Focus
Italia, il percorso in Confederations Cup nel 2013
Oggi, 12 anni fa, l’Italia di Prandelli faceva il suo esordio alla Confederations Cup 2013 contro il Messico. Ma com’è andato a finire il percorso?
Un anno dopo l’ottimo cammino ad EURO 2012, la Nazionale Azzurra di Prandelli vuole provare a vincere la Confederations Cup.
Tra i convocati spuntano i soliti Buffon, Abate, Barzagli, Bonucci, Chiellini, De Rossi, Marchisio, Pirlo e Balotelli. Ma attenzione anche a giocatori come Maggio, Astori, De Sciglio, Candreva, Diamanti, Cerci, El Shaarawy e Giovinco.
Italia, Confederations Cup 2013: spettacolo contro il Giappone

CESARE PRANDELLI SALUTA ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
L’Italia finisce nel Girone A insieme al Brasile (padrone di casa), il Messico e il Giappone. La partita contro i Verdeoro sarà l’ultima partita del girone.
L’esordio è il 16 giugno contro il Messico al Maracanà. Gli Azzurri la sbloccano dopo 27 minuti grazie ad un’altra punizione di Pirlo. Il vantaggio però dura solo 7 minuti e il Messico pareggia con un rigore del Chicharito Hernandez (34′).
Gli Azzurri dominano, ma segnano solo a 12 minuti dal novantesimo grazie al solito Balotelli: buon esordio dunque. La seconda partita contro il Giappone è clamorosa: i Samurai Blu vanno addirittura sullo 0-2 (Honda 20′ e Kagawa 33′).
Un gol di De Rossi (41′) riapre la partita, e a inizio ripresa la banda Prandelli riesce a ribaltarla. Decisivi un autogol di Uchida (50′) e un rigore di Balotelli (52′). Il Giappone però segna il 3-3 con Okazaki (69′), ma poi arriva il definitivo 4-3 firmato Sebastian Giovnico (86′). 2 minuti dopo, viene anche annullato il gol del 4-4 a Yoshida.
Limiti difensivi e sfortuna
Azzurri dunque in semifinale con un turno d’anticipo insieme al Brasile (6 punti anche per i Verdeoro). La partita per il primo posto tra Italia e Brasile è bella ma dimostra i problemi difensivi degli azzurri.
Il Brasile passa in vantaggio a fine primo tempo con un gol di Dante (45+1), ma la banda Prandelli riesce a pareggiare l’incontro grazie a un gol di Giaccherini (51′). I Verdeoro però, nonostante la sofferenza, segnano due volte (Neymar 54′ e Fred 65′).
Gli Azzurri riescono a riaprirla con Chiellini (71′), ma Fred chiude la partita in extremis (89′) per il definitivo 2-4. La banda Prandelli, dunque, chiude seconda nel girone e affronterà la Spagna in semifinale, un anno dopo la batosta a EURO 2012.
La squadra di Prandelli gioca un’ottima partita attaccando nel primo tempo e resistendo nel secondo tempo e nei supplementari. Ai rigori segnano tutti tranne Bonucci che spara il suo tiro in tribuna: Jesus Navas ne approfitta e manda le Furie Rosse in finale. Tra i rigori calciati, però, c’è anche un bel cucchiaio di Candreva a Casillas.
Gli Azzurri provano a riscattarsi nella partita per il terzo posto contro l’Uruguay: anche in questo caso si va ai rigori, ma i gol non mancano questa volta. La banda Prandelli va in vantaggio nel primo tempo con Astori (24′), ma l’Uruguay pareggia nella ripresa con il solito Matador Cavani (58′).
Le due squadre trovano poi entrambe il gol su punizione: Diamanti per l’1-2 (73′) e Cavani per il 2-2 (78′). Ai rigori il protagonista è Buffon che para i rigori di Forlan, Caceres e Gargano, regalando il terzo posto agli Azzurri: un cammino tutto sommato positivo.
Focus
Calciomercato, quando Haaland annunciò che avrebbe giocato in Spagna
Erling Haaland è uno degli attaccanti più forti del mondo al momento. Prima del suo arrivo al Man City, si parlava di un suo futuro in Liga.
