Focus
Alla scoperta di Alex Toth, il mediano sui radar della Juve
Uno dei talenti da seguire nel mercato 2026 è il centrocampista ungherese Alex Toth, classe 2005 del Ferencvaros, nel mirino della Juventus.
Uno dei nomi che potrebbe accendere le prossime finestre di mercato del 2026 è quello di Alex Toth, centrocampista ungherese classe 2005 del Ferencvaros, finito anche nel mirino della Juventus. I bianconeri guardano al futuro e, tra i profili monitorati per rinforzare la mediana, hanno individuato nel giovane talento magiaro uno dei prospetti più interessanti del panorama europeo, già protagonista in patria e pronto al salto in un campionato di alto livello.
Cresciuto nel vivaio del club ungherese e diventato titolare fisso in meno di un anno, Toth si è imposto come uno dei giovani più promettenti del calcio europeo, attirando l’attenzione di numerosi top club del continente.
Un centrocampista totale
Nato a Budapest il 23 ottobre 2005, alto 1,81 e destro naturale, è un giocatore estremamente duttile: nasce come centrocampista centrale ma può interpretare più ruoli in mediana. Ha i tempi e la visione del regista, gli inserimenti della mezz’ala e, all’occorrenza, può agire anche da trequartista. A soli vent’anni gioca con la tranquillità di un veterano: verticalizza con naturalezza, conduce palla con sicurezza ed è efficace nei duelli sia difensivi sia offensivi. Tecnico, dinamico e pulito nelle scelte, abbina intensità, personalità e intelligenza tattica, diventando un vero faro della mediana. In patria molti lo indicano come il talento più promettente della nuova generazione ungherese e c’è già chi lo paragona a Dominik Szoboszlai, anche se il suo percorso è ancora tutto da scrivere.

I numeri di Toth
La stagione 2025-2026 sta confermando il suo valore: finora Toth ha collezionato 25 presenze, 2 gol e 5 assist, per un totale di 1803 minuti tra campionato ungherese, preliminari di Champions League e fase iniziale di Europa League. A questi dati si aggiungono le 9 presenze con la Nazionale Maggiore guidata da Marco Rossi, ulteriore testimonianza di una crescita ormai sotto gli occhi di tutti.
Il suo contratto con il Ferencvaros è valido fino a giugno 2027 e la valutazione attuale oscilla tra i 10 e i 15 milioni di euro, cifra destinata a salire se continuerà su questi livelli. La Juventus lo segue con attenzione grazie al lavoro della propria rete scout, ma sul giocatore si registrano anche gli interessi di club di primissimo piano come Liverpool, Bayern Monaco, Borussia Dortmund, Bayer Leverkusen e Red Bull Lipsia.
Le parole del presidente del Ferencvaros
Il prossimo mercato invernale potrebbe già portare novità: attorno a Toth sta nascendo una vera e propria corsa internazionale, con diversi club pronti a inserirsi. La sensazione è che il giovane centrocampista sia destinato, prima o poi, a lasciare l’Ungheria per confrontarsi con un campionato di livello superiore.
A confermare la centralità del suo profilo è stato anche il presidente del Ferencvaros, Gabor Kubatov, che ai microfoni di M4 Sport, il canale sportivo della televisione pubblica ungherese, ha dichiarato:
“Sono convinto che la cessione di Alex Toth sarà una delle più importanti della storia del calcio ungherese. Questo trasferimento darà impulso non solo al Ferencvaros, ma all’intero movimento calcistico nazionale. Se arriverà l’offerta giusta, bisognerà essere pronti a lasciarlo partire.”
La Juventus osserva, valuta e riflette. E se dovesse decidere di affondare il colpo, potrebbe assicurarsi uno dei talenti più intriganti del calcio europeo emergente.
🎙️| Kubatov on Alex Tóth:
“I am convinced that the sale of Alex Tóth will be one of the biggest player sales in Hungary. This will elevate not only us, Ferencváros, but also Hungarian football..
If an offer comes along, you have to be able to let go.”
Via: M4 Sport https://t.co/BMsKidoZJD pic.twitter.com/NjApifm9tI
— Hungarian Football Xtra (@HunFootballXtra) December 18, 2025
Focus
Albania, Lolo Borici: in missione a Pechino per una stecca di sigarette
Oggi in Cina il calcio è molto popolare, ma colui che portò i cinesi imparare la tecnica e la tattica del gioco del pallone arrivò dall’Albania: Lolo Borici.
