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Mondiale per Club

Inter, Chivu si presenta: “Sono qui da 13 anni, ho accettato subito. Obiettivo finire bene la stagione perchè siamo l’Inter. Sul Monterrey…”

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Christian Chivu ha parlato nella conferenza stampa di presentazione da allenatore dell’Inter. A Los Angeles tra qualche giorno l’esordio contro Monterrey.

Prima volta davanti alla stampa per il neo tecnico nerazzurro che si è espresso sul nuovo incarico ma anche sul match d’esordio nel Mondiale per Club 2025.

Inter, le parole di Chivu e Marotta

Prende la parola il presidente Giuseppe Marotta: “Ho il piacere di presentare Cristian Chivu qui al mio fianco. Il calcio brucia tutto con una certa facilità. Noi abbiamo dato molto a Simone Inzaghi e anche lui a noi. Dopo anni però siamo arrivati ad un divorzio consensuale e ci siamo lasciati molto bene. Lui è stato un attore principale di questo nostro cammino. Immediatamente ci siamo trovati a dover trovare una soluzione. Con grande velocità io, Ausilio e Baccin abbiamo individuato in Chivu il profilo adeguato. Non è per niente un ripiego, non c’è stata confusione nel club.

C’erano degli aspetti burocratici che dovevano essere definiti e ringrazio il Parma per esserci venuti incontro. Chivu non è una novità perchè è stato un grande calciatore all’Inter in termine di risultati e prestigio. Questa è una veste diversa. Abbiamo apprezzato le sue qualità e ci ha convinto come profilo anche come calcio proposto al Parma. Noi parteciperemo con orgoglio anche l’anno prossimo a tutte le competizioni. Abbiamo l’ambizione di vincere. C’è l’amarezza per il risultato tremendo in finale di Champions ma fare due finali è straordinario. Alla fine è andata male ma eravamo lì”

“Guarderemo avanti e ne faremo tesoro. Con Cristian avremo la possibilità di rilanciarci. Anche l’under 23 è un’innovazione e sposa in pieno il nostro modello di società. Cercheremo anche profili giovani, due sono già arrivati e altri sono tornati alla casa madre.

Sappiamo che ci affidiamo a Chivu dandogli responsabilità. Siamo certi che potrà portare avanti il nostro progetto con senso di appartenenza e cultura del lavoro. Ci troviamo in questa conferenza stampa in modo inedito ma se siamo qui l’Inter è una delle squadre più forti al mondo. La nostra presenza non è quella di una comparsa. La situazione è difficile per una stagione logorante ma Chivu individuerà gli uomini giusti”.

Inchiesta ultrà, Marotta inter

Milano, Italy. 25th November 2020. Giuseppe Marotta Ceo of Fc Internazionale during Uefa Champions League Group B match between FC Internazionale and Real Madrid Fc .

Prende la parola Cristian Chivu

Emotivamente ha già realizzato di essere l’allenatore dell’Inter?
“Lo avevo già fatto nelle giovanili. Arrivare qui è un senso grosso di responsabilità che voglio portare avanti, lo stesso che ho avuto quando sono venuto qui da giocatore. Sono ormai quasi 13 anni tranne una pausa che sono qui”.

I giocatori del Triplete le hanno scritto qualcosa?
“Abbiamo la chat storica che va avanti. Il gruppo va avanti tutt’ora e per tutta la vita. Mi ha fatto piacere vedere Maicon e tutti i messaggi. Ci sono state anche dediche speciali che rimangono private”.

Marotta ha parlato di senso di coraggio nella scelta, cosa significa?
“Il coraggio è di tutti, il presidente Marotta ha il senso di interismo. L’Inter è una delle squadre più forti d’Europa e lo dicono i risultati. Bisogna portare avanti il buono che è stato fatto, poi si può vincere o perdere. Conta il lavoro e portarlo avanti”.

Quanto conta fare bene questa competizione?
“Bisogna essere consapevoli che una squadra come l’Inter ha bisogno di questo atteggiamento e di queste ambizioni. L’asticella è stata alzata e bisogna continuare su questa strada per mantenere lì la squadra e la società”.

Come stai affrontando la situazione arrivando in corso d’opera?
“Questo è ciò che l’Inter deve fare in una competizione del genere. Ci sono 32 squadre, è la prima volta e tutti vogliono fare bene. La competizione fa ancora parte della vecchia stagione ma siamo qui per fare del nostro meglio”.

Inter

SIMONE INZAGHI PENSIEROSO ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Come riesci a prendere le decisioni in così poco tempo?
“Conosco la squadra e la società da tanto tempo, fin dalle giovanili. Per me non c’è problema, so delle qualità umane che ci sono nello spogliatoio. Quello che sto cercando di dire loro che la strada che hanno percorso è fantastica. Non devono dimenticarsi di tutto questo”.

