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Calcio italiano, i giocatori da tenere d’occhio per il 2026

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Calcio italiano

Il 2026 si avvicina: tra gol, talento e personalità, ecco i giovani italiani pronti a prendersi il futuro del nostro calcio italiano.

Calcio italiano, i talenti sui quali puntare per il 2026

Negli ultimi anni il calcio italiano ha vissuto una fase di transizione, tra la necessità di rinnovare generazioni e l’urgenza di ritrovare protagonisti in grado di competere ai massimi livelli.

La stagione 2025/26 potrebbe segnare l’affermazione di nuovi nomi che presto potrebbero dominare la scena in Serie A e anche con la maglia dell’Italia: attaccanti letali, registi moderni, difensori tecnici e creativi. Ecco i prospetti su cui scommettere.

Francesco Camarda (Milan, in prestito al Lecce)

Forse il nome più chiacchierato della nuova generazione, Francesco Camarda, ha già scritto pagine importanti nella sua giovane carriera. Debuttato giovanissimo in Serie A e addirittura in Champions League, è considerato uno dei centravanti più promettenti in Italia: dotato di un ottimo fiuto del gol, movimento intelligente e senso della posizione, Camarda potrebbe (se gestito bene fisicamente e tatticamente) diventare il riferimento offensivo di una grande squadra italiana.

Francesco Pio Esposito (Inter)

Un altro attaccante che sta facendo parlare di sé è Francesco Pio Esposito. Classe 2005, fisico imponente e abilità nel gioco di sponda lo rendono un profilo molto interessante per il calcio moderno. Dopo una stagione positiva in Serie B con lo Spezia, Esposito sta trovando spazio anche a livello maggiore e ha già iniziato ad accumulare esperienza con la Nazionale giovanile; il salto di qualità potrebbe arrivare proprio nel 2026.

Giovanni Leoni (Parma)

Tra i talenti difensivi spicca Giovanni Leoni, giovane centrale dotato di grande maturità, lettura delle situazioni e capacità di impostare l’azione dal basso. Cresciuto nel Parma e accostato a club importanti, Leoni rappresenta il prototipo del difensore moderno: forte nel duello, sicuro in fase di possesso e già con esperienza in prima squadra. La sua crescita potrebbe collocarlo stabilmente tra i migliori difensori italiani di domani.

Simone Pafundi (Udinese)

Talento già noto nel panorama giovanile, Simone Pafundi è un trequartista/ala con grande tecnica, visione di gioco e capacità di creare superiorità numerica. Con la stagione 2025/26 che potrebbe risultare decisiva, Pafundi ha tutte le carte in regola per diventare un protagonista: il suo elemento chiave è l’abilità di collegare centrocampo e attacco con passaggi filtranti e dribbling netti.

Niccolò Fortini (Fiorentina)

Giovane difensore viola, Niccolò Fortini è emerso con personalità nonostante i minuti limitati in Serie A. Con la sua velocità, lettura degli spazi e capacità di adattarsi su più ruoli – dal centro alla fascia – Fortini può diventare un elemento importante sia per club che per la Nazionale Under-21 nei prossimi anni.

Altri talenti da seguire

Mattia Liberali (esterno offensivo), giovane con visione tecnica e talento naturale nelle giovanili, già aggregato alla prima squadra in alcune occasioni.

Niccolò Amatucci e Gabriele Guarino, centrocampista e difensore, entrambi con esperienza in Serie B e potenzialità per compiere il salto in Serie A.

Non dimentichiamo, ovviamente, ottimi portieri italiani emergenti come Carnesecchi, Caprile e Turati, che stanno guadagnando fiducia tra i pali in Serie A.

Perché questi giocatori saranno importanti per il calcio italiano nel 2026?

La risposta è semplice: l’Italia ha bisogno di una nuova generazione di protagonisti in grado di portare freschezza, carattere internazionale e competitività nei club e nella Nazionale, soprattutto dopo alcuni anni in cui la presenza di talenti nostrani nei grandi club è stata scarsa e di mancate partecipazioni ai Mondiali.

Ed è dai giovani che si può ripartire per inaugurare una nuova fase del calcio italiano, che sia in grado di tornare a competere ai massimi livelli europei e mondiali.

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Serie A 1960/61: quando si giocò il 1 gennaio

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Nocerina

Come sappiamo la Serie A si giocava anche il giorno di Natale. Nella stagione 1960/61 si giocò anche il 25 dicembre, ma anche il 1 gennaio.

In un articolo precedente abbiamo parlato di quando la Serie A scendeva in campo anche il 25 dicembre. Una di quelle volte fu nella stagione 1960/61. Tuttavia, non è l’unico giorno di festa in cui le squadre di A sono scese in campo quella stagione.

Le partite della 12a giornata si giocarono il 25 dicembre 1960, mentre quelle della 13a giornata si giocarono il 1 gennaio 1961.

Serie A 1960/61: in campo il primo giorno dell’anno

Serie A

Dopo il giorno di Natale nel 1960, la Serie A giocano anche il primo giorno del 1961. Ecco le partite giocate quel giorno: Bologna-Roma 2-0, Catania-Bari 3-1, Lanerossi Vicenza-SPAL 1-0, Lazio-Atalanta 1-2, Lecco-Juventus 2-2, Milan-Fiorentina 4-1, Sampdoria-Padova 3-0, Torino-Inter 0-1, Udinese-Napoli 1-1.

