GIAN PIERO GASPERINI PUNTA IL DITO ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )
<p><strong>Roma, Gian Piero Gasperini ha parlato durante la conferenza stampa di presentazione della gara di domani, in programma al Mapei stadium alle ore 15</strong></p>
<h2>Roma, parla Gasperini</h2>
<p>Di seguito, le parole di Gasperini sulla Roma e l&#8217;imminente match contro il Sassuolo</p>
<div id="attachment_522708" style="width: 1010px" class="wp-caption aligncenter"><img aria-describedby="caption-attachment-522708" class="size-full wp-image-522708" src="https://www.calciostyle.it/wp-content/uploads/2025/10/Dybala-in-azione.jpg" alt="Roma" width="1000" height="600" /><p id="caption-attachment-522708" class="wp-caption-text">PAULO DYBALA IN AZIONE ( FOTO DI SALVATORE FORNELLI )</p></div>
<p><strong>Ci può spiegare l&#8217;esame di coscienza che la squadra deve fare? L&#8217;ha detto dopo la sconfitta contro il Viktoria Plzen&#8230; </strong><em>&#8220;Si tratta di un esame di coscienza che deve fare, ecco, la squadra, che si devono fare i calciatori. Oppure, se vogliamo, è anche un invito… non so se ho usato la parola giusta, &#8216;coscienza&#8217;, comunque, al di là del termine, l’intendimento è quello di lavorare tecnicamente e tatticamente sulla squadra, sul gioco. Non è una questione di… se ho usato &#8216;coscienza&#8217; ho usato una parola sbagliata, ma era riferito al fatto di lavorare sui movimenti, sugli smarcamenti, sull’andare a occupare gli spazi, sull’attaccare le profondità, sul giocare in zone più pericolose, che sono sicuramente dentro l’area. Non è fuori dall’area, non è quella zona centrale comoda per ricevere palla, ma per gli attaccanti la zona determinante è quando sei nella prossimità dell’area, vicino all’area, dentro l’area, sulla linea di fondo. Sono questi gli spazi e le zone dove poi vai a creare i presupposti per fare gol o far fare gol. Tutto il resto è preparazione. Quindi, era intesa in questo senso. Non ho mai usato la parola &#8216;moscio'&#8221;. </em></p>
<p><strong>Come mai questa squadra non riesce a rimontare? </strong><em>&#8220;A volte ci sono dei periodi così, altre volte invece andavamo in vantaggio noi. Però, prendendo ad esempio la partita di Firenze, siamo riusciti a ribaltarla. Devo dire che, restando a queste ultime due gare, abbiamo preso davvero due brutti gol. Però, soprattutto con l’Inter, abbiamo avuto tutta la reazione che dovevamo avere. Non siamo stati molto fortunati. L’altra sera dovevamo probabilmente fare di più, anche se la reazione della squadra c’è stata e si è vista chiaramente. Come già con l’Inter, abbiamo disputato un secondo tempo sicuramente positivo, a dimostrazione del fatto che sul piano atletico stiamo meglio&#8221;. </em></p>
<p><strong>Sull&#8217;attacco a con la punta di ruolo? Con Ferguson è successo qualcosa? </strong><em>&#8220;Lui ha giocato 7 partite in campionato e 3 in coppa, quindi 10 in totale, e ha partecipato a 9: l’unica che non ha giocato è stata quella di Firenze. Le cose di cui si parla non sono legate al campo, su tutto il resto si può dire o contare ciò che si vuole. Lui ha sempre dato dimostrazione in campo di voler dare delle risposte, anche se in questo momento le risposte non sono state positive, in modo abbastanza evidente. Se devo dire la verità, ieri per la prima volta in questa stagione ho visto da parte sua un allenamento giusto. È un ragazzo di 21 anni che non arriva da campionati straordinari, viene da un contesto in cui non ha quasi mai giocato, e in questo periodo ha giocato più che in tutta la scorsa stagione. Probabilmente, in un altro campionato, in un altro Paese, in un’altra dimensione, ragazzi così giovani possono attraversare periodi molto bassi di rendimento. Però bisogna sempre essere pronti a dargli fiducia e ad aspettare che abbiano una reazione. Se poi mi chiedete delle spiegazioni, non si può sempre spiegare tutto: si aspetta, si lavora, si fa, e le risposte devono arrivare dal campo, non da altro. Sul fatto di giocare con o senza un centravanti, io non interpreto il calcio pensando che il numero nove debba essere per forza alto o grosso: si può giocare in tanti modi. L’importante è trovare l’efficacia. Non è necessario avere sempre un centravanti di statura o di grande fisicità. Il calcio è pieno di esempi: quello che conta, secondo me, sono altre cose, altre situazioni — più tecniche, di velocità, di tiro, di abilità nel calciare, nel colpire, nello scambiare, nel triangolare. Ci sono tante variabili. Se hai un giocatore là davanti che ti risolve tanti problemi, la strada è molto più corta&#8221;. </em></p>
