allo stesso tempo era il CT della Nazionale, sfidò la Germania Ovest di Gerd Muller e Franz Beckenbauer nel 1971 in un incontro storico, dove i tedeschi vinsero solo per 1 a 0, con una difesa che diede davvero poco spazio al temibile centravanti del Bayern Monaco.
L’allora alleato di ferro del regime albanese, ovvero la Cina di Mao Zedong, notò i suoi successi e aveva chiesto alla federazione albanese il nullaosta per portarlo a Pechino con la missione di migliorare il calcio cinese. Borici accettò, fedele alla linea di solidarietà socialista, ed inoltre non volle nessun stipendio, solo una stecca di sigarette per una settimana come rimborso spese. Oggi nemmeno in terza categoria si vedrebbe cose di questo genere, ma erano altri tempi.
Borici girò l’immenso paese in lungo e largo, insegnando l’ABC del gioco del calcio e formando anche compagini locali. Non ottenne risultati di rilievo, non superò i gironi dei giochi asiatici del 1974, ma però preparò il terreno al terzo posto della Coppa D’Asia del 1976, con la qualificazione alla fase finale. Davvero una storia incredibile, per un tecnico che fece conoscere il gioco del pallone ad un miliardo di persone per solo una stecca di sigarette a settimana.
Focus
Napoli, accadde oggi: Supercoppa persa in extremis
Oggi, 2 anni fa, il Napoli affrontava l’Inter nella finale della Supercoppa Italiana 2023. Una partita intensa e non senza polemiche decisa nei minuti finali.
La disastrosa stagione 2023/24 del Napoli poteva essere leggermente salvata dalla vittoria della Supercoppa. Dopo la vittoria in semifinale contro la Fiorentina, i tifosi Partenopei sperano in almeno una soddisfazione in una stagione maledetta.
Ad affrontare la squadra di Mazzarri é l’Inter di Simone Inzaghi che ha battuto la Lazio in semifinale. Tutti si aspettano una partita intensa e ricca di emozioni. Come l’anno scorso si gioca a Riad, in Arabia Saudita
Napoli-Inter, 22 gennaio 2024

Costretto a rinunciare ad Osimhen, impegnato in Coppa d’Africa, Mazzarri affida l’attacco a Simeone, affiancato da Kvaratskhelia e Politano. A centrocampo non c’é Anguissa (anche lui impegnato in Coppa d’Africa), al suo posto gioca Cajuste. In panchina c’é anche il giovane Francesco Gioielli. Non fa particolari cambi, invece, Simone Inzaghi tranne lasciare Dumfries in panchina.
Dopo un primo quarto d’ora equilibrato, l’Inter comincia a rendersi più pericolosa. Da segnalare i diversi tiri da fuori area da parte dei vari Dimarco, Calhanoglu e Mkhitaryan. I nerazzurri continuano ad attaccare e trovano anche il gol del vantaggio con Lautaro Martinez poco prima dell’intervallo. Tuttavia, il gol viene annullato per fuorigioco.
Come detto prima, non mancano le polemiche in questa finale con Calhanoglu che evita due volte il cartellino giallo per due falli duri, tra l’indignazione di Mazzarri. Il primo tempo termina senza reti, ma a sembrare più in partita sono i nerazzurri. Prima dell’inizio del secondo tempo c’è un minuto di silenzio per la scomparsa di Gigi Riva, avvenuta a pochi istanti dall’inizio della partita: non manca, però, qualche fischio da parte del pubblico.
I Partenopei iniziano bene il secondo tempo con Sommer costretto ad intervenire su un tiro di Kvaratskhelia. Nei primi 10 minuti del secondo tempo arrivano ben 4 cartellini gialli, 2 a testa: Zerbin e Simeone da un lato, De Vrij e Barella dall’altro. 5 minuti dopo l’ammonizione, Simeone viene nuovamente ammonito per un contrasto duro su Acerbi: doppio giallo, Napoli in 10, Mazzarri é una furia in panchina.
Dopo l’espulsione di Simeone, é un assedio totale dell’Inter che però non riesce a trovare il gol. Il Napoli cerca di resistere in tutti i modi tra intercettazioni e parate di Gollini: tuttavia, riesce a resistere fino ai minuti di recupero. Dopo diverse palle gol sprecate (Thuram, Lautaro Martinez, Calhanoglu, Mkhitaryan, Arnautovic) l’Inter riesce a trovare il gol. Cross rasoterra di Pavard, Lautaro Martinez é il primo ad arrivare sul pallone e a segnare il gol vittoria (90+1): Mazzarri lascia la panchina in anticipo.
Al fischio finale, l’Inter può festeggiare la vittoria della Supercoppa Italiana per il terzo anno di fila. I Partenopei, invece, escono a testa alta dopo aver resistito in tutti i modi all’assedio nerazzurro, nonostante l’inferiorità numerica.
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