Si era già fatto notare per i suoi 9 gol in una partita per la Nazionale Norvegese Under 20 in una partita dei Mondiali Under 20 nel 2019 contro l’Honduras. Dopo aver incantato con il Salisburgo, Erling Haaland finisce nel mirino di diverse big europee. Nel gennaio del 2020 andrà al Borussia Dortmund: l’esordio è da sogno, visto che segna subito una tripletta.
Prima di unirsi al Man City nell’estate del 2022, Haaland trascorre due anni fantastici con il Dortmund (89 gol in 86 partite). Dal suo arrivo a Manchester, l’attaccante norvegese continua a segnare gol a ripetizione (170 gol in 149 partite). E pensare che quando era al Borussia Dortmund, si parlava di un suo approdo in Liga.
Calciomercato, Haaland nel 2022: “L’anno prossimo giocherò in Spagna”

Siamo nel 1 gennaio 2022, e il bomber norvegese sta festeggiando Capodanno in Spagna, a Marbella per l’esattezza. A un certo punto un gruppo di ragazzini lo riconosce, e scattano alcuni selfie insieme a lui. A un certo punto, uno dei ragazzi chiede ad Haaland quali sono le sue scelte per il futuro. L’attaccante, all’epoca del Borussia Dortmund, risponde così: “L’anno prossimo giocherò qui in Spagna”.
Poche ore dopo, le parole di Haaland si trovano sulle pagine web dei principali quotidiani spagnoli, e non solo. Queste dichiarazioni fanno pensare ad una sola cosa: in estate, una tra Barcellona e Real Madrid acquisterà il bomber norvegese.
Il Presidente del Barcellona, Joan Laporta, inizia ad avere dei colloqui con l’agente di Haaland, Mino Raiola (agente anche di Ibrahimovic, Donnarumma, Hamsik, Insigne). Nel frattempo, il Presidente del Real Madrid, Florentino Perez, ha già designato il calciatore un galactico degno del Bernabeu.
Tra le due big spagnole, la squadra favorita per l’acquisto di Haaland per l’estate del 2022 sembra essere il Real Madrid. Alla fine, però, sappiamo tutti come andrà a finire.
Focus
Atalanta-Roma: il ritorno di Gasperini a Bergamo
Dopo 10 anni il tecnico della Roma affronterà da avversario l’Atalanta, la squadra che l’ha consacrato come uno dei più grandi tecnici della Serie A.
Quattrocentotrentanove partite. 228 vittorie, 102 pareggi e 109 sconfitte. Un’Europa League, una finale di Supercoppa Europea, tre finali di Coppa Italia.
Questi i numeri di Gian Piero Gasperini come tecnico dell’Atalanta. Ma i numeri non sono tutto, o forse lo sono solo in parte. Gasperini all’Atalanta è stato molto di più. E’ stato un ispirazione, una tendenza, un qualcosa che rimane anche dopo, e proprio per questo la sfida di sabato sera tra Atalanta e Roma sarà una gara speciale per lui.
Dopo dieci anni alla guida dei nerazzurri Gasperini torna a Bergamo come tecnico della Roma. Fino ad un anno fa sembrava impensabile per vari motivi, lui che era l’allenatore di una squadra che con quella giallorossa ha ben poco in comune. Ed invece la Roma ha scelto lui per provare a ripartire dopo una stagione che solamente Ranieri era uscito a salvare.

GIAN PIERO GASPERINI SORRIDENTE ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Quando Gasperini incantò l’Europa con la sua Atalanta
Lo stesso ragionamento che la dirigenza dell’Atalanta fece nell’estate del 2016 quando, il 1d giugno, scelse Gasperini come tecnico. Dopo il fallimento all’Inter ed il ritorno in Genoa non tutti credevano che Gasperini potesse mai riuscire a fare quel salto di qualità, eppure dopo dieci anni quello stesso Gasperini è diventato uno dei migliori tecnici del nostro campionato e d’Europa.
