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I Campioni in… giallorosso: Giuseppe Giannini

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Roma, Giannini (e Tempestilli)

In questi giorni di pandemia, in cui guardare la televisione o leggere i giornali dà l’impressione di essere precipitati in un incubo, può aiutare rituffarsi nel passato, in tempi lontani ma quantomeno felici. E così come molti grandi umanisti sconfortati dai propri tempi, anche noi di Calcio Style abbiamo pensato di trovare conforto nel racconto di qualche eroe del passato.
L’uomo di cui vi vogliamo parlare oggi si chiama Giuseppe Giannini. Molti di voi lo ricorderanno con il soprannome de “ Il Principe”, espressione geniale coniata da Odoacre Chierico che alludeva all’ eleganza di questo giocatore, tratto peculiare del suo gioco unico: elegante, come si diceva, e sempre a testa alta. In una parola il Principe era il prototipo ideale del numero 10, e non solo per opinione di chi scrive. Era del nostro stesso avviso anche colui che sarebbe poi diventato il più grande numero 10 della storia della Roma, che di Giannini diceva: “Era il mio idolo. Il mio modello quando ero piccolo. Lo identificavo come capitano, come tutto”.

VITA E CARRIERA

Giuseppe Giannini nasce a Roma, in una giornata d’agosto di cinquantasei anni fa. Il pallone comincia a rotolare instancabilmente tra i suoi piedi fin dai primi anni di vita, quando gioca nella squadra di calcio della sua parrocchia. Nel 1976 inizia a vestire la maglia bianco-verde dell’Almas, una delle squadre più gloriose del panorama giovanile di Roma. Milita nella società di via Demetriade (nel quartiere Appio- Tuscolano) per due anni, durante i quali mette in luce doti fuori dal comune, che gli valgono l’attenzione di tanti grandi club, tra cui il Milan di Fabio Capello; ma nella testa e nel cuore di Giuseppe Giannini c’è sempre stato spazio solo per la Roma.

A 17 anni Giuseppe realizza il suo sogno e veste per la prima volta la maglia della sua squadra del cuore in serie A (Roma- Cesena), ma la vera e propria carriera del Principe da calciatore professionista comincia nel 1984. La partita è una di quelle che se sei un tifoso della Roma non potrà mai essere uguale alle altre. Il 28 ottobre a Torino, la Juventus ospita la squadra allora allenata da Roberto Clagluna. Alla vigilia la presenza del giocatore più rappresentativo della Roma, Paulo Roberto Falcao, è in dubbio a causa di problemi fisici a cui il talento brasiliano non è purtroppo mai stato nuovo. È proprio l’ottavo re di Roma a comunicare, durante il viaggio per il capoluogo piemontese, a Giannini che toccherà a lui scendere in campo il giorno dopo. Giuseppe non solo lo farà, ma segnerà anche. Il goal contro la Juve sarà solo il primo di 75 siglati dal Principe nella sua meravigliosa avventura alla Roma, durante la quale ha anche più volte indossato la fascia da capitano.

Un’avventura finita forse troppo presto e di certo non nel modo in cui avrebbe sognato. È il 7 marzo 1994, Giannini sbaglia un rigore fondamentale nei minuti finali contro la Lazio. Nel post-partita Franco Sensi è estremamente duro: – Un giocatore che sbaglia un rigore del genere non è degno di vestire la maglia della Roma. – Da quel momento la frattura con il presidente è insanabile, solo un anno dopo Giannini lascia la Roma.


Gli ultimi anni di carriera del Principe sono solo i minuti finali di un film che si è già concluso. L’unica immagine con la quale vogliamo ricordare quel periodo, diviso tra Sturm Graz, Napoli è Lecce, è il giorno dell’esordio di Giuseppe con la squadra austriaca. Maglia insolitamente bianconera, ma sciarpa giallorossa al collo.

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I campioni in rossoblu: Gigi Piras (video gol)

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Gigi Piras è stato uno dei più prolifici bomber della storia del Cagliari. Una storia gloriosa, visto che il Cagliari è l’unica squadra del sud (insieme al Napoli) ad aver vinto lo scudetto

Piras giunse a Cagliari nel 1971, vestendo la maglia rossoblu per 15 stagioni.

Tra Serie A, Serie B e Coppa Italia, ha collezionato 376 partite, nelle quali ha messo a segno 104 reti.

Fu in un certo senso l’erede dell’altro Gigi, il mito rossoblu Riva.

Vediamo insieme una carrellata dei suoi gol:

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15 giugno 1974. Il “vaffa” di Chinaglia a Valcareggi

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15 giugno 74'

Erano i Mondiali del 74′. Il 15 giugno, nella partita d’esordio, l’Italia incontra Haiti. Match rimasto nella memoria per il “vaffa” di Chinaglia, ma non solo.

15 giugno 1974: Italia-Haiti a Monaco di Baviera

L’Italia del commissario tecnico Ferruccio Valcareggi si presenta ai mondiali del 74‘ come una delle nazionali favorite, anche perché gli azzurri sono vicecampioni in carica dopo Messico 70′.