<p><strong>Le ha dato fastidio quanto dichiarato da Dybala? Giocherà titolare domani? </strong><em>&#8220;Sì, anche perché non la ritenevo assolutamente vera, giusto? Poi dopo, insieme a tutti gli altri ragazzi, parlando nello spogliatoio, a volte — soprattutto a fine partita — le parole magari non sono quelle che vogliono realmente rappresentare ciò che si intende dire. Però era abbastanza chiaro il senso del discorso. La parola ‘mosci’ non esiste, la parola ‘sottovalutazione dell’avversario’ in questa squadra non esiste, perché questo gruppo non lo merita. E ci tengo a ribadirlo: non lo merita. Questo gruppo, sì, possiamo dire che a volte ha dei limiti, e possiamo accettarlo, perché capita di commettere degli errori e dobbiamo saperli accettare. Ma sotto il profilo comportamentale è un gruppo molto forte, molto sano, e da quel punto di vista non si giustificano mai le sconfitte. L’atteggiamento non sarà mai sbagliato, e non dovrà mai esserlo. Perché, se lo fosse, allora sì che sarebbe un problema. Dybala sta bene, può giocare. Per quello che vedo io, lui ha una buona resistenza, una buona tenuta, come tutti i giocatori di livello. L’unico problema è che stia bene, che non abbia problemi fisici. Quando sta bene, anche sul piano tecnico non ha difficoltà. Anche lui deve cominciare a presidiare l’area, a fare gol, a fare assist: queste sono le cose importanti, perché lui è un attaccante, non serve che giochi a centrocampo, come fanno i centrocampisti. È un giocatore che può partire anche da più lontano, magari nel disimpegno o nella fase di reazione, però è essenzialmente un attaccante. È un giocatore che vale tanto quando fa gol, quando serve assist, quando crea pericoli, quando attacca la porta, quando tira in porta. E adesso sta bene, sta molto bene, e questa è una cosa che mi fa ben pensare. </em></p>
<p><em>In queste ultime partite abbiamo visto tanti cambiamenti nel reparto difensivo, che era forse la certezza maggiore. Immagino per necessità, per ampliare le rotazioni e verificare i calciatori. Tuttavia, penso a destra a Ziolkowski, che era stato presentato come ricambio di Mancini ma è stato impiegato largo; a sinistra Wesley, che è arrivato nel secondo tempo ma a destra aveva dato risposte migliori. Vorrei capire che tipo di risposte ha avuto lei da questi cambiamenti e se, nei due approcci con Inter e Plzen, pensa che abbiano creato un po’ di confusione, perché alcuni errori individuali sono sembrati legati proprio a questi spostamenti di ruolo.</em><br />
<em>&#8220;Sono d’accordo, assolutamente. Ci sono stati tanti cambiamenti, ma bisogna considerare anche il numero di partite ravvicinate. Alla fine, Ziolkowski ha giocato mezz’ora l’altra sera e anche qualche minuto a Firenze, ma stiamo scendendo in campo ogni tre giorni: è normale dover fare qualche rotazione in difesa. Per il resto, ho sempre schierato Celik, Hermoso e Mancini, con qualche cambio. Wesley, ad esempio, ha giocato a sinistra con l’Inter molto bene, come Celik dall’altra parte. Tutti questi adattamenti di ruolo sono normali: Wesley è destro ma può giocare anche a sinistra, come spesso accade in tante squadre. Secondo me ha fatto due ottime partite, e questo è quello che conta davvero. Non li ho messi fuori ruolo, semplicemente ho adattato alle necessità del momento. È chiaro che, giocando ogni tre giorni, a volte serve inserire un attaccante in più o modificare l’assetto, adattando qualcuno a fare l’esterno, come è stato per esempio con Soulé. Questo è l’effetto dei cinque cambi: a seconda di come va la partita — se vinci, se perdi, se devi rimontare — non si può essere rigidi. Esce uno, entra un altro, e di conseguenza cambiano anche le posizioni. Bisogna essere flessibili, fa parte del calcio moderno.&#8221;</em></p>
