Dean Huijsen of Bournemouth during the Premier League match Manchester United vs Bournemouth at Old Trafford, Manchester, United Kingdom, 22nd December 2024 (Photo by Craig Thomas/News Images)
<p><strong>Juventus, rimpianto Huijsen: va al Real Madrid meno di dodici mesi dopo esser stato venduto al Bournemouth. E l&#8217;ex Marocchi lancia il monito&#8230;</strong></p>
<p>Settimana scorsa, nel consueto appuntamento domenicale con &#8220;<em>Il Club di Sky</em>&#8220;, l&#8217;ex giocatore bianconero e ora opinionista sportivo <strong>Giancarlo Marocchi</strong>, fra il serio e il faceto, ha affermato: &#8220;<em>Belli i tempi in cui i giovani del vivaio non erano soltanto delle plusvalenze&#8230;</em>&#8221; Meno di una settimana dopo, <strong>Huijsen</strong> va al <strong>Real Madrid</strong>.</p>
<h2>Huijsen, 60 milioni di rimpianti per la Juventus?</h2>
<p>Il difensore olandese (ma naturalizzato spagnolo) viene utilizzato come esemplificativo del fallimento gestionale bianconero, ma solo perché gli altri giovani ceduti dalla <strong>Juventus</strong> (come il tanto decantato <strong>Soulé</strong>) non hanno avuto il suo stesso rendimento. Anche se, ad onor del vero, <strong>le stigmate del predestinato Huijsen ce le aveva sempre avute</strong>. Sin da quando il sempre lungimirante <strong>Massimiliano Allegri</strong> lo fece esordire in <em>Serie A</em>, nientemeno che alla <em>Scala del Calcio</em>: a <em>San Siro</em> contro il <strong>Milan</strong> da appena maggiorenne.</p>
<p>Poi un semestre di prestito alla <strong>Roma</strong> è stato sufficiente per far schizzare il prezzo del suo cartellino alla valutazione che il <strong>Bournemouth</strong> ne ha fatto questa estate: 15 milioni di euro. Un affare per entrambe: sia per la <a href="https://www.juventus.com/it">Juventus</a>, che con la sua situazione finanziaria dell&#8217;epoca (<em>implying</em> che ora le cose vadano meglio e, spoiler, non è così) non poteva certo permettersi di rinunciare a una plusvalenza simile; sia per le <em>Cherries</em>, che si assicuravano un ragazzo dal sicuro avvenire per una cifra tutto sommato irrisoria per gli standard inglesi.</p>
<p>Però il paragone con il suo successore &#8220;indiretto&#8221;, vale a dire <strong>Kelly</strong> (che per pochi giorni non ha incrociato proprio <a href="https://www.calciostyle.it/calciomercato/huijsen-real-sorride-anche-la-juventus-ecco-quanto-incassa">Huijsen</a> alla corte di <strong>Iraola</strong>), non regge. Sia perché l&#8217;inglese è un difensore estremamente valido, sebbene non abbia ancora avuto modo di dimostrarlo, sia perché la distanza temporale (sei mesi) fra la partenza del primo e l&#8217;arrivo del secondo non depone a favore dell&#8217;accusa: bensì della difesa.</p>
<p>La cessione di Huijsen, prodotto del vivaio bianconero, ha permesso alla Juventus di chiudere in attivo il semestre di bilancio che si è concluso lo scorso 30 Giugno, garantendo la liquidità necessaria per effettuare gli investimenti invernali (<strong>Kolo Muani</strong>, <strong>Veiga</strong>, <strong>Alberto Costa</strong> e lo stesso Kelly) nel semestre successivo: vale a dire in un differente esercizio di bilancio. Quindi no: <strong>se la Juventus non avesse preso Kelly per tenere Huijsen non sarebbe stata la stessa cosa</strong>, il fatto che il prezzo del cartellino sia identico non c&#8217;entra nulla.</p>
<p><img class="aligncenter wp-image-429974 size-full" src="https://www.calciostyle.it/wp-content/uploads/2025/02/Depositphotos_774836376_S.jpg" alt="Juventus" width="1000" height="666" /></p>
<h2>Il ruolo del vivaio e il &#8220;monito&#8221; di Marocchi</h2>
<p>Più che l&#8217;esemplificazione del fallimento manageriale della Juventus, la cessione di Huijsen (che a breve andrà a giocare nel club più prestigioso del mondo per una cifra quadruplicata rispetto a quella percepita in estate dai bianconeri) apre un ulteriore interrogativo: <strong>a cosa servono oggi i vivai?</strong> La domanda sovviene spontanea e la risposta più pertinente potrebbe essere quella che, indirettamente, si è dato Giancarlo Marocchi, uno che la Juventus (e non solo) la conosce bene. <strong>Huijsen è soltanto l&#8217;ultimo esempio di prodotti del vivaio immolati sull&#8217;altare del pareggio di bilancio</strong>, in un calcio sempre più schiavo del liberal-capitalismo.</p>
<p>In Italia abbiamo avuto anche il caso legato a <strong>Sandro Tonali</strong>, che, pur non essendo cresciuto calcisticamente nel <strong>Milan</strong>, rimarcava (grazie alla sua dichiarata fede rossonera e al fatto di essere italiano) l&#8217;idealismo (di origine anglosassone) del <em>local boy</em> con la fascia al braccio. Tuttavia, la <em>lure</em> della <em>Premier League</em> è irresistibile e sono pochissime le squadre al mondo che possono permettersi di rifiutare cifre del genere per i loro ragazzi di casa. Sacrificare i prodotti del vivaio, che in quanto cresciuti in casa hanno un ammortamento basso e permettono quindi plusvalenze totali, è il modo più veloce che hanno i club indebitati di generare liquidità.</p>
<p>A questa logica non sfuggono né i club di fascia medio-alta, con costi di gestione altissimi e la necessità di non mancare gli obiettivi minimi stagionali, né quelli di fascia medio-bassa, che si garantiscono una stabilità finanziaria sul lungo periodo con plusvalenze gigantesche. Soltanto club dalle risorse economiche sterminate possono permettersi di usare i giovani della primavera (quei pochi che sopravvivono alla spietata competizione della prima squadra) come modello di marketing. Vedasi, per esempio, i casi di <strong>Kylian Mbappé</strong> (andato via per sua volontà e non per necessità del club) e di <strong>Zaire-Emery</strong> (comunque &#8220;riserva&#8221;) nel <strong>PSG</strong>.</p>
<p>La disaffezione dei tifosi, specialmente di quelli &#8220;giovani&#8221; &#8211; che hanno bisogno di qualcuno che risponda ai crismi tipici dell&#8217;idolo d&#8217;infanzia per tornare ad innamorarsi del calcio come un tempo -, <strong>affonda le sue radici nella mancanza di punti di riferimento, di figure identitarie</strong>. I giocatori in un club sono solo di passaggio e, checché se ne dica, <strong>la maglia senza nome dietro non dà le stesse <em>vibes</em></strong>. Perché è vero che conta ciò che c&#8217;è davanti (lo stemma) e non quello che c&#8217;è dietro, ma è altrettanto vero che il tifoso è naturalmente predisposto ad affezionarsi a chi quella maglia la veste. Se si smarrisce questo, <strong>il calcio perde la sua anima</strong>. Ammesso che non l&#8217;abbia già persa quando è sceso a patti con il diavolo del neo-liberismo.</p>
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Aggiornato al 15/05/2025 18:00
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