RAFFAELE PALLADINO RAMMARICATO ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
<p data-start="122" data-end="504"><strong>Palladino: dal fischio della Curva Fiesole al trionfo con la Dea, la settimana da sogno di un tecnico che il destino ha voluto premiare.</strong></p>
<p data-start="122" data-end="504"><strong data-start="122" data-end="203">Palladino-Pradè: accoppiata perdente, sparite per il bene della nostra gente.</strong> Lo striscione della Curva Fiesole pendeva dalle gradinate, una freccia diretta ai dirigenti, colpevoli agli occhi dei tifosi di una stagione che non aveva soddisfatto.</p>
<p data-start="506" data-end="1138">Ma dietro le quinte, Raffaele Palladino continuava a tessere la sua tela, senza clamore ma con risultati concreti. Chiudere al <strong data-start="633" data-end="648">sesto posto</strong> in campionato non era solo un numero: era il segno di un lavoro paziente, fatto di scelte giuste al momento giusto e di <strong data-start="769" data-end="792">talenti valorizzati</strong>, come Moise Kean, esubero diventato ben presto asso nella manica oltre che un vanto per chi finalmente gli aveva cambiato radicalmente la carriera. Destinato a diventare il gioiello della Fiorentina. Di lui, durante l’ultima finestra di mercato, si temeva addirittura la partenza per poco più di <a href="https://www.tuttomercatoweb.com/serie-a/con-quella-clausola-da-52-milioni-kean-in-estate-sara-l-unico-artefice-del-suo-destino-2066751"><strong data-start="947" data-end="961">50 milioni</strong></a>, mentre solo dodici mesi prima era stato acquistato solamente per <strong data-start="1018" data-end="1032">13 milioni</strong>, una cifra che al tempo aveva fatto storcere il naso a molti, ma che ora sembrava quasi un affare d’altri tempi.</p>
<div id="attachment_457961" style="width: 1010px" class="wp-caption aligncenter"><img aria-describedby="caption-attachment-457961" class="wp-image-457961 size-full" src="https://www.calciostyle.it/wp-content/uploads/2025/04/palladino-e-kean.jpg" alt="Palladino" width="1000" height="600" /><p id="caption-attachment-457961" class="wp-caption-text">RAFFAELE PALLADINO E MOISE KEAN ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )</p></div>
<p data-start="1140" data-end="1608"><strong data-start="1196" data-end="1268">E Palladino? Nonostante tutto aveva deciso di pagare il prezzo più alto. Lasciare il progetto, rinunciare a un contratto pesante fino al 2027</strong>, accettare di diventare il capro espiatorio di una stagione forse <strong data-start="1335" data-end="1365">mai compresa fino in fondo</strong>. Un gesto che parlava di responsabilità, ma anche di coraggio: di chi mette il bene della squadra davanti al proprio orgoglio, e accetta di camminare tra applausi e fischi, consapevole che la storia non giudica subito chi lavora nell’ombra.</p>
<p data-start="146" data-end="529">Una decisione che, se da una parte aveva dato ragione a Palladino — con una <strong data-start="222" data-end="254">Fiorentina ai minimi storici</strong> in qualsiasi competizione — dall’altra sembrava poter mettere a rischio la sua carriera. Prima dell’Atalanta, infatti, nessuno aveva pensato al suo nome, preferendo tecnici che, al netto dei risultati, avevano accumulato <strong data-start="476" data-end="500">numeri ben più bassi</strong> nelle stagioni precedenti.</p>
<h2 data-start="146" data-end="529">Palladino, tra karma e destino</h2>
<p data-start="531" data-end="966">Eppure il destino aveva altri piani. L’<strong data-start="570" data-end="582">Atalanta</strong>, dopo aver interrotto il rapporto con Juric, ha affidato la panchina proprio a lui, regalando al tecnico un’occasione che pareva scritta già a aprtire dal suo <strong data-start="719" data-end="747">terzo impegno con la Dea</strong>. Nel basket d’oltreoceano esiste un termine che descrive eventi che sembrano accadere per ragioni karmiche, una sorta di “<strong data-start="870" data-end="898">you get what you deserve</strong>”, che in italiano si traduce con <strong data-start="932" data-end="963">“Ecco quello che ti meriti”</strong>.</p>
<p data-start="968" data-end="1571">E ieri, <a href="https://www.calciostyle.it/serie-a/atalanta-fiorentina-2-0-troppa-dea-viola-a-picco-le-pagelle-gigliate">intorno alle 18</a>, Palladino ha incarnato perfettamente questa espressione. Dopo la vittoria contro il Francoforte in quello che è stato il suo esordio in Champions League, il tecnico ha replicato anche contro il suo passato, infliggendo un <strong data-start="1158" data-end="1195">amaro destino alla sua ex squadra</strong>. Sfogliando l’almanacco delle retrocessioni dalla Serie A alla Serie B, emerge un dato impietoso: <strong data-start="1294" data-end="1405">mai una squadra incapace di ottenere almeno una vittoria nelle prime tredici giornate <a href="https://www.laviola.it/fiorentina-il-dato-che-preoccupa-solo-una-squadra-e-riuscita-a-salvarsi">è riuscita a salvarsi</a></strong>. E così, tra applausi e rimpianti, Palladino ha scritto un nuovo capitolo della sua storia, dimostrando che a volte il destino sembra davvero fare giustizia da sé.</p>
<p data-start="345" data-end="777">
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Aggiornato al 01/12/2025 21:54
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