Il match d’esordio per gli Azzurri sembra a senso unico, solo una formalità, eppure resta nei ricordi per due eventi non banali. Ma iniziamo raccontando i fatti…

La partita ha luogo a Monaco di Baviera nell’Olympiastadion, queste le formazioni iniziali:

Italia: Zoff, Spinosi, Morini, Burgnich, Facchetti, Mazzola, Capello, Rivera, Benetti, Chinaglia, Riva.

Haiti: Françillon, Bayonne, Jean-Joseph, Nazaire, Auguste, Antoine, Desir, Vorbe, François, Saint-Vil, Sanon.

La partita inizia come ci si aspetta, l’Italia conferma di essere di un altro livello, e di poter avere la meglio con facilità sui centro-americani.

Tuttavia dopo i primi minuti promettenti, gli azzurri si adagiano, credendo di poter vincere la partita senza sforzi. Dunque il gioco si svolge per lo più con l’Italia che crea occasioni, ma senza riuscire a finalizzare, tant’è che si va al riposo con le porte di Zoff e Françillon che restano inviolate.

L’inizio della ripresa è il momento in cui si concretizza il primo dei fatti storici di questo incontro.

Infatti al primo minuto del secondo tempo Haiti attacca, Vorbe serve un passaggio in profondità per Emmanuel Sanon, il centravanti haitiano si trova solo al cospetto di Dino Zoff, lo supera, e mette la palla in rete. Fermato a 1142 minuti il record di imbattibilità del portierone azzurro.

Quindi al minuto 46′ l’Italia si trova in svantaggio ai mondiali contro Haiti. La nazionale di Valcareggi però è troppo più forte degli avversari, e ci pensa Rivera a rimettere in equilibrio il match. Al 52′ Mazzola crossa da destra, Chinaglia stoppa a centro area e poi lascia la palla al pallone d’oro del 69′ che insacca. Al minuto 66 arriva il vantaggio, grazie ad una autorete di Auguste, che devia un tiro di Benetti da fuori area.

Al minuto 70′ arriva il famoso “vaffa” di Chinaglia a Valcareggi in mondo-visione. Long Jhon apostrofa il ct quando decide di sostituirlo con Anastasi. Lo stesso Anastasi infine sigla il gol al 79′ che fissa il risultato sul definitivo 3-1.

Zoff, il “vaffa” di Chinaglia e il mondiale del 74′.

15 Giugno 74'

La vittoria su Haiti apre il mondiale di Germania Ovest 74′ per l’Italia. Tuttavia dopo il pareggio per 1-1 contro l’Argentina, nel secondo incontro della prima fase, gli azzurri si fermano perdendo 2-1 contro la Polonia. Il terzo match, in cui agli azzurri sarebbe bastato il pareggio per accedere alla seconda fase, sancisce invece l’eliminazione degli azzurri.

Quindi del mondiale del 1974, per l’Italia, rimango nella memoria soprattutto due cose:
– il gol di Sanon, che fissa a 1142 i minuti di imbattibilità di Dino Zoff, record ancora valido per un solo portiere. Ma battuto come record di squadra nel 2021 da Donnarumma, Sirigu, Cragno e Meret che hanno tenuto la porta azzurra illibata per 1168 minuti consecutivi in totale.
– il “vaffa” di Chinaglia a Valcareggi in mondo-visione, unico sprazzo del tanto atteso centravanti fresco campione d’Italia con la Lazio.

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Pelé, aperto al pubblico il mausoleo di O Rey

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Pelé

Aperto al pubblico il mausoleo contenente il corpo di Pelé. Si può ora far visita alla spoglia, nel cimitero verticale di Santos, nello stato di San Paolo.

Pelé, ora si può visitare il mausoleo

Pelé

Aperto al pubblico a partire da lunedì, il mausoleo dedicato a Edson Arantes do Nascimento, o meglio Pelé.

Il grande campione, leggenda del calcio mondiale, ha lasciato questo mondo lo scorso 29 dicembre 2022, all’età di 82 anni. Il ricordo di O Rei sarà per sempre nel cuore di tutti, soprattutto di chi ama il gioco del calcio.

Lunedì si è svolta una speciale cerimonia di inaugurazione, ora è possibile visitare il mausoleo. All’interno, oltre alle spoglie di Pelé, sono presenti erba artificiale con tutto intorno immagini di tifosi del Santos e suoni di applausi, come se stessimo ancora assistendo alle gesta, del tre volte campione del Mondo brasiliano, sul rettangolo verde. Inoltre sono presenti 2 statue dorate, diversi trofei, maglie e foto di Pelé in campo.

Il mausoleo occupa una area di circa 200 metri quadrati, era visitabile fino ad ora solo dai familiari, si trova nel cimitero verticale più grande al mondo. Il Memorial Necrópole Ecumenica si trova nella città di Santos, nello stato di San Paolo. La visita è gratuita, ma per recarsi a rendere omaggio a O Rei è necessario fissare un appuntamento.

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