Paolo Vanoli
<p><strong>Il tecnico del <a href="https://www.torinofc.it/">Torino</a> ha rilasciato alcune dichiarazioni sul momento dei granata. Leggi con noi le parole di Vanoli.</strong></p>
<p>Una delle <a href="https://www.calciostyle.it/video/venezia-torino-0-1-goal-e-highlights">grandi sorprese</a> di questo inizio di stagione è pronta ad ospitare il <strong>Lecce</strong> nella <strong>quarta giornata di Serie A</strong>. Il tecnico <strong>Vanoli</strong>, intervistato dalla <strong>Lega Serie A</strong>, ha trattato alcuni temi della <strong>sua carriera</strong> e ha parlato della visita a <strong>Superga</strong>.</p>
<p><img class=" wp-image-373451" src="https://www.calciostyle.it/wp-content/uploads/2024/09/WhatsApp-Image-2024-09-05-at-17.59.11-e1725551990807.jpeg" alt="Vanoli, Torino" width="1005" height="605" /></p>
<h2>Le parole del mister</h2>
<p><strong>La scelta.</strong></p>
<p>&#8220;<strong>Cosa mi ha convinto? Il Toro è storia</strong>. Ho detto sì per l’emozione e l’orgoglio di poter vestire e guidare questo grande club che ha una storia importantissima&#8221;.</p>
<p><strong>Superga.</strong></p>
<p>&#8220;<strong>Mi è venuta la pelle d’oca</strong>. Da quando sono diventato un giocatore professionista mi è stato raccontato di questo posto magico. Per fare grandi cose bisogna conoscere la storia del club e il mio primo pensiero è stato visitare questo luogo per capire cosa fosse il Toro. <strong>Quando sono salito a Superga sono rimasto a bocca aperta</strong>&#8220;.</p>
<p><strong>Sui tifosi.</strong></p>
<p>&#8220;Si è visto nella prima partita di campionato ma anche in ritiro quanto sono importanti. <strong>Devo essere bravo a unire perché penso che i tifosi</strong>, soprattutto quelli del Toro, abbiano qualcosa in più. E tutti insieme dobbiamo riuscire ad avere qualcosa in più per diventare qualcosa di unico. Il mio primo obiettivo è dare una mia identità, una filosofia di gioco: siamo in un processo, i processi sono lunghi e serve pazienza ma i ragazzi ci stanno mettendo impegno&#8221;.</p>
<p><strong>Su Zapata.</strong></p>
<p>&#8220;Quando scelgo il capitano, lo faccio trovando qualcuno che rappresenti il club a <strong>360 gradi</strong>. Il capitano deve rappresentare i suoi compagni e <strong>Zapata lo fa bene</strong>. Ha l’esperienza e la maturazione giusta per mettersi questa fascia che a <strong>Torino</strong> è molto importante&#8221;.</p>
<p><strong>Su Coco e Adams.</strong></p>
<p>&#8220;<strong>Ottima impressione</strong>, si sono subito integrati nel gruppo in una filosofia di calcio completamente diversa. Stanno imparando, possono darci tanto&#8221;.</p>
<h2>Il modello Vanoli</h2>
<p><b>Sui giovani.</b></p>
<p>&#8220;Non mi piace fare nomi, <strong>faccio i complimenti a tutti perché in ritiro si sono presentati molto bene</strong>. La storia del Toro parte proprio dal settore giovanile, da dove sono usciti grandissimi giocatori. Spero di avere la fortuna e l’opportunità che qualcuno di questi ragazzi, l’ultimo di loro <strong>Buongiorno</strong>, possa affacciarsi alla prima squadra&#8221;.</p>
<p><strong>Sugli obiettivi.</strong></p>
<p>&#8220;Noi dobbiamo avere un obiettivo temporale abbastanza vicino: <strong>diventare una squadra e avere un’identità</strong>. Il proseguo degli obiettivi si vedrà dopo, ora concentriamoci su questo. Ma quando inizio un nuovo lavoro, io sogno sempre e lo faccio in grande. <strong>Dentro di me voglio che ogni giocatore sogni</strong>, poi il sogno piano piano bisogna saperlo realizzare&#8221;.</p>
<p><strong>Sull&#8217;esperienza in Russia.</strong></p>
<p>&#8220;<strong>Esperienza forte e indimenticabile, farà parte della mia storia</strong>. Dopo due mesi è scoppiata la guerra. E’ successa la cosa più brutta che potesse capitare nel mondo, va oltre il mondo sportivo. E’ un’esperienza ha segnato me, i miei collaboratori, giocatori e la mia famiglia, essendo lontana non è stato facile&#8221;.</p>
<p><b>A chi si ispira?</b></p>
<p>&#8220;<strong>Nel calcio bisogno saper far entrambe le fasi e bene</strong>. Ho avuto la fortuna nella gavetta di avere grandi allenatori, in primis <strong>Sacchi</strong> che ha cambiato il calcio e mi ha fatto vedere cosa vuole dire essere maniacale sul lavoro. Poi ho avuto la fortuna di lavorare con un altro grande allenatore come <strong>Conte</strong>, che ha vinto tanto e mi ha insegnato cosa vuol dire fare il manager e gestire un gruppo. E’ una grande fortuna che ho nel mio repertorio&#8221;.</p>
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