Raccontiamo una storia davvero curiosa, che sarebbe incredibile oggi nel calcio-business: quello del primo tecnico straniero della storia del calcio cinese, ovvero Lolo Borici, ex CT dell’Albania che affrontò nel 1971 la Germania Ovest di Muller e Beckenbauer ma anche ex giocatore della Lazio negli anni ’40.

IL PALLONE DELLA SERIE A 2025-2026 ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Albania, Lolo Borici: il primo tecnico straniero della storia del calcio cinese, tra politica e una stecca di sigarette come stipendio
In un calcio ormai sempre più globalizzato ed in preda al business più sfrenato, tra contratti milionari e fondi di investimento che si prendono le società, raccontiamo una storia davvero incredibile, sconosciuta ai più, ma merita di essere raccontata: quella del primo allenatore straniero della storia del calcio cinese, Lolo Borici, ex CT dell’ Albania e ed anche ex tecnico del Partizani Tirana, oltre che ex giocatore della Lazio dal 1941 al 1943.
Borici è stata tra più grandi giocatori e tecnici della storia del calcio albanese: da giocatore, ha vestito le maglie di Scutari, Vllaznia, Partizani Tirana, Spartaku Tirana ma soprattutto quella della Lazio per due stagioni, come riserva di un certo Silvio Piola. In maglia biancoceleste, Borici totalizzò 18 presenze e 3 gol, rimane uno dei migliori albanesi che hanno mai giocato in Italia insieme ad un altro ex biancoceleste, Igli Tare.
Da tecnico, allenò il Partizani Tirana dal 1963 al 1971, conquistando 3 campionati e 4 Coppe albanesi, ma anche vincendo la Coppa dei Campioni dei Balcani nel 1970 e la medaglia d’argento alle Spartachiadi di Hanoi nel 1963. Allo stesso tempo era il CT della Nazionale, sfidò la Germania Ovest di Gerd Muller e Franz Beckenbauer nel 1971 in un incontro storico, dove i tedeschi vinsero solo per 1 a 0, con una difesa che diede davvero poco spazio al temibile centravanti del Bayern Monaco.
L’allora alleato di ferro del regime albanese, ovvero la Cina di Mao Zedong, notò i suoi successi e aveva chiesto alla federazione albanese il nullaosta per portarlo a Pechino con la missione di migliorare il calcio cinese. Borici accettò, fedele alla linea di solidarietà socialista, ed inoltre non volle nessun stipendio, solo una stecca di sigarette per una settimana come rimborso spese. Oggi nemmeno in terza categoria si vedrebbe cose di questo genere, ma erano altri tempi.
Borici girò l’immenso paese in lungo e largo, insegnando l’ABC del gioco del calcio e formando anche compagini locali. Non ottenne risultati di rilievo, non superò i gironi dei giochi asiatici del 1974, ma però preparò il terreno al terzo posto della Coppa D’Asia del 1976, con la qualificazione alla fase finale. Davvero una storia incredibile, per un tecnico che fece conoscere il gioco del pallone ad un miliardo di persone per solo una stecca di sigarette a settimana.
Focus
Napoli, accadde oggi: Supercoppa persa in extremis
Oggi, 2 anni fa, il Napoli affrontava l’Inter nella finale della Supercoppa Italiana 2023. Una partita intensa e non senza polemiche decisa nei minuti finali.
La disastrosa stagione 2023/24 del Napoli poteva essere leggermente salvata dalla vittoria della Supercoppa. Dopo la vittoria in semifinale contro la Fiorentina, i tifosi Partenopei sperano in almeno una soddisfazione in una stagione maledetta.
Ad affrontare la squadra di Mazzarri é l’Inter di Simone Inzaghi che ha battuto la Lazio in semifinale. Tutti si aspettano una partita intensa e ricca di emozioni. Come l’anno scorso si gioca a Riad, in Arabia Saudita
Napoli-Inter, 22 gennaio 2024

Costretto a rinunciare ad Osimhen, impegnato in Coppa d’Africa, Mazzarri affida l’attacco a Simeone, affiancato da Kvaratskhelia e Politano. A centrocampo non c’é Anguissa (anche lui impegnato in Coppa d’Africa), al suo posto gioca Cajuste. In panchina c’é anche il giovane Francesco Gioielli. Non fa particolari cambi, invece, Simone Inzaghi tranne lasciare Dumfries in panchina.