Il suo gioco, i suoi schemi, le sue idee sono diventate nel corso di questi anni un punto di riferimento, anzi, un modello che in tanti tecnici hanno cercato di emulare, seguire, copiare o riadattare a secondo del proprio credo. Il gioco dell’Atalanta di Gasperini ha incantato in Italia e in tutto il Vecchio Continente, e la finale di Europa League del 2024 contro il Leverkusen è stato il manifesto del gasperinismo in tutto e per tutto.
Ed ora Gasperini torna proprio lì, dove tutto è cominciato. Dove Gasperini è diventato Gasperson, ma adesso ci ritorna da avversario. Ci ritorna da tecnico della Roma, di quella stessa Roma a cui proprio lui, ad aprile, aveva messo la parola “fine” sui sogni di un piazzamento Champions, battendola per 2-1.
E sulla panchina della Roma quella volta c’era Claudio Ranieri, la stessa persona che poi due mesi dopo lo sceglierà come tecnico dei giallorossi. Uno strano incrocio di storie e di flashback, come d’altronde è sempre il calcio. Addii e ritorni, senza mai dimenticarsi di dove si è stati bene.
Focus
Atalanta, ma Krstovic? Da erede di Retegui a ombra di Scamacca
L’ultimo mese dell’Atalanta è stato decisamente positivo dal punto di vista dei risultati. Lo stesso non si può dire per una delle punte, Nikola Krstovic.
Il montenegrino ha perso spazio e considerazione, nonostante le reti stentino comunque ad arrivare. Dall’arrivo di Palladino infatti, la Dea ha gonfiato la rete 7 volte in 6 partite.
Atalanta, il mistero di Krstovic: non soddisfa Palladino?
Il 2025 della società orobica è stato quello del cambiamento che ha visto Gian Piero Gasperini salutare dopo 9 anni tra sofferenze e incredibili successi. I primi mesi dopo l’addio dello storico tecnico sono stati abbastanza complicati, con la nomina di Ivan Juric, tra le incertezze dei tifosi, come nuovo allenatore.
L’inizio di stagione però si è rivelato all’altezza della aspettative, sia in Serie A che in Champions League, culminato con l’esonero del croato (ritenuto inizialmente il naturale successore del Gasp) e l’arrivo di Raffaele Palladino. L’ex Monza e Fiorentina ha preso subito in mano la situazione e il trend è cambiato (suggellato con la vittoria sul Chelsea).
Alcune situazioni però sembrano attualmente irrisolte, una su tutte quella legata a Nikola Krstovic. In estate l’Atalanta l’ha prelevato dal Lecce per circa 25 milioni di euro, circa gli stessi investiti un anno prima per portare in nerazzurro Mateo Retegui (poi capocannoniere della Serie A). Con questo presupposto, molti tifosi hanno maturato l’idea che il montenegrino potesse essere la risposta della società alla cessione di Retegui in Arabia Saudita e inizialmente anche i fatti hanno iniziato a sostenere questa tesi.
I primi gol in maglia nerazzurra segnati contro il Torino a settembre, oltre ai 3 assist complessivi contro Parma e Lecce, avevano forse illuso che il giocatore potesse non far rimpiangere l’italo argentino, considerando anche l’assenza forzata di Scamacca causa infortunio. Invece dal ritorno dell’attaccante romano, Krstovic ha avuto minutaggio sempre più limitato (dalla gara contro l’Udinese sono 155 minuti i minuti disputati sui circa 720 disponibili).
Complice il poco impiego inoltre, diventa complicato anche trovare ritmo partita e incidere in prima persona sui risultati della squadra. Anche senza Lookman, impegnato in Coppa d’Africa, Krstovic fatica comunque a trovare spazio e sembra proprio a questo punto che Palladino non sia soddisfatto del suo rendimento sia in campo che in allenamento. L’ombra di Scamacca è sicuramente un fattore ma viste le multiple competizioni, che vedono la Dea ancora in corsa, un po’ di spazio in più ce lo si aspetterebbe.

Nikola Krstović guarda avanti ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
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