<p><strong>Lei molto spesso ha detto che determinate scelte di formazione sono dettate da situazioni d’emergenza. Secondo lei, in questo momento ci troviamo davvero in una situazione d’emergenza, al punto da far giocare con il falso nove e tenere in panchina dei titolari in quel ruolo? Oggi si sente di dire che la sua squadra è un bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? Si immaginava di trovarsi in questa posizione di classifica? È soddisfatto? </strong><em>&#8220;Sì. Beh, io ho tre figurine… Stiamo battagliando. Questo è un campionato tosto. Avete visto ieri? Il Pisa è andata a vincere con la prima in classifica. È un campionato dove bisogna mettersi lì, convinti. Non è facile avere grande continuità di risultati: ogni partita, in Italia, fa la differenza. Ci sono tante squadre molto vicine. Io non ho tempo di abbattermi per una partita persa: per quanto mi dispiaccia e mi dia fastidio, dobbiamo pensare subito a quella successiva, perché siamo lì. Tutto il resto va bene: si può dire tutto e il contrario di tutto, ma noi dobbiamo guardare dentro noi stessi, cercare di migliorare e fare dei passi avanti. In questo momento abbiamo una difficoltà principale — perché possono essercene tante — ma la più evidente è quella di fare gol, soprattutto in casa. Ed è la prima cosa che dobbiamo risolvere. Non c’entra il falso nove o il centravanti di ruolo: chi sta bene, chi sa calciare, chi sa stoppare, chi sa premere, chi ha fame e va a far gol, gioca. Gli esempi nel calcio sono infiniti: ci sono squadre che hanno fatto gol con o senza centravanti, con punte di movimento o di stazza. L’importante è trovare la strada giusta, perché se non si segna, il calcio perde la sua essenza.&#8221;</em></p>
<p><strong>Lei ha detto che se uno ha un centravanti forte, la strada per migliorare in attacco è più corta. Ha anche ribadito, però, che la squadra è questa e che bisogna migliorare con i giocatori che ha a disposizione, senza disperarsi. Le chiedo allora: questo attaccante forte, nei prossimi mesi o a gennaio, lo sta cercando? È una volontà sua, della società o della dirigenza? </strong><em>&#8220;Non credo che a gennaio ci siano cose fantastiche, questa è la mia esperienza. L’importante è la caratteristica. In attacco contano le caratteristiche: gli attaccanti esterni, le punte centrali, dipende da cosa ti serve. Forse si può valutare qualcosa, ma non credo che a gennaio si presenti una grande opportunità. In questo momento, però, non sto nemmeno pensando al mercato: sto pensando a migliorare questa situazione che ci sta penalizzando e che, per certi versi, ci fa apparire anche peggio di quello che siamo. È chiaro che la sconfitta in Europa League dell’altra sera brucia, fa male. Già perdere con l’Inter ci aveva dato fastidio, ma perdere l’altra sera, contro una squadra che non avremmo dovuto perdere, pesa. Tuttavia, giocando ogni tre giorni, l’unico obiettivo è migliorare. Anche attraverso esperimenti, come diceva lei, e attraverso delle prove. Molti giocatori sono stati fuori: Dybala è mancato per due settimane, altri hanno avuto problemi. Bisogna provare, andare in campo e vedere cosa succede, più che in allenamento, perché non c’è il tempo. Si lavora sulle partite e da lì si costruisce. E poi ci sono gli attaccanti: ne abbiamo sei o sette, quindi l’unica cosa è alzare l’efficacia attraverso il lavoro quotidiano&#8221;.</em></p>
<p><strong>I due giocatori in particolare, Ziolkowski e Dovbyk, non hanno disputato una partita così positiva. Come ha reagito Dovbyk in questi due giorni ai fischi ricevuti all’Olimpico? E come li ha visti entrambi? </strong><em>&#8220;I fischi, quando si perde in casa, ci stanno. Ci stanno per un giocatore, come per tutti quanti. La reazione deve essere quella di rifarsi subito, di andare in campo nella partita successiva e prendersi gli applausi. Finché un giocatore è nella Roma, da parte mia va sostenuto: i fischi fanno riferimento alla prestazione, ma da parte mia va spinto e portato avanti chiunque. Ognuno deve reagire dopo una partita non positiva, lavorare e migliorare. L’obiettivo resta sempre uno: crescere e migliorarsi. Siamo ancora in una fase iniziale, ma credo che rispetto alle altre squadre abbiamo buoni margini per fare meglio. Non è una cosa così difficile: possiamo solo migliorare&#8221;. </em>Queste le parole di Gasp sulla Roma</p>
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Aggiornato al 25/10/2025 14:23
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