<p data-start="266" data-end="529"><strong>A partire dal 2025 chi vorrà seguire la UEFA Women’s Champions League in Italia dovrà farlo su Disney+. Non DAZN, non Amazon, non Sky. Proprio <em data-start="410" data-end="419">Disney+.</em></strong></p>
<p data-start="531" data-end="860">È una notizia che fa rumore, e non solo per l’aspetto sportivo. Perché questo accordo, quinquennale, paneuropeo, in esclusiva, non è solo una mossa commerciale. Ma un’operazione che mette in discussione il rapporto tra sport, diritti TV e visibilità del calcio femminile. E solleva una domanda centrale: chi ci guadagna davvero?</p>
<h2 data-start="862" data-end="899">Champions League femmimnile, un accordo imponente ma per chi?</h2>
<p data-start="901" data-end="1236">Disney ha siglato un’intesa con <em>UC3,</em> la nuova joint venture creata da <a href="https://www.uefa.com/"><strong>UEFA</strong></a> ed <strong>ECA</strong> per gestire i diritti del calcio femminile. Un progetto ambizioso, che promette 75 partite a stagione, commenti multilingue, produzione <strong>ESPN</strong> e un’esperienza &#8220;premium&#8221; per l’abbonato. Tutto incluso, senza costi aggiuntivi. Ma comunque dietro un paywall.</p>
<p data-start="1238" data-end="1570">Sì, perché nonostante la narrazione entusiasta, l’accesso non è universale. Il calcio femminile, che in questi anni ha lottato con forza per visibilità e accessibilità, finisce ora nella cassaforte di una delle piattaforme streaming più selettive sul mercato. È un salto di qualità o un altro ostacolo sulla strada della popolarità?</p>
<p data-start="1620" data-end="2023">A bilanciare l’accordo c’è la presenza <strong>dell’EBU</strong> (l’ente delle TV pubbliche europee), che trasmetterà in chiaro una partita per giornata in 30 Paesi. Ma in Italia? Nessun dettaglio concreto al momento. Potrebbe esserci Rai, ma nulla è certo. Il rischio è che, nella transizione verso il &#8220;prodotto premium&#8221;, si perda quella fetta di pubblico che aveva appena cominciato ad avvicinarsi al calcio femminile.</p>
<p data-start="2025" data-end="2395">Negli ultimi anni, la <em>Women’s Champions League</em> ha vissuto una crescita reale. Fra stadi pieni, ascolti in aumento, sponsor interessati. Ma la visibilità è ancora fragile. Ed è pesso legata a iniziative gratuite, contenuti su YouTube, copertura social. <a href="https://www.calciostyle.it/calcio-femminile/uefa-disney"><strong>Disney+</strong> </a>ha certamente una potenza distributiva globale. Ma non è detto che sappia o voglia coltivare la base di tifosi locali.</p>
<div id="attachment_382687" style="width: 1010px" class="wp-caption alignnone"><img aria-describedby="caption-attachment-382687" class="wp-image-382687 size-full" src="https://www.calciostyle.it/wp-content/uploads/2024/10/champions-league.jpg" alt="Champions League" width="1000" height="600" /><p id="caption-attachment-382687" class="wp-caption-text">WOMEN&#8217;S CHAMPIONS LEAGUE ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )</p></div>
<h2 data-start="2397" data-end="2465">Un’operazione strategica per Disney, non per forza per il calcio</h2>
<p data-start="2467" data-end="2870">C’è poi la posizione di Disney+. La piattaforma, in una fase di consolidamento del proprio modello, cerca nuovi contenuti per fidelizzare gli abbonati. Il live sportivo, già sperimentato con successo negli Stati Uniti, è una leva potente. Scommettere sulla <a href="https://www.calciostyle.it/calcio-femminile/champions-league-femminile-i-sorteggi">Champions League femminile</a> è un colpo d’immagine perfetto. Ha costi contenuti rispetto al calcio maschile, crescita garantita, appeal internazionale.</p>
<p data-start="2872" data-end="3225">Ma è lecito chiedersi: quanto durerà l’interesse? Il rischio è che la <strong>UWCL</strong> diventi un contenuto di contorno. Che viene promosso all&#8217;inizio per ragioni reputazionali e poi lasciato ai margini dell’algoritmo. Per far crescere davvero il calcio femminile serve una strategia dedicata. E servono un investimento costante e una cultura sportiva. Non solo visibilità a pacchetto.</p>
<p data-start="3275" data-end="3693">Nel frattempo, anche il torneo cambia: dal 2025/26 si passa a un girone unico da 18 squadre. Più partite, più incassi, più contenuti da vendere. È una trasformazione pensata per i broadcaster, più che per i tifosi. L’obiettivo? Costruire un prodotto di mercato, che replichi i modelli della <a href="https://it.uefa.com/uefachampionsleague/">Champions League maschile</a>. Ma con il rischio di snaturare le caratteristiche più genuine del calcio femminile europeo.</p>
<p data-start="3719" data-end="3934">Questo accordo tra UEFA, ECA e Disney+ è un segnale da non sottovalutare. Il calcio femminile non è più un’appendice. È merce preziosa, da impacchettare e vendere. Ma se diventa solo questo, perde la sua forza trasformativa. La sfida, ora, non è solo rendere accessibili le partite, ma capire cosa vuole essere davvero il calcio femminile. Un’alternativa o una copia del modello maschile? Una piattaforma per l’inclusione o un altro prodotto d’élite? Dal 2025, il calcio femminile sarà su Disney+. Il futuro, invece, resta tutto da scrivere. E da vedere.</p>
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Aggiornato al 23/05/2025 17:06
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