Come utilizzerai Mkhitaryan nella stagione vista l’età?
“Non conta l’età ma le qualità umane. La carta d’identità nel calcio non conta. Non è giusto parlare dell’età di Mkhitaryan perchè quello che ha mostrato anche in allenamento non si può discutere. Spero che trovi la stessa energia. Per me conta questo. Ciò che è importante è lavorare duro per la squadra, i tifosi e la società”.

Cosa conosci del Monterrey?
“Abbiamo già iniziato a studiare l’avversario e ci stiamo preparando. La partita è fra tre giorni e rispettiamo tutte le squadre perchè in questa competizione ci sono le migliori 32 squadre del mondo e tutte vogliono fare bene”.

Ci può raccontare i giorni che lo hanno portato all’Inter? Ha sentito Inzaghi?
“L’intenzione mia era di continuare al Parma, poi l’Inter ha chiesto di incontrarmi e io ho detto di chiamare l’ad del Parma Cherubini per senso di rispetto. Quando chiama l’Inter è motivo di orgoglio e di onore. Quello che è accaduto in quei giorni conta poco. Con Inzaghi ho sempre avuto un bel rapporto fin dall’under 19. L’avevo chiamato solo per fargli gli auguri quando ho saputo che non avrebbe più allenato l’Inter”.

Come si fa a ricaricare la squadra?
“Bisogna ripartire dal percorso che la squadra ha fatto. Non si può giudicare solo dai trofei. Non si deve perdere di vista il fatto che il dovere di una squadra e di un allenatore è dare sempre tutto. Per me non è una stagione fallimentare. Prima della finale si parlava di una squadra che aveva eliminato il Bayern Monaco e il Barcellona. Questo non va scordato. Il fallimento nel calcio non esiste. Esiste solo quando cominciamo a trovare scuse e alibi. In questi giorni stando con loro non mi è sembrato che i giocatori cerchino colpevoli”.

Qual è la sua opinione dell’allenatore del Monterrey e dei giocatori Ramos e Canales?
“L’allenatore lo conosco per la sua carriera dato che è stato con Guardiola. Ho grande rispetto per tutti i giocatori e allenatori che sono qui. I giocatori che hai citato sono importanti e tutti conoscono quello che hanno raggiunto”.

Inter

LA FORMAZIONE DELL’INTER ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Ha già parlato di obiettivi con la squadra?
“La stagione non è finita e dobbiamo portare avanti il nome dell’Inter in giro per il mondo. Siamo qui per fare il nostro meglio e raggiungere qualcosa di importante”.

In Serie A troverà allenatori che hanno vinto tanto, è uno stimolo in più?
“Il mio pensiero ora è al Mondiale per Club e devo far tornare fiducia e autostima a questi ragazzi meravigliosi. Poi sul resto parleremo più avanti ed è giusto così”.

Cosa può dare Chivu all’Inter?
“Dal punto di vista umano tutto quello che ho. Il rispetto, la riconoscenza, il carattere. Questa maglia mi è rimasta dentro. Dal punto di vista professionale dovete decidere voi. Umanamente darò tutto quello che ho”.

Come si fa a far assorbire il trauma di Monaco? Mourinho ti ha scritto?
“Perdere una finale di Champions League fa male. Io mi ricordo che avevo avuto il pensiero di perderla la Champions. Ho detto ai ragazzi di non dimenticare il percorso. Una società e una squadra come l’Inter ha obbligo ad ambire a cose importanti. Bisogna avere rispetto per lo stemma e cosa rappresenta in giro per il mondo. Va tenuta alta l’asticella. Con Mourinho si ho parlato”.

Cosa pensi del Monterrey e dei club messicani? Cosa pensi di Vasquez?
“Ho rispetto per il calcio messicano e per tutte le squadre. Sono stati fatti grandi investimenti per alzare il livello della competizione. Il calcio sta diventando globalizzato, accade anche in Asia ad esempio. Per Vasquez è un bel risultato essere dov’è”.

Serie A chivu

NICOLO BARELLA PERPLESSO ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )

Come si approccia questa competizione visto che le squadre non si conoscono tutte?
“Questa è una competizione bella e affascinante. Trovi squadre che magari sono spensierate, la nostra squadra ha anche una certa esperienza e mi sembra che la nostra squadra ha anche giocatori internazionali. Siamo pronti per giocare”.

