Milan, Italy. 19/03/2023. Italian SerieA Football Championship. Inter VS Juventus 0-1. Massimiliano Allegri, coach Juventus.
<p><strong>Il ritorno di Massimiiano Allegri sulla panchina del Milan è una dichiarazione d&#8217;intenti della proprietà: il tecnico labronico chiede garanzie.</strong></p>
<p>La decisione di non puntare su <strong>Conte</strong> all&#8217;inizio della scorsa stagione era stata una dichiarazione d&#8217;intenti. La scelta dell&#8217;<em>Allegri-bis</em>, un anno dopo, pure. Di più: <strong>vuol dire abiurare il progetto della &#8220;sostenibilità&#8221;</strong>.</p>
<h2>Milan, da Fonseca (e Conceicao) ad Allegri: cosa cambia?</h2>
<p>Con <strong>Fonseca</strong> il management rossonero voleva replicare quanto di buono fatto dal tecnico portoghese in quel di <strong>Lille</strong>, in un contesto simile. Dirigenza lontana dal progetto sportivo, maggiormente interessata a rientrare nei debiti (dopo la disastrosa gestione <strong><a href="https://www.calciostyle.it/focus/la-francia-piange-il-bordeaux-e-fallito-per-soli-40-milioni-di-debiti">Gerard Lopez</a></strong>) e a risanare il bilancio; necessità di calmierare i costi e di investire sui giovani. Le premesse c&#8217;erano tutte, ma la proprietà americana, che ha dimostrato di non essere a conoscenza delle dinamiche interne al calcio italiano, <strong>ha dimenticato che Milano non è Lille</strong>.</p>
<p>Non è solo un discorso di pressioni, di ambizioni e delle esigenze della piazza. E&#8217; un discorso anche &#8220;interno&#8221; e che riguarda gli elementi della rosa. A Lille Fonseca trovò terrene fertile su cui piantare i semi del suo credo calcistico, aiutato da una spogliatoio giovane e composto da giocatori senza un pedigree illustre alle spalle. A Milano, invece, <strong>il tecnico lusitano ha trovato un&#8217;ambiente totalmente diverso</strong>, <strong>per certi versi addirittura ostile</strong>. Non tanto a lui in particolare, ma in generale refrattario alle regole e alla disciplina.</p>
<p>Lo stesso spogliatoio che prima aveva fagocitato <strong>Pioli</strong>, dopo tre anni e mezzo complicati ma vincenti, ha fatto lo stesso con lui e <strong>Conceicao</strong>. Ecco, già la scelta di puntare sull&#8217;ex tecnico del <strong>Porto</strong> (se ci mettiamo anche il corposo mercato invernale, che ha sconfessato quello estivo) <strong>significava abiurare il progetto iniziato neppure sei mesi prima</strong>. Perché i proclami e gli slogan sono belli tutti, <strong>ma poi nel calcio servono i risultati e il Milan ha capito che il pareggio di bilancio si raggiunge anzitutto con la praticità</strong>.</p>
<div id="attachment_469648" style="width: 1010px" class="wp-caption aligncenter"><img aria-describedby="caption-attachment-469648" class="wp-image-469648 size-full" src="https://www.calciostyle.it/wp-content/uploads/2025/05/Allegri-ok.jpg" alt="Milan" width="1000" height="600" /><p id="caption-attachment-469648" class="wp-caption-text">MASSIMILIANO ALLEGRI FA IL SEGNO OK ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )</p></div>
<h2>Max è l&#8217;uomo giusto, il secondo ciclo bianconero lo certifica</h2>
<p>Ci hanno provato, senza riuscirci, con Conceicao, ci (ri)proveranno ora con <strong>Allegri</strong>. Tuttavia, la rivoluzione tecnica che era stata promessa a Fonseca, complice la mancata qualificazione ad una competizione europea dopo otto anni &#8211; che fa subentrare un&#8217;inattesa necessità di reperire risorse economiche altrove e riduce quelle legate alla profondità dell&#8217;organica -, verrà realizzata con il tecnico labronico. Una situazione paradossale, in cui il <em>refresh</em> della rosa rossonera viene posticipato di un anno e con un allenatore meno adatto a ricostruire.</p>
<p>Nonostante questo, <strong>Allegri è l&#8217;uomo giusto da cui ripartire</strong>. Il tanto vituperato <em>Allegri-bis</em> a Torino ci ha mostrato un Max diverso da quello che eravamo stati abituati a vedere. Non più solo magistrale gestore di uomini, &#8220;<em>normalizzatore</em>&#8221; nato che offre garanzie di successi con una squadra costruita per vincere. Nel suo secondo ciclo alla <strong>Juventus</strong>, Allegri ha anche dimostrato di saper tenere la barra dritta nonostante il mare in tempesta. Ha dimostrato di saper lavorare con i giovani e di saper arrivare ai risultati anche senza campioni.</p>
<p>Un uomo d&#8217;esperienza, con una comprovata capacità di gestire lo stress e abituato ad avere a che fare con teste esuberanti. Un vincente nato, che garantisce standard di rendimento minimi di cui in Via Aldo Rossi hanno un disperato bisogno. Anche solo le tre qualificazioni in <em>Champions</em> consecutive, tanto disprezzate a Vinovo, <strong>per il Milan sarebbero una boccata d&#8217;ossigeno non indifferente</strong>. Gli obiettivi, però, andranno tarati in base al tipo di squadra che il tecnico labronico si troverà ad allenare al termine del movimento mercato estivo.</p>
<p>Perché il <a href="https://www.acmilan.com">Milan</a> dell&#8217;anno scorso è una cosa, <strong>quello di quest&#8217;anno (qualunque forma andrà ad assumere) sarà un&#8217;atra</strong>. Certo l&#8217;addio di <strong>Walker</strong>, probabile quello di <strong>Theo</strong> e <strong>Reijnders</strong>. Se deve essere un anno di transizione, se deve essere una stagione all&#8217;insegna dell&#8217;abbattimento dei costi e con il mirino puntato su un ossigenante quarto posto, lo si dica subito. Allegri ha il diritto di lavorare in pace e di costruire il suo progetto a Milano, <strong>senza il mirino puntato addosso dall&#8217;opinione pubblica come a Torino</strong>.</p>
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Aggiornato al 31/05/2025 22:55
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