Dopo un primo quarto d’ora equilibrato, l’Inter comincia a rendersi più pericolosa. Da segnalare i diversi tiri da fuori area da parte dei vari Dimarco, Calhanoglu e Mkhitaryan. I nerazzurri continuano ad attaccare e trovano anche il gol del vantaggio con Lautaro Martinez poco prima dell’intervallo. Tuttavia, il gol viene annullato per fuorigioco.
Come detto prima, non mancano le polemiche in questa finale con Calhanoglu che evita due volte il cartellino giallo per due falli duri, tra l’indignazione di Mazzarri. Il primo tempo termina senza reti, ma a sembrare più in partita sono i nerazzurri. Prima dell’inizio del secondo tempo c’è un minuto di silenzio per la scomparsa di Gigi Riva, avvenuta a pochi istanti dall’inizio della partita: non manca, però, qualche fischio da parte del pubblico.
I Partenopei iniziano bene il secondo tempo con Sommer costretto ad intervenire su un tiro di Kvaratskhelia. Nei primi 10 minuti del secondo tempo arrivano ben 4 cartellini gialli, 2 a testa: Zerbin e Simeone da un lato, De Vrij e Barella dall’altro. 5 minuti dopo l’ammonizione, Simeone viene nuovamente ammonito per un contrasto duro su Acerbi: doppio giallo, Napoli in 10, Mazzarri é una furia in panchina.
Dopo l’espulsione di Simeone, é un assedio totale dell’Inter che però non riesce a trovare il gol. Il Napoli cerca di resistere in tutti i modi tra intercettazioni e parate di Gollini: tuttavia, riesce a resistere fino ai minuti di recupero. Dopo diverse palle gol sprecate (Thuram, Lautaro Martinez, Calhanoglu, Mkhitaryan, Arnautovic) l’Inter riesce a trovare il gol. Cross rasoterra di Pavard, Lautaro Martinez é il primo ad arrivare sul pallone e a segnare il gol vittoria (90+1): Mazzarri lascia la panchina in anticipo.
Al fischio finale, l’Inter può festeggiare la vittoria della Supercoppa Italiana per il terzo anno di fila. I Partenopei, invece, escono a testa alta dopo aver resistito in tutti i modi all’assedio nerazzurro, nonostante l’inferiorità numerica.
Focus
Napoli, accadde oggi: Mertens stende l’Atalanta
Oggi, 8 anni fa, il Napoli faceva visita all’Atalanta per la 21a giornata della Serie A 2017/18. Una partita che può decidere la lotta Scudetto.
Dopo le vittorie contro Torino, Sampdoria, Crotone e Verona, i Partenopei tentano il colpaccio anche a Bergamo. Trasferta ostica per la banda Sarri che affronta un’Atalanta che nell’ultimo turno ha battuto la Roma all’Olimpico.
Con una vittoria, i Partenopei possono allungare sulla Juventus e portarsi a +4. I bianconeri affronteranno il Genoa nel posticipo del lunedì.
Atalanta-Napoli, 21 gennaio 2018

MAURIZIO SARRI PERPLESSO SI GUARDA LE SPALLE ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
Il primo tempo non regala particolari emozioni, a parte un tiro a giro di Insigne, deviato da Toloi. Nel complesso, é un primo tempo che vede entrambi le squadre in fase di studio, motivo per cui non arrivano occasioni da gol da segnalare.
Nel secondo tempo gli ospiti cercano in tutti i modi di sbloccare il risultato, ma una parata di Berisha su Callejon ed un salvataggio sulla linea di Masiello su tiro di Mertens, negano il gol ai Partenopei. Gol che poi arriva dopo 20 minuti dall’inizio del secondo tempo: lancio in profondità di Callejon per Mertens che si trova davanti a Berisha e lo batte con un tocco preciso, 0-1. L’Atalanta protesta chiedendo fuorigioco, ma il belga é on-side di pochissimo.
La partita si fa intensa. Reina compie una grande parata su Cristante, Rog sfiora il gol dello 0-2, Hamsik lo segna ma é in fuorigioco. Non mancano i momenti di tensione, però. Prima c’è un battibecco tra Sarri e Insigne quando il capitano dei Partenopei viene sostituito per Hamsik. Infine, una bottiglietta lanciata dagli spalti sfiora Koulibaly: nessun provvedimento da parte dell’arbitro Orsato.
Alla fine, gli ospiti possono festeggiare. Quinta vittoria consecutiva, primato in classifica a +4 sulla Juventus per una notte. Una vittoria importantissima anche per l’avversario e la trasferta ostica.
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