Che impressione ha avuto da debuttante allenatore in Serie A?
“Io ho dato del mio meglio per raggiungere l’obiettivo che il Parma mi aveva richiesto. Per quanto riguarda quello che ho vissuto è stato intenso e raggiungere l’obiettivo è stato bello. Nel percorso poi impari a mettere fiducia nel gruppo e a lavorare, Andare anche avanti e nascondere qualche difetto. Non è come stare sulla poltrona o divano. Non ti devi lamentare”.

Che punti di forza e debolezza hai individuato nel Monterrey?
“Ha un gioco verticale, basato sul possesso, vedremo martedì”.

Poi l’annuncio dello staff tecnico, queste le parole di Chivu: “Il mio vice sarà Aleksandar Kolarov che tutti voi conoscete, Mario Cecchi rimane come collaboratore tecnico, assieme ad Angelo Palombo. Come preparatori atletici abbiamo Stefano Rapetti e Maurizio Fanchini. Preparatore dei portieri: rimane Gianluca Spinelli e si aggiunge Paolo Orlandoni. E’ uno staff competitivo, di persone che sono umanamente di molta qualità, professionalmente hanno una certa esperienza, sono sicuro che faremo delle belle cose assieme”.

Mondiale per Club

Chelsea, Maresca è solo l’ultimo: il legame tra i Blues e i tecnici italiani

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Chelsea

Il Chelsea di Maresca, dopo la Conference League, si aggiudica anche il Mondiale per club. La tradizione tra i tecnici italiani e i Blues continua…

Il Chelsea di Enzo Maresca è sul tetto del mondo. Tutto facile per i Blues che nel fantastico impianto newyorkese del MetLife Stadium hanno annientato il Paris Saint Germain con un netto 3-0, maturato nel primo tempo.

Dopo la Conference League conquistato contro il Betis, il Chelsea si porta a casa una doppietta di trofei niente male. La prima esperienza sulla panchina del club inglese per l’ex vice di Guardiola è stata molto positiva. Infatti, oltre ad aver portato in bacheca due trofei, Maresca ha anche guidato il Chelsea al terzo posto, valido per la qualificazione alla prossima Champions League.

L’ex tecnico del Leicester ha già conquistato i cuori dei tifosi dei Blues. Ma questa non è una novità. Infatti, la storia ci insegna che tra il lussuoso quartiere londinese e i colori italiani c’è sempre stato un fortissimo legame. Maresca non è il primo italiano a portare in alto il Chelsea. Diversi sono gli azzurri che sono passati sia in campo che in panchina e che sono rimasti molto legati ai Blues.

Chelsea

Il primo che viene in mente è sicuramente Gianluca Vialli. L’ex gemello del goal arriva a Londra sotto la guida di Gullit, dove vince subito una FA Cup. Dopo l’addio dell’olandese, Vialli diventa player-coach e in questo doppio ruolo vince una Supercoppa UEFA e conquista uno storico secondo posto.

A sedersi sulla panchina del Chelsea nel lontano 2009 arriva anche Carlo Ancelotti con il suo iconico sopracciglio che porta in bacheca un incredibile double: Premier League ed FA Cup. Prima dell’arrivo dell’attuale ct del Brasile mai nessuno era riuscito a compiere la doppietta sulla panchina dei Blues. Un altro tecnico che sicuramente rimarrà nella storia del Chelsea è Roberto Di Matteo, colui che ha portato a Stamford Bridge la prima storica Champions League. Il 19 maggio 2012 batte il Bayern Monaco ai rigori grazie ad un “meravigliosamente, immensamente Drogba” che trascina la propria squadra al titolo più ambito.

Drogba, Chelsea

La storia dei tecnici italiani sulla sponda blu di Londra non si ferma certo qui. Nel 2016 arriva il “serial winner”, quello capace di vincere in ogni piazza (l’ha dimostrato quest’anno a Napoli, come se ce ne fosse bisogno): Antonio Conte. L’ex Juve al primo anno domina la Premier League con 30 vittorie in 38 giornate. L’anno successivo si porta anche a casa una FA Cup contro lo United di Mourinho.

Infine nell’annata 2018-19 arriva Maurizio Sarri. L’ex Napoli può fare affidamento su un Eden Hazard in gran spolvero che trascina i Blues alla vittoria dell’Europa League contro i rivali di sempre dell’Arsenal.

La connessione tra il Bel Paese e il Chelsea continua a scrivere pagine importanti di storie e noi ci auguriamo che anche Enzo Maresca possa continuare su questa scia, da lui stessa disegnata.

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Mondiale per Club

Chelsea, una vittoria da outsider come nel 1998 in Supercoppa europea

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La vittoria di ieri nel Mondiale per club del Chelsea contro il PSG ricorda molti la vittoria in  Supercoppa europea 1998 contro il Real Madrid da outsider.