A vincere lo Scudetto sarà la Juventus di Omar Sivari, mentre la Roma vince la Coppa delle Fiere. La Fiorentina riesce a portare a casa due trofei, ovvero la Coppa delle Coppe e la Coppa Italia.

A retrocedere in Serie B, invece, saranno il Napoli e la Lazio: li raggiungerà anche il Bari che arriverà terzo (ultimo) nella classifica per lo spareggio salvezza dietro al Lecco e l’Udinese.

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Chievo, il 2026 sarà l’anno del ritorno tra i professionisti?

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Il Chievo è al giro di boa primo in classifica nel girone B della Serie D: per i gialloblù il 2o26 può essere l’anno del ritorno tra i professionisti.

Il Chievo è metà campionato in testa al girone B della Serie D: il 2026 può essere l’anno del sospirato ritorno tra i professionisti per i gialloblù, che mancano dal 2021 anno del fallimento societario di quella che è stata la più bella favola calcistica italiana.

Chievo, i gialloblù sono in testa al girone B della Serie B: il 2026 può essere l'anno del ritorno tra i professionisti

Chievo, il nuovo anno sarà quello del ritorno tra i professionisti dopo 5 anni? La speranza dei tifosi gialloblù

In Serie D nel girone B c’è una squadra che è senza dubbio quella più blasonata di tutta la quarta serie calcistica italiana, che sta chiudendo il 2025 in testa alla classifica: stiamo parlando del Chievo, che è tornato nuovamente nelle cronache calcistiche dopo ben 4 anni, di cui ben 3 anni di totale inattività calcistica. I gialloblù hanno due punti di vantaggio sulla Folgore Caratese e ben 7 sul Milan Futuro. Il 2026 può essere l’anno del ritorno tra i professionisti di quella che fu la più bella favola calcistica italiana.

I clivensi al primo anno in Serie A fecero scrivere fiumi di inchiostro stando per alcune giornata in testa alla Serie A, concludendo poi il torneo con una storica qualificazione in Coppa UEFA, affrontando la blasonata Stella Rossa di Belgrado. Nel 2006, complice il caso Calciopoli, i gialloblù approdarono nientemeno che ai preliminari di Champions League, non riuscendo però ad arrivare alla fase a gironi. Poi, però, il giocattolo cominciò rompersi fino al 2021, quando la squadra veronese venne esclusa dalla Serie B per inadempienze finanziarie. Non ci fu vera rifondazione, ma addirittura ben 3 anni di inattività, poi nel 2024 la rinascita grazie a Sergio Pellissier, storico bomber e presidente della Clivense, che rilevò all’asta fallimentare il marchio societario. Dopo la scorsa stagione di transizione, ecco che i gialloblù aspirano al salto di categoria.

Speriamo che per il Chievo inizio un nuovo capitolo della sua storia, forse l’ultima vera favola del calcio italiano.

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Napoli, l’obiettivo del 2026: rendere la vittoria un’abitudine

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Napoli

Dopo un 2025 storico chiuso con due trofei, il Napoli guarda al nuovo anno con un’idea chiara: trasformare il successo in continuità.

Il 2025 è stato un anno da incorniciare per il Napoli. Il quarto scudetto della storia azzurra, conquistato al termine di un estenuante testa a testa con l’Inter e risolto solo all’ultima giornata contro il Cagliari, ha certificato la forza di una squadra capace di soffrire e resistere fino in fondo. A rendere l’anno ancora più speciale è arrivata la vittoria in Supercoppa Italiana, che ha permesso al club di chiudere la stagione con due trofei: un evento che non si verificava dai tempi di Maradona.

Il grande artefice di questo successo è stato Antonio Conte, capace di dare identità, solidità e mentalità vincente a un gruppo che solo pochi mesi prima, dopo un decimo posto, sembrava ormai smarrito. Un trionfo costruito sul lavoro quotidiano e su una fame che ha fatto la differenza nei momenti chiave.

Napoli-Bologna

L’ESULTANZA GRINTOSA DI ANTONIO CONTE ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Napoli, il 2026 come nuovo punto di partenza

Archiviato un anno storico, il 2026 rappresenta ora una sfida ancora più complessa: confermarsi. L’obiettivo è chiaro: rendere la vittoria un’abitudine. La volontà del presidente Aurelio De Laurentiis è quella di proseguire nel solco tracciato, dando continuità al progetto con Conte in panchina e mantenendo alta l’asticella delle ambizioni. 

Difendere il titolo fino all’ultimo resta una priorità, così come provare ad arrivare in fondo alla Coppa Italia e a andare avanti in Champions League. In Europa il percorso è stato finora tortuoso, ma non compromesso, e rappresenta anche una sfida personale per Conte, spesso accusato di non saper gestire più competizioni.

In estate sarà probabilmente necessario intervenire sul mercato per ringiovanire una rosa che oggi ha un’età media tra le più alte d’Europa, senza però intaccarne l’ossatura e la competitività. 

Il focus resta uno solo: continuare a vincere. Consolidarsi in Italia e affermarsi in Europa, trasformando il successo in una condizione naturale e non più eccezionale. Solo così il Napoli potrà continuare a sognare, con basi sempre più solide.

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