Ieri il Chelsea ha vinto il Mondiale per club battendo il PSG in finale a sorpresa: una vittoria da outsider dei Blues, che ricorda molto quella in Supercoppa europea nel 1998 contro il Real Madrid di Raul.

Chelsea, i Blues vincono il Mondiale per club battendo il PSG in finale, vittoria contro ogni pronostico come fu quella in Supercoppa europea nel 1998 contro il Real Madrid di Raul

London, United Kingdom, 7th August 2024:- Outside Stamford Bridge, the home of Chelsea Football Club

Chelsea, i Blues vincono il Mondiale per club da outsider: una impresa simile quella del 1998 in Supercoppa europea contro il Real Madrid

Il Chelsea chiude la sua straordinaria stagione vincendo il Mondiale per club, battendo il PSG campione d’Europa in finale per 3 a 0, per Enzo Maresca è il secondo trofeo stagionale dopo la Conference League di maggio contro il Betis. La vittoria dei Blues è stata davvero contro tutti i pronostici, visto che il PSG aveva vinto e stravinto tutto in questa stagione, sembrava davvero un armata invincibile. Ma si sa,  nel calcio i pronostici si possono ribaltare nel campo di gioco, questa impresa a molti tifosi Blues è ricordata quella dell’agosto del 1998 in Supercoppa europea contro il Real Madrid campione d’Europa di Raul.

Anche in quella occasione, i Blues partivano sfavoriti, non per la formazione, che era di livello altissimo tanto che il compianto Gianluca Vialli decise di non scendere in campo, vestendo solo i panni del tecnico, delegando l’attacco a Zola e Casiraghi, mica chiunque. Certo, le merengues erano uno squadrone, oltre Raul c’erano anche Redondo, Seedorf, Hierro, Sanchis, Mijatovic e Roberto Carlos, tanto che Guus Hiddink si permise di tenere in panchina nientemeno che Fernando Morientes. Ma alla fine la spuntarono i Blues di misura per 1 a 0, con la rete di Gustavo Poyet. Quindi, un impresa da outsider, che ancora una volta dimostra che i pronostici lasciano il tempo che trovano e conta ciò che si fa nei 90 minuti di gioco, come lo ha dimostrato il Chelsea ieri sera ed anche quello del lontano 1998.

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Mondiale per Club: duello spettatori Real Madrid-Psg

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Con il Mondiale per Club ormai terminato è tempo di tirare le somme sulla nuova competizione organizzata dalla FIFA. A partire dall’affluenza media. 

Al Metlife Stadium di East Rutherford la competizione mondiale per club registrava 81.118 presenze, rendendo l’atto finale tra Chelsea e Psg l’incontro più visto, seppur di poco, del torneo.

mondiale per club

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Spettatori Mondiale per Club: il duello che non ti aspetti

Si perchè la finale per poche centinaia di spettatori supera quel Psg e Atletico Madrid della fase a gironi che aveva registrato 80.619 spettatori. Alla fine della fiera, o per meglio dire del torneo, la spuntata il Chelsea di Enzo Maresca, che aggiunge un altro trofeo dopo la Conference League. Ma non solo. Con il successo nel Mondiale per Club il Chelsea diventa l’unica squadra ad aver vinto almeno una volta tutte e 5 le competizioni europee.

C’è da dire che, non con molto stupore però va segnalato, che nessuna delle due finaliste ha registrato un’affluenza media inferiore rispetto agli altri club, pur essendo arrivate fino in fondo. I campioni in carica addirittura terminano il loro torneo al 5o posto per affluenza media, dietro addirittura all’Atletico Madrid martoriato a suon di gol dalla squadra transalpina.

Si conferma squadra dal Dna internazionale il Real Madrid. La squadra del neo allenatore Xabi Alonso si conferma prima alla fine del torneo con 68.962 spettatori medi per partita, pur essendo arrivata fino in finale. Ma la squadra spagnola aveva affermato il suo dominio già nella fase a girone. A chiudere il podio la squadra di Luis Enrique, seconda, con 68.019 spettatori di medi e l’Inter Miami di Leo Messi, arrivato agli ottavi, con 54.799.

Quasi snobbate le italiane. Entrambe uscite agli ottavi di finale, la Juventus si è in qualche modo difesa, mentre differente la situazione dell’Inter. La Vecchia Signora ha chiuso al 13esimo posto con una media di 41.651. L’Inter ha chiuso il percorso nella caldissima Charlotte supportato da 20.030 spettatori. Tuttavia, quest’ottavo di finale è risultato il match meno visto dalla fase a eliminazione diretta in poi. I nerazzurri chiuderanno poi con una media di 32.596, la terzultima fra le europee.

Peggio di loro infatti, a livello europeo, solamente il Salisburgo (28.573) ed il Benfica 30.380).

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